Il primo talento

«A tua immagine hai formato l’uomo, alle sue mani operose hai affidato l’universo perché nell’obbedienza a te, suo creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato».

di RANIERO CANTALAMESSA

Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra» (Gen 1, 28). Queste parole hanno suscitato in tempi recenti una forte critica. Esse, ha scritto qualcuno, attribuendo all’uomo un dominio indiscriminato sul resto della natura, sono all’origine dell’attuale crisi ecologica.
 

Il consiglio di Paolo

La testimonianza di Giobbe e l’affresco del Giudizio universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina sono due icone che possono ravvivare la nostra certezza dell’incontro personale con il Signore. Le ha riproposte il Papa rilanciando a ciascuno il consiglio, rivolto da Paolo ai cristiani di Tessalonica, di «confortarsi a vicenda », e cioè di «parlare della venuta del Signore», l’unica cosa che conta, senza perdere tempo in chiacchiere da sagrestia.
 

Smemoratezza del mondo

«Verità, amore e bontà vengono da Dio, rendono l’uomo puro e s’incontrano nella parola che libera dalla “smemoratezza” di un mondo che non pensa più a Dio». È il messaggio centrale dell’omelia di Benedetto XVI nella messa celebrata domenica 30 agosto, nella chiesa del Campo Santo Teutonico in Vaticano, in occasione del tradizionale seminario estivo dei suoi ex allievi, il cosiddetto Ratzinger Schülerkreis.
 

L’educazione è una seconda nascita

di MICHELE GIULIO MASCIARELLI

Fondale del sinodo è il concilio, anche sull’educazione, come emergenza ed esperienza fondamentale, perché riguarda ogni tempo della comunità familiare e tutti i suoi componenti. Il Vaticano II si riferisce a questa circolarità educativa quando afferma che «i figli, come membra vive della famiglia, contribuiscono pure in qualche modo alla edificazione dei genitori » (Gaudium et spes, n. 48). Da parte sua l’Instrumentum laboris ricorda i nonni come soggetti di educazione: «Una peculiare attenzione — vi si legge (n. 18) — richiede la condizione dei nonni in famiglia. Essi costituiscono l’anello di congiunzione tra le generazioni, assicurando la trasmissione di tradizioni e di abitudini in cui i più giovani possono rintracciare le proprie radici».
 

Prete tra i giornalisti

È stato per oltre quarant’anni punto di riferimento professionale e spirituale per i giornalisti che si occupano del Papa e della Santa Sede. Lui stesso aveva confidato più volte che il suo essere prete era stato segnato proprio dai rapporti con i giornalisti di tutto il mondo. E così, quando si è diffusa la notizia della morte del vescovo Pierfranco Pastore, avvenuta domenica 30 agosto, in molti hanno ricordato che, pur avendo lasciato i suoi incarichi nel 2003, aveva sempre continuato a rimanere vicino agli antichi colleghi, soprattutto nei momenti di prova, andando anche a trovarli in ospedale. E per questo suo tratto sacerdotale è rimasto nel cuore di tanti.
 

Quell’incanto che apre le porte alla Verità

di VINCENZO BERTOLONE

Casa comune e sorella. E per di più, madre. Soltanto un innamorato del creato come Francesco d’Assisi avrebbe potuto chiamare madre la terra nel suo Cantico, eppure questa definizione ha volato attraverso i secoli ed è diventata il tema dominante di un’enciclica sociale di un Papa (il testo «si aggiunge al Magistero sociale della Chiesa», ricorda testualmente il n. 15 di Laudato si’). Il Cantico medievale che aveva individuato il «riflesso di Dio in tutto ciò che esiste» (87) ci propone ancora una peculiare «visione filosofica e teologica dell’essere umano e della creazione» (130). La ricognizione contemporanea viene svolta in atmosfera esplicitamente contemplativa, a tratti monastica, cercando il senso sia «nelle crepe del pianeta che abitiamo, quanto nelle cause più profondamente umane del degrado ambientale» (163).
 
A cura di P. Pietro Messa, ofm

Nell’icona il Santo appare con il saio francescano: egli infatti entrò nell’Ordine dei Frati Minori durante il suo soggiorno in Francia in cui si era recato per studiare all’università di Parigi. A Parigi San Bonaventura insegnò teologia e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno, al punto da essere definito un secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse anche numerose opere di carattere teologico e mistico. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274. Vescovo di Albano e cardinale, dopo la morte venne canonizzato da Papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Sisto V nel 1588. L’icona raffigura San Bonaventura con il cappello rosso da cardinale e con il pastorale a forma di croce nella mano destra. L’icona evidenzia San Bonaventura soprattutto come Teologo, Dottore della Chiesa e Mistico. 
 

Un "diritto" da perdonare

di LUCETTA SCARAFFIA

Con il giubileo centrato sulla «genuina esperienza della misericordia di Dio» il Pontefice vuole soprattutto aprire la porta a coloro che ne sono esclusi. Tra questi, i carcerati, che non possono recarsi a Roma e neppure nelle chiese diocesane abilitate al perdono: addirittura, «ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre», per loro sarà come passare per la Porta santa scrive Francesco.
 
Nell’analisi delle schede dello  Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, ci si trova di fronte a interpretazioni molto differenti sulla loro finalità, cioè che cosa vogliano veramente dire gli “esperti” che le hanno elaborate.
 
Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), attraverso la sezione Salvaguardia del Creato della sua Commissione Caritas in Veritate, si è unita all’iniziativa di papa Francesco di celebrare una Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi.
 

Quel che avrei voluto dire all’incontro a Rimini

Benedetta Frigerio

Caro direttore, dopo aver ricevuto tanti messaggi in cui mi si domanda spiegazione della sospensione dell’incontro sulle bugie dell’ideologia gender, organizzato al Meeting di Rimini presso lo stand dei domenicani domenica 23 alle ore 18, chiedo poche righe per rispondere a tutti e lo spazio per pubblicare il mio intervento. Ho saputo della sospensione dell’incontro solo cinque minuti prima di intervenire insieme a padre Giorgio Carbone e Raffaella Frullone. Il giorno seguente ho chiesto spiegazioni ai responsabili e mi è stato risposto che si preferiva non creare polemiche inutili. Grazie, Benedetta Frigerio.
 
PRIMA PARTE. Apprendo dalla pagina web della vicepresidente del Senato, senatrice Valeria Fedeli, che è stato depositato il disegno di legge n. 1680, per l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università. “Integrare l’offerta formativa dei curricoli scolastici, di ogni ordine e grado, – si legge – con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere come materia, e agendo anche con l’aggiornamento dei libri di testo e dei materiali didattici, vuol dire intervenire direttamente sulle conoscenze utili e innovative per una moderna e civile crescita educativa, culturale e sentimentale di ragazze e ragazzi, per consentire loro di vivere dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà contemporanea“.
 
Riceviamo e pubblichiamo:

Il Comitato "Difendiamo i Nostri Figli", certo di interpretare il cuore e la mente di milioni di cittadini che ad esso si riferiscono, credenti e non, esprime la propria filiale vicinanza al Santo Padre a fronte dell’ignobile strumentalizzazione della presunta "benedizione del Papa" all'editoria pro-gender.
 

La creazione canta la discesa di Dio

di MANUEL NIN

La giornata di preghiera per la cura del creato, indetta per il 1° settembre da Papa Francesco, coincide nella tradizione liturgica bizantina con l’inizio dell’anno. È il mese delle ultime raccolte e dell’inizio della preparazione per un nuovo ciclo della vegetazione, e quindi un momento propizio per ringraziare Dio per la provvidenza verso tutta la creazione e soprattutto per l’opera della redenzione in Cristo, incarnatosi per portare tutto all’unità e riconciliare gli uomini in se stesso. Nello stesso giorno si celebra la festa di san Simeone Stilita, vissuto in Siria nel V secolo come monaco e solitario su una colonna.
 

Non è questione di matematica

Con lo sguardo al prossimo anno santo della misericordia, è stata celebrata all’Aquila la Perdonanza celestiniana. «L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia » ha detto, citando la bolla giubilare Misericordiae vultus, il cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero, il quale nella serata di venerdì 28 agosto ha aperto la porta santa della basilica di Collemaggio. «Prepariamoci a vivere questo anno dedicato alla misericordia di Dio — ha esortato il porporato nell’omelia pronunciata durante la messa — celebrandone oggi uno dei suoi aspetti più alti e toccanti, il perdono », che è «il canale attraverso cui l’amore di Dio inonda il cuore dell’umanità».
 

Dall’idolatria al disincanto

Chi può decifrare il significato del mondo
in quanto natura e in quanto storia?
Quale filosofia
può spiegare il principio, il centro
la fine del tutto?

di Bruno Forte

La liturgia del cielo, come quella della terra, muove da una domanda di fondo, quella che ispira ogni ricerca della verità da parte del cuore umano: è la domanda sul senso della vita e del tempo, in particolare sul senso del dolore. Perciò l’Apocalisse è un libro sempre intrigante, che affascina e sorprende, che non lascia mai indifferente chi vi si avvicini ponendosi in ascolto senza paure e senza pregiudizi.
 

Gesù e l’ipocrisia

di MAURIZIO GRONCHI

Il brano evangelico di domenica prossima, in cui Gesù si confronta con scribi e farisei (cfr. Marco , 7, 1-8.14-15.21-23), offre lo spunto per fare qualche considerazione sull’ipocrisia. «L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù» scriveva La Rochefocauld, per dire come la simulazione della vera umiltà sia una tentazione cui molti cedono. Infatti è tanto facile riconoscerla negli altri e così raramente in se stessi che tutti la stigmatizziamo senza esitazione — sino a farla semplicemente coincidere con i farisei del tempo di Gesù — con il rischio di essere ipocriti proprio mentre si giudica l’ipocrisia altrui.
 
Mirko De Carli

In questi giorni va in scena un acceso dibattito, interno (e non solo) alla Chiesa, su chi è più moralmente ineccepibile di altri, su chi è più vicino al tracciato dettato dalla guida di Francesco e chi invece rimane più nel solco di Benedetto XVI. Un teatrino purtroppo assai deludente e che non offre alcune provocazioni o spunti interessanti su cui riflettere e crescere, sia comunità cristiana che come paese che guarda laicamente alla Chiesa come soggetto sociale.
 
Rispondendo a domande dei giornalisti, il Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione:
 

UNA POSIZIONE NON IDEOLOGICA SULL’IMMIGRAZIONE

Dietro sollecitazione di un amico, provo a fare qualche considerazione del fenomeno immigrazione in merito agli ultimi mesi, aiutandomi con alcuni interventi, che mi sembrano abbastanza significativi. Naturalmente non ho la pretesa di dare giudizi definitivi sull’argomento. Consapevole che la questione è molto complessa e difficile da risolvere e sicuramente non si può affrontare con dosi di emotività o con atteggiamenti da barsport. Ancor prima di passare alla presentazione degli interventi, credo sia utile, ancora oggi, rileggere il celebre discorso di San Petronio, dell’emerito cardinale Giacomo Biffi, del settembre 2000. Allora il cardinale, scomparso recentemente, in merito all’immigrazione, faceva una netta distinzione tra la posizione della Chiesa e quella dello Stato. In pratica, quest’ultimo non può fare quello che fa il prete. E’ una distinzione che fa anche Marco Invernizzi, in un editoriale de la comunitambrosiana.org del 20 agosto, che riprende un articolo di Mauro Magatti dal Corriere della Sera del 20 agosto dove stabilisce per l’immigrazione un diverso approccio da parte della politica rispetto a quello della religione. E’ proprio “da qui bisogna partire se si desidera avvicinarsi a una soluzione non ideologica al problema”, scrive Invernizzi.
 

La richiesta di perdono è stata accettata

Per il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, non c'è stata chiusura e "chi ha interpretato così non ha nessuna sensibilità religiosa, teologica, filosofica". E ancora: "Abbiamo incontrato tutti i papi ma lo abbiamo fatto sempre in occasioni ecumeniche. Non c'è mai stata una interlocuzione diretta e soprattutto con il valore delle cose che ci siamo detti oggi" Maria Chiara Biagioni
Il Sinodo metodista e valdese “riceve con profondo rispetto, e non senza commozione, la richiesta di perdono da Lei rivolta”. Esordisce così una lettera aperta indirizzata a Papa Francesco dai 180 sinodali riuniti a Torre Pellice per l’annuale Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi. È la prima volta che i valdesi scrivono a un Papa che nella lettera chiamano “caro fratello in Cristo Gesù”. La missiva è la risposta da parte del massimo organo decisionale delle Chiese valdesi e metodiste alle parole con le quali il Pontefice, lo scorso 22 giugno nella sua visita alla chiesa valdese di Torino, aveva chiesto “da parte della Chiesa cattolica, perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi”. “Nella Sua richiesta di perdono - scrivono i valdesi al Papa - cogliamo inoltre la chiara volontà di iniziare con la nostra Chiesa una storia nuova”. “Le nostre Chiese sono disposte a cominciare a scrivere insieme questa storia, nuova anche per noi”. Ma c’è un passaggio nella lettera che è stato interpretato da alcuni come un ‘no’ da parte del sinodo alla richiesta di perdono del Papa. È il paragrafo in cui si dice: “Questa nuova situazione non ci autorizza però a sostituirci a quanti hanno pagato col sangue o con altri patimenti la loro testimonianza alla fede evangelica e perdonare al posto loro”. Il pastore Eugenio Bernardini è moderatore della Tavola valdese.

 

La delusione di Origene

L’avvenimento centrale, nell’ambito dell’intera attività di Origene, fu il trasferimento da Alessandria a Cesarea di Palestina a seguito della condanna che Demetrio, il vescovo della metropoli egizia, gli aveva fatto infliggere per essere stato ordinato presbitero intorno al 233 da Teoctisto, vescovo di quella città palestinese, senza che egli lo avesse previamente autorizzato. In effetti Origene, maestro nella scuola catechetica di Alessandria, aspirava al presbiterato, al fine di poter predicare in chiesa e perciò allargare di molto l’ambito di quanti potessero fruire del suo insegnamento.
 
«Aveva occhi grigioazzurri — scrive suor Blandina Segale nel suo diario — e l’aria di un ragazzino: non gli si sarebbero dati più di diciassette anni. E un’espressione innocente, se non fosse per la ferrea fermezza di propositi, buoni o cattivi che siano, che gli si legge nella coda dell’occhio (...) Poteva scegliere la via giusta ed invece scelse la sbagliata». Sotto la notizia della sua morte annota: «Povero Billy, termina così la carriera di un giovane che cominciò a scendere la china all’età di dodici anni vendicando un insulto che era stato fatto a sua madre». Il ragazzo di cui si parla nel testo è il leggendario fuorilegge Billy the Kid, che incrociò più volte la strada della religiosa italoamericana Rosa Maria Segale, entrata nel convento delle suore della Carità di Cincinnati l’8 dicembre 1868 prendendo il nome di Blandina.
 
Mirko De Carli

L'intervento felpato del presidente del consiglio al Meeting di Rimini ha confermato il fatto che la Chiesa italiana, nelle sue varie sfaccettature (di cui i movimenti ecclesiali ne sono espressione) ricerca continuamente non padroni da servire ma interlocutori con cui interfacciarsi per il bene della comunità italiana e del proprio popolo cristiano. Nella storia è sempre successo e sempre succederà. Quindi non stupisce che Renzi abbia ricevuto una buona accoglienza dal ritrovo agostano organizzato da Comunione e Liberazione: molti vedono in lui l'unica possibilità di cambiare realmente il paese. Il giovane leader toscano in questo è molto bravo a sedurre mondi culturalmente distanti ma uniti dalla cocente delusione della seconda repubblica: la narrazione dello stato di salute dell'Italia e delle sue possibili ricette risulta commercialmente spendibile in quanto riesce a dare, quasi sempre, una botta al cerchio e una alla botte.
 
E’ un quesito che si trova nel testo che sto presentando, “Inchiostro e Incenso”, di Ilaria Mattioni, edizioni Nerbini (2012). Dell’argomento si interessò fin da subito con la pubblicazione de Il Giornalino, don Giacomo Alberione nel 1924. Dopo i primi mesi Il Giornalino acquisiva una sua fisionomia con un taglio religioso e più educativo e meno didascalico. Il periodico come del resto la stampa cattolica per ragazzi a lungo ha usato il metodo educativo, “degli esempi contrapposti, da un lato il bambino perfetto che possedeva tutte le virtù, dall’altro il fanciullo che rappresentava la summa di tutti i vizi”.
 

Sulla libertà di espressione, ma non di ragione

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente.
Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace.
Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare.
E questo lo considera libertà.
 

Il corretto uso della fede

Pubblichiamo quasi per intero l’intervento che il presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso ha tenuto al Meeting di Rimini.

di JEAN-LOUIS TAURAN

Il 25 agosto dell’anno 1900, a Weimar, moriva nella solitudine e nella follia Frederich Nietzsche. Qualche anno prima, nella sua autobiografia, dal titolo alquanto sacrilego, «Ecce homo», egli aveva posto la domanda: «Dov’è Dio?». La risposta fu: «Ve lo voglio dire: siamo stati noi ad ucciderlo, voi ed io. Sì, i suoi assassini siamo tutti noi. Dio è morto. Dio è morto!». Nasceva così la corrente di pensiero che, per più di un secolo, è stata conosciuta come “la morte di Dio”. Lo scientismo, poi, ha affermato che soltanto la scienza è in grado di rivelare all’uomo tutta la verità. Solo la scienza è il fondamento della saggezza. Può esistere una morale senza Dio.
 

C’è sempre spazio

BERLINO, 25. Le violente manifestazioni xenofobe avvenute lo scorso fine settimana nei pressi di Dresda hanno drammaticamente rilanciato il problema dell’accoglienza ai profughi e ai rifugiati in Germania. Sul tema è intervenuta anche la comunità ecclesiale da sempre fortemente impegnata nel promuovere l’assistenza e l’integrazione di quanti giungono in Germania nella speranza di costruire un futuro migliore per loro e per le loro famiglie. Il cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Colonia e presidente della commissione Caritas della Conferenza episcopale tedesca, al termine di un viaggio in Kosovo e in Albania, ha ribadito che ognuno ha la responsabilità di prestare assistenza in particolare alle persone che sono nel bisogno e in fuga: «Il diritto di asilo è un diritto fondamentale e un diritto individuale a prescindere dalla razza, religione o colore.
 
Nell’era di internet, di facebook, degli sms, del tablet, può avere ancora senso pubblicare un giornale cartaceo per i ragazzi? Sembra di si, soprattutto dopo aver letto il libro di Ilaria Mattioni, “Inchiostro e incenso”, sottotitolo: “Il Giornalino: Storia e valori educativi di un periodico cattolico per ragazzi (1924-1979”), pubblicato da Nerbini (Firenze, 2012)Quando mi è capitato tra le mani il testo, sempre nella solita libreria dell’outlet milanese, ho avuto qualche reticenza ad acquistarlo, invece poi ricordandomi che sono un educatore e un insegnante, e preso anche dalla curiosità, l’ho acquistato e soprattutto letto.