Vangelo in tasca

«Gesù è presente nella parola di Dio e ci parla». Ecco perché «la parola di Dio è diversa anche dalla più alta parola umana». E noi dob- biamo accostarci a essa «con il cuore aperto delle beatitudini e con umiltà». Per questo Papa Fran- cesco ha riproposto il suggerimento di portare sempre con sé una pic- cola edizione tascabile del Vangelo per leggerlo quando è possibile e «trovare» così Gesù. Lo ha ribadi- to nella messa celebrata lunedì 1° settembre, nella cappella della Ca- sa Santa Marta. Riprendendo le celebrazioni eu- caristiche del mattino aperte a gruppi di fedeli — dopo il periodo di sospensione a luglio e ad agosto — il Pontefice ha svolto una rifles- sione sulla parola di Dio incentrata sulle due letture proposte dalla li- turgia, tratte rispettivamente dalla prima Lettera di san Paolo ai corinzi (2, 1-5) e dal Vangelo di Luca (4, 16-30).
 

LA CHIESA FRA LE TEMPESTE E IL MISTERO DEL MALE

Nel testo “Il libro segreto di Papa Ratzinger”, Newton Compton editori (2013), Simone Venturini, scrive che Papa Ratzinger avrebbe lasciato il pontificato non tanto perché era anziano, ma perché “era conscio che la sua debolezza avrebbe potuto compromettere l’adeguato adempimento della funzione che secondo me è la più importante in questa fase della storia della Chiesa e che riguarda la lotta fra la Chiesa e il mistero del male”. Benedetto XVI è un uomo realista e consapevole che non sarà possibile invertire l’attuale corso della storia umana, segnato ormai da un generale distacco dalla fede in Dio e da una corrispondente autoesaltazione dell'uomo.
 

A misura dei più piccoli

PESARO E URBINO, 30. «Dovremmo costruire un mondo più a misura di bambino; solo così avremo finalmente un mondo più adulto». Intervenendo alla XXIII Settimana delle famiglie di amici dei bambini, in corso di svolgimento a Gabicce Mare, in provincia di Pesaro e Urbino, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ha sottolineato — riferisce il Sir — che «è decisivo» che la Chiesa e la società riscoprano «la benedizione delle adozioni», mettendo i bambini al centro dell’attenzione. «Vorrei fare di questo tema — ha aggiunto — una parte importante del lavoro del Pontificio consiglio per la famiglia, per la Chiesa italiana e mondiale. In particolare, vorrei dedicare alle adozioni un momento particolare nel corso dell’Incontro mondiale delle famiglie, in programma a Philadelphia nel 2015».
 

La fermezza di Pietro Celestino

di FELICE ACCROCCA

Ancora su CelestinoV. Se l’anziano eremita chiamato al soglio di Pietro e poi volontariamente disceso da quella cattedra altissima attirò su di sé l’attenzione dei contemporanei sia da vivo che da morto, non minor interesse la sua figura ha destato nel corso dei secoli, quando immagini anche profondamente diverse ne sono state riproposte dalle fonti agiografiche, suscitando spesso, in anni a noi più vicini, motivi di vivaci discussioni tra gli studiosi. Che Celestino V si dimostri comunque capace di attirare l’i n t e re s s e degli storici è provato dal volume di Alessandra Bartolomei Romagnoli, pubblicato nella serie dei «Quaderni di “Hagiographica”» (Una memoria controversa.
 

Decisione maldestra

"È del tutto evidente che ci troviamo di fronte a una sentenza ideologica, che vuole scavalcare il Parlamento e che, soprattutto, non guarda al bene della bambina", così l'avvocato Cerelli sull'Avvenire. Qui
http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/intervista-cerelli-gender.aspx
 
“Essere lievito nel mondo” per portare i valori autenticamente cristiani nella città terrena e realizzare la Città di Dio: questa la missione a cui sono chiamati i legislatori e i politici cattolici. Lo ha ricordato ieri il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin portando il saluto del Papa ai partecipanti alla quinta Conferenza annuale dell’International Catholic Legislators’ Network, organizzato a Frascati (28-30 agosto). Tre giorni di lavori in cui parlamentari cattolici da tutto il mondo hanno discusso del loro impegno politico e delle difficoltà a tradurre i valori del Vangelo in società sempre più secolarizzate.
 

Nella pace dell’inquietudine

Il segretario di Stato celebra la messa nella memoria liturgica di sant’Agostino

«Imparare a leggere in modo più profondo il proprio tempo per diffondere una nuova ra t i o del vivere sociale», avendo «la pace dell’inquietudine» come strada maestra: è in questo insegnamento la grande attualità di sant’Agostino. A riproporla il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che nel pomeriggio di giovedì 28 agosto ha celebrato la messa per la festa del «grande dottore e padre della Chiesa», nella basilica romana a lui dedicata. Presente, tra gli altri, il priore generale dell’ordine agostiniano, padre Alejandro Moral Antón. Da Agostino — ha detto nella circostanza il cardinale intervistato dalla Radio Vaticana — bisogna oggi soprattutto «apprendere» proprio la «capacità di leggere, al di sotto degli avvenimenti, il piano di Dio che si sta svolgendo, che si sta sviluppando, e che è sempre un piano di pace e di salvezza per l’uomo e offrirci così, umilmente, però totalmente, per la realizzazione della città di Dio, dove prevale l’amore, l’amore di Dio, fino al punto di disprezzare se stessi».
 

Viltà imperdonabile

GENOVA, 29. «Non possiamo tacere davanti al progetto in atto di cancellare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altri luoghi. Sarebbe abbandonare non solo tanti fratelli che soffrono per la fede, ma anche abbandonare l’umanità alla barbarie»: sono parole del cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, pronunciate nell’omelia di questa mattina al santuario della Madonna della Guardia, nell’anniversario dell’apparizione della Vergine.
 

Mi può capire solo zio Romano

di LUCETTA SCARAFFIA

«Credimi, Josef, nella nostra famiglia c’è un dolore, è una cosa senza speranza. Si nasconde dentro e poi sopraggiunge un dolore esterno da sé» scrive Romano Guardini all’amico Josef Weiger, anch’egli malato di depressione. Il grande teologo e filosofo soffriva di quella condizione che noi oggi siamo abituati a diagnosticare come depressione, mentre lui preferiva chiamarla malinconia, riallacciandosi così alla tradizione classica.
 
Intervista con il Prefetto del Culto divino che lascia la Curia: «Per me è una grande gioia, da cento anni a Valencia non c'era un vescovo valenciano. Il Papa ci ha sostenuto nel nostro lavoro per la liturgia» ANDREA TORNIELLI
Città del Vaticano «Ho detto a Papa Francesco: voglio avere l'odore delle pecore. Era un mio desiderio tornare in diocesi...». Il cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto del Culto divino, appena nominato arcivescovo di Valencia sorride raggiante per la nomina da tempo attesa che è arrivata ieri. Chi cerca di presentare la sua partenza dalla Curia romana come una diminutio o addirittura una «punizione» è completamente fuori strada. In primo luogo perché «per un pastore non c'è niente di meglio che poter essere in mezzo al suo gregge». E poi perché è stato lo stesso cardinale a chiedere al Papa di tornare a fare il vescovo diocesano.
 

Storia non è nostalgia

di GRAZIA LOPARCO

Nelle società occidentali l’attenzione verso l’azione delle congregazioni religiose è scarsa, anche perché la loro presenza si riduce per diminuzione di vocazioni e mezzi. E questo disinteresse per l’oggi coinvolge anche la loro storia, anche se bisogna ammettere che le congregazioni di vita attiva, per tanto tempo, non hanno curato la propria documentazione e rappresentazione narrativa perché i membri erano molto intenti a una carità operosa verso le persone, che non lasciava campo a interessi più sofisticati.
 

Il luogo della misericordia

L’assemblea eucaristica è il luogo della misericordia: essa dovrebbe essere dunque «un luogo dove tutti si sentano a casa»: migranti, fedeli in situazione matrimoniale irregolare, persone disabili, malati, poveri, anziani, bambini. È l’esortazione, in estrema sintesi, contenuta in un lungo intervento che il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha pronunciato mercoledì a Orvieto in occasione della 65ª Settimana liturgica nazionale organizzata dal Cal (Centro azione liturgica).
 

Il dovere di fermare l’aggresore

Dichiarazione dei Vescovi tedeschi sulla situazione in Iraq

BERLINO, 27. «Il terrore in Iraq deve essere fermato e agli sfollati deve essere data la possibilità di rientrare al più presto nelle proprie case»: lo scrive in una dichiarazione il Consiglio permanente della Conferenza episcopale tedesca, che si sofferma anche sulla fornitura di armi ai peshmerga curdi per contrastare l’avanzata dei jihadisti dell’Is. Se un’azione militare, compresa la fornitura di armi, non è automaticamente un mezzo per garantire la pace e la sicurezza — afferma in sostanza la nota — in alcune circostanze, quando sono in gioco «lo sterminio di interi gruppi etnici e gravi violazioni dei diritti umani», la comunità internazionale ha il dovere di fermare in qualche modo l’aggressore ingiusto «per scongiurare crimini peggiori».
 
Oltre 10mila pellegrini ha partecipato stamani in Piazza San Pietro all’Udienza generale nel giorno in cui la Chiesa ricorda Santa Monica, madre di Sant'Agostino. “Ogni volta che rinnoviamo la nostra professione di fede recitando il ‘Credo’ – ha esordito Papa Francesco - noi affermiamo che la Chiesa è «una» e «santa». È una, perché ha la sua origine in Dio Trinità, mistero di unità e di comunione piena. La Chiesa poi è santa, in quanto è fondata su Gesù Cristo, animata dal suo Santo Spirito, ricolmata del suo amore e della sua salvezza. Allo stesso tempo, però, è santa ma composta di peccatori, tutti noi, peccatori, che facciamo esperienza ogni giorno delle proprie fragilità e delle proprie miserie. Allora, questa fede che professiamo ci spinge alla conversione, ad avere il coraggio di vivere quotidianamente l’unità e la santità e se noi non siamo uniti, se non siamo santi, è perché non siamo fedeli a Gesù. Ma Lui, Gesù, non ci lascia soli, non abbandona la sua Chiesa! Lui cammina con noi, Lui ci capisce. Capisce le nostre debolezze, i nostri peccati, ci perdona, sempre che noi ci lasciamo perdonare, no? Ma Lui è sempre con noi, aiutandoci a diventare meno peccatori, più santi, più uniti”.

© www.radiovaticana.org - 27 agosto 2014

Qui il testo completo dell'Udienza
Udienza generale 27 agosto 2014
 
"Custodire l'umano. Il bene della famiglia”: è il tema del Convegno di tre giorni, promosso della Cooperativa Frate Jacopa, al via oggi a Bellamonte in Val di Fiemme. Ad inaugurare l'evento, mons. Mario Toso, segretario del dicastero vaticano “Giustizia e Pace”. Al convegno interviene anche mons. Sergio Nicolli, parroco a Rovereto e già direttore dell’ufficio Cei per la famiglia, sul tema “La fragilità della famiglia, luogo di grazia”. Al microfono di Alessandro Gisotti, mons. Nicolli illustra i punti salienti del suo intervento:
 
Con la presente segnaliamo l'opera già terminata dei Ritornelli Salmodici per la S. Messa anno B
un sussidio per tutti gli operatori della liturgia e i singoli fedeli che desiderano vivere meglio questa parte della Mensa della Parola.

E' disponibile su Amazon e ITunes per l'etichetta di AmarcOrd Studio (http://www.amarcordstudio.net/)
qui il preview
http://www.amarcordstudio.net/label-a-store/inspiritual.html

segue estratto del testo dell'introduzione in accompagnamento all'intera opera:

"... Pertanto – e veniamo a noi – questo percorso sui ritornelli salmodici della S. Messa della domenica e delle feste e solennità ha proprio questa funzione:
fare lode, adorazione e memoria. Fornire all’assemblea e ai singoli un tema di lode che ritmi la domenica e la settimana.

... Non solo rispondiamo con la preghiera cantata e/o recitata alla Parola di Dio ascoltata nella prima lettura, ma impariamo a pregare...
Il salmo responsoriale è dunque una scuola di preghiera.
Ci aiuta, durante la giornata e la settimana, nel fare memoria che Dio è Dio, che Dio ci ama, che Dio ci salva. E suscita in noi – cosa fondamentale – la preghiera con la Parola di Dio. Ci educa e forma la preghiera personale.
San Francesco, riflettendo nell’incarnazione, ricordava che il seno di Maria fu reso capace di contenere l’incontenibile grazie allo Spirito Santo. Pertanto ricordava che Dio in noi riceve Dio nell’Eucarestia. (FF. 143-144)
Allo stesso modo potremmo dire che la preghiera infallibile è quella che facciamo a Dio con la Sua Parola. La parola dei salmi appunto.
La sapienza della Chiesa ha utilizzato questo criterio giornaliero nella preghiera della Liturgia delle Ore, dell’Ufficio Divino.
La stessa sapienza della Chiesa propone il criterio nella Santa Messa con il Salmo responsoriale.
Potremmo senza alcun dubbio ribadire che il salmo responsoriale è un laboratorio di preghiera."

Il testo dell'introduzione completo è presente qui
http://www.cristianocattolico.it/catechesi/liturgia/ritornelli-salmodici-per-la-santa-messa-anno-b.html


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Se avete acquistato l'intera opera scrivete qui, allegando ricevuta di acquisto,
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Riprendiamo i nostri temi “caldi” degli avvenimenti storici attraverso i quali tanti pseudo storici e gazzettieri per troppo tempo hanno infangato la Sposa di Nostro Signore, cioè la Chiesa. Leggendo e commentando l’ottimo testo-sintesi di Hasemann, “Contro la Chiesa”, edizioni San Paolo (2009), ci siamo lasciati con il fenomeno cataro, dove uomini e donne rifiutavano tutto ciò che era mondano e materiale e viveva nella povertà e sobrietà. Questa gente era ammirata perché sembrava più coerente dei preti intemperanti e corrotti della Chiesa romana. “In alcune regioni il catarismo, nonostante la radicalità della sua dottrina (o forse proprio per questo), si trasformò in un vero e proprio movimento popolare e assunse la fisionomia di un’autentica psicosi di massa”. Peraltro, l’estremismo rituale dei catari, in particolare quello del suicidio, fu apprezzato dai nazisti, da Himmler e da Otto Rahn, che ne sottolinea i modi preferiti dei catari per darsi la morte. Infatti per Hasemann, “il catarismo era una religione della morte, del disprezzo per la vita, e fu proprio questo aspetto a renderla così attraente agli occhi degli ideologi del Terzo Reich”.
 

San Francesco e la sua rete social

di EGIDIO PICUCCI

«Francesco ha inventato una rete ampia quanto il mondo, una vera e propria web, usando i suoi frati per raggiungere la gente del suo tempo. Essi divennero una cassa di risonanza moltiplicativa delle sue parole, affinché potessero ancora camminare tra la gente annunciando agli uomini la buona notizia e regalando loro il buon profumo della Parola di Dio».
 

Dietro Agostino

di INOS BIFFI

«Mi partorì con la carne a questa vita temporale — dichiara Agostino parlando di sua madre — e col cuore alla vita eterna». Non si comprende la vita di Agostino disgiunta da quella di Monica. Anzitutto troviamo Monica, nel cui cuore si avvertiva la presenza del Signore, come sposa fedele di un marito infedele, sopportato con pazienza e alla fine portato a conversione. Governava santamente la sua casa, allevando i suoi figli partorendoli tante volte, quante li vedeva allontanarsi dal Signore (Confessioni, 9, 9, 22).
 

A proposito dell'ex nunzio mons. Wesolowski

Mons.  Wesolowski ha proposto recentemente appello - entro il termine prescritto di due mesi -  alla sentenza canonica di primo grado di condanna alla dimissione dallo stato clericale. Il relativo giudizio presso la Congregazione della Dottrina della Fede è previsto in tempi brevi, nel corso delle prossime settimane (probabilmente in ottobre).