Cari amici, buonasera!

Sono lieto di incontrarvi in occasione della partita interreligiosa per la pace, che giocherete questa sera allo Stadio Olimpico di Roma. Vi ringrazio perché avete prontamente aderito al mio desiderio di vedere campioni e allenatori di vari Paesi e di diverse religioni confrontarsi in una gara sportiva, per testimoniare sentimenti di fraternità e di amicizia. La mia riconoscenza va in particolare alle persone e alle realtà che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento. Penso specialmente alla “Scholas occurrentes”, che opera presso la Pontificia Accademia delle Scienze, e alla “Fondazione Pupi Onlus”.
 

Angelus 31 agosto 2014

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.

Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

 
A cura di P. Pietro Messa

Ventesimo anniversario della lettera per il centenario della evangelizzazione cinese



Nel 1994 Giovanni Paolo II non volle che passasse inosservato il settimo centenario dell’inizio della presenza in terra di Cina del francescano Giovanni da Montecorvino. Pertanto l’8 settembre indirizzò una lettera all’allora Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, cardinal Jozef Tonko, in cui riconobbe “Giovanni da Montecorvino, primo evangelizzatore fra i cinesi e primo Arcivescovo di Khambaliq, l'attuale Pechino”. Tale centenario volle ricordarlo anche nella lettera apostolica Tertio millennio adveniente circa la preparazione del Giubileo dell’Anno 2000 e la Città del Vaticano emise un apposito francobollo dedicato a tale ricorrenza. A distanza di vent’anni, considerando anche che la Chiesa ha canonizzato – ossia riconosciuto canonicamente – la santità di Giovanni Paolo, risulta alquanto significativo quanto ebbe a scrivere il Papa nel 1994.

 

La truffa diffusa dell'amor cortese

"Tristano e Isotta non si amano...
ciò che essi amano è l'amore e il fatto stesso d'amare.
Ed agiscono come se avessero capito
che tutto ciò che si oppone all'amore lo garantisce
e lo consacra nel loro cuore,
per esaltarlo all'infinito nell'istante dell'abbattimento
dell'ostacolo che è la morte" (Denis De Rougemont)

 
Piazza San Pietro
Mercoledì, 27 agosto 2014

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La Chiesa: 4. Una e Santa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il “Credo”, noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa e composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle nostre fragilità e delle nostre miserie. Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità, e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù. Ma Lui, Gesù, non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa! Lui cammina con noi, Lui ci capisce. Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare. Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti.
 

LA DIREZIONE SPIRITUALE

Cosa possiamo normalmente pretendere dalla direzione spirituale?
 

Angelus 24 agosto 2014

Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:
 
Pubblichiamo il messaggio di Papa Francesco per l’apertura, domenica 24 agosto, della trentacinquesima edizione del Meeting di Rimini. Il testo, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, è stato inviato al vescovo della città, Francesco Lambiasi.
 
È morto nella notte di mercoledì 20 agosto, al Providence Park Hospital di Novi, nel Michigan, il cardinale statunitense Edmund Casimir Szoka, arcivescovo emerito di Detroit, presidente emerito della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Aveva 87 anni. Appresa la notizia, Papa Francesco ha fatto pervenire all’arcivescovo di Detroit, monsignor Allen H. Vigneron, il telegramma di cordoglio che pubblichiamo in una nostra traduzione italiana.
 
Aula Paolo VI
Mercoledì, 20 agosto 2014

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Viaggio Apostolico in Corea

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nei giorni scorsi ho compiuto un viaggio apostolico in Corea e oggi, insieme con voi, ringrazio il Signore per questo grande dono. Ho potuto visitare una Chiesa giovane e dinamica, fondata sulla testimonianza dei martiri e animata da spirito missionario, in un Paese dove si incontrano antiche culture asiatiche e la perenne novità del Vangelo: si incontrano entrambe.

Desidero nuovamente esprimere la mia gratitudine ai cari fratelli Vescovi della Corea, alla Signora Presidente della Repubblica, alle altre Autorità e a tutti coloro che hanno collaborato per questa mia visita.
 

Pio X e l’anonimato ecclesiastico dei segretari particolari

A cura di P. Pietro Messa, ofm

In una storia comparata risalta l’originalità del pontificato di papa Sarto

Il centenario della morte di Pio X non è soltanto l’occasione di eventi celebrativi, ma anche di convegni, conferenze, ricerche e pubblicazioni che offrono ulteriori apporti alla comprensione di papa Sarto. In ciò importante è – pur considerando i diversi contesti storici – la comparazione con quanto avvenuto con altri pontificati in modo da cogliere ciò che è comune e quindi anche l’originalità di ciascuno. Così ad esempio interessante è studiare e comparare il ruolo che i segretari personali dei pontefici ebbero nella trasmissione del ricordo di un determinato papa, ossia la costruzione della memoria (al riguardo cfr. Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, una santità narrata dai segretari personali, in http://www.cristianocattolico.it/catechesi/santi/giovanni-xxiii-e-giovanni-paolo-ii-una-santita-narrata-dai-segretari-personali.html).
 
Pubblichiamo di seguito la trascrizione completa della conferenza stampa tenuta da Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea: 

(Padre Lombardi)

Allora … Santità, benvenuto tra noi per questo ultimo appuntamento di questo viaggio che è stato molto intenso ma che ci sembra sia riuscito molto bene: almeno, lei dà l’impressione di essere soddisfatto, dà l’impressione di essere stato bene e noi ne siamo stati molto contenti. Allora, per questo incontro che credo avvenga secondo lo stile dei due precedenti che abbiamo avuto con lei, ci siamo organizzati dividendoci per gruppi linguistici e poi in ognuno dei gruppi sono stati sorteggiati alcuni colleghi e colleghe che faranno le loro domande. Ne abbiamo un buon numero … quando Lei è stanco ci dice che basta, e noi ci fermiamo, ecco. Altrimenti, continuiamo.
 
Congedo dalla Repubblica di Corea alla Base Aerea di Seoul

Alle 13.00 ora locale (le 06.00 in Italia), l’aereo della Korean Airlines con a bordo il Santo Padre Francesco è decollato dalla Base Aerea di Seoul alla volta di Roma.



Telegrammi a Capi di Stato

Nel viaggio di ritorno verso Roma, al momento di lasciare la Corea, nel sorvolare poi gli spazi aerei di Cina, Mongolia, Russia, Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Austria, Slovenia e Croazia, e rientrando infine in Italia, il Papa fa pervenire messaggi telegrafici ai rispettivi Capi di Stato.
Di seguito pubblichiamo i telegrammi inviati ai Presidenti di Corea, Cina, Mongolia, Russia, Bielorussia, Polonia, Slovacchia:

HER EXCELLENCY PARK GEUN-HYE
PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF KOREA
SEOUL

AS I DEPART KOREA FOR MY RETURN FLIGHT TO ROME, I WISH TO EXPRESS MY DEEP GRATITUDE TO YOUR EXCELLENCY AND THE BELOVED KOREAN PEOPLE. I INVOKE DIVINE BLESSINGS UPON YOU ALL AS I RENEW MY PRAYER FOR PEACE AND WELL-BEING ON THE KOREAN PENINSULA.

FRANCISCUS PP.


HIS EXCELLENCY XI JINPING
PRESIDENT OF THE PEOPLE’S REPUBLIC OF CHINA
BEIJING

RETURNING TO ROME AFTER MY VISIT TO KOREA, I WISH TO RENEW TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS THE ASSURANCE OF MY BEST WISHES, AS I INVOKE DIVINE BLESSINGS UPON YOUR LAND.

FRANCISCUS PP.



PRESIDENT TSAKHIAGIIN ELBEGDORJ
PRESIDENT OF MONGOLIA
ULAANBAATAR

AS I FLY OVER MONGOLIA UPON RETURNING FROM MY VISIT TO KOREA, I RENEW MY BEST WISHES TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS AND THE ASSURANCE OF MY PRAYERS FOR THE NATION.

FRANCISCUS PP.


HIS EXCELLENCY VLADIMIR PUTIN
PRESIDENT OF THE RUSSIAN FEDERATION
MOSCOW

AS I FLY OVER RUSSIA ON THE RETURN FROM MY PASTORAL VISIT TO KOREA, I RENEW MY BEST WISHES TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS AND THE ASSURANCE OF MY PRAYERS FOR THE NATION.

FRANCISCUS PP.


HIS EXCELLENCY ALEXANDER LUKASHENKO
PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF BELARUS
MINSK

AS I FLY OVER YOUR NATIONAL TERRITORY UPON MY RETURN FROM KOREA, I RENEW MY BEST WISHES TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS AND THE ASSURANCE OF MY PRAYERS FOR THE NATION.

FRANCISCUS PP.



HIS EXCELLENCY BRONISŁAW KOMOROWSKI
PRESIDENT OF THE REPUBLIC OF POLAND
WARSAW

AS MY FLIGHT CARRIES ME OVER POLAND ON MY RETURN TO ROME, I RENEW MY BEST WISHES TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS AND THE ASSURANCE OF MY PRAYERS FOR THE NATION.

FRANCISCUS PP.



HIS EXCELLENCY ANDREJ KISKA
PRESIDENT OF THE SLOVAK REPUBLIC
BRATISLAVA

AS I FLY OVER SLOVAKIA ON RETURN FROM MY JOURNEY TO KOREA, I RENEW MY BEST WISHES TO YOUR EXCELLENCY AND YOUR FELLOW CITIZENS AND THE ASSURANCE OF MY PRAYERS FOR THE SLOVAK PEOPLE.

FRANCISCUS PP.




Il rientro a Roma

L’arrivo dell’aereo con a bordo il Santo Padre che rientra dal Viaggio Apostolico nella Repubblica di Corea è previsto all’aeroporto di Ciampino (Roma) questo pomeriggio alle ore 17.45.

© Bollettino Santa Sede - 18 agosto 2014


 
Questa mattina, nella Cattedrale di Myeong-dong dedicata all’Immacolata Concezione, a Seoul, il Santo Padre Francesco ha presieduto la Santa Messa per la pace e la riconciliazione in Corea. Hanno concelebrato con il Papa tutti i Vescovi coreani. Era presente la Presidente della Repubblica di Corea, Sig.ra Park Geun-hye.
Dopo la proclamazione del Vangelo, Papa Francesco ha pronunciato l’omelia che riportiamo di seguito:
 
Palazzo della vecchia Curia dell'Arcidiocesi di Seoul
Lunedì, 18 agosto 2014

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  Voglio ringraziarvi per la gentilezza e l’affetto che avete dimostrato venendo qui ad incontrarmi. La vita è un cammino, un cammino lungo, ma un cammino che non si può percorrere da soli. Bisogna camminare con i fratelli alla presenza di Dio. Per questo vi ringrazio di questo gesto di camminare insieme alla presenza di Dio: è quello che chiese Dio ad Abramo. Siamo fratelli, riconosciamoci come fratelli e camminiamo insieme. Il Signore ci benedica. E, per favore, vi chiedo di pregare per me. Tante grazie!



© Copyright - Libreria Editrice Vaticana
 
In data 26 luglio 2014, è stata pubblicata la nomina dell’Em.mo Card. Justin Francis Rigali, Arcivescovo emerito di Philadelphia (U.S.A.), a Inviato Speciale del Santo Padre alla solenne Celebrazione Eucaristica prevista nella nuova Cattedrale di Saint Louis (U.S.A.) per il 24 agosto 2014, in occasione del 250° anniversario della fondazione dell’omonima città.

L’Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione Pontificia composta dai seguenti ecclesiastici dell’arcidiocesi di Saint Louis:

- Mons. Henry J. Breter, Parroco della Parrocchia di St. Raphael the Archangel e Presidente del Consiglio Presbiterale;

- Mons. John J. Leykam, Parroco della Parrocchia dell’Annunziata e Consultore del medesimo Consiglio Presbiterale.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre al Cardinale Justin Francis Rigali:
 

Ritornelli Salmodici per la Santa Messa, Anno B

Dopo questo intro cantato preso dal ritornello alla Epistola della Grande Veglia di Pasqua che, finalmente, dopo il lungo periodo quaresimale ci consente di cantare con tutto noi stessi l’Alleluja iniziamo la presentazione di questo percorso.

Anzitutto Buongiorno e due note. La prima, nella copertina apparsa brevemente è rappresentata la facciata con rosone della Chiesa di S. Antonio Abate e memoria di S. Pietro Celestino in Ferentino che consiglio di visitare per la sua bellezza ed unicità. Un grazie al parroco e p. Rettore Don Angelo Conti per l’uso di questa immagine.

In secondo luogo mi trovo nel Santuario di S. Giuseppe in Spicello, retto dai Paolini. Un particolare grazie al P. Rettore, Don Cesare Ferri e alla famiglia Paolina per questa opportunità.

San Giuseppe è importantissimo nella liturgia, proprio perché è stato l’uomo dell’ascolto.
 

Beata Maria Cristina di Savoia e s. Maria del Pozzo a Capurso

A cura di P. Pietro Messa, ofm

Maestro Ignacio Valdez-allieva Sofia Novelli con laiuto dellallieva Shana Smith - b. Maria Cristina di Savoia - Chiesa Parrocchiale S. Maria Maddalena di Casamicciola - IschiaLa beata Maria Cristina di Savoia sarà oggetto di particolare attenzione negli annuali festeggiamenti in onore di santa Maria del Pozzo presso la Basilica di Capurzo (Bari). Infatti nel programma è prevista per sabato 6 settembre alle ore 19,00 la Celebrazione di Commemorazione della beata Maria Cristina di Savoia presieduta da p. Agostino Esposito, Ministro Provinciale dei frati Minori di Napoli. Tale iniziativa è maggiormente comprensibile se si considera che, dopo l'elevazione da parte del beato Pio IX del Santuario a Basilica minore, nel 1853 fu proclamata Reale Basilica dal Re Ferdinando II di Borbone, ancora memore del pellegrinaggio a Capurso ai piedi della Madonna. Su luogo del Pozzo dove fu rinvenuta l'Immagine fu edificata una Cappella, la cui prima pietra, per volere ed interessamento di Ferdinando II, fu benedetta il 9 maggio 1858.
 
Questo pomeriggio il Santo Padre Francesco si è recato in auto al Castello di Haemi e nel piazzale all’interno della cinta muraria ha presieduto, alle ore 16.30, la Celebrazione Eucaristica a conclusione della 6a Giornata della Gioventù Asiatica sul tema: "Gioventù dell’Asia! Alzati! La gloria dei martiri brilla sopra di te". Erano presenti oltre 40mila fedeli, in gran parte giovani provenienti da 23 diverse nazioni dell’Asia.

Dopo la proclamazione del Vangelo, il Papa ha pronunciato l’omelia che pubblichiamo di seguito:
 
Santuario di Haemi
Domenica, 17 agosto 2014

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  Desidero rivolgervi un fraterno e cordiale saluto nel Signore, mentre siamo radunati in questo luogo santo, nel quale numerosi cristiani hanno donato la loro vita per la fedeltà a Cristo. Mi dicevano che ci sono i martiri senza nome, perché noi non ne conosciamo i nomi: sono santi senza nome. Ma questo mi fa pensare a tanti, tanti cristiani santi, nelle nostre chiese: bambini, ragazzi, uomini, donne, vecchietti… tanti! Non conosciamo i nomi, ma sono santi. Ci fa bene pensare a questa gente semplice che porta avanti la sua vita cristiana, e soltanto il Signore conosce la sua santità. La loro testimonianza di carità ha portato grazie e benedizioni alla Chiesa in Corea ed anche al di là dei suoi confini: le loro preghiere ci aiutino ad essere pastori fedeli delle anime affidate alla nostra cura. Ringrazio il cardinale Gracias per le gentili parole di benvenuto e per il lavoro svolto dalla Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia nel dare impulso alla solidarietà e promuovere l’azione pastorale nelle vostre Chiese locali.

In questo vasto Continente, nel quale abita una grande varietà di culture, la Chiesa è chiamata ad essere versatile e creativa nella sua testimonianza al Vangelo, mediante il dialogo e l’apertura verso tutti. Questa è la sfida vostra! In verità, il dialogo è parte essenziale della missione della Chiesa in Asia (cfr Ecclesia in Asia, 29). Ma nell’intraprendere il cammino del dialogo con individui e culture, quale dev’essere il nostro punto di partenza e il nostro punto di riferimento fondamentale che ci guida alla nostra meta? Certamente esso è la nostra identità propria, la nostra identità di cristiani. Non possiamo impegnarci in un vero dialogo se non siamo consapevoli della nostra identità. Dal niente, dal nulla, dalla nebbia dell’autocoscienza non si può dialogare, non si può incominciare a dialogare. E, d’altra parte, non può esserci dialogo autentico se non siamo capaci di aprire la mente e il cuore, con empatia e sincera accoglienza verso coloro ai quali parliamo. E’ un’attenzione, e nell’attenzione ci guida lo Spirito Santo. Un chiaro senso dell’identità propria di ciascuno e una capacità di empatia sono pertanto il punto di partenza per ogni dialogo. Se vogliamo comunicare in maniera libera, aperta e fruttuosa con gli altri, dobbiamo avere ben chiaro ciò che siamo, ciò che Dio ha fatto per noi e ciò che Egli richiede da noi. E se la nostra comunicazione non vuole essere un monologo, dev’esserci apertura di mente e di cuore per accettare individui e culture. Senza paura: la paura è nemica di queste aperture.

Il compito di appropriarci della nostra identità e di esprimerla si rivela tuttavia non sempre facile, poiché, dal momento che siamo peccatori, saremo sempre tentati dallo spirito del mondo, che si manifesta in modi diversi. Vorrei qui segnalarne tre. Il primo di essi è l’abbaglio ingannevole del relativismo, che oscura lo splendore della verità e, scuotendo la terra sotto i nostri piedi, ci spinge verso sabbie mobili, le sabbie mobili della confusione e della disperazione. È una tentazione che nel mondo di oggi colpisce anche le comunità cristiane, portando la gente a dimenticare che «al di là di tutto ciò che muta stanno realtà immutabili; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli» (Gaudium et spes, 10; cfr Eb 13,8). Non parlo qui del relativismo inteso solamente come un sistema di pensiero, ma di quel relativismo pratico quotidiano che, in maniera quasi impercettibile, indebolisce qualsiasi identità.

Un secondo modo attraverso il quale il mondo minaccia la solidità della nostra identità cristiana è la superficialità: la tendenza a giocherellare con le cose di moda, gli aggeggi e le distrazioni, piuttosto che dedicarsi alle cose che realmente contano (cfr Fil 1,10). In una cultura che esalta l’effimero e offre numerosi luoghi di evasione e di fuga, ciò presenta un serio problema pastorale. Per i ministri della Chiesa, questa superficialità può anche manifestarsi nell’essere affascinati dai programmi pastorali e dalle teorie, a scapito dell’incontro diretto e fruttuoso con i nostri fedeli, e anche con i non-fedeli, specialmente i giovani, che hanno invece bisogno di una solida catechesi e di una sicura guida spirituale. Senza un radicamento in Cristo, le verità per le quali viviamo finiscono per incrinarsi, la pratica delle virtù diventa formalistica e il dialogo viene ridotto ad una forma di negoziato, o all’accordo sul disaccordo. Quell’accordo sul disaccordo… perché le acque non si muovano… Questa superficialità che ci fa tanto male.

C’è poi una terza tentazione, che è l’apparente sicurezza di nascondersi dietro risposte facili, frasi fatte, leggi e regolamenti. Gesù ha lottato tanto con questa gente che si nascondeva dietro le leggi, i regolamenti, le risposte facili… Li ha chiamati ipocriti. La fede per sua natura non è centrata su se stessa, la fede tende ad “andare fuori”. Cerca di farsi comprendere, fa nascere la testimonianza, genera la missione. In questo senso, la fede ci rende capaci di essere al tempo stesso coraggiosi e umili nella nostra testimonianza di speranza e di amore. San Pietro ci dice che dobbiamo essere sempre pronti a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3,15). La nostra identità di cristiani consiste in definitiva nell’impegno di adorare Dio solo e di amarci gli uni gli altri, di essere al servizio gli uni degli altri e di mostrare attraverso il nostro esempio non solo in che cosa crediamo, ma anche in che cosa speriamo e chi è Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr 2 Tm 1,12).

Per riassumere, è la fede viva in Cristo che costituisce la nostra identità più profonda, cioè essere radicati nel Signore. E se c’è questo, tutto il resto è secondario. È da questa identità profonda, la fede viva in Cristo nella quale siamo radicati, da questa realtà profonda che prende avvio il nostro dialogo, ed è questa che siamo chiamati a condividere in modo sincero, onesto, senza presunzione, attraverso il dialogo della vita quotidiana, il dialogo della carità e in tutte quelle occasioni più formali che possono presentarsi. Poiché Cristo è la nostra vita (cfr Fil 1,21), parliamo di Lui e a partire da Lui, senza esitazione o paura. La semplicità della sua parola diventa evidente nella semplicità della nostra vita, nella semplicità del nostro modo di comunicare, nella semplicità delle nostre opere di servizio e carità verso i nostri fratelli e sorelle.

Vorrei ora fare riferimento ad un ulteriore elemento della nostra identità di cristiani: essa è feconda. Poiché continuamente nasce e si nutre della grazia del nostro dialogo con il Signore e degli impulsi dello Spirito, essa porta un frutto di giustizia, bontà e pace. Permettetemi quindi di farvi una domanda circa i frutti che l’identità di cristiani sta portando nella vostra vita e nella vita delle comunità affidate alla vostra cura pastorale. L’identità cristiana delle vostre Chiese particolari appare chiaramente nei vostri programmi di catechesi e di pastorale giovanile, nel vostro servizio ai poveri e a coloro che languiscono ai margini delle nostre ricche società e nei vostri sforzi di alimentare le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa? Appare in questa fecondità? Questa è una domanda che faccio, e ognuno di voi può pensarci.

Infine, assieme ad un chiaro senso della nostra propria identità di cristiani, il dialogo autentico richiede anche una capacità di empatia. Perché ci sia dialogo, dev’esserci questa empatia. La sfida che ci si pone è quella di non limitarci al ascoltare le parole che gli altri pronunciano, ma di cogliere la comunicazione non detta delle loro esperienze, delle loro speranze, delle loro aspirazioni, delle loro difficoltà e di ciò che sta loro più a cuore. Tale empatia dev’essere frutto del nostro sguardo spirituale e dell’esperienza personale, che ci porta a vedere gli altri come fratelli e sorelle, ad “ascoltare”, attraverso e al di là delle loro parole e azioni, ciò che i loro cuori desiderano comunicare. In questo senso, il dialogo richiede da noi un autentico spirito “contemplativo”: spirito contemplativo di apertura e di accoglienza dell’altro. Io non posso dialogare se sono chiuso all’altro. Apertura? Di più: accoglienza! Vieni a casa mia, tu, nel mio cuore. Il mio cuore ti accoglie. Vuole ascoltarti. Questa capacità di empatia ci rende capaci di un vero dialogo umano, nel quale parole, idee e domande scaturiscono da un’esperienza di fraternità e di umanità condivisa. Se vogliamo andare al fondamento teologico di questo, andiamo al Padre: ci ha creato tutti. Siamo figli dello stesso Padre. Questa capacità di empatia conduce ad un genuino incontro – dobbiamo andare verso questa cultura dell’incontro – in cui il cuore parla al cuore. Siamo arricchiti dalla sapienza dell’altro e diventiamo aperti a percorrere insieme il cammino di una più profonda conoscenza, amicizia e solidarietà. “Ma, fratello Papa, noi facciamo questo, ma forse non convertiamo nessuno o pochi…”. Intanto tu fai questo: con la tua identità, ascolta l’altro. Qual è stato il primo comandamento di Dio Padre al nostro padre Abramo? “Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile”. E così, con la mia identità e con la mia empatia, apertura, cammino con l’altro. Non cerco di portarlo dalla mia parte, non faccio proselitismo. Papa Benedetto ci ha detto chiaramente: “La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”. Nel contempo, camminiamo nella presenza del Padre, siamo irreprensibili: compiamo questo primo comandamento. E lì si farà l’incontro, il dialogo. Con l’identità, con l’apertura. E’ un cammino di una più profonda conoscenza, amicizia e solidarietà. Come ha osservato giustamente San Giovanni Paolo II, il nostro impegno per il dialogo si fonda sulla logica stessa dell’incarnazione: in Gesù, Dio stesso è diventato uno di noi, ha condiviso la nostra esistenza e ci ha parlato con la nostra lingua (cfr Ecclesia in Asia, 29). In tale spirito di apertura agli altri, spero fermamente che i Paesi del vostro Continente con i quali la Santa Sede non ha ancora una relazione piena non esiteranno a promuovere un dialogo a beneficio di tutti. Non mi riferisco soltanto al dialogo politico, ma al dialogo fraterno… “Ma questi cristiani non vengono come conquistatori, non vengono a toglierci la nostra identità: ci portano la loro, ma vogliono camminare con noi”. E il Signore farà la grazia: talvolta muoverà i cuori, qualcuno chiederà il battesimo, altre volte no. Ma sempre camminiamo insieme. Questo è il nocciolo del dialogo.

Cari fratelli, vi ringrazio per la vostra accoglienza fraterna e cordiale. Quando guardiamo al grande Continente asiatico, con la sua vasta estensione di terre, le sue antiche culture e tradizioni, siamo consapevoli che, nel piano di Dio, le vostre comunità cristiane sono davvero un pusillus grex, un piccolo gregge, al quale tuttavia è stata affidata la missione di portare la luce del Vangelo fino ai confini della terra. E’ proprio il seme di senape! Piccolino… Il Buon Pastore, che conosce e ama ciascuna delle sue pecore, guidi e irrobustisca i vostri sforzi nel radunarle in unità con Lui e con tutti gli altri membri del suo gregge sparso per il mondo. Adesso, tutti insieme, affidiamo alla Madonna le vostre Chiese, il Continente asiatico, perché come Madre ci insegni quello che soltanto una mamma sa insegnare: chi sei, come ti chiami e come si cammina con gli altri nella vita. Preghiamo la Madonna insieme.



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