Il cibo di Gesù

«Pregare per avere la voglia di seguire la volontà di Dio, per conoscere la volontà di Dio e, una volta conosciuta, per andare avanti con la volontà di Dio»: è il triplice invito ripetuto da Papa Francesco durante la messa di martedì mattina, 27 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice per la sua riflessione ha preso spunto dalla preghiera colletta all’inizio della celebrazione, quando è stato chiesto al Signore: «Guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché portiamo frutti di opere buone». La sottolineatura riguarda in particolare — ha spiegato — «secondo la tua volontà», perché oggi «questa parola “volontà”, la volontà di Dio, pervade ambedue le letture e anche il salmo responsoriale della liturgia». Risalta anzitutto nella prima lettura, tratta dalla lettera agli Ebrei (10, 1-10), che «dà una spiegazione dei sacrifici antichi e fa vedere che non sono capaci di giustificarci. Non hanno — ha detto in proposito Francesco — la forza di darci la giustizia, di perdonare i peccati. Sono soltanto una preghiera che il popolo rinnova ogni anno, una richiesta di perdono.
 

La pescheria di Pietro

«Se i primi discepoli non avessero ascoltato la chiamata di Gesù, forse ancora oggi, sulle sponde del Mare di Galilea, potremmo vedere una pescheria col nome “Pietro & co. srl”, ma non ci sarebbe nessuna Chiesa». Quest’ultima infatti «esiste solo perché gli uomini ascoltano il Dio che chiama, lo accolgono nel loro cuore e si lasciano convincere dalla chiamata a seguirlo». Ha scelto questa immagine il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, durante la messa celebrata nella parrocchia romana della Trasfigurazione, domenica mattina, 25 gennaio, a conclusione della settimana ecumenica.
 

Il grido di Auschwitz

«Senza dubbio la cosa più importante di questo anniversario è poter ascoltare ancora i testimoni di quelle orribili giornate, e far sentire di nuovo il grido delle vittime» ha detto il cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, alle celebrazioni per il settantesimo della liberazione del campo di sterminio di AuschwitzBirkenau alle quali partecipano trentotto delegazioni provenienti da tutto il mondo e ben quindici capi di Stato.
 
Non esiste solo il folle negazionismo della Shoàh ma anche il negazionismo di alcuni ebrei verso la Chiesa Cattolica e il suo comportamento durante la Shoàh.
 
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima, che quest’anno ha per titolo: "Rinfrancate i vostri cuori" (Gc 5,8).
Intervengono: Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero e il Dott. Michel Roy, Segretario Generale di Caritas Internationalis.
Pubblichiamo di seguito gli interventi di Mons. Giampietro Dal Toso e del Dott. Michel Roy:

 

Tutto merito delle donne

Né timidezza, né vergogna di essere cristiani. Perché la fede «è uno spirito di forza, di carità e di prudenza». È questo l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dalla memoria liturgica dei santi Tito e Timoteo, discepoli dell’apostolo delle genti. Celebrando lunedì mattina, 26 gennaio, la messa nella cappella della Casa Santa Marta, il Pontefice si è soffermato in particolare sulla prima lettura — tratta dalla seconda lettera di San Paolo a Timoteo (1, 1-8) — per sottolineare come la fede cristiana ci dia «la forza per vivere, quando noi ravviviamo questo regalo di Dio. Ci dà amore, ci dà carità», per «rendere feconda la fede. E ci dà lo spirito di prudenza: cioè, sapere che noi non possiamo fare tutto quello che vogliamo», poiché «nel nostro cammino dobbiamo andare avanti e cercare le strade, le maniere per portarla avanti». All’inizio dell’omelia il Papa ha evidenziato che i vescovi Timoteo e Tito sono come i figli di Paolo, il quale «vuole tanto bene a tutti e due».
 
Muove dal viaggio apostolico di Papa Francesco nelle Filippine la prolusione con cui il Card. Angelo Bagnasco lunedì 26 gennaio ha aperto i lavori del Consiglio Permanente (Roma, 26-28 gennaio): dall’appello del Santo Padre (“Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”) lo sguardo traguarda al prossimo Sinodo Ordinario e al Convegno Ecclesiale di Firenze.
Il Consiglio Permanente, ha evidenziato il Presidente, è anche chiamato a preparare l’Assemblea Generale di maggio (dove è prevista una verifica collegiale sulla recezione dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium), senza dimenticare di trovare le modalità per continuare il tema della formazione permanente dei sacerdoti (su cui era incentrata l’Assemblea Generale di Assisi).
Non manca nella prolusione un’analisi degli scenari internazionali e di quelli nazionali. Su tutto, la volontà di fronteggiare ogni forma di “colonizzazione ideologica”, che deruba i popoli della loro identità.

© www.chiesacattolica.it - 26 gennaio 2015

 
Qui la prolusione
PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE CONSIGLIO PERMANENTE Roma, 26 - 28 gennaio 2015


 

Il san Francesco ritrovato

di SILVIA GUIDI

Nuovi aspetti della vita di Francesco riemergono dal passato; non solo frammenti, stavolta, o citazioni indirette tratte da opere coeve, ma la seconda più antica Vita del santo di Assisi, sconosciuta fino a oggi, contenuta in un manoscritto apparentemente insignificante e assente dai cataloghi delle biblioteche perché parte di una collezione privata. Un codicetto (del formato di dodici per otto centimetri) al centro di una questione storiografica vastissima e complessa, in corso, senza soluzione di continuità, dal terzo decennio del XIII secolo ai giorni nostri, croce e delizia di generazioni di medievisti: la ricerca di testimonianze biografiche sul Poverello di Assisi non coincidenti con la vita ufficiale, la Legenda di Bonaventura, approvata nel 1263. Un libro passato inosservato per tanto tempo e arrivato indenne fino a noi forse proprio per la sua povertà: si tratta di un piccolo codice «francescano in senso letterale, umile e povero, senza decorazioni o miniature» ci spiega da Parigi l’autore della scoperta, il medievista Jacques Dalarun, a cui abbiamo chiesto di raccontarci i dettagli di una ricerca appassionante e piena di sorprese come una detective story paleografica.
 

VITA UMANA, PRIMA MERAVIGLIA

Riceviamo e pubblichiamo:

Incontro a Roma Eur per la XXXVII Giornata per la Vita

Domenica prossima, 1° febbraio, alle ore 11.20, nella sala conferenze della Parrocchia di San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, proiezione del film, "La vita umana, prima meraviglia", presentato e commentato da SARA DEODATI, vice-presidente del Centro di aiuto alla Vita (CAV) di Roma Palatino. A seguito dell'incontro saranno ricordate storia e finalità delle "Giornate per la Vita", indette dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dopo l'approvazione della legge che ha "legalizzato" l'aborto nel nostro Paese (l, n. 194/1978). Il titolo del Messaggio di questa XXXVII edizione della Giornata per la Vita è "Solidali per la vita". Per info sull'incontro (in allegato locandina): http://www.psanjosemaria.it/.

Con l'occasione si invita a visitare la pagina facebook dedicata al Vescovo che ha "inventato" nel 1979 le Giornate per la vita: “Mons. Fiordelli e la difesa sociale della famiglia

https://www.facebook.com/pages/Mons-Fiordelli-e-la-difesa-sociale-della-Famiglia/719167061513496).

Ringraziando per l’attenzione. I nostri più cordiali saluti.

Gli Amici del Timone-Roma

 
A cura di P. Pietro Messa, ofm

L’integralismo è considerare un determinato testo con sguardo letterale, con "assolutismo sacro" – può essere i Veda o la Torah, la Bibbia o il Corano, la Regola francescana o il Vangelo – e volerlo osservare rigidamente. Molto simile è il fondamentalismo, ossia l’assolutizzazione di alcuni testi ritenuti fondamentali cercandovi in forma fanatica – e quindi con fanatismo – norme per la vita individuale e collettiva. Quindi vi sono molti tipi di integralismi e fondamentalismi fanatici, quale ad esempio quello induista, ebraico, cristiano islamico, francescano, evangelico; vi è pure un integralismo laicista, agnostico, eccetera. Di fronte a questi assolutismi sembra che l’unica via alternativa sia quella di una identità sbiadita, debole, senza fierezza.

Anche l’esperienza religiosa di Francesco d’Assisi appare come un integralismo fondamentalista nel suo volersi conformare al Vangelo. Eppure nessuno oggi classificherebbe l’Assisiate come un integralista fondamentalista fanatico. Che cosa fece sì che il suo rispetto assoluto per il Vangelo – Tommaso da Celano afferma che «ovunque trovava qualche scritto […] lo raccoglieva con grande rispetto […] nel timore che vi si trovasse il nome del Signore, o qualcosa che lo riguardasse» – non diventasse un integralismo fondamentalista fanatico?
A ben osservare Francesco era certamente attento alla lettera evangelica, ma per cogliervi lo spirito in essa contenuto e quindi la sua osservanza del Vangelo non fu letterale e senza commenti – cosa che lo avrebbe reso appunto un integralista fondamentalista fanatico – ma, per dirlo in modo sintetico, “spiritualmente letterale”. Ossia la lettera è importante per lo spirito che contiene e lo spirito evangelico è accessibile solo grazie alla lettera. In modo sintetico si può affermare che una fede integrale che congiunge lettera e spirito è il miglior antidoto all’integralismo, ossia all’assolutizzazione di un particolare. Tutto ciò traspare nel libro di Pietro Maranesi e Massimo Reschiglian: dalla lettura si scoprirà che Francesco d’Assisi indica una via per congiungere identità e rispetto, ossia proprio quella sintesi che attualmente sembra impossibile da trovarsi e causa gravi problemi.​

Terni - Libreria Paoline - Via Mazzini, 25

Sabato 31 gennaio 2015, ore 17,00

Beato il servo che....

Presentazione del libro

P. MARANESI - M. RESCHIGLIAN, "Beato il servo che..." Intorno alle Ammonizioni di frate Francesco, Ediz. Biblioteca Francescana - Milano 2014


Intervengono

PIETRO MESSA, ofm
ANGELA CHERMADDI
MASSIMO RESCHIGLIAN, ofm

 

Una nuova Bibbia latino-italiana

di FORTUNATO FREZZA

Nello storico flusso di trasmissione della rivelazione biblica scritta l’editoria vaticana vanta una tradizione secolare, che risale al periodo della prima apparizione della stampa, quando Papa Paolo II durante il settennio del suo pontificato, dal 1464 al 1471, manifestò un vivo interesse per l’attività tipografica, novità del secolo, che il suo successore Pio V p ortò a un elevato grado di perfezione, affidando la Stamperia Vaticana a Paolo Manuzio, figlio di quell’Aldo ritenuto massimo tipografo editore del tempo, spentosi nel 1515.
 

Chi intercede per noi

«Gesù salva e Gesù è l’intercessore: queste sono le due parole chiave» per capire «il punto essenziale», ciò che è «più importante» per la nostra vita. È questa la verità di fede che Papa Francesco ha riaffermato nella messa di giovedì mattina, 22 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. Alla celebrazione erano presenti rappresentanti della comunità slovacca residente a Roma.
 
di GREGORY J. FAIRBANKS *

Il 21 novembre 2014 ha segnato il cinquantesimo anniversario del decreto sull’ecumenismo del concilio Vaticano II Unitatis redintegratio . Il 2014 ha dunque offerto un’ottima opportunità per riflettere sulle relazioni con alcune delle principali comunità ecclesiali dell’occidente e i passi da compiere per avanzare nella ricerca dell’unità dei cristiani. Alcuni elementi sono gli stessi per tutte le comunità in questione, eppure ogni relazione è unica.
 

Quell’enciclica sempre più attuale

di GIULIA GALEOTTI

È veramente prezioso il richiamo recentemente fatto da Papa Francesco a quella che resta, di fatto, l’enciclica meno compresa e meno apprezzata nella storia dei pontificati dell’età contemporanea.
 

La prospettiva di Ratzinger

Viene presentato venerdì 23 all’Accademia Alfonsiana a Roma il libro di Claudio Bertero «Persona e comunione. La prospettiva di Joseph Ratzinger» (Città del Vaticano, Lateran University Press, 2014, pagine 921, euro 28). Anticipiamo la seconda parte della presentazione del cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

 

Più spaventoso di un film dell’orrore

di GAETANO VALLINI

«Alla fine della guerra ho realizzato un film che doveva mostrare al mondo la realtà dei campi di concentramento. Orribile. Molto più orribile di un film dell’orrore. Nessuno ha voluto vederlo. Ma il ricordo di quel film non mi ha mai abbandonato». A parlare non è un regista qualunque, ma Alfred Hitchcock, che nel 1970 racconta al cofondatore della Cinémathequè française , Henri Laglois, di quel progetto mai ultimato, freddamente intitolato German Concentration Camps Factual Survey («Indagine fattuale sui campi di concentramento tedeschi»), ma che turbò non poco il re del brivido, autore di Psyco e di altri film ad alto tasso di adrernalina.
 

Un ordine arrivato dall’alto

I dati menzionati, confrontati con le informazioni già appurate, si rivelano del tutto attendibili. Su 220 case religiose accertate, di cui 170 femminili, che nascosero ebrei, si sa che diverse risposero spontaneamente all’emergenza, altre attesero indicazioni dalle autorità ecclesiastiche, molte avevano la dichiarazione fornita dal Vaticano nell’ottobre 1943.
 

Il Paraclito

Per i cristiani il Paraclito è lo Spirito santo. Basta leggere il vangelo di Giovanni che è molto chiaro. Egli parla del “Consolatore” (paràcletos in greco) e promette di inviarlo dopo la sua ascesa al cielo: «Ma il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26) ed inoltre: «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore (paràcletos); ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16,7-13). I cristiani hanno interpretato e creduto fin dall’inizio, senza ombra di dubbio, che queste espressioni ed altre contenute nei vangeli si riferiscono al dono dello Spirito che dà origine alla Chiesa. In ambito islamico invece la promessa di Gesù sarebbe rivolta ad annunciare la venuta di Maometto.
 

Ponti di misericordia e carità

di GABRIEL QUICKE *

Il racconto della nascita di Gesù termina con due viaggi inaspettati. Innanzitutto, quello dei tre magi che, «avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese» ( Ma t t e o , 2, 12). Poi vi è la fuga in Egitto della santa famiglia, dopo che l’angelo appare in sogno a Giuseppe dicendogli: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò» (Matteo, 2,13).
 

La lezione dei poveri

Il messaggio dei poveri è stato al cuore del viaggio papale in Sri Lanka e nelle Filippine. Papa Francesco lo ha ricordato nel lungo colloquio con i giornalisti durante il volo da Manila a Roma — dove è rientrato poco dopo le 17.30 di lunedì 19 gennaio — denunciando ancora una volta le tragiche conseguenze della «cultura dello scarto» e invitando i cristiani a diventare a loro volta «mendicanti» nei confronti di chi non ha niente, perché «i poveri ci evangelizzano».