La richiesta di perdono è stata accettata

Per il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, non c'è stata chiusura e "chi ha interpretato così non ha nessuna sensibilità religiosa, teologica, filosofica". E ancora: "Abbiamo incontrato tutti i papi ma lo abbiamo fatto sempre in occasioni ecumeniche. Non c'è mai stata una interlocuzione diretta e soprattutto con il valore delle cose che ci siamo detti oggi" Maria Chiara Biagioni
Il Sinodo metodista e valdese “riceve con profondo rispetto, e non senza commozione, la richiesta di perdono da Lei rivolta”. Esordisce così una lettera aperta indirizzata a Papa Francesco dai 180 sinodali riuniti a Torre Pellice per l’annuale Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi. È la prima volta che i valdesi scrivono a un Papa che nella lettera chiamano “caro fratello in Cristo Gesù”. La missiva è la risposta da parte del massimo organo decisionale delle Chiese valdesi e metodiste alle parole con le quali il Pontefice, lo scorso 22 giugno nella sua visita alla chiesa valdese di Torino, aveva chiesto “da parte della Chiesa cattolica, perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi”. “Nella Sua richiesta di perdono - scrivono i valdesi al Papa - cogliamo inoltre la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova”. “Le nostre Chiese sono disposte a cominciare a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi”. Ma c’è un passaggio nella lettera che è stato interpretato da alcuni come un ‘no’ da parte del sinodo alla richiesta di perdono del Papa. È il paragrafo in cui si dice: “Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro”. Il pastore Eugenio Bernardini è moderatore della Tavola valdese.

 

La delusione di Origene

L’avvenimento centrale, nell’ambito dell’intera attività di Origene, fu il trasferimento da Alessandria a Cesarea di Palestina a seguito della condanna che Demetrio, il vescovo della metropoli egizia, gli aveva fatto infliggere per essere stato ordinato presbitero intorno al 233 da Teoctisto, vescovo di quella città palestinese, senza che egli lo avesse previamente autorizzato. In effetti Origene, maestro nella scuola catechetica di Alessandria, aspirava al presbiterato, al fine di poter predicare in chiesa e perciò allargare di molto l’ambito di quanti potessero fruire del suo insegnamento.
 
«Aveva occhi grigioazzurri — scrive suor Blandina Segale nel suo diario — e l’aria di un ragazzino: non gli si sarebbero dati più di diciassette anni. E un’espressione innocente, se non fosse per la ferrea fermezza di propositi, buoni o cattivi che siano, che gli si legge nella coda dell’occhio (...) Poteva scegliere la via giusta ed invece scelse la sbagliata». Sotto la notizia della sua morte annota: «Povero Billy, termina così la carriera di un giovane che cominciò a scendere la china all’età di dodici anni vendicando un insulto che era stato fatto a sua madre». Il ragazzo di cui si parla nel testo è il leggendario fuorilegge Billy the Kid, che incrociò più volte la strada della religiosa italoamericana Rosa Maria Segale, entrata nel convento delle suore della Carità di Cincinnati l’8 dicembre 1868 prendendo il nome di Blandina.
 
Mirko De Carli

L'intervento felpato del presidente del consiglio al Meeting di Rimini ha confermato il fatto che la Chiesa italiana, nelle sue varie sfaccettature (di cui i movimenti ecclesiali ne sono espressione) ricerca continuamente non padroni da servire ma interlocutori con cui interfacciarsi per il bene della comunità italiana e del proprio popolo cristiano. Nella storia è sempre successo e sempre succederà. Quindi non stupisce che Renzi abbia ricevuto una buona accoglienza dal ritrovo agostano organizzato da Comunione e Liberazione: molti vedono in lui l'unica possibilità di cambiare realmente il paese. Il giovane leader toscano in questo è molto bravo a sedurre mondi culturalmente distanti ma uniti dalla cocente delusione della seconda repubblica: la narrazione dello stato di salute dell'Italia e delle sue possibili ricette risulta commercialmente spendibile in quanto riesce a dare, quasi sempre, una botta al cerchio e una alla botte.
 
E’ un quesito che si trova nel testo che sto presentando, “Inchiostro e Incenso”, di Ilaria Mattioni, edizioni Nerbini (2012). Dell’argomento si interessò fin da subito con la pubblicazione de Il Giornalino, don Giacomo Alberione nel 1924. Dopo i primi mesi Il Giornalino acquisiva una sua fisionomia con un taglio religioso e più educativo e meno didascalico. Il periodico come del resto la stampa cattolica per ragazzi a lungo ha usato il metodo educativo, “degli esempi contrapposti, da un lato il bambino perfetto che possedeva tutte le virtù, dall’altro il fanciullo che rappresentava la summa di tutti i vizi”.
 

Sulla libertà di espressione, ma non di ragione

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente.
Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace.
Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare.
E questo lo considera libertà.
 

Il corretto uso della fede

Pubblichiamo quasi per intero l’intervento che il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha tenuto al Meeting di Rimini.

di JEAN-LOUIS TAURAN

Il 25 agosto dell’anno 1900, a Weimar, moriva nella solitudine e nella follia Frederich Nietzsche. Qualche anno prima, nella sua autobiografia, dal titolo alquanto sacrilego, «Ecce homo», egli aveva posto la domanda: «Dov’è Dio?». La risposta fu: «Ve lo voglio dire: siamo stati noi ad ucciderlo, voi ed io. Sì, i suoi assassini siamo tutti noi. Dio è morto. Dio è morto!». Nasceva così la corrente di pensiero che, per più di un secolo, è stata conosciuta come “la morte di Dio”. Lo scientismo, poi, ha affermato che soltanto la scienza è in grado di rivelare all’uomo tutta la verità. Solo la scienza è il fondamento della saggezza. Può esistere una morale senza Dio.
 

C’è sempre spazio

BERLINO, 25. Le violente manifestazioni xenofobe avvenute lo scorso fine settimana nei pressi di Dresda hanno drammaticamente rilanciato il problema dell’accoglienza ai profughi e ai rifugiati in Germania. Sul tema è intervenuta anche la comunità ecclesiale da sempre fortemente impegnata nel promuovere l’assistenza e l’integrazione di quanti giungono in Germania nella speranza di costruire un futuro migliore per loro e per le loro famiglie. Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia e presidente della commissione Caritas della Conferenza episcopale tedesca, al termine di un viaggio in Kosovo e in Albania, ha ribadito che ognuno ha la responsabilità di prestare assistenza in particolare alle persone che sono nel bisogno e in fuga: «Il diritto di asilo è un diritto fondamentale e un diritto individuale a prescindere dalla razza, religione o colore.
 
Nell’era di internet, di facebook, degli sms, del tablet, può avere ancora senso pubblicare un giornale cartaceo per i ragazzi? Sembra di si, soprattutto dopo aver letto il libro di Ilaria Mattioni, “Inchiostro e incenso”, sottotitolo: “Il Giornalino: Storia e valori educativi di un periodico cattolico per ragazzi (1924-1979”), pubblicato da Nerbini (Firenze, 2012)Quando mi è capitato tra le mani il testo, sempre nella solita libreria dell’outlet milanese, ho avuto qualche reticenza ad acquistarlo, invece poi ricordandomi che sono un educatore e un insegnante, e preso anche dalla curiosità, l’ho acquistato e soprattutto letto.
 

Presiediamo se serviamo

di VINCENZO BERTOLONE

Nel 1949 uscì Catechetica in briciole di don Albino Luciani: verrà tradotto in spagnolo e conoscerà undici ristampe. Jean Guitton scrisse di avervi rintracciato «il sapore di quello scrittore nato che fu Albino Luciani». Il termine “sap ore” — aggiunse il filosofo nella prefazione agli opera omnia di Luciani e Giovanni Paolo I pubblicati dalle Edizioni Messaggero di Padova — «riassume l’impressione di saggezza, di scienza e di sapidità lasciatami dagli scritti e dalle parole di questo pastore incomparabile». Dopo oltre mezzo secolo, le parole dell’accademico di Francia trovano riscontro in una rilettura dei cinque brevi discorsi prima della preghiera dell’Angelus che il Papa pronunciò nei trentatré giorni del suo pontificato. Fu definito una meteora, ma la sua scia luminosa continua ancora oggi a lasciare tracce nello sconfinato universo della memoria e del cuore.
 

L'ombra di Repubblica sul Meeting di Rimini

Quella che segue è una storia triste, che chi – come il sottoscritto – ha seguito e vissuto con affetto e passione il Meeting di Rimini fin dalla prima edizione, non avrebbe mai pensato di dover scrivere; né lo avrebbe voluto. Perché la storia ci dice che si è arrivati alla censura di un ordine religioso (fedele alla Chiesa) per acquiescenza a intimidazioni esterne. Ma andiamo con ordine.
 
Maria è stata una donna eucaristica, perché ha vissuto ogni giorno “eucaristicamente” ancor prima che il sacramento fosse istituito. Lo ha sottolineato il cardinale Raúl Eduardo Vela Chiriboga, arcivescovo emerito di Quito, alla messa di chiusura del decimo congresso nazionale eucaristico e mariano del Perú sul tema «Gesù è il pane vivo che dà vita al mondo», svoltosi dal 13 al 16 agosto a Piura.
 
«Davanti alla tomba di san Pio X ho pregato per tutti i catechisti affidandoli alla sua protezione, così come facevo ogni anno in Argentina per la giornata dei catechisti»: fuori dalla basilica vaticana Papa Francesco saluta l’emozionato monsignor Lucio Bonora, officiale della Segreteria di Stato, che ha appena celebrato la messa per la memoria liturgica del santo Pontefice. Davanti a lui, in prima fila, tra i fedeli, c’era inaspettatamente proprio il Pontefice. È accaduto venerdì 21 agosto e a raccontarlo al nostro giornale è lo stesso monsignor Bonora, il quale, trevigiano, ha vissuto come uno speciale regalo di Papa Sarto la celebrazione di prima mattina in San Pietro. «L’anno scorso — ci dice — ero a Riese insieme con cardinale segretario di Stato per la solenne celebrazione in occasione del centenario della morte di Papa Pio X.
 

Il Vangelo di fronte alla malavita

Mons. Bregantini: «riflettere anche su cosa significhi “abitare il territorio”: a mio avviso, essere sentinelle, stare in guardia, sapere chi abita le case della propria diocesi. Conoscere il territorio è fondamentale per viverlo, per abitarlo, cambiarlo »

Da una parte la preghiera per i defunti, dall’altra lo spettacolo mediatico, l’ostentazione di potere, la strumentalizzazione chiassosa e volgare di un gesto di elementare pietà umana e cristiana come il funerale che, già di per sé, richiederebbe almeno compostezza, riserbo, dignità e, soprattutto, silenzio. Tutto quello che, invece, il 20 agosto a Roma è mancato alle esequie del “p a t r i a rc a ” di una famiglia, i Casamonica, tristemente famosa, almeno nella capitale d’Italia, per la voracità dei suoi tentacoli nella gestione di affari malavitosi e criminali. Mentre da parte di alcuni esponenti delle istituzioni civili stanno emergendo le prime ammissioni di responsabilità e di gravi mancanze, l’episodio — ultimo di una serie negativa che da mesi grava sulla città e sulla sua immagine — ha nuovamente catapultato Roma sui media internazionali e ha permesso di avallare i peggiori stereotipi che la rappresentano.
 

Il dilemma di Blaise Pascal

di ANTOINE GUGGENHEIM
«Mosè o la Cina», si domanda Blaise Pascal. «Chi è più credibile?» (Pensées, Brunschvicg 593). Non si tratta di capire chi ha ragione, tra Mosè o gli archivisti cinesi, sulla cronologia dei primi avvenimenti della storia del mondo, di cui gli uni e gli altri si proclamano testimoni. Dietro alla querelle storiografica, che permette al libertino di diventare seguace di Pascal e della sua Apologia del cristianesimo si profila il più profondo dialogo mai intrattenuto dal cristianesimo con una cultura non biblica: «Mosè o la Cina»? Propongo di cambiare una sola parola a questa frase per comprenderla oggi in tutta la sua forza: «Mosè “e” la Cina».
 

Fino a quando, Signore?

di MANUEL NIN

Nell’estate del 1922 il monaco benedettino di Montserrat, dom Bonaventura Ubach, soggiornò diverse settimane nel villaggio di Qaryatain, vicino a Palmira, per approfondire lo studio del siriaco e prepararsi alla sua prima liturgia celebrata nella cattedrale di Aleppo, il 21 settembre, accolto dall’arcivescovo siro cattolico Gabriele Tappouni, poi patriarca e cardinale. Da quel momento Ubach s’immerse nella vita della Chiesa siro-occidentale: «La mia piena integrazione in questa tradizione avvenne con la celebrazione della messa siriaca e cercai di accelerare il mio inserimento nel clero della cattedrale siriaca di Baghdad.
 

Oltre le paure e gli egoismi

di NICOLA GORI

In prima linea nel soccorso e nell’accoglienza dei migranti ci sono le comunità cristiane: lontano dai riflettori mediatici, ogni giorno rispondono con la concretezza della solidarietà alle sfide che l’arrivo dei profughi pone alla coscienza personale e collettiva. Per questo la voce della Chiesa è «una parola profetica» che trae la sua forza dalla testimonianza. All’indomani dell’annuncio del tema della giornata mondiale 2016 — «Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia » — il cardinale Antonio Maria Vegliò ricorda al nostro giornale che sulla questione degli immigrati «non si può rimanere in silenzio e indifferenti », anche se «non è facile dare una risposta soddisfacente a tutti». Fondamentale, secondo il presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, resta l’opera di informazione e di formazione dell’opinione pubblica, soprattutto per favorire un’adeguata riflessione sull’origine delle paure e delle diffidenze che si diffondono tra la gente di fronte allo “straniero”.

Perché la scelta di questo tema per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato del 2016?
Da una parte, il tema della giornata mondiale del migrante e del rifugiato si inserisce naturalmente nel contesto dell’Anno della misericordia, che è il punto di riferimento per la Chiesa nei prossimi mesi. Dall’altra, nel contesto di una situazione mondiale in cui la migrazione sta assumendo grandi proporzioni e di fronte a tante dolorose tragedie accadute non solo nel Mediterraneo ma in tutto il mondo, va riconosciuto che questo fenomeno, in tutte le sue forme, ci interpella a dare una risposta. Certo, non è facile dare una risposta soddisfacente a tutti; d’altra parte, non si può rimanere in silenzio e indifferenti davanti a tale realtà. La giornata mondiale diventa così per tutta la Chiesa un’opp ortunità concreta per riflettere, pregare e agire.

 

Dalla «Rerum novarum» alla «Laudato si’»

di GUALTIERO BASSETTI

A pochi giorni dall’istituzione della giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, dopo la recente presentazione da parte del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, del Clean Power Plan, e a pochi mesi dalla 21a Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, non si può non sottolineare l’estrema attualità della Laudato si’. Un’enciclica che, seppur «giovane», ha già svolto una funzione di rilievo: assegnare alla questione ambientale una dignità pubblica mondiale che non si limita solo ai ristretti ambiti scientifici ma supera ogni polemica giornalistica e oltrepassa gli steccati ideologici delle arene politiche.
 
Questo il tema che il Santo Padre Francesco ha scelto per la 102a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 17 gennaio 2016:
 

Spunti antropologici sulla ideologia di genere

Grazie ad "Ontologismi" pubblichiamo una lista, in fase di costante aggiornamento, che tratta il problema della ideologia di genere, incipit ben presente negli studi di genere.
 
Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della morte del più grande statista italiano Alcide De Gasperi. Generazioni di politici hanno pubblicamente dichiarato di aver attinto dal politico trentino stile, valori e azioni senza poi mai raccoglierne veramente il senso più autentico della propria missione politica. Perché De Gasperi una cosa ce l’aveva molto chiara: la politica non è un mestiere retribuito, non è un passatempo o un hobby da dopo lavoro ma ‘la forma più alta di carità’. Cito queste bellissime parole di Papa Paolo VI proprio perché fu l’uomo di Chiesa più vicino al politico democristiano durante tutta la sua vicenda umana ed alla sua stagione di governo del paese. La politica era qualcosa che colorava il suo temperamento, dava sostanza al suo agire quotidiano, non rendeva le giornate prive di speranza.
 

Macchine per abbracci

di SILVIA GUSMANO

La tenacia combattiva con cui descrivono e difendono la propria diversità. È quanto hanno in comune i protagonisti di due recenti pubblicazioni che raccontando avventure umane intense e sorprendenti, raccontano anche, in parte, l’autismo. Ugualmente forte è il messaggio che le loro storie trasmettono, benché per il resto, Temple Grandin, scienziata famosa in tutto il mondo, e Carlo Ceci Ginistrelli, giovane studente di scienze religiose, siano lontani anni luce.
 

La vita umana è fin dal concepimento?

Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha avuto uno scambio molto duro con il giornalista Chris Cuomo sul programma della CNN "New Day". Marco Rubio, classe 1971, da sempre su posizioni nettamente pro-life, è attualmente senatore della Florida. Chris Cuomo, di un anno più anziano, è figlio di Mario Cuomo, maggiorente per decenni del partito Democratico, e fratello di Andrew, attualmente governatore dello Stato di New York. I Cuomo impegnati in politica hanno sostenuto la interruzione volontaria di gravidanza.
 
E’ notorio che in Italia si legge poco, ma se si vuole incrementare la lettura di libri, quantomeno è necessario che i testi siano ben scritti. Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio, è il manualetto di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, “Il Pianeta delle scimmie”, pubblicato da Piemme (2008). Gli autori hanno selezionato dei temi, trattandoli dal punto di vista cattolico senza sconti per nessuno. Pertanto si parla dalla violenza degli stadi, del bullismo; dall’aborto all’eutanasia, alla distruzione della famiglia. Dallo svuotamento delle chiese a favore del riempimento dei centri commerciali. Viene criticato il dogma dell’evoluzionismo, per cui l’uomo deriva dalle scimmie. “A forza di predicare che l’uomo è uno dei tanti animali sulla faccia della terra, gli uomini si sono veramente trasformati in scimmie”. Inoltre, il testo polemizza con il pensiero laicista, del politicamente corretto, che purtroppo per certi versi ha conquistato tanto mondo cattolico. Naturalmente il manuale non si limita a criticare, la società della “gaia disperazione”, come scrive l’amico Giovanni Fighera, propone anche la cura. E la cura in assoluto non può essere che un ritorno a Dio, “perché l’uomo quando dimentica Dio, libera il peggio di sé e trasforma la terra nel pianeta delle scimmie”.
 
Tra i tanti temi affrontati ne “Il Pianeta delle scimmie”, sottotitolo, “manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio” di Gnocchi e Palmaro, edito da Piemme (2008), c’è quello del Pudore perduto, nel testo ci si interroga sul perché le ragazze mettono in bella vista l’ombelico ed altro. Fino a qualche anno fa i genitori raccomandavano alle figlie di coprirsi in pieno inverno, oggi chi ha questo coraggio di andare controcorrente? Ormai sia a scuola, in discoteca, all’oratorio, ma anche in chiesa, “è un tripudio di ombelichi e di natiche”, “se lo fanno tutti, lo posso fare anch’io”. E’ un’inversione di valori, che tocca il fondo nei vari reality show televisivi, dove tutti mostrano tutto, vedi l’obbrobrio del Grande Fratello.
 
Meditazione sul salmo 50, ossia il Miserere
 
Forse oggi conviene attaccare tutto e tutti per prendere qualche manciata di voti in più: solo così si può ben comprendere la strategia politica di Salvini che, invece di contribuire ad una maggiore coesione delle forze alternative al governo Renzi, destabilizza quotidianamente la politica italiana con sparate a destra a e manca. Sicuramente sta giocando una partita tutta sua volta a racimolare il massimo consenso possibile per guadagnarsi la leadership di un’ eventuale coalizione di centrodestra. Solo così si può leggere la proposta di uno sciopero del paese per tre giorni a novembre (che oltre a non trovare sponde in altri partiti, trova molti malumori anche nella Lega) e la feroce campagna d’attacco alla Chiesa cattolica italiana. Dare oggi spallate ai vescovi significa davvero non avere la percezione dello stato drammatico in cui vivono tante famiglie italiane e soprattutto non voler risolvere il problema dell’immigrazione, ma soffiare sul fuoco della crisi per trarne profitto. Siamo tutti ben consapevoli che la crisi migratoria crea enorme disagio e rende la convivenza civile difficile e, in taluni casi, a rischio di conflitti sociali; sappiamo anche che il governo attuale non ha mosso un dito per risolverla, non ha sbattuto i pugni in Europa e non ha una strategia di medio-lungo periodo per affrontarla. Ma noi siamo o no capaci di offrire una risposta all’epocale problema dell’immigrazione? Attaccare oggi i vescovi, e quindi la Chiesa in se stessa, vuol dire colpire uno dei pochi presidi sociali capaci di rendere il fenomeno migratorio un processo di integrazione possibile e non violento, capace di dare opportunità a chi viene nel nostro paese senza ledere i diritti di chi è già cittadino. Da tempo diciamo che occorrerebbe un blocco navale davanti alle coste libiche per monitorare e coordinare gli accessi dei migranti in Italia: il tutto per far si che ha veramente diritto all’asilo politico possa essere accolto e chi non ce l’ha venga riportato nelle coste da dove è partito. Ma Renzi su questo fa orecchie da mercante. Per quanto concerne le persone che, per i motivi consentiti e previsti dalla legge, possono soggiornare temporaneamente nel nostro paese, io  ritengo decisivo portare avanti azioni come:
 

Vogliamo il sesso, non il genere.

Tutta la posizione di Tempi su gender, tecniche di fecondazione assistita, sesso è magistralmente espressa in questa intervista realizzata da Rodolfo Casadei al filosofo francese Fabrice Hadjadj e apparsa sul nostro settimanale (n. 40) del 7 ottobre 2009. La riproponiamo ai nostri lettori.