Liturgia
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La Santa Messa

Struttura Dialogica e Sistematica del Rito

  

LA S. MESSA  (schema sintetico)

Struttura Dialogica del Rito:

Il Padre chiama per mezzo del Figlio nello Spirito Santo

Noi = la Chiesa = La QAHAL YHWH = Mensa della Parola Assemblea Sacra e ci invita all'ascolto:

"SHEMA', Ascolta Israele..." DT. 5, 1 ss

-1° lettura

il Sl. Resp. è la nostra risposta

ancora ci parla con la 2° lett.

e poi con la Parola Sua = Il Verbo

rispondiamo con la professione di fede e con la preghiera dei fedeli

Ancora il Padre ci parla con Suo Figlio sotto le Specie del Pane e del Vino transustanziate

(Mensa Eucaristica)

noi rispondiamo con AMEN

Il Padre ci invita ad annunciare il Suo Figlio

nello Spirito Santo!!!

Struttura sistematica e descrizione estesa del Rito:

Etimologicamente la parola MISSA ha una storia del tutto particolare. Indicava il congedo dei documenti prima della presentazione dei doni; successivamente ha indicato l'intera celebrazione.

I primi secoli utilizzarono i termini FRACTIO PANIS / EUCARISTIA per indicare la celebrazione.


LA S. MESSA

Il rito ha una struttura dialogica per la quale il Padre ci chiama per mezzo del Figlio nello Spirito Santo.

Noi con il Battesimo siamo incorporati a Dio e perciò siamo l'HAN di Dio nel mondo (la parola Han significa Israele, che era il popolo scelto da Dio).

I due momenti centrali della S. Messa sono la Liturgia della Parola e la Liturgia Eucaristica che mostrano chiaramente come il Padre continua il suo dialogo con noi.

Nella Liturgia della Parola il Padre, chiamandoci, ci invita all'ascolto con la 1^ lettura, noi rispondiamo con il Salmo ed Egli ancora ci parla con la 2^ lettura e con il Vangelo; noi rispondiamo con la recita della Professione di Fede e la Preghiera dei Fedeli.

Nella Liturgia Eucaristica il Padre ci parla per mezzo del pane e del vino, Corpo e Sangue di suo Figlio, e noi rispondiamo con AMEN.

Infine Egli ci invia ad annunciare Cristo nello Spirito Santo cioè a coinvolgere i nostri fratelli nell'Amore Trinitario che abbiamo sperimentato.


Riti di Introduzione

I riti d'Introduzione comprendono cinque momenti:

-Il canto o antifona d'ingresso,

-Il saluto del Celebrante,

-L'atto penitenziale,

-Il Gloria,

-La colletta.


Il Canto d'Ingresso:

Il canto d'ingresso è attribuito a Celestino I°: non era un vero e proprio canto ma un salmo che accompagnava la processione Papale a S. Maria Maggiore.

Oggi ha la funzione di preparare interiormente l'assemblea al mistero che si sta per celebrare. Non si tratta quindi di un canto che ognuno ascolta solo per se, ma è essenzialmente un atto liturgico comunitario in cui coralmente rivolgiamo una parola a Dio (naturalmente il canto deve essere intonato al periodo liturgico).

In assenza del canto si legge l'Antifona d'ingresso.

Saluto del Celebrante:

Dopo aver "attraversato" l'assemblea accompagnato dal canto, il celebrante bacia l'altare. Questo gesto significa che tutto è riferito a Cristo: il Signore Gesù è infatti altare, sacerdote e vittima, presenza centrale e mediazione obbligata di tutto il culto.

A questo punto il celebrante prende la parola e saluta l'assemblea nel nome della Trinità che ci convoca.

Atto Penitenziale:

Deriva da un'invocazione pagana che si faceva all'imperatore, al signore (Kyrie significa appunto Signore).

Con questo gesto ci prepariamo al pentimento dei nostri peccati chiedendo perdono a Dio e ai nostri fratelli; è ancora, inoltre, richiesta di intercessione presso tutti i Santi nella comunione di tutta la Chiesa: Celeste, Purgante, Militante.

Gloria:

Eccetto che nelle domeniche di Quaresima e di Avvento, nelle feste e nelle solennità si canta o si proclama il Gloria.

E' una composizione non ispirata di cui le più antiche tracce si trovano nel Codice Alessandrino (si cantava nel V° sec. a Gerusalemme). A poco a poco è stato introdotto nella liturgia.

Nella messa romana di Natale era intonato dal Papa, successivamente veniva cantato anche le altre domeniche e oggi è cantato da tutti i sacerdoti e da tutta l'assemblea.

E' una lode a Dio nostro Creatore e nostro Redentore, Dio unico in tre persone; la parte penitenziale si riaggancia all'atto di perdono precedentemente espresso.

Colletta:

Ai tempi di S. Leone Magno si recitava dopo la lettura nella veglia di Pasqua. Il celebrante prende la parola e dice: "Preghiamo".

A questo invito segue un momento di silenzio per consentire ai fedeli di raccogliere le intenzioni che il sacerdote offre al Padre con la recita della colletta (adeguata al tempo liturgico e al contenuto delle letture) che significa dunque "raccogliere le preghiere" (colligere orationem). La colletta si manifesta veramente come preghiera che conclude i riti di introduzione e perciò è nel suo genere insostituibile; come tale

chiuda la 1^ parte del rito ma prepara l'animo dell'assemblea all'ascolto di Dio che parla; funge, dunque, anche da ponte per accedere alla 1^ mensa: quella della Parola.



LITURGIA DELLA PAROLA

Nella condiscendenza delle sue bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla a loro in parole umane.

Dio attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente.

Per questo motivo la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture e non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio.

Nella Sacra Scrittura la Chiesa trova nutrimento e vigore, attraverso la Divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente; la PAROLA DI DIO.

I cristiani venerano l'Antico Testamento come vera parola di Dio.

La Parola di Dio, che è potenza Divina per la salvezza di chiunque crede si presenta e manifesta la forza negli scritti del Nuovo Testamento.

Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita Spirituale.

La liturgia della Parola è parte integrante della celebrazioni Sacramentali. Per nutrire la fede dei credenti devono essere valorizzati i segni della Parola di Dio: il libro della Parola, la venerazione di cui è fatta oggetto, il luogo da cui viene annunziata, la sua proclamazione udibile e comprensibile, l'omelia del Mistero che ne prolunga la proclamazione, la risposta dell'assemblea.

Inseparabili in quanto segni e insegnamento, la Parola e l'azione liturgiche lo sono anche in quanto realizzano ciò che significano.

Lo Spirito Santo non si limita a dare l'intelligenza della Parola di Dio suscitando la Fede; attraverso i Sacramenti Egli realizza anche le meraviglie di Dio annunziate dalla Parola, rende presente e comunica l'Opera del Padre compiuta dal Figlio diletto.


AL SERVIZIO DELLA PAROLA

Lettore

Il lettore è costituito per l'ufficio, a lui proprio, di leggere la parola di Dio nell'assemblea liturgica.

Si tratta di un vero e proprio ministero (servizio istituito o di fatto) per questo è importante che il lettore sia veramente idoneo e ben preparato.

La sua preparazione dovrà essere soprattutto spirituale ma anche propriamente tecnica.

Per questo avrà cura di preparare bene in anticipo le letture senza arrivare sprovvisto all'ultimo momento.

Mediterà dunque il testo che avrà davanti e curerà le tecniche di lettura (respirazione, pause, ritmo ecc..) cercherà di ambientarsi con l'ambone, il lezionario, il microfono.

Si preoccuperà inoltre di presentarsi in maniera degna davanti all'assemblea ricordandosi il ruolo che svolge.

Ambone

E' il luogo da cui si proclama la Parola di Dio, per questo deve essere elevato, stabile decoroso. E', per prima cosa, il luogo di annuncio (sepolcro) vuoto all'alba del 1° giorno).

Perché sia ben chiara la stretta relazione tra Parola di Dio e Corpo di Cristo è bene che l'ambone sia architettonicamente armonizzato con l'altare. E' bene inoltre che sia separata dal luogo ove si dirige il canto o si facciano dei commenti.



I libri della Parola

"La Parola di Dio è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo". I libri sono "segni" della Parola, per questo occorre tributargli massimo rispetto e onore (onore che si può esprimere attraverso l'intronizzazione del Libro, le candele, l'incensazione).

PRIMA DEL PANE EUCARISTICO LA TRINITA' CI DONA IL PANE DELLA PAROLA

a. La Chiesa si nutre alla mensa della Parola e alla mensa dell'Eucarestia, ma un legame inscindibile lega i due momenti. La Parola prepara, la celebrazione del sacramento attualizza la Parola.

La Parola di Dio è DABAR (parola-azione): annunzia la storia della salvezza e il mistero della salvezza è realizzato nella celebrazione eucaristica.

L'intima connessione tra liturgia della Parola e liturgia Eucaristica indurrà dunque i fedeli ad essere presenti fin dall'inizio della celebrazione ed a parteciparvi attentamente.

b. Con modalità diverse del Pane Eucaristico, nel Pane della Parola è sempre presente Cristo, giacché è Lui che parla nella Sacra Scrittura, è Lui che è presente quando la Chiesa prega e loda (S.C. 7 e 33).

c. Ne consegue la VENERAZIONE che la Chiesa tributa alla Parola venerazione che si esprime attraverso il modo di proclamarla, di accoglierla, di rispondere ad essa.

d. Tutta la liturgia domenicale inoltre è permeata dalla Parola di Dio: dai gesti, alle preghiere, ai riti, ai canti, tutto quanto ha origine dalla Parola di Dio.


DIMENSIONE TRINITARIA ED ECCLESIALE

A. Iniziativa di DIO PADRE

L'iniziativa del dialogo è sempre di Dio (no al semi-pelagianesimo). Per la nostra vita di figli è stato Dio a prendere l'iniziativa di rivelarsi e di comunicare con noi uomini.

B. Centralità di CRISTO

Nella celebrazione è presente Cristo, in quanto è Lui che ci parla, a Lui fanno

riferimento le letture bibliche ed in Lui trovano compimento.

A.T.= prefigurazione, annuncio, profezia.

N.T.= compimento, realtà, presenza piena.

C. Dinamismo dello Spirito Santo

E' la Parola che raduna la Chiesa, che la edifica e la fa crescere. La Chiesa permette

l'attuazione della Parola in quanto la fa risuonare e la cala nella storia degli uomini.

Inoltre è garante della Parola dal momento che l'annuncia secondo la perenne

tradizione della Chiesa Cattolica.



STRUTTURA DIALOGICA DELLA LITURGIA DELLA PAROLA

Nella celebrazione non abbiamo un libro che si legge ed un popolo che ascolto, ma abbiamo un Dio che parla ed un popolo che risponde: due viventi a confronto, in dialogo, dialogo di salvezza. Dio parla al suo popolo con la 1° lettura l'assemblea risponde con il salmo. Continua a parlare Dio con la 2° lettura ed il Vangelo.

Attraverso l'omelia, Parola spezzata, Dio entra nei nostri cuori, noi rispondiamo con la professione di fede e la preghiera universale.

CONDITIO "SINE QUA NON"= L'ASCOLTO "SHEMA' ISRAEL"

Quando Dio ci parla dobbiamo veramente aprire il nostro cuore alla Sua Parola, perché questa si incarni in noi.

E' la prima regola perché il dialogo tra noi e Dio ci porti alla salvezza.

L'ascolto è saper accogliere il mistero di salvezza e lasciarci trasformare dall'azione dello Spirito.

1° Lettura

-Lectio continua (di solito dai libri profetici) prepara l'assemblea all'ascolto del Vangelo. Al termine della lettura l'assemblea risponde con "Rendiamo grazie a Dio", rendendo onore alla parola ascoltata con fede e in spirito di rendimento di grazie.

-Salmo Responsoriale

E' la risposta del popolo (alla parola ascoltata e meditata)fatta con la stessa Parola di Dio.

Per sua natura e perché acquisti maggiore "efficacia" è bene sia cantato e, preferibilmente, in modo responsoriale (l'assemblea si unisce al canto "come una sola voce" nel ritornello).


2° Lettura

Lectio continua, di solito scelta dalle lettere degli Apostoli, non sempre è legata al Vangelo.

-Probabile Sequenze

(A Pasqua e Pentecoste) Antico inno che fa risuonare il mistero celebrato nella liturgia.

-Acclamazione al Vangelo

E' un atto a sé stante con il quale l'assemblea rende lode a Cristo, Parola vivente di Dio. In piedi il popolo accoglie e saluta il Signore che sta per rivolgergli la Sua Parola.


Il versetto che viene letto è in genere il più significativo del brano evangelico.

In Quaresima si canta un ritornello alternativo che però contiene lo stesso invito alla lode.

-Il Vangelo

E' il culmine della liturgia della Parola: è Cristo che parla con le stesse sue parole.

Per questo viene letto dal sacerdote o dal diacono.

Alla fine della lettura colui che ha proclamato il testo bacia il libro in segno di venerazione (altri segni possono essere la presenza dei ceri e l'incenso che ci ricordano che è la divinità che ci parla).

-L'Omelia

Il ministro "spezza il pane della Parola", incarna la Parola di Dio nella situazione reale, con la Parola di Dio DICE, FA, PROPONE, INSEGNA.

"DICE":funzione Kerigmatica: ripropone sempre l'annuncio, risveglia la fede.

"FA": funzione sacerdotale: quale dono di salvezza ci porta ad accogliere Cristo.

"PROPONE": funzione profetica: ci aiuta a scoprire in che modo questa Parola ci interpella e provoca una risposta.

"INSEGNA": funzione catechetica: allarga le visioni di fede inquadrando il fatto nel piano di salvezza per noi, per la (Attualizza) nostra vita concreta.

Per tutti questi motivi è ovvio che una buona omelia non può essere improvvisata, ma necessita di una forte preparazione.


-Il Silenzio

La liturgia della Parola deve favorire la meditazione evitando ogni fretta che sia

d'impaccio al raccoglimento.

Pertanto è bene osservare, durante la liturgia, alcuni momenti di silenzio (dopo la 1° e 2° lettura, dopo l'omelia...) in modo da sperimentare l'azione efficace dello Spirito

Santo e renderci idonei ad entrare nel mistero che si celebra. (S. C. 30).

-Professione di Fede

La professione di fede, fatta la domenica o nelle principali solennità, ha lo scopo di

suscitare nell'assemblea una risposta di assenso alla Parola di Dio ascoltata nelle

letture e nell'omelia e di richiamare alla mente la "regola della fede" nella forma

approvata dalla Chiesa (nasce infatti dopo il concilio di Nicea).

E' introdotta nella liturgia da Timoteo di Costantinopoli (515) e sotto Carlo Magno

incomincia ad essere introdotta a Roma.

E' di natura trinitaria; contempla il mistero della Incarnazione, Passione, Morte,

Risurrezione di Gesù Cristo; sottolinea la Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica e

ne sottolinea il sacramento incorporante (Battesimo); tratta in fine dell'

escatologia.

-Preghiera Universale

L'assemblea risponde alla Parola di Dio con la preghiera, intercedendo, di norma, per le necessità di tutta la Chiesa, per il S. Padre, per l'umanità e per altre intenzioni particolari.

Rimane la struttura dialogica con il ritornello invocatorio. Deriva probabilmente dalla "oratio super cathecumenos"; si avvicina allo SEMONE' Esréh ebraico.

Tra i greci, proclamata l'intenzione, si rispondeva con il Kyrie, a Roma, sia Kyrie che Christe; la preghiera fu spostata all'inizio della Messa dopo il 529 e rimase solo l'atto penitenziale ad opera di S. Gregorio; forma attuale dal C. V. II°.



  

  

LITURGIA EUCARISTICA

La Liturgia Eucaristica si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti che formano un'unità originaria:

-la convocazione, la Liturgia della Parola, con le letture, l'omelia, e la preghiera universale.

la Liturgia Eucaristica vera e propria con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la comunione.

Liturgia della Parola e Liturgia Eucaristica costituiscono insieme "UN SOLO ATTO DI CULTO", la mensa preparata per noi nell'Eucarestia è infatti, ad un tempo, quella della Parola di Dio e quella del Corpo del Signore.

Non si è forse svolta in questo modo la cena pasquale di Gesù risorto con i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le scritture, poi, messosi a tavola con loro, "prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro,".

Liturgia della Mensa Eucaristica La liturgia della Mensa Eucaristica ha inizio con la PRESENTAZIONE DEI DONI

Vengono presentati all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote, in nome di Cristo, nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue.

E' il gesto stesso di Gesù nell'Ultima Cena "quando prese il pane e il calice".

"Solo la Chiesa può offrire al Creatore questa oblazione pura offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene dalla sua creazione". La presentazione del pane e del vino all'altare pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo.

E' Lui che nel proprio sacrificio porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici. Tutte le altre offerte sono riservate al servizio della Chiesa e della Carità verso i fratelli più poveri.

Infatti, fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e il vino per l'Eucarestia, presentavano i loro doni perché fossero condivisi con coloro che si trovavano in necessità.

Questa consuetudine della COLLETTA, sempre attualmente, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero per arricchire noi.


-S. Paolo, la Didachè, Tertulliano e Ireneo parlano di offerte in generale, sottolineando,appunto, l'aspetto caritativo.

-S. Giustino parla di pane e di vino con acqua, segno di unità e della nostra umanità.

-Agostino mette in evidenza la comparsa della preghiera mistica, ossia, della

orazione sulle offerte proclamate dal sacerdote.

Preghiera Eucaristica o Anafora

Letteralmente la parola ANAFORA vuol dire Elevare in Alto. Con la preghiera Eucaristica, preghiera di rendimento di grazie e di consacrazione arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione.

Sua importanza

"La preghiera Eucaristica è la massima preghiera di origine ecclesiale, seconda solo al Padre Nostro, per la massima azione liturgica da cui questa ha preso ha preso nome.

Essa si colloca direttamente nella continuità della preghiera pronunciata dal Signore nell'ultima Cena sul pane e sul vino: Egli rese grazie con una preghiera il cui testo ci è sconosciuto, ma che la tradizione cristiana ha saputo accogliere nel suo contenuto fondamentale come lo dimostra il consenso di tutte le chiese su un canovaccio comune antichissimo di questa preghiera.

Preghiera ecclesiale lo è, soprattutto, perché appartiene alla Chiesa radunata in assemblea. Sebbene formulata dal sacerdote, non gli appartiene in proprio, ma egli la recita a nome di tutta l'assemblea che la ratifica con l'Amen. Da quanto detto appare chiaro come la preghiera Eucaristica non sia importante solo su un piano strettamente liturgico o teologico, ma tocchi tutti i livelli della vita cristiana.

Potremmo definirla sorgente, sintesi, punta massima, della vita ecclesiale in cui è lo stesso Cristo che rende grazie, celebra il memoriale della Pasqua, offre il suo sacrificio e la Chiesa con Lui.

Sul piano celebrativo, la preghiera Eucaristica rappresenta il momento culminante della celebrazione, per 2 motivi:

a. E' IL MOMENTO PIU' ALTO DEL COINVOLGIMENTO DELLA

CHIESA NEL MISTERI DI CRISTO: siamo di fronte e dentro il mistero pasquale nella sua globalità e pienezza. La Chiesa esercita in sommo grado la sua partecipazione al sacerdozio di Cristo.

b. Nella preghiera Eucaristica IL DINAMISMO PAROLA-SACRAMENTO SI REALIZZA IN MODO COMPLETO, PERCHÉ SIAMO DI FRONTE A QUALCOSA CHE E' INSIEME PREGHIERA E AZIONE. Dunque non preghiera che accompagna l'azione, ma rito memoriale per cui ciò che viene detto si

attua e ciò che si fa viene detto.

Sul piano dell'ESISTENZA CRISTIANA QUOTIDIANA, la preghiera Eucaristica è regola della preghiera sia comunitaria che individuale.

Essa, infatti, esplicitando quanto è già contenuto nel Padre Nostro ed esprimendo più chiaramente il rapporto con l'evento pasquale, ci propone continuamente gli atteggiamenti e anche i contenuti propri della preghiera cristiana che sono gli atteggiamenti vissuti da Cristo, soprattutto, nella sua Pasqua:


l'obbedienza-ascolto, la lode-ringraziamento, l'intercessione-invocazione,

l'offerta.

Ne consegue così che la preghiera Eucaristica può e deve essere definita regola e parte di un'

autentica spiritualità cristiana.

In essa il sacerdote e con lui l'assemblea, rende grazie:

-FA MEMORIA di tutta la storia della salvezza culminante nella Pasqua.

-INVOCA LO SPIRITO perché il pane e il vino siano trasformati nel Cristo immolato e glorificato;

-e perché i partecipanti "diventino in Cristo un solo corpo e un solo spirito".

-OFFRE IL SACRIFICIO della nuova ed eterna alleanza per la vita del mondo.

Per concludere possiamo dire che la preghiera del canone si raccoglie intorno ad un centro: "il Memoriale".

Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole "finche egli venga" (1Cor. 11, 26), non chiede solo che ci si ricordi di Lui e di ciò che a fatto.

Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua Risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.

Il memoriale dunque non fa riferimento solo al passato. Implica la presenza attiva di ciò che è ricordato: le meraviglie di Dio RIVIVONO nell'oggi, Dio si "RICORDA" di ciò che ha fatto e interviene nel presente.

Ma, anche la comunità, insieme a Lui, si RICORDA: e lo fa ATTIVAMENTE, partecipando a ciò che Dio ha fatto. (Poiché Dio fa misericordia, anche noi facciamo misericordia. Poiché Dio perdona, anche noi perdoniamo).


STORIA DELLA PREGHIERA EUCARISTICA

Nella costituzione apostolica con cui Paolo VI° promulgava il nuovo Messale Romano, frutto della riforma voluta dal Concilio, veniva detto che l'innovazione maggiore riguardava la preghiera Eucaristica, dal momento che accanto al tradizionale ed antico testo del canone romano erano state inserite 3 nuove anafore.

Era la prima volta che la chiesa romana e con essa tutta la chiesa cattolica conosceva nuove preghiere eucaristiche oltre il canone romano, anzi l'unicità del canone era una caratteristica peculiare della liturgia romana, mentre la molteplicità di anafore era una nota tipica della chiese orientali.

L'intento che ispirò questa innovazione fu quello di "aprire" più abbondantemente al clero e al popolo i tesori di vita cristiana presenti nella Bibbia e nella tradizione della Chiesa universale nel modo di celebrare l'Eucarestia e facilmente la comprensione e l'assimilazione vitale.

Il lavoro che portò alla creazione di queste 3 nuove anafore si dimostrò tutt'altro che facile poiché non era nelle intenzioni immediate una creazione così copiosa di nuovi testi, ma "semplicemente" una riforma ed un adattamento del canone romano.

Il procedere della riforma liturgica e l'estensione della lingua viva anche al canone posero il problema della preghiera eucaristica e del suo adattamento. Occorreva una riforma ben più consistente.

Benché ci fossero state diverse proposte innovative per rendere il testo più chiaro e comprensibile a tutti, si decise per l'intervento dello stesso Papa Paolo VI°,

di lasciare il testo del canone romano così come era: nonera, infatti, opportuno alterare un testo di così antica e veneranda tradizione.

Il Papa allora ordinò di affiancare al canone romano 2 o 3 preghiere eucaristiche di nuova composizione, che tenessero conto anche della tradizione orientale.

A quelle prime tre anafore ne hanno fatto seguito altre ancora negli anni successivi:

ricordiamo le due anafore della riconciliazione e quella del sinodo svizzero che sono

entrate nell'ultima edizione del messale in lingua italiana.


GLI ELEMENTI DELLA PREGHIERA EUCARISTICA

La preghiera Eucaristica consta di 10 elementi che ruotano intorno ad un elemento o nucleo centrale che è quello del racconto-riattualizzazione di ciò che fece Gesù nell'ultima cena.

Per esaminare ciascuno di questi elementi possiamo prendere come fonte il testo della preghiera Eucaristica II:

1. La prima parte di cui si compone la preghiera è detta PREFAZIO o dialogo iniziale. In esso il sacerdote a nome di tutto il popolo glorifica Dio Padre e rende grazie per l'opera di salvezza e per i doni che ci offre in Cristo Nostro Signore.

Il Prefazio è, a sua volta, distinto in :

a. UN DIALOGO INIZIALE

b. UN EMBOLISMO (richiama ciò che è stato detto prima)

c. UNA FORMULA FINALE

2. Quest'ultima culmina nell'inno acclamazione del Sanctus.In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio 3 volte SANTO (TRISAGHION ISAITICO Is. 6, 3 " E l'uno gridava all'altro e diceva: Santo, santo santo è l'Eterno degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria"; insieme al BENEDICTUS preso da Luca).

3. la LODE: "Padre veramente Santo, fonte di ogni Santità".

4. L'EPICLESI: la Chiesa invoca l'effusione dello Spirito per la bocca e le mani del sacerdote affinché i doni del pane e del vino, frutto della terra e del lavoro dell'uomo, diventino il Corpo e il Sangue di Cristo vittima immacolata, che si fa cibo e bevanda di salvezza e perché coloro che partecipano all'Eucarestia siano un solo corpo e un solo spirito.

5. IL RACCONTO DELL'ISTITUZIONE E LA CONSACRAZIONE: mediante le parole e i gesti di Cristo, per la potenza dello Spirito Santo, si compie il sacrificio che Gesù istituì nell'ultima cena, quando offrì il suo Corpo ed il suo Sangue sotto la specie del pane e del vino, lo diede a bere agli Apostoli e lasciò loro il mandato di

perpetuare questo mistero.

6. L'ANAMNESI: la Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Cristo Signore per mezzo degli Apostoli

Signore per mezzo degli Apostoli, celebra il memoriale del Cristo, ricordando, soprattutto, la beata Passione, la gloriosa Risurrezione e l'Ascensione al cielo: eventi che l'Eucarestia rende presenti.

7. La VERA OFFERTA: nel corso di questa stessa memoria la Chiesa offre al Padre nello Spirito Santo la vittima immacolata. All'offerta della vittima immacolata la Chiesa unisce l'offerta di se stessa così da portare ogni giorno sempre più a compimento, per mezzo di Cristo mediatore, l'unione con Dio e con i fratelli perché

finalmente Dio sia tutto in tutti.

8.La 2° EPICLESI: "Ti preghiamo umilmente: per la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisce in un solo Corpo".

Il sacerdote, a nome di tutta l'assemblea, invoca lo Spirito perché operi la nostra unità.

9. Le INTERCESSIONI: in esse si esprime la comunione con tutta la Chiesa celeste e terrestre, l'offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, che sono chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza acquistata per mezzo dell'Eucarestia viviamo la comunione ecclesiale che supera lo spazio e il tempo e ci proietta verso la pienezza escatologica.

10. La DOSSOLOGIA FINALE: uguale per tutte le preghiere eucaristiche (è quella del canone romano), esprime la glorificazione di Dio Trinità come fine di tutta la preghiera Eucaristica; con essa ha fine la grande preghiera iniziata con l'azione di grazie e che viene ratificata e conclusa con l'AMEN acclamato dal popolo. (Ap. 22, 20-21)



Peculiarità di ogni preghiera Eucaristica

 

Abbiamo 4 canoni fondamentali di cui il 1° è il CANONE ROMANO (il più antico).

E' un testo venerabile della tradizione romana sia per la sua costante presenza, che per la sua immutabilità .

Il testo si è andato formando dalla fine del IV° secolo al VII° secolo e praticamente fin dall'epoca di Gregorio Magno non ha subito i mutamenti di rilievo. Dal punto di vista della struttura e della disposizione dei vari elementi il canone romano si distingue soprattutto per 4 caratteristiche:

a. Prima del racconto dell'istituzione è collocata la SUPPLICA rivolta al Padre di cambiare il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo.

b. Le intercessioni per i vivi e per i defunti sono poste, in parte prima e, in parte dopo il racconto dell'istituzione e si hanno 2 elenchi di Santi per  la commemorazione.

c. Varia, secondo le feste ed i tempi liturgici, la prima parte della preghiera eucaristica, cioè il PREFAZIO

d.Manca una vera e propria epiclesi pur essendo presente il racconto dell'istituzione.

Dal punto di vista delle idee la linea caratteristica del canone romano è data dall' INSISTENZA CONTINUA SULL'OFFERTA DEI DONI e sulla DOMANDA FATTA A DIO DI ACCETTARLI.

Dal punto di vista dello stile letterario esso è profondamente segnato dal gusto romano per una solennità che ha dello stesso carattere di ridomanda e di stringatezza.

Il valore del canone romano è grandissimo in quanto documento teologico, liturgico e spirituale della chiesa latina. E' bene usarlo nelle celebrazioni che sottolineano la comunione con la chiesa di Roma o nelle feste e memorie di Santi il cui nome è inserito nel canone, in primo luogo quello degli Apostoli.


Preghiera Eucaristica II

Il testo della preghiera Eucaristica II, salvo alcune differenze deriva dal testo anaforico della Tradizione Apostolica di Ippolito (III° secolo).

Ha una struttura lineare e chiara grazie ad un concatenamento naturale ed intuitivo tra le varie parti e i diversi concetti: ha un prefazio proprio che, però , può essere sostituito da altri, il passaggio dal Sanctus all'Epiclesi Consacratoria è molto breve, all'Epiclesi fa subito seguito il racconto della istituzione, seguono

l'Anamnesi, cioè il memoriale del mistero pasquale di Cristo, la preghiera per l'accettazione dell'offerta e per una comunione ecclesiale fruttuosa, le intercessioni e la commemorazione dei Santi a cui fa seguito la dossologia finale.

La preghiera Eucaristica II per la sua concisione e la sua semplicità può essere un buon punto di partenza per una catechesi sui diversi elementi della prece eucaristica, inoltre può essere indicata per le celebrazioni finali, per quelle con i giovani in piccoli gruppi.


Preghiera Eucaristica III

La preghiera Eucaristica III è senza dubbio il testo più usato nelle celebrazioni domenicali e nelle solennità.

E' quella che più si avvicina allo stile romano, sottolinea molto il concetto sacrificale e di offerta.

Non ha prefazio proprio ed in questo è vicina al canone romano.

Il passaggio all'acclamazione all'epiclesi sottolinea la lode al Padre e si articola in 4 punti:

a. Si descrive l'opera divina come opera del Padre, del Figlio e dello S p i r i t o

Santo.

b. Si invita a contemplare l'universo come opera di Dio, tripudio di vita e

santificazione.

c. Si considera il popolo intorno al Padre.

d. Si formalizza il tema del culto.

Per il fatto che la III° preghiera si può saldare con qualsiasi prefazio può essere nota in tutte le occasioni; il suo testo abbastanza ampio permette di dare maggiore risalto alla maggiore risalto alla preghiera eucaristica, troppo spesso fatta di fretta.


Preghiera Eucaristica IV°

la preghiera Eucaristica IV, che si ispira all'anafora di San Basilio è senza dubbio il testo più teologico del messale.

Ciò che caratterizza in maniera particolare la IV anafora è il passaggio dal Sanctus all'epiclesi consacratoria, che qui è straordinariamente lungo e molto ricco di significato teologico.

Essa ha un prefazio proprio che non può mai essere cambiato perché se ne spezzerebbe l'unità teologica e letteraria.

Si può, inoltre, considerare questa anafora come una professione di fede.


Riti di Comunione

Comprendono le preghiere di preparazione (PADRE NOSTRO), il dono della pace, la fractio panis, la preparazione della Comunione e la Comunione.

Padre Nostro

Costituisce il culmine del Discorso della Montagna (Mt. 6, 9-13) Gesù insiste sulla CONVERSIONE DEL CUORE: per accedere alla mensa prima ci si riconosce figli chiedendo i 3 obbiettivi base di ogni preghiera: nome, regno, volontà; la riconciliazione con il fratello prima di presentare una offerta sull'altare, l'amore per i

nemici e la preghiera per i persecutori, la preghiera al Padre "nel segreto" (Mt. 6,6),

Senza sprecare molte parole, il perdono dal profondo del cuore nella preghiera, la purezza del cuore e la ricerca del Regno.

Tutti questi sono gli obbiettivi della preghiera del figlio.

Il perdono (Rimetti a noi i nostri debiti come noi...) è la conditio sine qua non per accedere alla mensa (Pane quotidiano e pane substantialis) e mangiare degnamente il Corpo del Signore.

Lo stesso S. Paolo esorta ad un esame di coscienza: "Chiunque in modo indegno mangia il pane e beve il calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; poiché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna". (1 Cor. 11,27).

Chi è consapevole di aver commesso un peccato contro la carità, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione.

Segno di Pace

Prima di partecipare alla Mensa Eucaristica è necessaria, dunque, la riconciliazione nella CARITA', riconciliazione che prepara alla mutua immanenza: la Trinità dimora in noi e noi nella Trinità.

Gesù vuole che Lui stesso e lo Spirito Santo siano presenti per Mutua Immanenza in coloro che credono nel Padre e per questo ci da un comandamento nuovo: "Amatavi gli uni gli altri come io vi ho amato" (Gv. 13. 34; 15, 12-17).

Nei primi secoli si scambiava dopo la prece universale prima della presentazione dei doni, secondo l'indicazione di Cristo (Mt. 5,23-24).

Era vietato ai catecumeni perché il loro bacio non era ancora santo. Dopo la mensa della Parola, essi erano costretti ad andarsene in quanto non essendo stati battezzati, non potevano accedere né all'Eucarestia, né all'offertorio.


Fractio Panis

Pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella Comunione, un solo PANE in Cristo. Il suo Corpo deve essere realmente spezzato come segno di unità-carità-verità.

"Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti siamo un corpo unico, perché

partecipiamo tutti a quell'unico pane " (1 Cor. 10, 17).

La fractio panis è accompagnata con il canto dell'Agnus Dei (Gv. 1, 29).

Con l'Immixtio il sacerdote lascia cadere un frammento di pane consacrato nel calice

del vino consacrato in segno della pienezza della persona di Gesù che è CIBO e BEVANDA di vita eterna.

Preparazione alla Comunione

Il sacerdote presentando l'ostia ai fedeli, dice:

"Beati gli invitati alla cena del Signore!

Ecco l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo".

(Es. 3, 14; Gv 1, 29)

Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele non può che fare con sua umiltà e fede ardente la supplica del centurione:

" O Signore, non sono degno di partecipare

alla tua mensa: ma di soltanto una PAROLA

e io sarò salvato".

La parola prepara la Mensa e alla Mensa.

Come è scritto al n°56 del S.C., la Mensa della Parola e quella Eucaristica sono congiunte tra di loro così strettamente da formare un solo atto di culto.

Andando a ricevere il Pane Eucaristico (anche senza il vino (S. C. 56) c'è la pienezza della divinità), i fedeli esprimono la loro gioia e la loro unità con un canto o meditando l'Antifona di Comunione.

Il sacerdote o il ministrante eleva l'ostia consacrata e dice:

"IL CORPO DI CRISTO"

Tale appello suscita una risposta, una scelta, una conversione fondamentale di fede,

così il fedele che si comunica risponde di fede, così il fedele che si comunica risponde:

"AMEN"

-E' il si incondizionato che si fonda sulla fedeltà di Dio sull' Amore viscerale

(HESED).

-E' atto di fede (credo davanti all'Eucarestia che quello è il Corpo di Cristo).

-E' il si di appartenenza (Noi siamo coscienti di appartenere alla Trinità e alla Chiesa come corpo Mistico).

-E' il si quotidiano di tutta la Chiesa (V. T. e N. T.) contro: LA CARNE -IL MONDO -IL DEMONIO.

-E' il si risonante del COSMO che attende la ricapitolazione in Cristo ( Ef . 1, 3-14)

-E'Gesù Cristo stesso (Ap. 3,14). Egli è l'AMEN definitivo dell'amore del Padre per noi; assume e porta alla sua pienezza il nostro "Amen" al Padre: "Tutte le promesse di Dio in lui sono divenute "SI".

Dopo l'Amen della dossologia finale, segue il silenzio meditativo, intimo e non intimistico (l'intimismo degenera il mistero).

Infine, il sacerdote recita a nome di tutti, una preghiera di ringraziamento, con cui chiede a Dio di partecipare ai frutti dell'Eucarestia.

-"per Cristo nostro Signore" (meditazione obbligata)

-"Amen"


Quali sono i frutti dell'Eucarestia?

-La Comunione accresce la nostra unione a Cristo.Il Signore, infatti, dice: "Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue dimora in me ed io in lui".

-La Comunione ci separa dal peccato. Il corpo di Cristo che riceviamo è dato per noi e il Sangue che beviamo è "Sparso per molti in remissione dei peccati". Perciò l'Eucarestia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri.

-L'Eucarestia fortifica la Carità che nella vita di ogni giorno, tende ad indebolirsi; la carità così vivificata CANCELLA I PECCATI VENIALI. Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci di troncare gli attaccamenti disordinati delle creature e di radicarci in Lui.

-L'Eucarestia fa la Chiesa. Coloro che ricevono l'Eucarestia sono uniti più strettamente a Cristo. Per ciò stesso, Cristo li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la Chiesa. La comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa incorporazione alla Chiesa già realizzata mediante il Battesimo.





RITI DI CONCLUSIONE E DI CONGEDO

I riti di conclusione sono una ripetizione a rovescio dei riti iniziali della S. Messa.

Si articolano in questo modo: parole finali, saluto ai fedeli, benedizione, congedo, bacio

all'altare, riverenza all'altare e ritiro.

Benedizione - Berakà ha due significati: rendere grazie -Eucarestein

trasformare ontologicamente e consegnare (Dabar)

Cel. Il Signore... UNITA' DIALOGICA

Ass. E con il tuo Spirito

Cel. Vi benedica -- La Trinità efficace (cioè invia -mandato -e ci abilita ad esercitare l'annuncio missionario di ciò che abbiamo ricevuto nella celebrazione; donandoci anche la grazia necessaria per espletarlo)

Ass. Amen (si unisce a tutti gli Amen precedenti)

CONGEDO

-Il celebrante o il Diacono: "La Messa è finita".. Invito (Dabar)

Questa formula di congedo serve a far capire che missionario del è avvenuta una comunicazione e che l'azione intera Padre il Figlio è terminata. nello S. Santo

-Ass. Rendiamo grazie a Dio (ora e sempre siamo infatti popolo eucaristico)

-Canto di congedo (ricorda il mistero celebrato il tempo specifico o l'invito missionario)


La Chiesa è per natura missionaria perché è stata salvata dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo ed è sacramento di presenza / salvezza trinitaria.

A. G. Iss

Benché non si debba considerare il congedo come un esplicito rinvio alla missione, il popolo in veste di comunità eucaristica solo per il fatto di essere battezzato è "missionario" e non può chiudersi in se stesso.

Ogni volta infatti che il fedele ritorna al "Banchetto Eucaristico" riaccetta con libertà la sua chiamata a rivivere nella Sua carne i misteri della vita di Cristo Gesù specie il mistero Pasquale.

Gesù Cristo è morto di sua propria volontà per salvarci tutti ed ha compiuto così la sua missione anche noi siamo chiamati a fare lo stesso.

Nella S. Messa, quando si rivive il "Banchetto Eucaristico", tutti i presenti con slancio accettano la propria missione riescono, con l'esempio di Cristo stesso, e la sua grazia efficace accolta con fede e accresciuta, a superare tutti gli ostacoli che il "mondo" mette loro davanti.

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