Piazza San Pietro
Mercoledì, 16 aprile 2014

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi, a metà della Settimana Santa, la liturgia ci presenta un episodio triste: il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. «Quanto mi date se io ve lo consegno?». Gesù in quel momento ha un prezzo. Questo atto drammatico segna l’inizio della Passione di Cristo, un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà. Lo dice chiaramente Lui stesso: «Io do la mia vita… Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,17-18). E così, con questo tradimento, incomincia quella via dell’umiliazione, della spogliazione di Gesù. Come se fosse nel mercato: questo costa trenta denari…. Una volta intrapresa la via dell’umiliazione e della spogliazione, Gesù la percorre fino in fondo.

Gesù raggiunge la completa umiliazione con la «morte di croce». Si tratta della morte peggiore, quella che era riservata agli schiavi e ai delinquenti. Gesù era considerato un profeta, ma muore come un delinquente. Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio le sofferenze dell’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte. Tante volte avvertiamo orrore per il male e il dolore che ci circonda e ci chiediamo: «Perché Dio lo permette?». È una profonda ferita per noi vedere la sofferenza e la morte, specialmente quella degli innocenti! Quando vediamo soffrire i bambini è una ferita al cuore: è il mistero del male. E Gesù prende tutto questo male, tutta questa sofferenza su di sé. Questa settimana farà bene a tutti noi guardare il crocifisso, baciare le piaghe di Gesù, baciarle nel crocifisso. Lui ha preso su di sé tutta la sofferenza umana, si è rivestito di questa sofferenza.

Noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. Possiamo dire che Dio vince nel fallimento! Il Figlio di Dio, infatti, appare sulla croce come uomo sconfitto: patisce, è tradito, è vilipeso e infine muore. Ma Gesù permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo. La sua passione non è un incidente; la sua morte – quella morte – era “scritta”. Davvero non troviamo tante spiegazioni. Si tratta di un mistero sconcertante, il mistero della grande umiltà di Dio: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Questa settimana pensiamo tanto al dolore di Gesù e diciamo a noi stessi: questo è per me. Anche se io fossi stato l’unica persona al mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me. Baciamo il crocifisso e diciamo: per me, grazie Gesù, per me.

Quando tutto sembra perduto, quando non resta più nessuno perché percuoteranno «il pastore e saranno disperse le pecore del gregge» (Mt 26,31), è allora che interviene Dio con la potenza della risurrezione. La risurrezione di Gesù non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film; ma è l’intervento di Dio Padre e là dove si infrange la speranza umana. Nel momento nel quale tutto sembra perduto, nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci il mattino, prima che incominci la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita.

Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliazione. Quando in certi momenti della vita non troviamo alcuna via di uscita alle nostre difficoltà, quando sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l’ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. È proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù. Cari fratelli e sorelle, in questa settimana ci farà bene prendere il crocifisso in mano e baciarlo tanto, tanto e dire: grazie Gesù, grazie Signore. Così sia.

Saluti:

Je vous salue bien cordialement chers pèlerins de langue française, en particulier les jeunes venus d’Alsace et de Suisse. Je vous invite à vivre avec ferveur cette semaine sainte, dans la certitude que Dieu nous rejoint dans nos souffrances et nos épreuves. Que la Vierge Marie, pleine de grâce, vous accompagne sur le chemin de dépouillement et d’amour de Jésus.

[Saluto cordialmente i cari pellegrini di lingua francese, in particolare i giovani venuti dall’Alsazia e dalla Svizzera. Vi invito a vivere con fervore questa settimana santa, nella certezza che Dio ci riunisce nelle nostre sofferenze e nelle nostre prove. Che la Vergine Maria, piena di grazia, vi accompagni nel cammino di spogliazione e d’amore di Gesù.]

I greet all the English-speaking pilgrims taking part in today’s Audience, including those from England, Australia, Canada and the United States. My particular greeting goes to the delegation from the NATO Defense College and to the many young people present. Upon all of you, and upon your families, I invoke the gifts of the Spirit for a fruitful celebration of the Passion, Death and Resurrection of the Lord. God bless you all!

[Saluto tutti i pellegrini di lingua inglese presenti a questa Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Australia, Canada e Stati Uniti. Rivolgo un saluto particolare alla delegazione della NATO Defense College e ai numerosi giovani. A voi e alle vostre famiglie auguro una celebrazione fruttuosa della Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Dio vi benedica tutti!]

Ein herzliches Willkommen sage ich allen Pilgern und Besuchern deutscher Sprache, besonders den zahlreichen Jugendlichen und Schülern. Wir wollen uns auf Ostern vorbereiten, indem wir Jesus unsere Herzen öffnen, um Vergebung bitten für unsere Fehler und uns seiner Leitung anvertrauen. Euch und euren Familien erbitte ich den Segen und die Gnade des Herrn. Frohe Ostern!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca, specialmente ai numerosi giovani ed alunni. Prepariamoci alla Pasqua aprendo a Gesù i nostri cuori, chiedendo il perdono per le nostre mancanze e affidandoci alla sua guida. Per voi e per i vostri cari imploro la benedizione e la grazia del Signore. Frohe Ostern!]

Saludo a los peregrinos de lengua española, en especial a los grupos venidos de España, lleno de banderas, Puerto Rico, Guatemala, México, Uruguay – ví varios mates por ahí -, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a vivir esta Pascua con la certeza de que, en Jesús, Dios nos ama y nos perdona. Pido a la Virgen María, nuestra Madre, que nos acompañe en el camino de la cruz y del amor que Cristo nos enseña. Muchas gracias.

De coração saúdo todos os peregrinos de língua portuguesa, com menção particular do Colégio Nossa Senhora da Assunção. Tomai como amiga e modelo de vida a Virgem Maria, que permaneceu ao pé da cruz de Jesus, amando, também Ela, até ao fim. E quem ama passa da morte à vida. É o amor que faz a Páscoa. A todos vós e aos vossos entes queridos, desejo uma serena e santa Páscoa.

[Saluto di cuore tutti i pellegrini di lingua portoghese, in particolare il «Colégio Nossa Senhora da Assunção». Prendete come amica e modello di vita la Vergine Maria, che è rimasta presso la croce di Gesù, amando, anche Lei, fino alla fine. E chi ama passa dalla morte alla vita. È l’amore che fa la Pasqua. A voi tutti e ai vostri cari auguro una serena e santa Pasqua.]

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ منالشرق الأوسط. لنَعِش أُسبوعَ الآلام بإتباع يسوع بالخروج من ذواتنا للقاء الآخرين، بالذهاب نحو إخوتنا وأخواتنا، لاسيما أولئك البعيدين والمنسيين والأكثر حاجة للتفهم والمؤاساة والمساعدة. أتمنى لكم فصحًا مجيدًا وليبارككم الله!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Viviamo la Settimana Santa seguendo Gesù imparando ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, andando verso i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quelli più lontani, che sono dimenticati, che hanno più bisogno di comprensione, consolazione e aiuto. Vi auguro una Buona Pasqua e Dio vi benedica!]

Pozdrawiam serdecznie wszystkich Polaków. Bracia i siostry, przed nami Triduum paschalne, które wprowadza nas w tajemnicę męki, śmierci i zmartwychwstania Chrystusa. Przypomina, że w ukrzyżowanym Synu Człowieczym, Bóg kocha nas wszystkich, przebacza, przygarnia do siebie. Niech radość wielkanocnego poranka będzie waszym udziałem, niech opromieni życie każdego z was nadzieją, ufnością i pokojem. Na radosną chwilę spotkania ze Zmartwychwstałym Panem, z serca wam błogosławię.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. Fratelli e sorelle, domani entriamo nel Triduo Pasquale che ci introduce nel mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. Esso fa memoria di Gesù crocifisso. In Lui Dio ama e perdona tutti e ci stringe a sé. La gioia della mattina di Pasqua vi coinvolga, faccia risplendere la vita di ciascuno di voi di speranza, fiducia e pace. Vi benedico di cuore per il gioioso momento dell’incontro con il Signore Risorto.]

* * *

Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti! Sono lieto di accogliere i partecipanti al Congresso UNIV per studenti universitari sull’ecologia della Persona e del suo ambiente, promosso dalla Prelatura dell’Opus Dei. Saluto i gruppi parrocchiali e le numerose Associazioni, in particolare la Comunità Romena in Italia. La visita alla Città Eterna in occasione della Santa Pasqua vi faccia riscoprire il senso cristiano della festa come momento di incontro con Dio e di gioia comunitaria con i fratelli.

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Domani inizia il Triduo Pasquale, cuore dell’anno liturgico. Cari giovani, riflettete sul prezzo di sangue pagato dal Signore per la nostra salvezza. Cari malati, il Venerdì Santo vi insegni la pazienza nei momenti di croce. E voi, cari sposi novelli, riempite della gioia della Risurrezione le vostre mura domestiche.



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Sala Clementina
Lunedì, 14 aprile 2014

Cari fratelli Vescovi, Sacerdoti e Seminaristi,

saluto tutti voi che formate la comunità del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni. Ringrazio il Rettore per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Un saluto speciale a voi, cari seminaristi, che avete voluto venire a Roma a piedi! Coraggiosi! Questo pellegrinaggio è un simbolo molto bello del vostro cammino formativo, da percorrere con entusiasmo e perseveranza, nell’amore di Cristo e nella comunione fraterna.
 

Angelus 13 aprile 2014

Piazza San Pietro
Domenica delle Palme, 13 aprile 2014

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[dopo l’Orazione dopo la Comunione]

Al termine di questa Celebrazione, rivolgo un saluto speciale ai 250 delegati – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – che hanno partecipato all’incontro sulle Giornate Mondiali della Gioventù organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici. Comincia così il cammino di preparazione del prossimo raduno mondiale, che si svolgerà nel luglio 2016 a Cracovia e che avrà per tema «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7).

Tra poco i giovani brasiliani consegneranno ai giovani polacchi la Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù. L’affidamento della croce ai giovani fu compiuto trent’anni fa dal beato Giovanni Paolo II: egli chiese loro di portarla in tutto il mondo come segno dell’amore di Cristo per l’umanità.

Il prossimo 27 aprile avremo tutti la gioia di celebrare la canonizzazione di questo Papa, insieme con Giovanni XXIII. Giovanni Paolo II, che è stato l’iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù, ne diventerà il grande patrono; nella comunione dei santi continuerà ad essere per i giovani del mondo un padre e un amico.

Chiediamo al Signore che la Croce, insieme all’icona di Maria Salus Populi Romani, sia segno di speranza per tutti rivelando al mondo l’amore invincibile di Cristo.

[Passaggio della Croce]

Saluto tutti i romani e i pellegrini! Saluto in particolare le delegazioni di Rio de Janeiro e di Cracovia, guidate dai loro Arcivescovi, i  Cardinali Orani João Tempesta e Stanisław Dziwisz.

In questo contesto ho la gioia di annunciare che, a Dio piacendo, il 15 agosto prossimo, a Daejeon, nella Repubblica di Corea, incontrerò i giovani dell’Asia nel loro grande raduno continentale.

Ed ora ci rivolgiamo alla Vergine Madre, perché ci aiuti a seguire sempre con fede l’esempio di Gesù.

Angelus Domini…

[Benedizione]

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Piazza San Pietro
XXIX Giornata Mondiale della Gioventù
Domenica, 13 aprile 2014

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Questa settimana incomincia con la processione festosa con i rami di ulivo: tutto il popolo accoglie Gesù. I bambini, i ragazzi cantano, lodano Gesù.

Ma questa settimana va avanti nel mistero della morte di Gesù e della sua risurrezione. Abbiamo ascoltato la Passione del Signore. Ci farà bene farci soltanto una domanda: chi sono io? Chi sono io, davanti al mio Signore? Chi sono io, davanti a Gesù che entra in festa in Gerusalemme? Sono capace di esprimere la mia gioia, di lodarlo? O prendo distanza? Chi sono io, davanti a Gesù che soffre?
 
Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Congresso della Società italiana di chirurgia oncologica "Digestive Surgery. New trends and spending review", promosso dall’Università La Sapienza di Roma e dall’Ospedale Sant’Andrea.
 
Alle ore 11.30 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche al termine dell’Assemblea Plenaria.

Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli e sorelle,

vi incontro al termine della vostra Assemblea Plenaria, nella quale, come ha ricordato il Presidente, commemorate il 60° anniversario dell’istituzione del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, da parte del Venerabile Pio XII. Ringrazio per i sentimenti espressi a nome vostro dal Padre Ardura, e soprattutto sono grato per l’impegno con cui mettete al servizio della Chiesa e della Santa Sede le vostre competenze e la vostra professionalità.

Rimane sempre valida la celebre affermazione di Cicerone nel De Oratore, parzialmente ripresa dal beato Giovanni XXIII, così appassionato di studi storici, nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II: «Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae». Lo studio della storia rappresenta infatti una delle vie per la ricerca appassionata della verità, che da sempre pervade l’animo dell’uomo.

Nei vostri studi e nel vostro insegnamento, voi vi trovate a confronto in particolare con le vicende della Chiesa che cammina nel tempo, con la sua storia gloriosa di evangelizzazione, di speranza, di lotta quotidiana, di vita consumata nel servizio, di costanza nel lavoro faticoso (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 96), come pure di infedeltà, di rinnegamenti, di peccati. Le vostre ricerche, segnate insieme da autentica passione ecclesiale e da amore sincero per la verità, possono essere di grande aiuto a coloro che hanno il compito di discernere ciò che lo Spirito Santo vuole dire alla Chiesa di oggi.

Il Comitato di Scienze Storiche è inserito ormai da lungo tempo nel dialogo e nella cooperazione con istituzioni culturali e centri accademici di numerose nazioni, accolto con rispetto nella compagine mondiale degli studi storici. Nell’incontro e nella collaborazione con ricercatori di ogni cultura e religione, voi potete offrire un contributo specifico al dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo.

Tra le iniziative che avete in programma, penso in particolare al convegno internazionale nella ricorrenza del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. In esso passerete in rassegna le più recenti acquisizioni della ricerca, con speciale attenzione per le iniziative diplomatiche della Santa Sede durante quel tragico conflitto e al contributo dato dai cattolici e dagli altri cristiani al soccorso dei feriti, dei profughi, degli orfani e delle vedove, alla ricerca dei dispersi, come anche alla ricostruzione di un mondo lacerato da quella che Benedetto XV definì "inutile strage". Risuona ancora oggi, quanto mai attuale, il suo accorato appello: «Con la pace niente è perduto, con la guerra tutto può esserlo» (Lettera ai Capi dei popoli belligeranti, 1° agosto 1917). Quando riascoltiamo quelle parole profetiche, veramente ci rendiamo conto che la storia è "magistra vitae".

Cari amici, vi auguro un sempre proficuo cammino di studi, e vi incoraggio a continuare con entusiasmo nella ricerca e nel servizio della verità. Vi benedico di cuore e vi domando un ricordo nella preghiera. Grazie!

© Bollettino Santa Sede - 12 aprile 2014


 
All’Eccellentissimo Presidente Nicolás Maduro Moros,
agli Onorevoli membri del Governo
della Repubblica Bolivariana del Venezuela,
agli Onorevoli Rappresentanti della Mesa de Unidad Democrática
e agli Onorevoli Cancellieri dell’UNASUR

 Desidero anzitutto ringraziarVi per l’invito che avete rivolto alla Santa Sede a partecipare al processo di dialogo e di pace per il Vostro carissimo Paese. A ciascuno di Voi desidero anzitutto assicurare la mia preghiera, perché l’incontro ed il processo che state intraprendendo portino i frutti desiderati di riconciliazione nazionale e di pace, doni che invochiamo da Dio per tutto il popolo venezuelano.

Sono consapevole dell’inquietudine e del dolore vissuti da tante persone e, mentre esprimo preoccupazione per quanto sta accadendo, rinnovo il mio affetto per tutti i venezuelani, in particolare per le vittime delle violenze e per le loro famiglie. Sono profondamente convinto che la violenza non potrà mai portare pace e benessere ad un Paese, poiché essa genera sempre e solo violenza. Al contrario, attraverso il dialogo potete riscoprire la base comune e condivisa che conduce a superare il momento attuale di conflitto e di polarizzazione, che ferisce così profondamente il Venezuela, per trovare forme di collaborazione. Nel rispetto e nel riconoscimento delle differenze che esistono tra le Parti, si favorirà il bene comune. Tutti Voi, infatti, condividete l’amore per il Vostro Paese e per il Vostro popolo, come pure le gravi preoccupazioni legate alla crisi economica, alla violenza e alla criminalità. Tutti avete a cuore il futuro dei Vostri figli e il desiderio di pace che contraddistingue i venezuelani. Tutti avete in comune la fede in Dio e la volontà di difendere la dignità della persona umana.

Proprio ciò vi accomuna e vi spinge ad intraprendere il dialogo che oggi comincia, alla cui base deve esserci un’autentica cultura dell’incontro, che sia consapevole che l’unità prevale sempre sul conflitto. Vi invito, dunque, a non fermarVi alla congiuntura conflittuale, ma ad aprirVi vicendevolmente per divenire ed essere autentici operatori di pace. Al cuore di ogni dialogo sincero c’è, anzitutto, il riconoscimento e il rispetto dell’altro. Soprattutto c’è l’"eroismo" del perdono e della misericordia, che ci liberano dal risentimento, dall’odio e aprono una strada veramente nuova. Si tratta di una strada lunga e difficile, che richiede pazienza e coraggio, ma è l’unica che può condurre alla pace e alla giustizia. Per il bene di tutto il popolo e per il futuro dei Vostri figli, Vi chiedo di avere questo coraggio.

Con questi sentimenti accompagno tutta la cara Nazione venezuelana, e a ciascuno imparto di cuore la Benedizione Apostolica, invocando l’aiuto del Signore.

 Dal Vaticano, 10 aprile 2014, secondo del mio Pontificato.

 FRANCISCUS

© Bollettino Santa Sede - 11 aprile 2014


 
Sala Clementina
Venerdì, 11 aprile 2014

Cari fratelli e sorelle,

quando sono entrato ho pensato di aver sbagliato porta, di essere entrato in un Kindergarten ...Mi scuso!

Do il mio cordiale benvenuto a ciascuno di voi. Saluto l’Onorevole Carlo Casini e lo ringrazio per le sue parole, ma soprattutto gli esprimo riconoscenza per tutto il lavoro che ha fatto in tanti anni nel Movimento per la Vita. Gli auguro che quando il Signore lo chiamerà siano i bambini ad aprigli la porta lassù! Saluto i Presidenti dei Centri di Aiuto alla Vita e i responsabili dei vari servizi, in particolare del “Progetto Gemma”, che in questi 20 anni ha permesso, attraverso una particolare forma di solidarietà concreta, la nascita di tanti bambini che altrimenti non avrebbero visto la luce.
 
Venerdì, 11 aprile 2014

Vi ringrazio di questo incontro. Apprezzo il vostro impegno in favore dei bambini: è una espressione concreta e attuale della predilezione che il Signore Gesù ha per loro. A me piace dire che in una società ben costituita, i privilegi devono essere solo per i bambini e per gli anziani. Perché il futuro di un popolo è in mano loro! I bambini, perché certamente avranno la forza di portare avanti la storia, e gli anziani perché portano in sé la saggezza di un popolo e devono trasmettere questa saggezza.
 
Aula Paolo VI
Giovedì, 10 aprile 2014

Signori Cardinali,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
carissimi fratelli e sorelle,
 
Casina Pio IV, Aula Magna della Pontificia Accademia delle Scienze
Giovedì, 10 aprile 2014

Signori Cardinali,
cari fratelli,
illustri Signori e Signore, 

saluto tutti voi che prendete parte a questo incontro, il secondo convocato in Vaticano per collaborare insieme contro la tratta di esseri umani. Ringrazio il Cardinale Nichols e la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles per averlo promosso, e la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali per ospitarlo. E’ un incontro, un incontro importante, ma è anche un gesto: è un gesto della Chiesa, un gesto delle persone di buona volontà, che vuole gridare “basta!”.

La tratta di esseri umani è una piaga nel corpo dell’umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo. E’ un delitto contro l’umanità. Il fatto di trovarci qui, per unire i nostri sforzi, significa che vogliamo che le strategie e le competenze siano accompagnate e rafforzate dalla compassione evangelica, dalla prossimità agli uomini e alle donne che sono vittime di questo crimine. 

Sono qui riunite autorità di polizia, impegnate soprattutto a contrastare questo triste fenomeno con gli strumenti e il rigore della legge; e insieme operatori umanitari, il cui compito principale è di offrire accoglienza, calore umano e possibilità di riscatto alle vittime. Sono due approcci diversi, ma che possono e devono andare insieme. Dialogare e confrontarsi a partire da questi due approcci complementari è molto importante. Per questo motivo incontri come questo sono di grande utilità, direi necessari.

Penso che è un segno importante il fatto che, a distanza di un anno dal primo incontro, abbiate voluto ritrovarvi, da tante parti del mondo, per portare avanti un lavoro comune. Vi ringrazio molto di questa collaborazione e prego il Signore di aiutarvi e la Vergine Santa di proteggervi. Grazie.

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana

 
Piazza San Pietro
Mercoledì, 9 aprile 2014

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I doni dello Spirito Santo: 1. La Sapienza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Iniziamo oggi un ciclo di catechesi sui doni dello Spirito Santo. Voi sapete che lo Spirito Santo costituisce l’anima, la linfa vitale della Chiesa e di ogni singolo cristiano: è l’Amore di Dio che fa del nostro cuore la sua dimora ed entra in comunione con noi. Lo Spirito Santo sta sempre con noi, sempre è in noi, nel nostro cuore.
 
Eminenza Reverendissima,

Il 15 settembre 1965, il mio Venerato Predecessore, il Servo di Dio Paolo VI, dopo aver scrutato attentamente i segni dei tempi e consapevole della necessità di rafforzare con più stretti vincoli l'unione del Vescovo di Roma con i Vescovi che lo Spirito Santo ha costituito per governare la Chiesa di Dio, istituiva, con il Motu proprio "Apostolica Sollicitudo", il Sinodo dei Vescovi.
 
«I carioca sono dei “ladri”! Sì, “ladri”, perché hanno rubato il mio cuore. Approfitto della vostra presenza qui oggi per ringraziarli di quel “furto”». Lo ha detto scherzosamente Papa Francesco ai membri del Comitato organizzatore della ventottesima Giornata mondiale della Gioventù svoltasi a Rio de Janeiro nel luglio scorso. Il Pontefice li ha ricevuti stamane, lunedì 7 aprile, nella Sala Clementina. Ad accompagnarli il cardinale arcivescovo Orani João Tempesta, che ha salutato il Papa a nome dei presenti, ricordando i frutti spirituali maturati in tutto il continente latinoamericano a seguito dell’avvenimento. La delegazione brasiliana è giunta a Roma per partecipare nei prossimi giorni a una serie di appuntamenti: dall’incontro internazionale promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici dal 10 al 13 aprile a Sassone di Ciampino, al simbolico passaggio di consegne, nella domenica delle Palme, con i coetanei di Cracovia, sede del prossimo raduno delle nuove generazioni nel 2016. Di seguito una nostra traduzione del discorso pronunciato in portoghese dal vescovo di Roma.

 
L’impegno a «mantenere e ad alimentare» l’imperativo missionario che mosse i primi evangelizzatori della Tanzania è stato raccomandato dal Pontefice nel discorso rivolto ai presuli del Paese africano, ricevuti stamattina, lunedì 7 aprile, in occasione della visita «ad limina Apostolorum». Diamo una nostra traduzione del discorso in lingua inglese consegnato dal Papa.
 
V Domenica di Quaresima, 6 aprile 2014

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Le tre Letture di oggi ci parlano di Risurrezione, ci parlano di vita. Quella bella promessa del Signore: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe” (Ez 37,12), è la promessa del Signore che ha la vita e ha la forza di dare vita, perché quelli che sono morti possano riprendere la vita. La seconda Lettura ci dice che noi siamo sotto lo Spirito Santo e Cristo in noi, il suo Spirito, ci risusciterà. E la terza Lettura, il Vangelo, abbiamo visto come Gesù ha dato la vita a Lazzaro. Lazzaro, che era morto, è tornato alla vita.
 

Angelus 6 aprile 2014

Piazza San Pietro
V Domenica di Quaresima, 6 aprile 2014

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima ci narra la risurrezione di Lazzaro. E’ il culmine dei “segni” prodigiosi compiuti da Gesù: è un gesto troppo grande, troppo chiaramente divino per essere tollerato dai sommi sacerdoti, i quali, saputo il fatto, presero la decisione di uccidere Gesù (cfr Gv 11,53).
 
Udienza ai Rappresentanti dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani

Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Rappresentanti dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).

Riportiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai Sindaci presenti nel corso dell’Incontro:
 
Papa Francesco si unisce «di tutto cuore» al lutto nazionale col quale nei prossimi giorni il Rwanda «commemorerà il ventesimo anniversario dell’inizio dell’orribile genocidio che ha provocato tante sofferenze e ferite, che sono ancora lungi dall’essersi rimarginate». Lo ha assicurato ai presuli della Conferenza episcopale del Paese africano, ricevuti in udienza stamattina, giovedì 3 aprile, in occasione della visita «ad limina Apostolorum». Di seguito una nostra traduzione italiana del discorso in francese consegnato ai presuli.
 
«La lettura ideologica del “genere” è una vera dittatura che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l'identità di uomo e donna come pure astrazioni»: è questo un passaggio della prolusione del presidente della Conferenza Episcopale Italiana al recente Consiglio episcopale permanente che critica l'iniziativa di tre opuscoli – destinati rispettivamente alla scuola primaria, alla scuola secondaria di primo e secondo grado – intitolati Educare alla diversità a scuola e recanti linee-guida per un insegnamento più accogliente e rispettoso delle differenze.
 
Piazza San Pietro
Mercoledì, 2 aprile 2014

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno.

Oggi concludiamo il ciclo di catechesi sui Sacramenti parlando del Matrimonio. Questo Sacramento ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò … Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne» (Gen 1,27; 2,24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due.
 
Basilica Vaticana
Venerdì, 28 marzo 2014

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Nel periodo della Quaresima la Chiesa, a nome di Dio,  rinnova l’appello alla conversione. E’ la chiamata a cambiare vita. Convertirsi non è questione di un momento o di un periodo dell’anno, è impegno che dura tutta la vita. Chi tra di noi può presumere di non essere peccatore? Nessuno. Tutti lo siamo. Scrive l’apostolo Giovanni: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,8-9). E’ quello che avviene anche in questa celebrazione e in tutta questa giornata penitenziale. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci introduce in due elementi essenziali della vita cristiana.
 

LA PASQUA EBRAICA E QUELLA CRISTIANA

Don Oscar Battaglia


L’etimologia del nome

   Siamo talmente abituati ad usare certe parole di uso comune, che non ci domandiamo più che cosa significhino. Una di queste è la parola «Pasqua», che in ebraico suona «Pesah» (פםח), e in greco e in latino: «Pascha». Il termine ricorre la prima volta nel testo che racconta la sua  istituzione nel Libro dell’Esodo al Cap. 12. Eccolo:
 
Aula delle Benedizioni
Venerdì, 28 marzo 2014

Cari Fratelli,

vi do il benvenuto in occasione dell’annuale Corso sul Foro interno. Ringrazio il Cardinale Mauro Piacenza per le parole con cui ha introdotto questo nostro incontro.

Da un quarto di secolo la Penitenzieria Apostolica offre, soprattutto a neo-presbiteri e ai diaconi, l’opportunità di questo corso, per contribuire alla formazione di buoni confessori, consapevoli dell’importanza di questo ministero. Vi ringrazio per tale prezioso servizio e vi incoraggio a portarlo avanti con impegno rinnovato, facendo tesoro dell’esperienza acquisita e con sapiente creatività, per aiutare sempre meglio la Chiesa e i confessori a svolgere il ministero della misericordia, che è tanto importante!
 
Sala Clementina
Lunedì, 31 marzo 2014

Cari fratelli,

siate i benvenuti! Ringrazio Don Angelo per le sue parole. A lui e al nuovo Consiglio Generale auguro di saper servire guidando, accompagnando e sostenendo la Congregazione salesiana nel suo cammino. Lo Spirito Santo vi aiuti a cogliere le attese e le sfide del nostro tempo, specialmente dei giovani, e a interpretarle alla luce del Vangelo e del vostro carisma.
 

Il magistero spirituale di un uomo semplice

Le parole più belle per definire Frate Egidio d’Assisi, terzo compagno di san Francesco, sono forse quelle di Tommaso da Celano che l’accosta alla figura biblica di Giobbe: un uomo semplice e integro, che temeva Dio e che nella sua lunga esistenza terrena visse in santità, giustizia e devozione, lasciandoci esempi di perfetta obbedienza, ma anche di lavoro manuale, di vita solitaria e di santa contemplazione.
 

Angelus 30 marzo 2014

Piazza San Pietro
IV Domenica di Quaresima, 30 marzo 2014

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno

il Vangelo odierno ci presenta l’episodio dell’uomo cieco dalla nascita, al quale Gesù dona la vista. Il lungo racconto si apre con un cieco che comincia a vedere e si chiude – è curioso questo - con dei presunti vedenti che continuano a rimanere ciechi nell’anima.
 
Oltre cinquecento tra parlamentari ed esponenti del Governo italiano hanno partecipato alla messa concelebrata da Papa Francesco giovedì mattina, 27 marzo, all’altare della Cattedra nella basilica di San Pietro. Al termine della celebrazione eucaristica il Pontefice ha salutato il vescovo ausiliare di Roma Lorenzo Leuzzi, rettore della chiesa di San Gregorio Nazianzeno a Montecitorio, il quale gli ha presentato i presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri. Papa Francesco ha tenuto a braccio l’omelia che pubblichiamo qui di seguito.

 
Aula Paolo VI
Sabato, 29 marzo 2014

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Cari fratelli e sorelle, benvenuti!

Saluto il Movimento Apostolico Ciechi, che ha promosso questo incontro in occasione delle sue Giornate della Condivisione; e saluto la Piccola Missione per i Sordomuti, che ha coinvolto molte realtà dei sordi in Italia. Ringrazio per le parole rivolte dai due responsabili; ed estendo il mio saluto ai membri dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che partecipano a questo incontro.

Vorrei fare con voi una breve riflessione a partire dal tema “Testimoni del Vangelo per una cultura dell’incontro”.

La prima cosa che osservo è che questa espressione termina con la parola “incontro”, ma all’inizio presuppone un altro incontro, quello con Gesù Cristo. In effetti, per essere testimoni del Vangelo, bisogna aver incontrato Lui, Gesù. Chi lo conosce veramente, diventa suo testimone. Come la Samaritana – abbiamo letto domenica scorsa –: quella donna incontra Gesù, parla con Lui, e la sua vita cambia; lei torna dalla sua gente e dice: “Venite a vedere uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto, forse è il Messia!” (cfr Gv 4,29).

Testimone del Vangelo è uno che ha incontrato Gesù Cristo, che lo ha conosciuto, o meglio, si è sentito conosciuto da Lui, riconosciuto, rispettato, amato, perdonato, e questo incontro lo ha toccato in profondità, lo ha riempito di una gioia nuova, un nuovo significato per la vita. E questo traspare, si comunica, si trasmette agli altri.

Ho ricordato la Samaritana perché è un esempio chiaro del tipo di persone che Gesù amava incontrare, per fare di loro dei testimoni: persone emarginate, escluse, disprezzate. La samaritana lo era in quanto donna e in quanto samaritana, perché i samaritani erano molto disprezzati dai giudei. Ma pensiamo a tanti che Gesù ha voluto incontrare, soprattutto persone segnate dalla malattia e dalla disabilità, per guarirle e restituirle alla piena dignità. E’ molto importante che proprio queste persone diventano testimoni di un nuovo atteggiamento, che possiamo chiamare cultura dell’incontro. Esempio tipico è la figura del cieco nato, che ci verrà ripresentata domani, nel Vangelo della Messa (Gv 9,1-41).

Quell’uomo era cieco dalla nascita ed era emarginato in nome di una falsa concezione che lo riteneva colpito da una punizione divina. Gesù rifiuta radicalmente questo modo di pensare – che è un modo veramente blasfemo! - e compie per il cieco “l’opera di Dio”, dandogli la vista. Ma la cosa notevole è che quest’uomo, a partire da ciò che gli è accaduto, diventa testimone di Gesù e della sua opera, che è l’opera di Dio, della vita, dell’amore, della misericordia. Mentre i capi dei farisei, dall’alto della loro sicurezza, giudicano sia lui che Gesù come “peccatori”, il cieco guarito, con semplicità disarmante, difende Gesù e alla fine professa la fede in Lui, e condivide anche la sua sorte: Gesù viene escluso, e anche lui viene escluso. Ma in realtà, quell’uomo è entrato a far parte della nuova comunità, basata sulla fede in Gesù e sull’amore fraterno.

Ecco due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società.

Cari amici, vi ringrazio di essere venuti e vi incoraggio ad andare avanti su questa strada, in cui già camminate. Voi del Movimento Apostolico Ciechi, facendo fruttificare il carisma di Maria Motta, donna piena di fede e di spirito apostolico. E voi della Piccola Missione per i Sordomuti, nella scia dal venerabile Don Giuseppe Gualandi. E tutti voi, qui presenti, lasciatevi incontrare da Gesù: solo Lui conosce veramente il cuore dell’uomo, solo Lui può liberarlo dalla chiusura e dal pessimismo sterile e aprirlo alla vita e alla speranza.

Parole pronunciate dal Santo Padre prima di impartire la Benedizione Apostolica ai presenti:

E adesso guardiamo la Madonna. In Lei è stato grande il primo incontro: l’incontro tra Dio e l’umanità. Chiediamo alla Madonna che ci aiuti ad andare avanti in questa cultura dell’incontro. E la preghiamo con l’Ave Maria.© Copyright - Libreria Editrice Vaticana

 
Piazza San Pietro
Mercoledì, 26 marzo 2014

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Cari fratelli e sorelle,

abbiamo già avuto modo di rimarcare che i tre Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia costituiscono insieme il mistero della «iniziazione cristiana», un unico grande evento di grazia che ci rigenera in Cristo. È questa la vocazione fondamentale che accomuna tutti nella Chiesa, come discepoli del Signore Gesù. Ci sono poi due Sacramenti che corrispondono a due vocazioni specifiche: si tratta dell’Ordine e del Matrimonio. Essi costituiscono due grandi vie attraverso le quali il cristiano può fare della propria vita un dono d’amore, sull’esempio e nel nome di Cristo, e così cooperare all’edificazione della Chiesa.

L’Ordine, scandito nei tre gradi di episcopato, presbiterato e diaconato, è il Sacramento che abilita all’esercizio del ministero, affidato dal Signore Gesù agli Apostoli, di pascere il suo gregge, nella potenza del suo Spirito e secondo il suo cuore. Pascere il gregge di Gesù non con la potenza della forza umana o con la propria potenza, ma quella dello Spirito e secondo il suo cuore, il cuore di Gesù che è un cuore di amore. Il sacerdote, il vescovo, il diacono deve pascere il gregge del Signore con amore. Se non lo fa con amore non serve. E in tal senso, i ministri che vengono scelti e consacrati per questo servizio prolungano nel tempo la presenza di Gesù, se lo fanno col potere dello Spirito Santo in nome di Dio e con amore.

1. Un primo aspetto. Coloro che vengono ordinati sono posti a capo della comunità. Sono “A capo” sì, però per Gesù significa porre la propria autorità al servizio, come Lui stesso ha mostrato e ha insegnato ai discepoli con queste parole: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 20,25-28 // Mc 10,42-45). Un vescovo che non è al servizio della comunità non fa bene; un sacerdote, un prete che non è al servizio della sua comunità non fa bene, sbaglia.

2. Un’altra caratteristica che deriva sempre da questa unione sacramentale con Cristo è l’amore appassionato per la Chiesa. Pensiamo a quel passo della Lettera agli Efesini in cui san Paolo dice che Cristo «ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché» (5,25-27). In forza dell’Ordine il ministro dedica tutto se stesso alla propria comunità e la ama con tutto il cuore: è la sua famiglia. Il vescovo, il sacerdote amano la Chiesa nella propria comunità, l'amano fortemente. Come? Come Cristo ama la Chiesa. Lo stesso dirà san Paolo del matrimonio: lo sposo ama sua moglie come Cristo ama la Chiesa. È un mistero grande d’amore: questo del ministero sacerdotale e quello del matrimonio, due Sacramenti che sono la strada per la quale le persone vanno abitualmente al Signore.

3. Un ultimo aspetto. L’apostolo Paolo raccomanda al discepolo Timoteo di non trascurare, anzi, di ravvivare sempre il dono che è in lui. Il dono che gli è stato dato per l’imposizione delle mani (cfr 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6). Quando non si alimenta il ministero, il ministero del vescovo, il ministero del sacerdote con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio, e con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e anche con una frequentazione del Sacramento della Penitenza, si finisce inevitabilmente per perdere di vista il senso autentico del proprio servizio e la gioia che deriva da una profonda comunione con Gesù.

4. Il vescovo che non prega, il vescovo che non ascolta la Parola di Dio, che non celebra tutti i giorni, che non va a confessarsi regolarmente, e lo stesso il sacerdote che non fa queste cose, alla lunga perdono l’unione con Gesù e diventano di una mediocrità che non fa bene alla Chiesa. Per questo dobbiamo aiutare i vescovi e i sacerdoti a pregare, ad ascoltare la Parola di Dio che è il pasto quotidiano, a celebrare ogni giorno l’Eucaristia e andare a confessarsi abitualmente. Questo è tanto importante perché riguarda proprio la santificazione dei vescovi e dei sacerdoti.

5. Vorrei finire con una cosa che mi viene in mente: ma come deve fare per diventare sacerdote, dove si vendono gli accessi al sacerdozio? No. Non si vendono. Questa è un'iniziativa che prende il Signore. Il Signore chiama. Chiama ognuno di quelli che Egli vuole diventino sacerdoti. Forse ci sono qui alcuni giovani che hanno sentito nel loro cuore questa chiamata, la voglia di diventare sacerdoti, la voglia di servire gli altri nelle cose che vengono da Dio, la voglia di essere tutta la vita al servizio per catechizzare, battezzare, perdonare, celebrare l’Eucaristia, curare gli ammalati... e tutta la vita così. Se alcuno di voi ha sentito questa cosa nel cuore è Gesù che l’ha messa lì. Curate questo invito e pregate perché cresca e dia frutto in tutta la Chiesa.

Saluti:

Je vous salue bien cordialement, chers amis de langue française, en particulier les jeunes venus de France et de Monaco, ainsi que les pèlerins du Luxembourg.

Je vous invite à prier souvent pour tous les prêtres que vous connaissez, en particulier pour ceux qui sont en difficulté, ou qui ont besoin de retrouver la fraicheur de leur vocation. Qu’ils trouvent toujours auprès de vous accueil et réconfort.

Bon pèlerinage à Rome.

[Saluto cordialmente i cari amici di lingua francese, in particolare i giovani venuti dalla Francia e dal Principato di Monaco, insieme ai pellegrini del Lussemburgo. Vi invito a pregare spesso per tutti i sacerdoti che conoscete, specialmente per quelli che attraversano delle difficoltà o che hanno bisogno di ritrovare la freschezza della loro vocazione. Che essi trovino sempre presso di voi accoglienza e conforto. Buon pellegrinaggio a Roma.]

I greet all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, including those from the United Kingdom, England, Australia, Denmark, Malta, China, Japan and the United States. Upon you and your families I invoke joy and peace in Christ our Lord.

[Saluto cordialmente tutti i pellegrini di lingua inglese presenti a questa Udienza, specialmente quelli provenienti da Regno Unito, Inghilterra, Australia, Danimarca, Malta, Cina, Giappone e Stati Uniti. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace in Cristo nostro Signore!]

Ein herzliches Willkommen sage ich den Pilgern aus den Ländern deutscher Sprache. Heute wollen wir besonders für alle Bischöfe, Priester und Diakone beten. Der Herr schenke uns immer wahre Hirten nach seinem Herzen. Gott segne euch!

[Un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua tedesca. Oggi vogliamo pregare in particolare per tutti i Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi e chiedere al Signore che ci dia sempre pastori autentici, secondo il suo cuore. Dio vi benedica!]

Queridos amigos de língua portuguesa, que hoje tomais parte neste Encontro: Obrigado pela vossa presença e sobretudo pelas vossas orações! A todos saúdo, especialmente ao grupo de Brasília, encorajando-vos a apostar em ideais grandes de serviço, que engrandecem o coração e tornam fecundos os vossos talentos.Sobre vós e vossas famílias desça a Bênção do Senhor!

[Cari amici di lingua portoghese, che oggi prendete parte a quest’Incontro: grazie per la vostra presenza e soprattutto per le vostre preghiere! Saluto tutti voi, in particolare il gruppo di Brasilia,incoraggiandovi a scommettere sui grandi ideali di servizio, che allargano il cuore e rendono fecondi i vostri talenti. Su di voi e sulle vostre famiglie scenda la Benedizione del Signore.]

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a rezar al Señor por los ministros ordenados de su Iglesia, en particular por aquellos que se encuentran en dificultad o que necesitan recuperar el valor y la frescura de su vocación. Pidamos también para que nunca falten en nuestras comunidades pastores auténticos, según el Corazón de Cristo. Muchas gracias.

أتوجه بتحية حارة إلى الأخوات والإخوة الناطقين باللغة العربية، وخاصة القادمين من الأردن ومن العراق: إن الخدام المكرسين هم "أناس من أجل الشعب بحسب الإنجيل". لنصلي من أجل الأساقفة والكهنة والشمامسة كي يعيشوا في كنيسة الرب دعوتهم هذه، لخدمة العالم، متبعين مثال الراعي الصالح، الذي غسل أرجل تلاميذه، ووهب حياته على خشبة الصليب من أجل خلاص العالم. فليبارك الرب جميع خدامه، ويجدد حماس المحبطين!

[Rivolgo un caro saluto ai fratelli e alle sorelle di lingua araba, specialmente a quelli provenienti dalla Giordania e dall’Iraq: I sacri ministri sono uomini per la gente secondo il Vangelo. Preghiamo per i vescovi, i sacerdoti e i diaconi affinché vivano fedelmente nella Chiesa del Signore questa loro chiamata, a servizio dell’umanità, seguendo l’esempio del Buon Pastore, che lavò i piedi dei suoi discepoli e offrì la Sua vita sulla croce per la salvezza del mondo. Il Signore benedica tutti i Suoi ministri e ridoni coraggio agli sfiduciati!]

Pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy przyjaciele, dzisiaj pragniemy modlić się do Pana za wszystkich szafarzy Jego Kościoła – Biskupów, prezbiterów i diakonów – pamiętając szczególnie o tych, którzy są w trudnej sytuacji, lub którzy muszą odzyskać wartość i świeżość swojego powołania. Chcemy też Go prosić, aby nigdy nie zabrakło w naszych wspólnotach prawdziwych pasterzy, według Jego serca. Dziękuję za waszą modlitwę! Niech Bóg wam błogosławi! 

[Saluto i pellegrini polacchi. Cari amici, oggi vogliamo pregare il Signore per tutti i ministri della sua Chiesa – Vescovi, presbiteri e diaconi – con un ricordo particolare per coloro che sono in difficoltà o che hanno necessità di recuperare il valore e la freschezza della loro vocazione, e vogliamo chiedergli che non vengano mai a mancare nelle nostre comunità pastori autentici, secondo il suo cuore. Grazie per la vostra preghiera! Dio vi benedica!]

* * *

Saluto i pellegrini di lingua italiana. Sono lieto di accoglierei gruppi parrocchiali e le associazioni, in particolare quelle di volontariato e la Federazione Internazionale Piemontesi nel mondo, accompagnata dal Vescovo di Pinerolo, Mons. Pier Giorgio Debernardi. Saluto gli ufficiali e militari dell’Esercito e della Guardia Costiera di Salerno, specialmente quanti si preparano a partire per la missione di pace in Libano nel prossimo ottobre. Saluto le numerose scolaresche, in particolare l’Istituto Superiore “Mattei” di Vasto che ricorda i cinquant’anni di fondazione; gli Alpini di Lecco e i Bersaglieri della Toscana. A tutti auguro che questo incontro susciti un rinnovato impegno in favore della pace e della solidarietà verso i più bisognosi.

Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo celebrato la Solennità dell’Annunciazione del Signore alla Vergine Maria. Cari giovani, particolarmente gli scouts presenti, sappiate mettervi in ascolto della volontà di Dio come Maria; cari malati, non scoraggiatevi nei momenti più difficili sapendo che il Signore non dà una croce superiore alle proprie forze; e voi, cari sposi novelli, edificate la vostra vita matrimoniale sulla salda roccia della Parola di Dio.

© Copyright - Libreria Editrice Vaticana


 

La luce nella liturgia

Pubblichiamo stralci dell’articolo «La luce nella liturgia» dalla «Rivista del Clero Italiano».

di GIULIANO ZANCHI

Nella liturgia cristiana l'esperienza della luce riflette la vita pasquale della comunità. L’uso della luce è un modo per capire la qualità con cui una comunità vive e testimonia la risurrezione del Signore. La matrice di ogni illuminazione per la liturgia cristiana è perciò la veglia pasquale. Ogni progetto luministico dovrebbe insediarsi idealmente nel clima di quel momento.
 
Venerati e Cari Confratelli,

ha inizio il Consiglio Permanente nel giorno dei “missionari martiri”, ormai nel cuore della Quaresima, e ci lasciamo quindi guidare dalla vivente memoria di quanti hanno dato la vita per la predicazione del Vangelo fino ai confini del mondo. Ma anche dal Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato alla Chiesa in preparazione alla Pasqua, vertice e fonte dell’Anno liturgico.

Siamo grati al Papa che ha onorato la nostra Conferenza con un nuovo membro del Collegio Cardinalizio, S.Em. il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e Vice Presidente della CEI: al neo porporato, del quale apprezziamo la “sapientia cordis”, esprimiamo la nostra  gratitudine, e assicuriamo la nostra preghiera perché – con l’intero Collegio – possa coadiuvare più da vicino il Successore di Pietro nella sollecitudine “omnium ecclesiarum”. Il nostro ricordo orante è anche suffragio per S.E. Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo emerito di Cosenza - Bisignano e già Vice Presidente della CEI, che quest’oggi ha concluso il suo pellegrinaggio terreno.
 
Vicini ai poveri, fautori di unità, promotori di giustizia sociale, attenti alla formazione anche dei più bisognosi, difensori della famiglia, protagonisti di una vita coerente con il Vangelo: tutto questo devono essere vescovi e sacerdoti se vogliono rendere una testimonianza credibile. È la consegna affidata dal Papa ai vescovi della Conferenza episcopale del Madagascar, ricevuti in udienza venerdì mattina, 28 marzo, in occasione della visita «ad limina Apostolorum». Questa una nostra traduzione italiana del testo consegnato dal Pontefice ai vescovi malgasci.