Apologetica

Gratia supponit naturam et perficit eam

annunciazione.jpg"la Grazia presuppone la natura e la perfeziona"

("Stichwort" della Scolastica il cui senso espresso è presente nella Summa Teologica di S. Tommaso e in alcune riflessioni teologiche, su natura e grazia, di S. Bonaventura)

 

- antropologia ed incarnazione -  

 

Scandalo e fondamento

Tutta la Scrittura è centrata sul dono dell'incarnazione.

Tutta la scrittura è centrata sul dono graduale e kenotico di Dio (Fil. 2,5ss) che si fa uomo perché l'uomo diventi Dio. La pienezza dei tempi con la venuta di Gesù ha espresso questo "criterio" in forma radicale e discriminatoria su chi accoglie la Verità e chi la fugge.

L'incarnazione è un mistero ma, parafrasando Pascal nei suoi pensieri, il non accogliere questo mistero significa rimanere nel buio sul "significato" dell'uomo e del suo essere nel mondo ma non del mondo.

Ogni eresia, passata e odierna, non fa altro che depauperare questo "criterio" ed impoverire con ogni sorta di cattiva interpretazione l'agire dell'uomo nel mondo con ideologie parziali e/o devianti che obnubilano il "senso di sé", di cui l'uomo ha bisogno, per capire chi è e di conseguenza come essere presenza viva e vivente nel mondo.
Tale mistero, tra l'altro pienamente necessitante alla ragione, rimane, ora come allora, "scandalo" e "stoltezza" per chi vive in fuga di sé magari sotto la veste di pia religione oppure in un "certo" positivismo, un arrogante scientismo, un patetico gnosticismo.

 

 

L'esperienza della prima Chiesa:

L'esperienza della primissima Chiesa, cioè dei discepoli e degli apostoli di Gesù rimane paradigmatica.
"Egli, infatti, li chiamò perché "stessero con Lui" (Mc. 3,14).

Questo stare, questo umano condividere l'intimità di Cristo e con Cristo, è in realtà la Chiesa che, sebbene necessitante di una organizzazione gerarchica, voluta da Gesù stesso, rimane ed è nella Sua essenza Cristocentrica.
La natura della Chiesa fa sì che essa sia riunita, seduta, intima con Lui, con Gesù.

Il bagno di Grazia carico di vicinanza umana, fatto in modo particolare dagli apostoli,  con Gesù Cristo, non ha precedenti nella storia.

L'uomo-Dio è li, presente, vivo e nascosto con tutti gli aspetti dell'umanità condivisa da questi uomini di diversa cultura e di diversa estrazione sociale.

Questa condivisione quotidiana svolge quel cammino di rinnovamento umano e di evangelizzazione previa così necessario per entrare a piene mani nel mistero. Chissà come l'intimità umana con l'Uomo-Dio ha trasformato psico-esistenzialmente questi uomini e queste donne guarendone l'umanità, indirizzandola, orientandola verso la pienezza graduale del mistero.
Questa esperienza fù per gli apostoli Theourgia, cioè azione di Dio nei loro confronti ed essi rispondevano con una "liturgia", cioè con il loro libero stare, ascoltare, apprendere, ogni parola dell'uomo-Dio e Signore e maestro.
Una esperienza che di solito noi facciamo al contrario o addirittura tralasciamo pensando che basti la sola fede, spesso solo formale o cognitiva, ma non integrata verso un mistero che vuole trasformare tutto l'uomo ed il suo sentire profondo e di superficie. Cioè puntiamo più sul catechismo che sulla Sacra Liturgia.
L'unicità di questa esperienza pre-evangelizzante degli apostoli, questa integrazione radicale dei valori Cristici, questa guarigione affettiva, questa guarigione psichica e della memoria ha realmente preparato, per quanto possibile all'umanità, la discesa dello Spirito Santo nella Comunità degli apostoli e dei discepoli in una forma unica e radicale seguendo la logica dell'affermazione di S. Tommaso che la Grazia presuppone la natura e poi la perfeziona.
Lo Spirito infatti prepara la discesa dello Spirito.
Proprio per questo il tradimento di Pietro, che era intimo di Cristo più di Giuda Iscariota, rimane più incidente, più "colpevole" in un'ottica di rinnegamento. Proprio per questo Gesù fonda la Sua Chiesa su Pietro e sui suoi successori dando fiducia all'uomo peccatore perché si confermi e confermi nella fede i fratelli.

 

Conversione, pre evangelizzazione ed evangelizzazione:

Pertanto il salto indebito che si fa, talvolta, in una conversione con una evangelizzazione, necessita, poi, di far integrare la Grazia ricevuta in tutte le "zone" del nostro cuore, della nostra psiche, della nostra memoria, del nostro vissuto perché non siano un "abito superficiale" ma un Habitus, cioè una quasi seconda incarnazione.

Questa opera lenta, graduale e profonda è generata dall'azione della Sacra Liturgia e dall'evangelizzazione continua a cui siamo chiamati in tutta la vita al fine di far entrare il Vangelo, meglio la Persona viva di Gesù vivo, come una spada a doppio taglio (Eb. 4,12), nelle midolla della nostra personalità e del nostro vissuto.

Non bastano i "gesti" magari forti di vita nuova degli inizi, non basta certamente una conoscenza catechetica dei comandamenti e della Parola di Dio, non basta essere teologi e storici del Cristianesimo, occorre piuttosto che la Grazia, con tutti i canali che essa stessa ha scelto (la Chiesa, la Parola di Dio, i Sacramenti, il Magistero di Guida dei Pastori, il Magistero dei Santi, la Direzione Spirituale, la lettura sapiente della storia, la devozione, ecc) entri in ogni nostra cellula per cristificarci.
Questa non è operazione veloce, né magica, né legata ad entusiasmi di conversione o folcloristici ed emotivi ma ad una libera e lucida adesione alla proclamazione solenne di fare di Cristo Gesù il Signore della nostra vita.

Solenne dichiarazione da fare in ogni mattina ed in ogni sera. Come il pio Ebreo recitava lo Shemà costantemente le cui parole straordinarie dicono: "Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. Queste parole, che ti ordino oggi, saranno sul tuo cuore: le ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando siederai in casa tua e quando camminerai per strada, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te le legherai come segno sulla mano e ti saranno come pendagli tra gli occhi; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte." (Dt. 6, 4-9) così anche noi siamo chiamati a rinnovare con l'adesione delle le labbra e della vita la Signoria di Cristo nella nostra carne.

 Il dono dello Spirito, nell'evento trasformante ed unico della Pentecoste, trova in questo cammino umano-divino di Cristificazione il suo vero senso.
Il non entrare in questa logica vuol dire cadere nei surrogati della fede che sono il fondamentalismo, il devozionalismo, il razionalismo la durezza di cuore o il quietismo sociale e il disimpegno quotidiano e politico. Quando diciamo politico intendiamo, ovviamente, non l'adesione ad un partito o alle logiche mondane ma l'essere pienamente nel mondo e pienamente non del mondo.

 

Lo spiritualismo, il tradizionalismo, il progressismo e il self-made-realization:

Tra gli errori ideologici e religiosi che nella storia (vd. Dizionario Eresie) non hanno accettato il dono dell'Incarnazione abbiamo la corrente spiritualista che talvolta è presente ancora in certe espressioni pseudo-spirituali fatte di rivelazioni private, messaggi apocalittici, scritti "ispirati".  Non che queste non esistano o siano talvolta utili al cammino di fede, anzi, ma diventano dannose quando sono fondanti il proprio cammino e il proprio credo e bypassano Pietro, il magistero e la guida dei pastori.

Il disimpegno o l'impegno falsato sono in definitiva una fuga dall'accogliere la provocazione evangelica dell'incarnazione e servono a rassicurare l'aggregazione di alcuni o il sentirsi protagonisti di altri di "una verità", di complotti curiali, di mafia al vaticano (?) e quant'altro.
Internet ha diversi siti dedicati a rivelazioni private che sono, per altro, spesso private proprio di fede autentica del messaggio di Cristo e della Chiesa. Qui si mischia tutto: da complotti nei confronti del Papa, a predizioni sull'anticristo, a guerre, apocalissi, ecc

Personalmente non mettiamo in dubbio che Dio si riveli talvolta anche così ma la Sapienza della Chiesa aiuta a pesare e comprendere ogni rivelazione privata alla luce della Rivelazione Canonica e lasciata da Gesù e davanti al "criterio" dell'incarnazione fuggendo ogni delirio isterico che spesso accompagna coloro che sono attorno a queste rivelazioni (più che coloro che ricevono il dono).

L'ignoranza, le dinamiche psichiche tolgono poi la vera natura di stimolo spirituale che hanno queste indicazioni che, quando sono buone, hanno di edificazione della Chiesa e nella Chiesa.
Il problema vero degli eventi spirituali sani sono la povertà umana che spesso gli sta intorno. Dio lo sa ma non per questo cessa di donare, in tal senso, largamente eventi che "ricordano" la straordinarietà della grazia. Le apparizioni accertate e riconosciute dalla Chiesa ne sono un segno meraviglioso. Ma sono eventi straordinari che devono ricordare la "straordinarietà dell'ordinario".
Questa è la logica dell'incarnazione e guai se non fosse così.

Così, per esempio, il problema di Padre Pio non è stato certamente il Santo ma alcuni che impoverivano l'evento donato dallo Spirito attraverso questo semplice e povero frate per portare avanti isterie, mercanzie, simonie, devozionismi, ecc.
Ma questo non scandalizzi né spaventi. Queste pseudo-devozioni della povertà umana sono sempre presenti, importante, tuttavia, è riconoscerle e chiamarle per nome.
Un po dipendono dalla nostra povera umanità, un po dal lavoro della scimmia di Dio che cerca di depauperare il "dono" con le sue scimmiottature e, come dire, confondere le acque e porre il dubbio "su Dio".

Da altra parte ci sono poi gli integralisti, gli "unavox" della situazione, coloro che salvaguardano la tradizione.. certamente... la loro tradizione; quello che la loro coscienza manichea e psichicamente immatura vuole "tenere" per non perdere la loro capacità aggregativa.

Sono i "rigidi" di ogni tempo, i nostalgici, i disadattati che non fanno altro, come gli spiritualisti e i self-made-man, che bestemmiare l'incarnazione. Pensano di servire Dio ma invece servono solo le loro insicurezze e le loro frustrazioni. Spesso incapaci di rendere lievito il Vangelo nei tempi che vivono e talvolta incapaci di misericordia. La dove i quietisti sono lassisti loro sono irreprensibili... depauperando il senso pastorale ed ecclesiale.
La misura, anche in questo caso, di discernimento di ciò che c'è di buono è il senso di Chiesa, di amore e appartenenza ad essa.
Di amore e rispetto al Santo Padre. Di "dissenso" fecondo e non "gossipparo". L'umiltà!
Come abbiamo detto più volte tra Lefebvre e la scuola di Bologna (con tutte le debite distanze di posizione tra loro) il problema sembra essere lo stesso: la visione teologica di Chiesa. Lo diciamo con affetto verso di loro ma con chiarezza.
Non è ovviamente solo un problema teologico in senso nozionistico e riflessivo ma prima ancora di carattere affettivo ed esperienziale.
C'è un filo sottile che lega alcuni "unavox" ed una agenzia "progressista" paradossalmente agli opposti come l'Adista: una narcisistica visione di Chiesa ed un impoverimento, da entrambe le parti, del "criterio" dell'incarnazione così come il Signore ce lo ha donato.
Un dissenso sterile. Un prurito democratico nei suoi aspetti relativisti. Un problema serio di fede in Cristo.

Ancora abbiamo i self-made-man, cioè l'epilogo di contraltare degli eccessi manichei della dottrina della predestinazione di Lutero.
Vuoi salvarti? Sii qualcuno. Calvino docet!

Sono i figli della psicologia rogersiana e del capitalismo.

Sono coloro che pongono nelle proprie mani e non nella cooperazione della grazia la riuscita di sé. E' un rischio in cui corrono non solo i teologi della liberazione, ma anche i liberal-cattolici desiderosi di trasformare il mondo. Coloro che magari trasformano gli indubbi "principi non negoziabili" in una clava ideologica.
Sono i teologi del culto di sé che figli del mito del buon selvaggio non tengono conto che l'uomo è si buono ma ferito.
Sono i sostenitori, nelle loro liturgie, del protagonismo storico.
Nelle loro aggregazioni si respira l'aria eccessiva della identificazione proiettiva tipica dei movimenti da stadio, o dei culti bigotti che inneggiano ad un santo e non a Gesù Cristo Signore.

Queste tipologie non sono ovviamente all'infuori di noi e del mio e del nostro cuore.

Tutti cadiamo, magari a seconda delle circostanze storiche del nostro cammino in questi eccessi... laici e chierici; ... tuttavia le cose vanno chiamate per nome per sapere come camminare.

"Dammi fede recta" diceva S. Francesco, una preghiera da fare costantemente.

Quello che c'è di buono in queste visioni è che manifestano un certo movimento di ricerca della verità e che se prese prima che divengano struttura (e quindi fuga costante dal reale) possono essere indirizzate verso un cammino cristiano più equilibrato e più rispettoso del dono dell'incarnazione ed un senso di Chiesa più autentico.

Ecco perché con Paolo siamo chiamati a dire:

 "...Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù  il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo!" (Rm.10,9)... essendo coscienti che il cuore è proprio tutto il centro e, paradossalmente, la periferia della nostra umanità. Una umanità che abbisogna costantemente di essere guarita da Dio per la Chiesa.

 

"La grazia presuppone la natura e la porta a compimento"

Per tutti i motivi prima elencati capiamo come sia necessario un continuo superamento di una fede immatura affinché la nostra umanità, tutta la nostra umanità sia guarita per accogliere pienamente tutti i frutti dello Spirito.
Tra i santi più equilibrati che si conoscono c'è sicuramente il poverello di Assisi.

S. Bonaventura parlando del dono delle Stimmate vissute dal santo diceva che quello che egli aveva sempre tenuto nel cuore gli esplose nella carne. Come a dire che il dono delle stimmate di San Francesco non è solamente un dono ricevuto "dall'esterno" quanto un lavorio costante che la grazia ha fatto con l'umanità di Francesco affinché esplodesse, nella "pienezza dei tempi", nella sua carne. Una perfetta azione teandrica.

Ognuno a suo modo, con la sua umanità, con la sua struttura è chiamato a vivere i misteri della vita di Cristo nella propria carne.
Ognuno di noi è chiamato a dire

affinché lo Spirito venga costantemente con frutto....

 

"Signore fammi vivere la tua umanità nella mia umanità

così come la visse Pietro, Giacomo, Giovanni;

fammi intimo della tua intimità,

del Tuo pensiero, della Tua memoria, della Tua carne, dei Tuoi sentimenti e dei Tuoi sensi.

Guarisci la mia umanità da tutte le sue ferite,

anche quelle nascoste che io non vedo ma che mi impediscono di amarTi

e di amare i santi nel Tuo amore (Sl 16,2-3),
  di amare profondamente la Chiesa, il Santo Padre e i pastori che mi hai donato.

Scardina i sigilli del peccato,

i nuclei di morte,

le dipendenze,

le immaturità,

gli immobilismi vocazionali,
  fammi fare l'esperienza della potenza della Tua Resurrezione,

rendimi vivo e ponimi nella gioia!

Dissipa le mie paure ed i miei fantasmi e riempimi del Tuo Spirito.

Donami di essere Chiesa e di sentirmi Chiesa

e con Te e per Te dare la vita per essa

servendo sempre i miei fratelli.
   Fammi obbediente alla Tua Chiesa in tutto
   come Tu lo sei stato, in tutto, del Padre.
   Donami di seguire i tuoi passi

i tuoi umani passi

per percorrere la Via della vita. Amen!"


Paul Freeman

 

  Per approfondire:

                LA DIREZIONE SPIRITUALE

                Dal Super-Io all’ABBA’, dalla tirannia al Padre.

                

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