I sacramenti e la teologia

La pseudoteologia — noi ci rifiutiamo decisamente di chiamarla teologia — procede imperterrita nella sua opera di demolizione di tutto. E poco dire che tende a protestantizzare: essa va molto al di là. E procede logicamente. Posto il relativismo, già da noi ripetutamente denunciato, decadono tutti gli elementi del cristianesimo.

Dire che è logico non significa dire che sia vero; significa solo che è coerente al suo principio perfettamente falso.
 

Limiti umani davanti al mistero dell’Essere

di INOS BIFFI

Alla ragione è possibile giungere all’affermazione dell’esistenza di Dio. «Tra gli uomini — afferma Tommaso d’Aquino — niente è più certo di Dio (Super epistolam ad hebraeos lectura, 318), e, com’è noto, egli ha tracciato cinque percorsi, o vie, filosoficamente rigorose, al termine delle quali si conclude fondatamente che esiste una realtà che denominiamo Dio.
 
© www.uccronline.it - 31 gennaio, 2013

Nel 2012 la storica Marina Montesano dell’Università di Genova ha pubblicato il libro “Caccia alle streghe“ (Salerno Editrice 2012) con la quale ha evidenziato come il fenomeno dell’Inquisizione sia innanzitutto Rinascimentale e non si sviluppò nel Medioevo (che invece la vulgata definisce i “secoli bui dell’inquisizione”). Nell’intero periodo tra metà Quattrocento e metà Settecento le condanne alla pena capitale oscillano tra le 40mila e le 60mila e l’area geografia maggiormente coinvolta in questa pratica fu quella germanica e proteste. Al contrario, l’Inquisizione spagnola -cattolica, per capirci meglio- «ebbe in realtà un uso giudiziario della tortura assai moderato e un numero di vittime molto basso, se paragonato all’Europa centro-settentrionale».
 

L’anima delle donne

Vittorio Messori

Ma, insomma: le donne sono "persone" a pieno titolo, alla pari dell’uomo? oppure, come gli animali, hanno un corpo mortale ma non un’anima immortale?

Prima di decidersi ad ammettere che l’anima ce l’hanno anche le femmine, la Chiesa ha esitato per secoli, ha convocato concili, ha permesso scontri di teologi. Alla fine ha dovuto arrendersi, ma riluttante e magari con qualche dubbio sempre risorgente.
 

Dies irae

Spesso citiamo i passi apocalittici della Bibbia ignorando il loro messaggio di speranza

di Piero Benvenuti

Molto opportunamente Benedetto XVI, all'Angelus di domenica 18 novembre, ci ha offerto una profonda interpretazione teologica della pagina evangelica del giorno, una delle più difficili - sono parole sue - del Nuovo Testamento. Troppo spesso infatti ci siamo fermati alla descrizione apocalittica della "fine del mondo" che Marco, unitamente agli altri sinottici, riporta al capitolo 13 usando versetti biblici di Isaia ed Ezechiele, come d'altronde avrà fatto Gesù stesso parlando ai suoi.
 

Monogenismo e Poligenismo

Da © www.radicicristiane.it

RC n. 66 - Luglio 2011     Monogenismo e Poligenismo
Domanda: Ho sentito recentemente parlare di monogenismo e di poligenismo a proposito del fatto se l’umanità sia scaturita o meno da una sola coppia. Gradirei sapere come la dottrina cattolica risolve la questione. D’altronde molti sono convinti che non è possibile che un’umanità fatta da miliardi e miliardi di individui possa essere scaturita da una sola coppia. Voi cosa ne pensate? (Sebastiano, Tivoli)
 

La conversione degli eretici

Una delle più grandi opere dei Santi dell’Ordine Domenicano, al quale appartengo, nella sua lunga storia dalla sua fondazione avvenuta nei primi del Duecento ad opera di S.Domenico di Guzmàn, è stata quella di riportare all’ovile le pecorelle smarrite, ovverosia di convertire gli eretici, spingerli alla penitenza e indurli a riabbracciare la retta fede tornando nella comunione con la Chiesa.
 

Chi rifiuta il peccato originale

Nei circoli cattolici progressisti si tende a negare la sua realtà, o a trattarlo alla stregua di un "mito". Il Concilio non ne ha fatto il nome, ma Paolo VI ha spiegato perché. Gli ultimi sviluppi della disputa

 
Giovedì 4 ottobre Benedetto XVI si recherà a Loreto, mezzo secolo giusto dopo la visita che vi compì Giovanni XXIII. Il papa celebrerà la messa nella piazza antistante il santuario mariano.
 

Ecco come abbattere i 5 falsi miti sulle Crociate

Le crociate rappresentano uno degli eventi più fraintesi della storia occidentale. La stessa parola “crociata” ancora oggi viene utilizzata con una connotazione negativa, quando ad esempio si intende sottolineare un conflitto i cui moventi siano più ideologici che ideali; lo stereotipo più collaudato, invece, è quello che descrive avidi nobili europei dediti alla efferata conquista dei musulmani pacifici, con ricadute negative che perdurano ancora oggi grazie anche alla diffusione di tale tesi “a senso unico” nei maggiori testi scolastici occidentali. La storia delle crociate in realtà richiede una sorta di purificazione che è oltretutto doverosa anche alla luce degli ultimi studi che provengono da ambiti accademici molto accreditati. Consapevoli della complessità della tematica, cercheremo di sintetizzare i fatti storici, riprendendo un articolo molto più approfondito, comparso su “Crisis magazine”, circa i luoghi comuni consolidati, penetrati nell’immaginario collettivo. Un articolo simile è stato pubblicato in Ultimissima 17/05/11.

 
di Gilbert Keith Chesterton

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre.
In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c'è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: «La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina». Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina.
 

La tentazione di un Gesù fatto su misura

di ROBERTO CUTAIA

Il deficit nell’uomo odierno nel “fa-re esperienza” dell’amicizia con Ge-sù è tale che, per dirla con sant’An-selmo d’Aosta, homo perdidit beatitu-dinem ad quam factus est, et invenit miseriam propter quam factus non est(l’umo ha perso la felicità per la quale era fatto e ha trovato la mise-ria per la quale non era stato fatto). Abbiamo fatto qualche domanda su questo tema a Karl-Heinz Menke, dell’università di Bonn. Il suo volume del 2008 Jesus ist Gott der Sohnè stato citato da Pa-pa Benedetto nella seconda parte del libro Gesù di Nazaret.
 

Che cos'è il carattere sacramentale?

227. Che cos'è il carattere sacramentale?
(Comp 227) È un sigillo spirituale, conferito dai Sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine. Esso è promessa e garanzia della protezione divina. In forza di tale sigillo il cristiano è configurato a Cristo, partecipa in vario modo al suo sacerdozio e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Viene quindi consacrato al culto divino e al servizio della Chiesa. Poiché il carattere è indelebile, i Sacramenti, che lo imprimono, si ricevono una volta sola nella vita.
 

satana il nemico dell'uomo

"Liberaci dal male" (Lc. 1,45)
 
Una breve riflessione sulla "persona" di satana.


"Natura" di satana

Abbiamo messo il termine persona tra virgolette per un motivo più che lecito.
Se per persona intendiamo un essere fatto ad Immagine di Dio che si incammina verso un'operatività di Somiglianza vivendo nella Grazia (implicita ed esplicita), nella capacità di ricevere e donare Amore, in tal senso satana non è una persona ma, come direbbe l'allora card. Ratzinger, è "una persona alla maniera di una non-persona"!

Certo satana, ed è testimoniato in decine di passi evangelici e loghia di Gesù e poi dalla traditio apostolica, è una persona.
Un angelo di luce chiamato alla luce ma che ha scelto, liberamente, di non vivere se non nei miasmi del proprio disordinato orgoglio.
satana è innanzitutto nemico di Dio e quindi di se stesso e di ogni opera di Dio.

 
Questa frase forte di S. Gregorio di Nissa è ovviamente riferita a tempi in cui la Chiesa era avversata da rigidi osservanti della verginità per una purezza cultuale "volontaristica" che disprezzava il matrimonio.
 

A proposito di carteggi e di cordate..

I fatti dolorosi di questi giorni che turbano le coscienze di molti sono non solo occasione di dolore ma anche provvidenziale per crescere nel nostro amore alla Chiesa.
Ma riassumiamo per punti quello che secondo noi dovrebbe essere il corretto approccio a questi eventi.

1 - Turbarsi e soffrire si, scandalizzarsi mai. Chi ha studiato un pochino la storia della Chiesa sa benissimo che questi nostri tempi non sono peggiori di altri, anzi. Le cordate di curia ci sono sempre state. Dove c'è l'umanità c'è il limite e viene fuori anche tutta la miseria umana. La guarigione radicale e profonda del nostro cuore è opera lunga e faticosa e nessuno è immune ad un cammino rigoroso e costante. Tanto più se ha ruoli di responsabilità. Quindi soffrire per il male commesso ed evidente ma non scandalizzarsi mai; il primo obiettivo da avere è sempre la propria e personale conversione a Cristo e ad un senso di Chiesa maturo.

2 - Chiamare le cose per nome ma non sentirsi migliori di chi compie la miseria e il peccato. Chi sbaglia, anche grossolonamente, vistosamente e talvolta delittuosamente va sempre amato. Dietro il nostro desiderio di "scaricare" il puntuale ed ontologico senso di colpa che abbiamo, siamo portati a vedere sempre il male fuori di noi piuttosto che dentro di noi. Un modo infantile di gestire la propria conversione. Tanto più se il fratello o la sorella ha compiuto veramante atti riprovevoli e altamente stridenti in base all'incarico, all'ufficio e al ministero che "porta". Ma puntare il dito verso il peccatore e non verso il peccato è sport troppo comune. Persino in coloro che sono vaticanisti, opinionisti e bloggisti.

3 - "Via col vento in Vaticano" non poteva avere altro che le edizioni Kaos per essere pubblicato. Ho letto nel 1999, a fondo, questo testo ed è veramente un caos di citazioni, spiritualismi, vicende un po vere, un po gonfiate e un po travisate. Non è un testo che ha fatto e fa bene alla Chiesa ma alimenta in forma larvale quel solido anticlericalismo Massone che vorrebbe invece combattere. Ci spiace per Padre Amorth, che è un santo sacerdote, ma esporre e dare fiato a questo libro è stata un'operazione scorretta e in certo qual modo fa il gioco del nemico dell'uomo, oltre che rivela una manifesta incapacità di conoscere i mezzi massmediali che alimentano, se mal usati e con pareri avventati, gossip, manicheismi, complottismi e quantaltro. E chi da voce a Padre Amorth si fa complice di questo disamore alla Chiesa. Ripeto non bisogna tacere il male ma bisogna chiamarlo con esattezza all'interno di una cornice sostanziale di bene che viene fatto anche nelle curie. E' da comari dire "aah, ooh, però, tutto un marciume, ecc". I social network ed internet alimentano il provincialismo da bar presente in ciascuno di noi se viene usato male. Se viene usato male, ama il rumore non la verità nella carità.

4 - Papisti? Con Benedetto XVI è facile. Per tanti motivi. A mio personale parere è uno dei papi più grandi che la provvidenza ha posto nel ruolo di Pietro e in questi fatti è decisamente una parte lesa. Ma anche qui bisogna ricordare che Gesù, nella preghiera sacerdotale non ha pregato solo per Pietro, ma perché tutti "siano uno" come la famiglia Trinitaria. A Pietro ha dato la rassicurazione di aver pregato per Lui proprio nel Gestemani  e nel contempo di confermare i suoi fratelli, cioè i suoi più prossimi, il "collegio apostolico" e tutto il popolo affidato. Vedere il Santo Padre come una vittima soltanto o in altri momenti come una specie di "zorro" che, finalmente c'è lui che risolve le cose, è decisamente infantile e manifesta un senso di Chiesa immaturo. Dobbiamo tutti crescere. Amiamo dunque Pietro e stringiamoci a Lui, amiamo anche tutti i Vescovi e i cardinali, i sacerdoti e gli operatori pastorali - e sono la maggiore parte - che lavorano continuamente per il Regno, con amore e passione evangelica. Amiamo anche chi sbaglia, chi è carrierista, chi punta al prestigio, alla lussuria del potere e alla politica alla Keriot e che ha dimenticato la sua "elezione apostolica", anziitutto non cadendo anche noi in questi tranelli della nostra umanità ferita e dei miasmi del "nemico dell'uomo". Denunciamo il male ma per amore, non per gossip o sentendoci migliori, ma servi. E, soprattutto, denunciamo il male di cui siamo certi nelle modalità che sono realmente utili alla Chiesa e non a sporcarne la veste con una modalità umanissima e mondana. Certo giornalismo o bloggismo fa più danni che bene.

5 - Ci sono alcuni che per non essere definiti clericali devono fare gli outsider. E lo fanno da una vita. Non faccio nomi perché non serve. Ma qui siamo proprio all'asilo nido. Occorre realmente crescere ed imparare ad amare la Chiesa. Se è vero che i pastori hanno il sacrosanto dovere di fare i pastori, anche noi abbiamo il sacrosanto dovere di prenderci cura di loro. Ci vuole molta più fatica nel dire le cose apertamente ed in maniera evagelica piuttosto che gettare la nostra opinione nel calderone del caos che il nemico dell'uomo ama fare a danno della Chiesa. Apertamente in maniera evangelica significa, ce lo dice il Vangelo, correzione diretta, poi con testimoni, poi pregare per il fratello o la sorella. L'opinionismo serve a poco e può essere utile solo quando ribadisce i criteri che condannano atti, gesta, ideologie e mentalità ma mai le persone. Questo deve trasparire chiaramente: amore a chi sbaglia. Un tuo fratello o una tua sorella per cui Cristo è morto e risorto. Altro che laicato maturo e da Concilio Vaticano II, qui siamo proprio in zona pre-adolescenziale. Troppo poco amore e troppo invece culto di sé. Troppo poco Cristo e molto di sé. La Grazia suppone la natura e questa natura laicale è immatura... e non è certo questione di "contenuti" assunti o meno, ma di cammino fatto in ginocchio. La cultura in italia e nel mondo, fatta dai santi, chierici e laici, manifesti e nascosti, è stata fatta amando la Chiesa e servendola in ginocchio come la cosa più bella e preziosa che Cristo ci ha donato. Amandola tutta, anche quella piagata, vergognosa e ferita. Ma il medico non siamo noi.

Cari amici che avete avuto la pazienza di leggere queste poche righe che ritenevamo doverose. E parliamo con cognizione di causa perché siamo nel dentro di tutte le realtà pastorali, nei laici e nella gerarchia. Conosciamo per nome e cognome tutti i lati oscuri di questa nostra Chiesa ma anche tutte le meraviglie che germogliano ovunque, anche nelle curie.. amiamo, dunque, la Chiesa e stringiamoci attorno a Cristo, a Pietro e a tutti i nostri pastori chiedendo per noi e per loro il dono concreto di una conversione quotidiana e alimentando al massimo il carisma sacerdotale fornitoci con il battesimo offrendo digiuni e preghiere soprattutto per tutti i nostri pastori a cominciare da Pietro.
Non facciamoci distrarre dai turbamenti ma cogliamo a fondo la bellezza della Pentecoste appena celebrata.

Paul e Staff ZM


 

Il prurito di riformare la Chiesa con i vademecum

Riflessione dedicata a tutti coloro, vecchi e nuovi, che scrivono libri su come riformare la Chiesa in alcuni punti; in tre punti, in cinque punti e con ogni schema da slogan possibile...

“Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa", asseriva Chesterton ma potremmo formularla, ad-intra, anche così "Uomini che desiderano riformare la Chiesa per amore della libertà, dell'umanità e del Vangelo finiscono per combattere la libertà, l'umanità, la ragione e il Vangelo pur di riformare la Chiesa".

Il desiderio di rinnovare la Chiesa, di volerla più bella, più conforme al pensiero di Cristo è certamente un desiderio buono, talvolta ispirato dallo Spirito Santo, ma contiene spesso un sottobosco delle nostre visioni di Dio, delle nostre costruzioni ideologiche, dei nostri piccoli orizzonti. Potremmo dare il nostro corpo per essere bruciato ma se non abbiamo la Carità, cioè il pensiero di Cristo, siamo uno strumento afono. Magari rumoroso ma non certo melodioso.
Ed allora come riformare la Chiesa?

Guardiamo ai santi. Hanno avuto la profonda intuizione di avere la priorità di riformare se stessi, non tanto i fratelli. Se hanno puntato il dito su una situazione malata lo hanno fatto in ginocchio. Dentro e fuori. Anzi talvolta prostrati.
Questo perché hanno riconosciuto anzitutto che il potere e la storia appartengono a Dio. Hanno riconosciuto la valenza ontologica del loro essere un nulla amato da Dio, un dono.
Pertanto riformare la Chiesa è azione anzitutto di Dio, soprattutto di Dio, trova compimento in Dio.
Sia visioni progressiste, pseudo-sociali, con il vessillo dei valori, pur buoni, della comunione, dell'ascolto e con il totem (della loro visione) del Concilio Vaticano II, sia le visioni più conservatrici con il vessillo dei valori, pur buoni, della "continuazione" della tradizione, di una purezza teologica e morale, rischiano di fare acqua. I progressisti inneggiano al "nuovo", "finalmente", "da ora in poi".. i tradizionalisti inneggiano "al per sempre", "al di sempre", "fino al CVI", ecc. Insomma quello che conta, sovente, e sotto la cenere, è la brama della tifoseria a garantire uno spazio di identità e di sicurezza.
Uno spazio di sopravvivenza nell'instabilità della modernità. Sono fazioso dunque sono. Ovvio che "l'estremista" non lo ammetterà mai... troppe fatiche lo Spirito dovrà intessere prima di portare equilibrio..
Mentre una certa dialettica è non solo costruttiva, ma utile, gli eccessi sono la risultante della stessa narcisistica malattia.
Perché? Non solo perché talvolta ancorate ad un passato dialettico che va ridimensionato ma perché anzitutto scivolano, entrambe, nel relativismo.
Quand'è che si è relativisti?
Anzitutto quando si pone se stessi come assoluto e non Cristo.
Quando si pone la propria visione di Chiesa sopra quella di Pietro e del Magistero.
Quando ci si sente forti di un'esperienza che va oltre la tradizione.
Quando, con infantilismo adolescenziale, asseriamo velatamente (e talvolta non troppo) "ora arrivo io!". "Fateci largo che ora arriviamo noi che abbiamo intuto ciò che è veramente giusto, cattolico e utile, oggi, perchè si viva il Vangelo!"
Beh, come spesso abbiamo ripetuto su questo sito, primo carisma è il riconsegnare ogni carisma, ogni intuizione, ogni visione del mondo, dell'uomo e della Chiesa, nelle mani di Dio.
Primo dono dello Spirito è mortificare ogni dono dello Spirito perché Dio stesso parli. Avere dunque una radicale libertà interiore, che è la vera e più autentica povertà, avendo incatenato la propria vanità e ogni visione e costruzione vanesia, ai piedi di Cristo e della Chiesa.
E se la tua intuizione è giusta? Ricorda che Isacco è figlio della promessa prima che delle tue viscere. Dio ti chiede proprio il sacrificio del tuo figlio unico perché tu possa essere fecondo.
Ci ricorda il profetta Aggeo:
«Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: riflettete bene al vostro comportamento. Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l'operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene al vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria - dice il Signore -. Facevate assegnamento sul molto e venne il poco: ciò che portavate in casa io lo disperdevo. E perché? - dice il Signore degli eserciti -. Perché la mia casa è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura per la propria casa. Perciò su di voi i cieli hanno chiuso la rugiada e anche la terra ha diminuito il suo prodotto. Ho chiamato la siccità sulla terra e sui monti, sul grano e sul vino nuovo, sull'olio e su quanto la terra produce, sugli uomini e sugli animali, su ogni prodotto delle mani». (Ag. 1, 4-11)
Salire sul monte vuol dire smettere di dare culto a sé e iniziare subito, senza indugi, nel dare culto a Dio, con il cuore, la mente e le mani.
Siginifca, ricostruire una realtà che ci è data e non ri-crearne un'altra a nostra immagine e somiglianza.
Il rischio di Babele è sempre alle porte ed è somma provvidenza ed amore che Dio "disperda" genti e nazioni finché Egli solo non sia riconosciuto come Signore e non ci sia in noi il desiderio autentico di ricostruire la Sua Casa.. non la nostra.

Paul
per il sito cristianocattolico.it

L'immagine proposta: Innocenzo III vede in sogno S. Francesco che sorregge il Laterano
Affresco nella chiesa Superiore della Basilica di S. Francesco - Assisi


 

La porta stretta

"Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!" (Mt. 7, 13-14)

La porta stretta è un richiamo per tutti, sia per i deboli, sia per i dissoluti, sia per i credenti "fedeli". Nessuno si deve sentire al sicuro e a posto.
Tutti siamo in cammino, bisognosi di Perdono e Amore.
Tuttavia il fatto che la Chiesa è fatta di peccatori non deve essere un pretesto per fare l'apologia del libertinaggio né, da altra parte, dell'eresia e dell'ideologia.
Due anime sono da sempre presenti nei credenti. E' la fatica dell'Incarnazione.
Da una parte coloro che enunciano i principi ma vivono secondo la debolezza dei comportamenti e la dissoluzione pratica.
Da una parte coloro che non enunciano i principi e spesso li avversano in nome della "democrazia" e della "negoziazione" e vivono, almeno così pare, una vita morale più moderata; talvolta tiepida.
Entrambi non entrano per la porta stretta.
I primi perché pur enunciando correttamente i principi, li tradiscono con la propria debolezza talvolta innalzata ad apologia.
La propria debolezza diventa così una seconda morale un "habitus" che anzitutto spacca la persona in due.
I secondi perché pur essendo, talvolta, più moderati e temperati nei costumi, diffondono con le parole e con discorsi il veleno dell'ideologia e dell'eresia annacquando lo "scandalo del Vangelo di Cristo per Pietro e gli apostoli".
Mentre i primi sono palesemente ipocriti e cercano di fare l'apologia del proprio essere peccatori, i secondi sono più temibili perché pur non cadendo nella prassi in comportamenti manifestamente peccaminosi o indecorosi, si ritengono moralmente più giusti e ancor peggio diffondono il veleno dell'ideologia che corrompe i costumi, le menti e i cuori ben di più del cattivo esempio, chiamando male il bene e bene il male. Nè si vergognano di fare così, di addolcire idee e sistemi di pensiero palesemente contrari alla morale naturale, al diritto naturale e al Vangelo.
E' più facile che un ipocrita nei costumi si converta piuttosto di colui che ha innalzato l'ipocrisia a sistema di pensiero in nome della "democrazia" e della "negoziazione".
Infatti nei secondi l'impermeabilità alla luce è strutturata e la nostalgia della casa del Padre è spesso sopita.
Per questo motivo le "prostitute e i peccatori " ci precederanno nel Regno dei Cieli, perché in essi la nostalgia del bello, del buono e del giusto è più viva al fondo dello "schifo pratico" del proprio vivere.
Il male dà nausea e vomito. I peccati "grossolani", pur gravi, sono "stordenti" e alimentano la fuga da Dio ma non sono strutture alternative di pensiero. Sono gravi, ma creano una ferita permeabile alla nostalgia della bellezza di Dio.
I secondi invece peccano in maniera sopraffina. Sono la specializzazione del peccato. Talmente specializzato che non si chiama più così. Hanno già riempito la propria mente con l'idolo d'oro di un proprio sistema di valori, gnostico o immanentistico, con cui si sentono giustificati. Progressisti. Più avanti e aperti, in cui il proprio io è in definitiva il proprio dio.
Ora, la vita cristiana, la vita buona del Vangelo proposto ad ogni uomo, si discosta dagli uni e dagli altri perché anzitutto fa propria la fede della Chiesa, della Tradizione, della Parola di Dio e del Magistero, seguendo con amore ed obbedienza Pietro. La vita cristiana si fonda, inoltre, sul pre-requisito già presente nella ragione e nel cuore dell'uomo, della morale naturale.
La vita cristiana al contempo è cosciente della propria miseria e tendenza al peccato. Ma di quest'ultima non ne fa apologia ma la vive con vergogna e coscienza di colpa (che è differente dal senso di colpa) mendicando il perdono di Dio per la Chiesa e volentieri si umilia davanti al sacerdote per ricevere il perdono dei peccati e sforzarsi di cambiare, realmente, vita..
Sa che ogni peccato non solo ferisce se stessi ma ferisce Cristo e la Chiesa. Tanto più se è peccato di ideologia e di sistema di pensiero contrario al Vangelo. Questo peccato infatti, al di la dei peccati "carnali", nasce dalla superbia che è la fonte e il compimento di ogni "carnalità" pur essendo strettamente "spirituale".
Il cristiano che ha responsabilità sa che si guida e si governa in ginocchio, lavando i piedi del fratello, perché in Cristo si è creato il legame più alto ed indissolubile di essere "uno", pur essendo molti e diversi. Ed è il sacrificio di Cristo, la Sua passione, morte e Resurrezione che ci rende "amici", non il nostro sentire o la simpatia di pelle che si può o meno provare.
Non l'appartenenza ad un gruppo o ad una corrente.
E l'affabilità e l'accoglienza che Dio ci da ogni istante è il metro, il criterio e la grazia con cui noi siamo chiamati ad accoglierci e a servirci, gli uni gli altri. Con i si e con i no alla luce della Pedagogia di Cristo e secondo il ruolo e la vocazione che abbiamo ricevuto.
Qui, in Cristo, nel Dio del "terzo giorno" e nella Pentecoste, si fonda la vita morale e qui si fonda la dottrina sociale della Chiesa.

Paul
 

Chi non è contro di voi è per voi

"Chi non è contro di voi è per voi" (Lc. 9,50)

- Pluralismo non fa rima con relativismo -

Operare nel nome di Gesù
Gesù, il Signore, con questa affermazione lapidaria e precisa ci esorta ad andare contro ogni steccato particolaristico e pensare che la storia è sostanzialmente in mano Sua e non nella nostra fierezza di fare corpo, sociologicamente inteso.
L'allora Card. Ratzinger facendo eco alle parole di Giovanni Paolo II disse: "La Chiesa non è contro nessuno, apre le sue braccia al mondo intero".
E' vero.
Così ha fatto Cristo nel suo ultimo gesto sulla croce, ha aperto le braccia, nude e disarmate, al mondo intero.
Il pluralismo inteso come gesto di accoglienza e di proposta nuda e povera nasce dal Cristo crocifisso che spalanca le porte del Suo cuore a tutti gli uomini di buona volontà e a quelli che credono e operano nel Suo nome.
Dobbiamo però aggiungere che operare nel nome di Gesù e nel nome della Chiesa non è una scelta formale ma sostanziale davanti al valore fondante, che più che un valore è la persona di Cristo stesso e tutto ciò che ne consegue.

Dirsi Cristiani e nominare Gesù senza conoscerlo non significa operare nel Suo nome ma solo nel nome di se stessi. L'intervento profetico di Giovanni Paolo II ad Assisi nel 1986 fu in questo chiaro ed esemplare.
Siamo insieme, sembrò dire il Papa alla Porziuncola, nel sostenere i valori preternaturali della pace e della preghiera ma, noi, come Cristiani, siamo obbligati, in forza dal dovere che nasce dall'incontro con Lui, nel ribadire che solo in Cristo c'è salvezza.
L'intervento del Papa fu criticato in parte da coloro che riprendono il motivo settaristico degli apostoli che ancora dovevano capire Gesù e il suo spalancare le braccia al mondo.
Dall'altra parte fu criticato come un atteggiamento Cristocentrico e tutt'altro che aperto dai relativisti del dissenso e laicisti.
Queste due critiche (di finti conservatori e finti progressisti) sono la rappresentanza emblematica delle due realtà che la Chiesa di Cristo deve combattere da sempre e che violentano, da una parte e dall'altra, il principio dell'incarnazione.
Da una parte il settarismo integralista, segno di una profonda immaturità spirituale ed umana, e dall'altra il settarismo relativista e progressista che vuole porre ogni cosa sullo stesso piano per far ergere, in realtà, il piano di coloro che hanno il solo interesse di imporre, dietro la maschera della libertà, la tirannia sull'uomo con una "nuova morale".
La tolleranza come apertura all'altro non significa smarrire la mia identità né significa depauperare l'incontro avuto con Cristo ma significa condivisione del bene e ascolto del bene disseminato nel cuore dell'altro.
Per fare qualche esempio...
Se dunque mi dico cristiano come potrò sostenere l'aborto?
Se dunque mi dico cristiano come potrò sostenere una cultura della morte?
Se dunque mi dico cristiano come potrò mettere sullo stesso piano una unione omosessuale e il matrimonio tra un uomo ed una donna? Vogliamo parlare delle adozioni alle unioni gay?
Se mi dico cristiano come posso sostenere la strage degli innocenti iniziata con l'aborto, perpetuata con la pillola del giorno dopo, con la Ru486 e in questi giorni con le varianti  falsamente anticoncezionale ma sostanzialmente abortive?
Se sono cristiano come potrei non amare, difendere, custodire il Santo Padre?
Se sono cristiano come posso sostenre l'eutanasia e ogni minimo appiglio ad una deriva eugenetica?
Se sono cristiano come potrei mettere sullo stesso piano i valori non negoziabili con quelli pur importanti, che sono negoziabili?

La cultura del relativismo, fomentata anche dal dissenso cristiano, è segno che tale cultura non ha né incontrato né capito Gesù ma lo usa come lo ha usato fino alla fine sulla croce.


Giuda: colui che "usa" Cristo
Giuda di Keriot è stato il prototipo del relativismo. Giuda ha usato Gesù per le sue idee; non ha ascoltato Dio ma solo il mondo, la carne, satana.
I trenta denari sono solo l'epilogo di un tradimento che c'era a monte: quello del cuore. Dietro il relativista c'è sempre l'assoluto della propria volontà malata.
Il cuore di Giuda non aveva ascoltato ma si era chiuso nei suoi progetti.
Sotto l'apparenza del discepolato aveva coltivato se stesso cercando di piegare Dio ai suoi capricci e alle sue visioni politiche.
Giuda, in questo, è il paradigma del relativismo di ogni tempo; del relativismo più raffinato. Magari di quello presente nelle comunità parrocchiali e nelle comunità di ogni tipo.
"Non gridano a me con il loro cuore quando gridano sui loro giacigli" dice Osea al capitolo 7 versetto 14 e Gesù conferma nel Vangelo di Matteo al capitolo 7:
[21]Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli,
ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
[22]Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome
e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?
[23]Io però dichiarerò loro:
Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità."

Dov'è infatti il cuore del relativista?
Sempre in fuga da se stesso egli stesso non lo sa.
In questo periodo (come verificammo nel periodo pre referendum, e post referendum sulla legge 40) notiamo costantemente il tentativo relativistico di addomesticare Dio con aberrazioni comportamentali e con citazioni bibliche a sproposito del promotori.
Ma cosa vuole fare il relativista?
Vuole fare dello Spirito una realtà da supermercato. Vuole fare del Cristianesimo e di Cristo un oggetto che si usa per sostenere il proprio benessere. Ecco fiorire saggi di pseudo-teologi e di pseudo-giornalisti.
Dov'è finita la via del pellegrinaggio esterno ed interiore?
Dov'è finita la via della conversione permanente?
Dov'è finita la via dell'ascolto?
Dov'è finita la via del digiuno?
Il relativista desidera solo sostenere la superbia più invincibile, quella della sclerocardia, la durezza di cuore, l'incapacità di ascoltare. Pur di sostenere un quanto mai precario e proprio equilibrio va al supermercato della modernità per comprare un pò di buonismo, un po di spiritualità, qualche visita ossequiante al Papa, qualche libro di De Mello, un po di porta a porta, un po di lacrimuccia... e via, mi sono "confermato", anzi auto confermato nella fede. Magari delirando su qualche giornale politico o dal populismo di un blog. In definitiva il relativista ha il dogma invincibile di far-si un "nome da solo"
Fede nell'autostima di sentirsi una "persona per bene".
Speriamo che il relativista di oggi sia, piuttosto, più Pietro che Giuda, il quale davanti allo sguardo di Cristo, quel Cristo che egli condanna costantemente, vilipendia, tortura e uccide, si possa ricredere, convertire e sbriciolare quel cuore indurito dalle proprie false certezze e dai castelli ideologici con cui si difende costantemente dal cominciare ad essere un uomo o una donna.


Il relativismo è dentro di noi
Il relativismo, l'usare Dio, non è lontano da ciascuno di noi ed è dentro il nostro cuore.
Si nasconde dietro intenzioni "buone" e politicaente corrette; si maschera dietro il moralismo ideologico e il populismo.
Rivela il cuore e modella il cuore verso una superbia incapace di ascolto.
Quel cuore ferito dal peccato e dalla voglia costante di auto-giustificarsi, terribilmente ostinato nel non convertirsi.
Quel cuore che sceglie la sostanza della schiavitù nell'apparenza della libertà invece della sostanza, dolorosa, ma gioiosa e ricca e feconda della libertà in Cristo.
Il politically correct viene innanzitutto usato verso noi stessi con strategie sopraffine degne del miglior tentatore di "Berlicche". Ma grazie a Dio, Egli, le smonta una per una con pazienza e con forza.. tanto più se lo lasciamo fare.. prima di introdurci in un possibile punto di non ritorno verso la luce e l'habitus umile di una perenne conversione.
Il relativismo è dentro di noi cattolici tutte le volte che diamo voce al "dissenso" non per costruire ma per visibilità politica, non per senso di appartenenza ma per vanità. Ansiosi di avere un posto, magari piccolo piccolo nella comunità parrocchiale.
Altrimenti come spiegare la dicitura di cattolico ad un sito come quello dell'Adista?
Segnalato, tra l'altro, ambiguamente, come cattolico in uno dei portali più antichi su internet che raccolgbono "siti cattolici"?
Altrimenti come spiegare la mancanza di comunione e di ecumene davanti alla causa della vita di alcune realtà cattoliche e cristiane in internet e fuori internet durante il referendum della legge 40?
Il relativismo si veste non solo da progressismo e dissenso teologico ma anche da integralismo e da tradizionalismo; entrambi, come già detto molte volte in questa rubrica, sono segno di una fede non retta in Cristo e nella Chiesa.
Ma il vero dissenso si misura in ginocchio e non sui blog. Il vero essere conservatori si misura dicendo si al Papa e al tuo vescovo in comunione con lui.

Francesco di Assisi, che in tempi ben più confusi dei nostri, aveva compreso il pericolo del relativismo e da altra parte dei puristi, ripeteva e faceva ripetere costantemente ai suo frati:

dammi fede diricta, retta.

Francesco, alter Christus, aveva capito che la vera battaglia contro il relativismo si combatte, innanzitutto, in ginocchio:
"O Alto e glorioso Dio,
illumina el core mio.
Dame fede diricta,
Speranza certa,
Humiltà profonda,
Senno e cognoscemento
Che io servi li toi comandamenti. Amen"
(FF 276).

Memento:
- Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É Lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non é una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura é una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo -
(Joseph Ratzinger, Omelia alla messa "Pro eligendo Romano Pontifice", Roma, 18 aprile 2005)
 

Donna quo vadis?

Questa potenza speciale di amore che hanno le donne non è così evidente come quando esse diventano madri. La maternità è il dono che Dio fa alle donne. Quanto dobbiamo essere riconoscenti a Dio per questo dono che porta una così gran gioia al mondo intero, agli uomini come alle donne. E tuttavia questo dono della maternità , noi lo possiamo distruggere e in modo tutto speciale attraverso il male dell'aborto, ma anche attraverso il fatto di pensare che ci sono delle cose più importanti che amare, che donarsi al servizio degli altri: la carriera, per esempio, il lavoro fuori casa. Nessun lavoro, nessun programma di carriera, nessun possesso materiale, nessuna idea di "libertà" può sostituire l'amore - Madre Teresa