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Maria Cristina di SavoiaA cura di Pietro Messa

Oggi, giovedì 14 novembre 2013, si conclude il Bicentenario della nascita della venerabile Maria Cristina di Savoia, nata a Cagliari il 14 novembre 1812 e che sarà beatificata a Napoli il prossimo 25 gennaio 2014.

Segue, sintetizzata dal postulatore, p. Giovangiuseppe Califano, ofm, la storia della causa di beatificazione di Maria Cristina di Savoia


Dal 1852 al 2004


            In considerazione della crescente fama di santità e delle numerose grazie che il devoto popolo di Napoli attribuiva alla intercessione della “reginella santa”, nel 1852 il Venerabile Servo di Dio Sisto Riario Sforza, Cardinale Arcivescovo di Napoli, avviò il Processo sulla fama di santità, virtù e miracoli della regina Maria Cristina di Savoia. Il 9 luglio 1859 il Beato Pio IX introdusse ufficialmente la Causa autorizzando l’istruzione del Processo Apostolico. Da quel momento veniva attribuito alla Serva di Dio il titolo di Venerabile. Il papa Pio XI il 6 maggio 1937 confermava l’eroicità delle virtù della Serva di Dio.

I Postulatori della Causa furono, fino al 1937, gli Abati di Montevergine.

A partire dall’anno 1954 la Causa fu affidata al Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori. La scelta fu suggerita dal fatto che proprio i figli di san Francesco sono custodi della tomba della Venerabile, nella basilica francescana di Santa Chiara in Napoli. Si avvicendarono dunque in questo compito il Rev.mo P. Fortunato Scipioni, ofm, e successivamente il Rev.mo P. Antonio Cairoli, ofm, entrambi Postulatori generali dell’Ordine dei Frati Minori.

Il secondo conflitto mondiale e l’avvento della Repubblica in Italia, con il conseguente esilio dei Savoia, determinarono un sosta nello studio della Causa. Era poi necessario individuare almeno due presunti casi miracolosi da sottoporre alla prudente valutazione della Chiesa per poter sperare di addivenire alla beatificazione.

Tre circostanze hanno favorito lo “sblocco” della Causa.

1) il cambio della legislazione che regola lo studio delle Cause dei Santi. Con la promulgazione della Costituzione Apotolica Divinus Perfectionis Magister, del 25 gennaio 1983 e delle successive Normae Servandae in Causis Sanctorum, del 7 febbraio 1983, per addivenire alla beatificazione veniva ritenuto sufficiente lo studio di un solo miracolo e non più due.

2) il rinvenimento, nell’Archivio della Postulazione generale ofm della Copia Pubblica di un Processo apostolico attestante l’esistenza di un presunto miracolo attribuito all’intercessione della Venerabile nel 1866.

3) la costituzione di una nuova parte Attrice nella Causa, nella persona giuridica dei “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia”, Associazione laicale femminile, sorta nel 1937 nell’ambito dell’Azione Cattolica Italiana, e poi divenuta indipendente e riconosciuta dalla Consulta dei laici. [1]

In concreto la ripresa della Causa è da fissarsi nell’anno 2004, allorché l’associazione Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia conferì il mandato postulatorio al Rev.mo P. Luca De Rosa, ofm, anch’egli Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori.



Dal 2004 al 2013. Lo studio del miracolo.

In nuovo Postulatore si attivò immediatamente affinché la documentazione rinvenuta nell’archivio della postulazione generale potesse essere riconosciuta valida dalla Congregazione delle Cause dei Santi ai fini della beatificazione.

Si trattava della Copia Pubblica del Processo Apostolico super miro costruito presso la Curia ecclesiastica di Genova negli anni 1872 e il 1877; e del Processo Apostolico Addizionale super miro, costruito sempre presso la medesima curia di Genova negli anni 1886-1888. Riguardava l'asserita guarigione miracolosa della sig.na Maria Vallarino da scirro (cancro) alla mammella destra, guarigione avvenuta a Genova nel 1866.

Di entrambi i Processi la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica, con Decreto del 30 novembre 2007. Da quella data in poi si sono compiuti, con esito positivo, tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa in vigore:

Elaborazione dei pareri medici ex officio, febbraio- settembre 2009

Seduta della Consulta medica, 29 ottobre 2009

Congresso dei Consultori Teologi, 26 maggio 2012

Nomina del Ponente per la Causa, 29 gennaio 2013

Ordinaria degli Em.mi Padri Cardinali ed Ecc.mi Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi, 9 aprile 2013

Autorizzazione del Santo Padre Francesco per la promulgazione del Decreto super miro, 2 maggio 2013

Pertanto, dal 2007 (riconoscimento della validità giuridica dei Processi) al 2013 (Promulgazione del Decreto super miro) sono trascorsi appena sei anni, un tempo congruo per lo studio di un caso “storico”. C’è da considerare che nell’anno 2009 si determinò un’ulteriore “pausa” nello studio del miracolo a motivo della morte del Rev.mo P. Luca M. De Rosa (25 aprile 2009) e dei tempi necessari alla nomina del nuovo postulatore della Causa P. Giovangiuseppe Califano, ofm.



La guarigione di Maria Vallarino [2]

Maria Vallarino nacque a Varazze (Genova), in una famiglia molto numerosa, verso la fine del 1829 o all'inizio del 1930, come si deduce da un confronto fra gli atti di battesimo e di morte. Da dieci anni svolgeva attività di cameriera a Genova presso la marchesa Antonia Carrega, quando, nel giugno del 1866, all'età di 36/37 anni confidò alla nobildonna che da alcuni mesi aveva notato una tumefazione grossa come una noce nella mammella destra. La marchesa indirizzò subito la sua domestica al Dott. Luigi Garibaldi. Questi fece diagnosi clinica di tumore maligno scirroso e, senza rivelare all'interessata la gravità della sua malattia, le prescrisse una terapia a base di "sanguisughe, unzioni, impiastri con cicuta e bibite medicinali".

La paziente, dopo un paio di mesi, vedendo che la cura non dava alcun risultato positivo e non conoscendo la natura del suo male, ma sospettando che si trattasse di qualcosa di grave, tornò dal Dott. Garibaldi, il quale le propose l'estirpazione, ma la Vallarino rifiutò e di sua iniziativa andò dal Dott. Oldoino Marengo, medico chirurgo. Questi precisò che si trattava di uno scirro al secondo periodo con resistenze tubercolose, ossia di un di un tumore scirroso altamente maligno inguaribile; le disse di continuare per altri 20 giorni la cura prescritta dal Dott. Garibaldi. Ma siccome non notava alcun beneficio e la tumefazione aumentava, Maria Vallarino passati 15 giorni tornò dal Dott. Marengo. Il chirurgo notò che il tumore si presentava duro, fisso ai piani sottostanti, indolente, in fase avanzata e che la paziente accusava una forte tensione locale. Inoltre, il Marengo, constatando che il tumore aveva raggiunto la dimensione di un uovo di gallina e che il diametro della tumefazione era di circa 7 cm., ne confermò l'inguaribilità. Avendo poi riscontrato l'insorgere di un secondo piccolo tumore nella mammella sinistra, accennò all'intervento chirurgico per il mese di settembre, ma ritenendolo ormai pressoché inutile disse alla paziente che lui non l'avrebbe operata e perciò che consultasse altri Medici. La Vallarino ancora una volta escluse decisamente l' estirpazione chirurgica del tumore.

Fu allora che il Dott. Garibaldi, vedendo la prostrazione della paziente che dal consulto con il Dott. Marengo non aveva riportato alcuna speranza di guarigione, le consigliò di rivolgersi alla preghiera.[3] Più specificamente le disse di rivolgersi alla sig.na Virginia Lombardo di Rivarolo Ligure, un'inferma che diffondeva la devozione alla Venerabile Maria Cristina. La Vallarino andò prontamente dalla Lombardo e da questa ottenne alcuni frammenti di reliquia ex indumentis di Maria Cristina, con la raccomandazione di rivolgersi a Lei con fiducia. La preghiera che Maria Vallarino innalzò al Signore ripetutamente e con fede fu questa: “Gesù, o Buon Gesù, glorificate la vostra Serva Maria Cristina”. Da quel momento iniziò a notare la rapida riduzione del volume della massa mammaria, che poi scomparve del tutto in pochissimi giorni.

Tornò quasi subito dal Dott. Garibaldi e gli riferì che il tumore era pressoché scomparso. Infatti, dice il Dott. Garibaldi, "ritornata dopo cinque o sei giorni successivi, visitai la parte, né più rinvenni il tumore”.

Nel frattempo il Dott. Oldoino Marengo aveva ripetutamente espresso il desiderio di conoscere gli sviluppi del caso Vallarino, per cui, alla distanza di alcuni mesi, sollecitata dalla Marchesa Carrega e per ordine del confessore, la sanata si presentò al detto chirurgo e gli riferì come era avvenuta la sua straordinaria guarigione. Il Marengo rimase meravigliato e le confessò che si era accorto del tumore incipiente anche alla mammella sinistra, e che proprio per la gravità del suo caso le aveva dichiarato che lui non era disposto ad operarla; ma che ormai era completamente "guarita".

Infatti per ben 39 anni la Vallarino non ebbe alcuna recidiva, come hanno rilevato ben 6 Periti ab inspectione che esaminarono la sanata il 16 dicembre 1870, il 12 aprile del 1875 e il 5 aprile del 1887. Gli stessi Periti, non avendo riscontrato alcuna massa nei due seni della sanata, e neanche nelle cavità ascellari, dichiararono la guarigione di Maria Vallarino perfetta e duratura. La sanata morì l'11 gennaio 1905, all'età di circa 75 anni.

            Su questi fatti i medici della Consulta della Congregazione delle Cause dei Santi hanno posto il seguente lemma: “Guarigione della Sig.na Maria Vallarino, molto rapida, completa, duratura ed inspiegabile il "quoad modum", da tumefazione del seno uni o bilaterale, prognosi riservata quoad vitam e quoad valetudinem, terapia inadeguata e inefficace”


Conclusione

L’iter della Causa di beatificazione della Venerabile Maria Cristina di Savoia si conclude felicemente nel corso dell’anno Bicentenario della nascita della Venerabile (14 nov 2012 - 14 nov 2013) e nel corso dell’Anno della Fede. Questo dato è estremamente significativo se consideriamo che le ultime parole della Venerabile sul letto di morte furono anche la sua più alta professione di fede “Credo, Domine! Credo, Domine!”.

Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Crescentio Sepe, Arcivescovo di Napoli, informato il 3 maggio 2013 dell’approvazione del Decreto super miro, ha poi avuto la gioia di comunicare la notizia al clero e ai fedeli di Napoli riuniti nella basilica di Santa Chiara, proprio nel luogo dove si conserva il sepolcro della Venerabile. Ciò è stato possibile per la felice coincidenza della data del Decreto con la festa della traslazione delle reliquie di San Gennaro, che si celebra ogni anno nel sabato che precede la prima domenica di maggio, e che si solennizza con la tradizionale processione del busto e della reliquia del sangue di San Gennaro e dei Patroni principali della città, dal duomo alla basilica di Santa Chiara.

Con l’annunciata beatificazione la Venerabile Maria Cristina verrà iscritta nel calendario dei santi e dei beati martiri, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici, che nel corso dei secoli hanno arricchito della loro testimonianza di fede e di carità la nobile città di Napoli.



(1) E’ significativo, per il risvolto ecclesiale e pastorale che ne assume, che il percorso finale della Causa verso la beatificazione, sia stato sostenuto da una associazione del laicato cattolico. Mutate le condizioni per un interessamento diretto di Casa Savoia al fine della beatificazione, proprio un gruppo ecclesiale di laici se n’è fatto promotore, per offrire alla Chiesa l’opportunità di venerare un modello di santità laicale poco usuale: quello di una regina che vive eroicamente il vangelo nell’ambito della famiglia, del matrimonio, della corte e delle molteplici relazioni del suo rango, animando cristianamente la realtà secolare a lei contemporanea.

(2) Le notizie sono attinte da Congregatio de Causis Sanctorum, Neapolitana, Beatificationis et Canonizationis Ven. Servae Dei Mariae Christinae a Sabaudia, Utriusque Siciliae Reginae, Positio super miro, 2012.

(3) E’ importante notare che i medici Garibaldi e Marengo erano tra i più accreditati di Genova, essendo anche medici della Marchesa Carrega; che entrambi dopo aver visitato e osservato la paziente furono assolutamente certi della diagnosi per la quale emisero una prognosi infausta; ed infine che fu proprio il Dott Garibaldi a suggerire il rimedio della preghiera, il che equivale ad una dichiarazione di impotenza di fronte all’aggressività della malattia.



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