Liturgia
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IV domenica di Pasqua - Anno B

buon-pastore-ravenna.jpgColletta
Dio onnipotente e misericordioso,
guidaci al possesso della gioia eterna,
perché l'umile gregge dei tuoi fedeli
giunga con sicurezza accanto a te,
dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

Oppure:
O Dio, creatore e Padre,
che fai risplendere la gloria del Signore risorto
quando nel suo nome è risanata
l'infermità della condizione umana,
raduna gli uomini dispersi nell'unità di una sola famiglia,
perché aderendo a Cristo buon pastore
gustino la gioia di essere tuoi figli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...


Prima lettura

At 4,8-12
In nessun altro c'è salvezza.

Dagli Atti degli Apostoli

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d'angolo.
In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Parola di Dio



Salmo responsoriale

Sal 117

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d'angolo.


Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell'uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d'angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. 


Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.



Seconda lettura

1Gv 3,1-2
Vedremo Dio così come egli è.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

Parola di Dio



Canto al Vangelo (Gv 10,14)
Alleluia, alleluia.
Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.



Vangelo

Gv 10,11-18
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore



Il Commento

"Il buon pastore dà la propria vita per le pecore"

In questa 4^ domenica del tempo di Pasqua e nel vangelo di oggi l'evangelista Giovanni raccoglie ciò che Gesù dice di se stesso, utilizzando la figura del buon pastore.
In questo brano Gesù ci mette in guardia dai mercenari che vogliono passare per pastori, ma in realtà non lo sono affatto e ci mette in guardia donandoci alcuni criteri.
Innanzi tutto cerchiamo di capire perché Gesù si vuole svelare a noi, utilizzando la figura del buon pastore.

Cosa fa il pastore? Egli conduce le pecore al pascolo, cioè al luogo dove possono mangiare, riposare, sentirsi protette ed amate: provvede, dunque, al loro sostentamento primario. Esse sanno riconoscere la sua voce perché lo conoscono.
Si fidano di lui perché sono state oggetto della sua cura ogni giorno ed in ogni istante.
E' bello, nella nostra vita, poter contare su una guida sicura, su una persona con la quale confrontarsi specialmente nelle circostanze avverse della vita.
E' importante potersi appoggiare su qualcuno, potersi affidare a qualcuno.
Ma come trovare questo punto di riferimento? Con il vangelo di oggi Gesù si propone come il nostro unico pastore, come il nostro buon pastore, unica guida sicura che ci conduce ai pascoli della vita.

Come entrare in questo rapporto confidente con Gesù, nostro buon pastore?
Io credo che l'unico modo per fidarsi di Gesù ciecamente e quello di conoscerlo. E l'unico modo per conoscerlo è quello della preghiera, attraverso la quale entriamo in comunione con Lui e con il Padre.
Se vogliamo conoscere Gesù, dobbiamo, ogni giorno, permettergli di condurci al pascolo della preghiera: nostro bisogno primario di sostentamento.

Solo nell'incontro con Lui possiamo farci illuminare e condurre verso i pascoli della vita. I pascoli sono per noi quei luoghi dove Gesù ci indica la soluzione ai tanti quesiti della nostra esistenza, sono quei luoghi dove Egli ci consola, ci "coccola", ci ristora: "Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò.".
Sono anche il luogo della nudità e della provocazione; dell'ascesi e della fatica. Dello stare con Lui senza consolazione.

Penso che ogni persona che voglia fare un vero e profondo cammino di fede debba "scontrarsi" un giorno con quello che viene chiamato "abbandono confidente nelle braccia del Padre". Affidarsi, abbandonarsi con fiducia in Gesù significa attendere che Lui si sveli a noi, che Lui ci conduca ai pascoli, significa confidare nel fatto che Lui ci guidi. Padre Jaques Philippe nel libro "La pace del cuore" tocca in maniera sublime questo argomento. Molte volte la passività, cioè l'attesa della manifestazione di Dio, il "non fare" per "lasciarsi fare" è l'atteggiamento migliore per lasciarsi raggiungere dalla "luce di Cristo", unica vera luce. L'uomo contemporaneo ha tanto bisogno della "vera pace del cuore", che si può ottenere soltanto facendosi raggiungere da lei, permettendo a Cristo di donarcela, mettendosi semplicemente in un atteggiamento di attesa confidente.
E' un cambiamento di mentalità, di modo di vedere e quindi di vivere la propria vita: "Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me.".

E' proprio vero che molte volte, anzi troppe volte, cerchiamo lontano ciò che invece abbiamo vicino a noi, a portata di mano. Quelle risposte che cerchiamo in chissà quali "Guru" e "maestri di sapienza", in chissà quale spiritualità dall'altra parte del globo, in chissà quali "venditori di fumo" e "commercianti del nulla", noi non solo le abbiamo vicino a noi, ma le abbiamo dentro di noi, in quanto figli di Dio e tempio dello Spirito Santo che abita in noi, sin dal battesimo.
Se ci daremo del tempo di preghiera, del tempo per ascoltare Gesù che ci parla, Gesù che ci consiglia, Cristo che ci ammaestra, quando arriverà il momento in cui avendo bisogno di essere condotti sul "vero pascolo della vita" sentiremo diverse voci che ci chiamano, sapremo distinguere la voce del nostro "buon pastore", da quella dei mercenari, perché solo Lui ha offerto la sua preziosa vita per il bene nostro, suo gregge e sue amate pecorelle.
Non saremo confusi perché la voce con cui Egli ha chiarito nel nostro cuore che ha dato la vita per noi, anzi per ciascuno di noi, per me...
sarà talmente nitida e chiara che ogni vociare e ogni mondana confusione verrà riconosciuta come la spazzatura che essa è; null'altro.

Alberto e Morena
 
Altri spunti
Corso sulla preghiera
Gratia supponit naturam et perficit eam




congratio-pro-clericisCitazioni di

Ac 4,8-12:              www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9ammlod.htm        

1Io 3,1-2:               www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9abrwoc.htm        

Io 10,11-18:             www.clerus.org/bibliaclerusonline/it/9arb00j.htm        

 

 

Celebriamo oggi la quarta Domenica di Pasqua, comunemente nota come la “Domenica del Buon Pastore”. Nella Liturgia, infatti, il Signore Risorto si presenta a noi come il Pastore delle nostre anime, come Colui «che dà la propria vita per le pecore» (Gv 10,11). Guardando a Cristo Buon Pastore, siamo richiamati soprattutto a pregare sia per coloro che Egli già ha posto come pastori nella Sua Chiesa, sia per i giovani chiamati a questa missione.

Nelle Letture, ricorre più volte il verbo “conoscere”. Quando la Sacra Scrittura parla della “conoscenza”, specialmente della conoscenza tra persone, intende qualcosa di ben più profondo del significato che la nostra cultura solitamente vi attribuisce.

La “conoscenza” biblica, infatti, non si riduce appena all’apprendimento di alcune informazioni, per lo più esteriori e marginali, circa la realtà o la persona conosciuta; essa piuttosto accade come intima comunione e reciproco possesso, tale da coinvolgere interamente l’intelligenza, la libertà e la volontà.

Nel brano di Vangelo, che abbiamo ascoltato, il Signore affermava: «Io […] conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me» (Gv 10,14) e, nella seconda Lettura, sempre San Giovanni afferma: «Il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto Lui» (1Gv 3,1).

Si parla di due tipi differenti di conoscenza. Vi è una conoscenza che è data ed una conoscenza che non è possibile -e che quindi è inutile- cercare e perseguire direttamente.

Guardiamo anzitutto alla prima.

La conoscenza che ci è data – data perché, per grazia, siamo cristiani – è la reciproca conoscenza con Cristo. Ci sono dati, cioè, con Lui quell’intima comunione e quel reciproco possesso, per i quali l’Apostolo Giovanni arriva ad esclamare: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1Gv 3,1). La conoscenza di Cristo, infatti, non si riduce alla semplice conoscenza di quanto i Vangeli narrano di Lui o delle verità che la Chiesa insegna – cose, queste, non solo necessarie ma urgenti, soprattutto in questa epoca così fortemente segnata dall’analfabetismo religioso – (cf. Benedetto XVI, Omelia, Messa del Crisma 2012).

La conoscenza che di Cristo ci è data è l’intima comunione alla Sua stessa Vita, comunione che ci trasforma ed eleva alla realtà di figli di Dio, per opera dello Spirito Santo ricevuto nel Battesimo. Per questo, siamo chiamati figli di Dio «e lo siamo realmente!». Questa conoscenza, inoltre, pur coinvolgendo tutta la nostra persona, non dipende da noi, ma avviene come “dono”: affonda le proprie radici nella sovrana iniziativa di Dio, che prende carne e sangue in Gesù Cristo, il solo, vero Buon Pastore, che offre la propria vita per le pecore, per noi (cfr. Gv 10,17-18).

Ancora, Cristo offre la propria vita e la riprende. Cosa significa che Egli “riprende” la vita?

Vi è, certamente, un primo significato: Egli, offertosi volontariamente alla Morte di Croce per noi, risorge dai morti e vive per sempre. Ma possiamo scorgere anche un’ulteriore indicazione. Cristo, risorgendo, riprende la vita che ci ha donato sulla Croce, attirandoci così verso il Cielo, nel Suo rapporto d’amore con il Padre. Diveniamo figli e partecipi del Suo stesso Amore, per il Padre e per gli uomini.

Questo avviene in modo del tutto speciale per quanti sono chiamati al Sacerdozio: chi riceve il dono della Vocazione, infatti, viene “ripreso”, attratto nella vita di Cristo e reso partecipe della Sua stessa opera salvifica. Chi è sacerdote viene fatto a tal punto oggetto di amore e di misericordia, da poter rendere presente, attraverso la propria persona, lo stesso Gesù Buon Pastore.

 

Quanto alla seconda conoscenza, quella del mondo, San Giovanni ci dice che essa non ci è data: «il mondo non ci conosce». Quanti hanno incontrato Cristo e possiedono la conoscenza di Lui, devono sapere che questo tesoro è radicalmente incompatibile con il “riconoscimento” mondano. Il Signore stesso ce l’ha insegnato: non possiamo servire due padroni (cfr. Lc 16,13). L’unico modo per far sì che il mondo ci conosca e ri-conosca è attirarlo nella conoscenza di Cristo e aprirlo così a Dio.

Domandiamo alla Beata Vergine Maria, Porta del Cielo e Regina degli Apostoli, di lasciarci interamente determinare, come Lei, dalla vera conoscenza di Cristo, l’unico in grado di condurci ai pascoli celesti! Amen.

 

 

Preghiera dei fedeli

 

Introduzione del celebrante:

Nella domenica del Buon Pastore ci rivolgiamo con fiducia al nostro Signore Gesù

 

1.    Signore Gesù, che ci conosci e ami uno ad uno e doni la vita per noi come Buon Pastore: sostieni e guida la nostra vita; rafforza  la nostra fiducia in te,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

 

2.    Preghiamo per i tutti i nostri pastori che ci annunciano Cristo presente e vivo: Papa Benedetto, i Vescovi e i sacerdoti; domandiamo nuove vocazioni, dono della Carità di Dio,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

 

3.    Signore Gesù, tu sei il Pastore che ha altre pecore oltre a noi. Ti domandiamo che tutti i popoli e tutti gli uomini ti incontrino come Guida e Maestro per la vita e come Salvatore,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

 

4.    Per le tutte le famiglie; per i ragazzi che verranno introdotti al sacramento dell’Eucaristia con la Comunione. Ci affidiamo all’intercessione di Maria, Madre del Signore, nel mese di maggio che sta per cominciare,

Ti preghiamo: SIGNORE ASCOLTA LA NOSTRA PREGHIERA

 

Conclusione del celebrante

Ti affidiamo o Signore la missione della tua Chiesa, per la quale tu hai dato la tua vita come Buon Pastore.

 

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