Guardando all’albero della vita

di ANGELO AMATO

È appropriata e teologicamente opportuna l’immagine di copertina di questo bel volume del cardinale Müller intitolato La Croce è Vita . Si tratta, infatti, del mosaico absidale risalente al secolo XII presente nella basilica di San Clemente a Roma. Riproduce la Croce come albero della vita. È il trionfo della Croce, mistero centrale della fede cristiana. La croce fiorisce su un verde e lussureggiante cespo di acanto, dal quale si dipartono numerosissimi girari che si estendono in tutte le direzioni, con i loro fiori e i loro frutti. Spiega a tale proposito il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica , che pone questa immagine come commento ideale al Credo: «La vitalità di questa pianta è data dalla croce di Gesù, il cui sacrificio costituisce la ricreazione dell’umanità e del cosmo.
 
Sabato scorso Alleanza Cattolica insieme a Integra onlus ha organizzato a Milano un convegno, di quattro ore intense con la partecipazione di un attento e numeroso pubblico, per denunciare la persecuzione dei cristiani nel mondo e nello stesso tempo per mostrare i legami che esistono fra le guerre in corso e quindi la presenza problematica in Italia dei rifugiati proveniente da quei Paesi in guerra in numero sempre maggiore. “Il 60% dei profughi che entrano in Italia, è stato ricordato, sono rifugiati che scappano da una situazione di insostenibileviolazione dei diritti umani, cioè non emigrano per motivi economici”. Hanno aperto i lavori del Convegno denominato, “…perseguiteranno anche voi” (Gv, 15,20), Marco Invernizzi, responsabile regionale della Lombardia di Alleanza Cattolica e Klodiana Cuka, fondatrice di Integra onlus che opera in Puglia per integrare veramente ed efficacemente i rifugiati.
 

La seconda vita di Veronica

di SILVIA GUIDI

Suo fratello, il celebre intellettuale engagé Bernard-Henri Lévy, all’inizio è rimasto sconcertato, irritato e deluso; «che cosa avrebbero pensato i nostri genitori?» si è chiesto, pensando al forte senso di appartenenza alla cultura e alla religione ebraica che da secoli ha plasmato l’identità della sua famiglia. Ma poi vedere sua sorella Véronique più forte, sicura, decisa, piena di energia e di voglia di vivere gli ha fatto cambiare idea sull’autenticità e la profondità della sua conversione al cattolicesimo. E l’ha convinto perfino ad assistere al suo Battesimo, la prima domenica di quaresima di tre anni fa, nella cattedrale di Notre Dame a Parigi.
 
“La Settimana Santa è il tempo che più ci chiama a stare vicino a Gesù: l’amicizia si vede nella prova”. È il messaggio, contenuto in un tweet, che Papa Francesco ha voluto lanciare alla Chiesa all’inizio del periodo che la porterà nel cuore del Triduo pasquale. Nel suo servizio, Alessandro De Carolis ricorda gli appuntamenti principali della Settimana Santa e alcune riflessioni dedicate dal Papa alla Passione di Cristo:
 

A Giesu orante nell’Orto

A cura di P. Pietro Messa, ofm

Nella spiritualità del Seicento l’affezione a Gesù si esprime anche attraverso la poesia, ossia un linguaggio simbolico privilegiato dai mistici in quanto capace di una visione più ampia e meno riduttiva del linguaggio logico. Soprattutto nelle passione partecipazione emotiva e passionalità sono ben presenti, come mostra la sottostante composizione dedicata alla contemplazione di Gesù nell’Orto composta dalla venerabile clarissa Francesca Farnese (1593-1651).



Dal sanguigno sudor bagnata, e molle,

Mir’alma mia la faccia gratiosa

Di quel Signor, che giù dall’alto colle

Del Ciel discese in questa valle ombrosa;

E delle colpe tue la soma volle

Pigliar sopra di sé grav’, e penosa,

E per trar tè da ceppi, e da catene,

Non si curò soffrir tormenti, e pene.



Anzi bramoso ogn’hor di più patire

Per tè c’havea creata a sua sembianza,

volle prima del tempo in sé sentire

Dè suoi fieri dolor l’aspra possanza;

E però fece in un momento unire,

(Ahi fiero duol, ch’ogn’altro duolo avanza)

E spine, e chiodi, e croce, e fruste, e quante,

Pene dovean soffrir le membra sante.



E tutte unite intorno al Divin core,

L’oppresser sì, che respirar’à pena

Poteva, il caro mio dolce Signore,

Tant’era l’alma sua di doglia piena;

Onde converso in un mortal sudore,

Di sangue, che gli uscia per ogni vena,

Restar le membra sue Divine, e Sante

Per la debilità lasse, e tremante.



Poi mirarlo, alma mia, di sangue pieno

Offrir se stesso al Padre per tu’ amore

Pronto à pagar per le tue colpe à pieno,

Dando se stesso al Padre per tu’ amore,

Pronto a à pagar per le tue colpe à pieno,

Dando se stesso à morte di buon core:

Miralo ancor su nel paterno seno,

Come tuo Dio, come tuo Creatore,

E stupisci, vedendo in tal bassezza

Quell’istesso, che miri in tant’altezza.



E poi che sai, che tù fusti cagione,

Ch’ei si trovasse in sì doglioso stato,

Donati tutt’à lui vinta, e prigione,

Edaggli il cor qual schiavo incatenato;

Mostragli, che l’acerba sua passione

Gradisci, e’l sacrificio accetto, e grato,

Ch’offerse al Padre Eterno per tu’amore

Ti fa sua schiava, e ti rapisce il core.



Per un approfondimento cfr.Da santa Chiara a suor Francesca Farnese. Il francescanesimo femminile e il monastero di Fara in Sabina, a cura di S. Boesch Gajano e T. Leggio (Sacro/santo, 21), Viella, Roma 2013.

Altre poesie della venerabile in: 

http://www.cristianocattolico.it/catechesi/santi/a-giesu-nel-deserto.html




 

Siede sull’asinello riposa sui santi

Il 31 marzo 513, domenica delle Palme, Severo, patriarca di Antiochia, nell’omelia spiegò la celebrazione innanzi tutto in continuità con la liturgia del giorno precedente, quando era stato letto il brano evangelico della risurrezione di Lazzaro: «Dopo essere sceso fino a Betania, il Signore risuscitò Lazzaro, che era stato messo nella tomba da quattro giorni, spezzando la forza della morte che doveva uccidere completamente quando discese lui stesso negli inferi per liberare le anime ivi rinchiuse».
 

I “SECOLI BUI” NON FURONO PER NIENTE BUI

Leggendo “La vittoria della Ragione”, di Rodney Stark, edito da Lindau (2008), l’autore rileva come il Cristianesimo ha favorito il concetto di individualismo, proprio perché promuove il libero arbitrio e la salvezza. Inoltre il testo dello studioso americano mette in risalto come il cristianesimo ha praticamente abolito la schiavitù e anche per questo si è sviluppato il capitalismo. Una tesi però che è stata criticata dalla stragrande maggioranza degli storici a cominciare da Robert Fossier e George Duby, peraltro coerenti con la dottrina marxista, che riconoscevano alla Chiesa una certa insistenza alla rassegnazione.

Con questo testo il professore americano intende dire basta a questa leggenda che viene raccontata da troppo tempo. “Nell’Europa medievale la schiavitù finì solo perché la Chiesa estese i suoi sacramenti a tutti gli schiavi e poi riuscì a proibire la schiavitù per i cristiani ( e gli ebrei)”. Lo stesso papa Callisto (morto nel 236) era stato uno schiavo. Solo la teologia cristiana poteva abolire la schiavitù, mentre nelle altre religioni era impossibile: “il cristianesimo ha dedicato un’attenzione seria e intensa ai diritti umani invece che ai doveri”. In pratica le altre grandi fedi minimizzano l’individualismo e pongono l’accento sugli obblighi collettivi. Poi per quanto riguarda il mondo islamico esiste secondo Stark, “una barriera invalicabile alla condanna teologica della schiavitù: Maometto comprava, vendeva, catturava e possedeva schiavi”. Pertanto Stark conclude il 1°capitolo scrivendo che “se il successo dell’Occidente si fonda sulle vittorie della ragione, allora l’ascesa del cristianesimo fu senza dubbio l’evento più importante della storia europea”. Fu infatti la Chiesa, che dava costante testimonianza del “potere della ragione e della possibilità di progresso”, ad alimentare la speranza di poter modificare il mondo. Tuttavia Stark è convinto che la realizzazione di questa speranza non venne ritardata per niente dai cosiddetti “Secoli Bui”, anzi, “il progresso intellettuale e materiale si sviluppò rapidamente non appena gli europei sfuggirono dalla morsa invalidante della repressione romana e dal frainteso idealismo greco”.

I cosiddetti “Secoli Bui” non furono per niente bui.

Il 2° capitolo Stark esamina come nel Medioevo, il Cristianesimo abbia contribuito al progresso tecnico, culturale e religioso di quei secoli che furono considerati arretrati e ignoranti, proprio perché impregnati del Vangelo. “L’idea che l’Europa fosse precipitata in secoli bui venne creata ad arte da intellettuali antireligiosi e accaniti anticattolici del XVIII secolo che, determinati ad affermare la superiorità culturale della loro epoca, la magnificavano denigrando i secoli precedenti”. Tra i più accaniti si ricorda Voltaire. In questi secoli furono proprio i vertici della Chiesa e i suoi studiosi ad accettare tutte le innovazioni di cui erano circondati con l’introduzione di notevoli revisioni teologiche. Infatti scrive Stark, “l’aspetto più straordinario del Medioevo fu il modo in cui vennero rapidamente e ampiamente adottate le grandi potenzialità della tecnologia, proprio come ci si aspetta da una cultura dominata dalla fede nel progresso”. Nei secoli XII e XIII, la Chiesa riesaminò completamente i precetti teologici sulle implicazioni morali dell’attività del commercio, i principali teologi rifiutarono le precedenti obiezioni dottrinali nei confronti dei profitti e degli interessi, legittimando così gli elementi primari del capitalismo. Anche perché “le proprietà monastiche non si limitarono più a un’agricoltura di sussistenza. Al contrario, cominciarono a specializzarsi in particolari colture o prodotti e a venderli traendone un profitto che permetteva loro di acquistare beni per altri bisogni”. I monaci, “iniziarono a reinvestire i propri guadagni per aumentare la capacità produttiva e, dal momento che il loro patrimonio continuava a crescere, molti monasteri divennero banche che concedevano prestiti alla nobiltà”. Rondall Collins, definisce tutto questo come “capitalismo religioso”, e aggiunge che “il dinamismo dell’economia medievale era principalmente quello della Chiesa”. Del resto, scrive Stark, “la Chiesa era di gran lunga la maggiore proprietaria terriera in Europa”. E’ noto che la Chiesa riceveva tante donazioni sia di terreni che di beni preziosi che i vari ordini religiosi reinvestiva. Stark ricorda il grande centro monastico di Cluny, che raggiunse un’enorme ricchezza, che San Bernardo di Chiaravalle poi riuscì a gestire al meglio.

Christopher Dawson, grande storico delle civiltà, osservava a proposito del monastero di San Gallo in Svizzera: “Non si tratta più della semplice comunità religiosa, prevista dall’antica regola monastica, ma di un vasto complesso di edifici: chiese, officine, magazzini, uffici, scuole, ospizi destinati ad alloggiare un’intera popolazione di dipendenti, di operai e di servi, alla stregua delle città-tempio dell’antichità”. In questi monasteri si svilupparono amministrazioni sofisticate e lungimiranti, proprio perché tutto si basava sulla meritocrazia. Peraltro secondo Stark il monachesimo medievale coltivò il rispetto per le virtù del lavoro e della vita frugale, anticipando l’etica protestante di un millennio.

Forse la maggiore conquista dei secoli bui fu la creazione delle prime economie che dipendevano essenzialmente da forza non umana. L’uso dell’acqua con i fantastici mulini. Alla fine del XII secolo scrive Stark, l’Europa era affollata di mulini a vento e i proprietari addirittura cominciarono a farsi causa l’un l’altro perché il vento veniva bloccato. L’uso della carta, che si fabbricava meccanicamente, i primi a farlo furono gli europei del Medioevo. Nei secoli bui, “le persone mangiavano molto meglio che in epoca romana e, di conseguenza, erano più sane, forti e probabilmente più intelligenti”. Per quanto riguarda l’agricoltura, l’uso dei terreni a maggese cambiò in modo marcato l’economia medievale. I medievali inventarono camini e focolari per riscaldare le case, mentre gli edifici romani non erano riscaldati. E poi la rivoluzione dell’invenzione dell’orologio, degli occhiali, che sono nati in Occidente. Innovazioni nelle guerre, interessante l’uso del cannone, la sua precisione sulle navi da battaglia; Stark ci informa che le navi cristiane riuscirono a vincere la straordinaria battaglia di Lepanto proprio per la precisone dei cannoni.

“Tutti questi importanti miglioramenti – scrive Stark - risalgono alla convinzione, presente unicamente nel cristianesimo, che il progresso fosse un obbligo dato da Dio, implicito nel dono della ragione. Condizione fondamentale della fede cristiana era che ci sarebbero sempre state nuove tecnologie e tecniche. Per quata ragione, nessun vescovo o teologo denunciò gli orologi o le navi a vela, mentre in società non occidentali entrambe le invenzioni furono condannate per motivi religiosi”. Innovazioni che si diffusero rapidamente, grazie ai mezzi di trasporto veloci e superiori rispetto all’epoca romana.

Per quanto riguarda il progresso culturale dell’Europa medievale basta segnalare le università, la letteratura, l’invenzione della polifonia nella Musica. Nell’architettura, la bellezza delle grandi cattedrali gotiche, chiamate così spregiativamente dagli illuministi. E poi tanto altro ancora che lascio alla lettura dell’importante e straordinario testo che dovrebbero leggere tutti perché aiuta a recuperare quell’identità perduta dell’Europa cristiana. Del resto all’aggressione terroristica del fondamentalismo islamico, occorre rispondere essenzialmente con la nostra forza culturale che ci viene proprio dalla tradizione cristiana.





Quinto de Stampi, 27 marzo 2015

S. Ruperto vescovo                                                                            DOMENICO BONVEGNA

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Anche noi custodi

Le meditazioni per la Via crucis presieduta dal Papa la sera di Venerdì santo

«La croce, vertice luminoso dell’amore di Dio che ci custodisce. Chiamati a essere anche noi custodi per amore» è il titolo delle meditazioni delle quattordici stazioni della Via crucis che sarà presieduta da Papa Francesco al Colosseo la sera di Venerdì santo, 3 aprile.


L'autore è monsignor Renato Corti, vescovo emerito di Novara, che nella nota introduttiva sottolinea come la costante di questa Via crucis 2015 sia il riferimento “al dono di essere custoditi dall’amore di Dio, in particolare da Gesù crocifisso, e al compito di essere, a nostra volta, custodi per amore dell’intera creazione, di ogni persona, specie della più povera, di noi stessi e delle nostre famiglie, per far risplendere la stella della speranza”.

“Vogliamo partecipare a questa Via crucis in profonda intimità con Gesù – scrive il presule –. Attenti a quanto sta scritto nei Vangeli, verranno colti con discrezione alcuni sentimenti e pensieri che hanno potuto abitare nella mente e nel cuore di Gesù in quelle ore di prova. Nello stesso tempo ci lasceremo interpellare da alcune situazioni di vita che caratterizzano — nel bene e nel male — i nostri giorni. Esprimeremo così una risonanza che dica il nostro desiderio di compiere qualche passo di imitazione del Nostro Signore Gesù Cristo nella sua passione”.

Il testo integrale delle meditazioni della Via crucis


 
E' costante la sollecitudine di Papa Francesco per la situazione delle famiglie cristiane e di altri gruppi vittime dell’espulsione dalle proprie case e dai propri villaggi, in particolare nella città di Mosul e nella piana di Ninive, molte delle quali si erano rifugiate nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Il Papa prega per loro e auspica che possano ritornare e riprendere la propria vita nelle terre e nei luoghi dove, per centinaia di anni, hanno vissuto e intessuto relazioni di buona convivenza con tutti.
 

La regola d’oro

Di fronte al mistero della salvezza, e cioè «il problema che ci riguarda più direttamente», oriente e occidente sono più vicini di quanto si pensi. Lo ha affermato Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, venerdì 27 marzo, «concludendo il giro di ricognizione della comune fede» con la quarta e ultima predica per la quaresima, tenuta nella cappella Redemptoris Mater, alla presenza di Papa Francesco. Siamo oggi nel campo, ha osservato, «nel quale è più necessario, per noi latini, volgere lo sguardo a oriente per arricchire e, in parte, correggere il nostro modo diffuso di concepire la redenzione operata da Cristo». Riguardo al «differente modo di intendere la salvezza», secondo l’opinione comune «l’oriente ha recepito l’elemento positivo della salvezza: la deificazione dell’uomo e il ripristino dell’immagine di Dio; l’occidente ha recepito l’elemento negativo, la liberazione dal peccato». Invece «la realtà è assai più complessa, e chiarirla non potrà che facilitare la reciproca comprensione».
 

Le domande della Bibbia

di GIANNI AMBROSIO

Il percorso formativo deve sempre favorire una chiara risposta alle domande fondamentali che la Bibbia ci consegna e che sono diventate costitutive della nostra humanitas , vista nella luce della rivelazione che ha in Cristo la sua pienezza. «Adamo, dove sei?» è la domanda posta dal Creatore all’uomo, che, insieme a Eva, si nascose tra gli alberi mentre il Signore Dio «passeggiava nel giardino alla brezza del giorno» ( Genesi , 3, 9). Adamo ha mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male e dell’albero della vita: ora ha paura, si nasconde perché «è nudo» ( Genesi , 3, 10). La perdita della relazione con Dio è una ferita profonda che intacca la nostra realtà di creature. Il rifiuto del legame creaturale — inscritto in noi — ci rende “nudi” e paurosi, interiormente poveri, con ridotta capacità relazionale con Dio e con i fratelli. La seconda domanda riguarda proprio i fratelli. «Allora il Signore disse a Caino: dov’è Abele, tuo fratello? Egli rispose: Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» ( Genesi , 4, 9).
 

Per il rispetto dei bambini vittime della guerra

Pubblichiamo la traduzione italiana della dichiarazione dell’arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali, pronunciata a Ginevra il 17 marzo 2015, in occasione della 28ª sessione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo.
 

Don Pasini, un gigante della pastorale sociale

Don Giuseppe, e con lui don Giovanni Nervo, sono stati realmente presenze profetiche per la nostra Chiesa, a tratti scomode e perfino discusse ma capaci d'indicare con chiarezza la direzione verso cui tendere e, al tempo stesso, strenuamente impegnate a dare concretezza alle loro intuizioni

Guglielmo Frezza (*)

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
Basterebbe la Parola proclamata nel giorno delle esequie a restituire in pienezza la cifra dell’avventura umana ed ecclesiale di monsignor Giuseppe Benvegnù-Pasini per la Chiesa italiana. Dalle esperienze maturate come giovane cappellano tra le migliaia di lavoratori della zona industriale di Padova fino alla direzione di Caritas Italiana scorre mezzo secolo tutto segnato dall’impegno a dare spessore teologico ed efficacia pratica alla carità.
 

Libertà religiosa e libertà d’espressione

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento dell’arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali, pronunciata a Ginevra il 10 marzo 2015, in occasione della 28ª sessione del Consiglio per i diritti umani.

Signor Presidente,
La Comunità Internazionale deve ora confrontarsi con una sfida delicata, complessa e urgente che riguarda il rispetto delle sensibilità religiose e la necessità di una convivenza pacifica in un mondo sempre più pluralistico, e più precisamente quella di stabilire un giusto rapporto tra la libertà di espressione e la libertà di religione. Il rapporto tra questi diritti umani fondamentali si è dimostrato difficile da gestire e da affrontare a livello sia normativo sia istituzionale. Occorre riconoscere che «un dibattito aperto, costruttivo e rispettoso sulle idee, come anche il dialogo interconfessionale e interculturale a livello locale, nazionale e internazionale, possono svolgere un ruolo positivo nel combattere l’o dio, l’istigazione e la violenza religiosi» (Risoluzione del Consiglio per i diritti dell’uomo 16/18 su «Combattere l’intolleranza, la creazione di stereotipi negativi e la stigmatizzazione, nonché la discriminazione, l’istigazione alla violenza e la violenza nei confronti di persone, basati sulla religione o sul credo» par. 5 [h], p. 3). Il fallimento di questi sforzi appare evidente laddove l’uso eccessivo e irresponsabile della libertà di espressione si trasforma in intimidazione, minacce e insulti verbali e questi calpestano la libertà di religione e purtroppo possono portare a intolleranza e violenza.
 

Messa a Santa Marta - Inno alla gioia

Gioia e speranza sono le caratteristiche del cristiano. Ed è triste incontrare un credente che non sa gioire, impaurito nel suo attaccamento alla fredda dottrina. È stato perciò un vero e proprio inno alla gioia quella lanciato da Francesco nella messa celebrata, giovedì 26 marzo, nella cappella della Casa Santa Marta. All’inizio, il Papa ha ricordato l’«ora di preghiera per la pace» promossa in tutte le comunità carmelitane. «Cari fratelli e sorelle» ha detto dopo saluto liturgico «dopodomani, 28 marzo, ricorrerà il quinto centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù, Vergine Dottore della Chiesa». E «su richiesta del Padre Generale dei Carmelitani Scalzi, oggi qui presente col Padre Vicari, in quella giornata si terrà in tutte le comunità carmelitane del mondo un’ora di preghiera per la pace. Mi unisco di cuore — ha affermato Francesco — a questa iniziativa, affinché il fuoco dell’amore di Dio vinca gli incendi di guerra e di violenza che affliggono l’umanità, e il dialogo prevalga dovunque sullo scontro armato». E ha così concluso: «Santa Teresa di Gesù interceda per questa nostra supplica».

 

Tommaso e Giovanna: nel segno della mistica

Tra storia e profezia: l'incontro tra il cappuccino bergamasco e Bernardina Floriani MARCO RONCALLI

Aprendo l’antologia delle scrittrici mistiche italiane curata per l’editore Marietti nel ’88 insieme a Giovanni Pozzi, Claudio Leonardi osservava che "non c’è donna santa senza un sant’uomo, come non c’è uomo santo senza una donna santa”.

Ricordandoci che anche la santità vive di relazioni, i due maestri della storia della spiritualità appena citati avevano bene in mente non solo “coppie famose” come Francesco e Chiara d’Assisi, Giordano di Sassonia e Diana di Andalò, Caterina da Siena e Raimondo da Capua, ecc., ma anche quella -meno nota - del beato Tommaso da Olera e della venerabile Giovanna Maria della Croce.
 
“La teoria del gender è assolutamente fantasiosa e inaccettabile: non ha nessun riferimento scientifico”. Parola di Massimo Gandolfini, neurochirurgo e vicepresidente nazionale di “Scienza & Vita”, che all’indomani della prolusione del cardinale Bagnasco spiega - in un’intervista al Sir (clicca qui) - come nasce questa colonizzazione anzitutto culturale, “ammantata di nobili sentimenti come la non discriminazione, la parità tra i generi, la lotta al bullismo”. Pret-à-porter per “individui fluidi”: obiettivo, la “destrutturazione dell’umano” e la distruzione della famiglia, unico baluardo al “transumano”. Per rispondere all’offensiva già in atto nelle scuole, secondo l’esperto bisogna agire su tre livelli: culturale, informativo e di “militanza”, per “dimostrare da che parte sta veramente l’opinione pubblica”.
 

Missione e conformismo mondano

L’autore dell’articolo ha scritto sullo stesso tema il libro «Rekindling the Christic Imagination: Theological Meditations for the New Evangelization» ( Collegeville, Liturgical Press, 2014 ).

di ROBERT P. IMBELLI

Nel tracciare il percorso della evangelizzazione, Papa Francesco avverte, con discernimento, degli ostacoli che si possono incontrare. Mette in guardia contro il “lato oscuro” del secolarismo: l’individualismo che alimenta, il relativismo che diffonde, il consumismo che celebra, la mentalità dello “scarto” che segue la sua scia. Francesco attinge anche agli insegnamenti della Chiesa sulla giustizia sociale per denunciare il rapace sistema economico che produce una povertà disumanizzante, sia materiale che culturale, per molti. Ma Francesco sottolinea anche con franchezza gli ostacoli alla gioiosa proclamazione del Vangelo che si trovano all’interno della Chiesa stessa. Tra questi, cita la mancanza di una vera condivisione collegiale dei doni e il clericalismo motivato più dalla ricerca del potere che dal servizio al Vangelo.
 

In difesa dei diritti delle donne

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento pronunciato il 13 marzo scorso dall’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu a New York, in occasione della 59ª sessione della Commissione sulla condizione delle donne (New York, 920 marzo 2015).
 

Come un seme nel nostro giardino

di MANUEL NIN

La festa dell’Annunciazione della Madre di Dio è una delle poche che troviamo lungo la quaresima nelle tradizioni liturgiche orientali. Al suo sviluppo contribuì anche l’omiletica siriaca. Efrem la commenta nel secondo inno sulla natività del Signore, un testo dove il poeta canta il mistero dell’incarnazione del Signore e dell’annuncio fatto da Gabriele a Maria. Già nella prima strofa la parola di Efrem è una lode, unita a quella delle schiere celesti, per il mistero che redime il genere umano: «Del tempo illustre segnato per la redenzione mi rendo anch’io partecipe nell’amore e mi allieto. Voglio lodarlo con canti puri, rendere gloria a quel bimbo che ci ha redenti».
 
Ricordare i missionari uccisi nel mondo e gli operatori pastorali che hanno versato il sangue per testimoniare il Vangelo. E’ questa la finalità dell’odierna Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri. Un’iniziativa, giunta alla 23.ma edizione, che trae ispirazione dall’assassinio, il 24 marzo del 1980 in Salvador, di mons. Oscar Romero. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
 
“Viva la vita”: questo l’incoraggiamento che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti alla Marcia per la vita tenutasi sabato scorso a Lima, in Perù. In un messaggio indirizzato al cardinale arcivescovo della città e primate della Chiesa locale, Juan Luis Cipriani Thorne, il Pontefice ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, alla quale — scrive — “mi unisco con la preghiera nell’impegno di difendere e promuovere il bene fondamentale della vita umana, dal suo concepimento al suo termine naturale”. In questo senso, Papa Francesco ha anche invitato a “dare testimonianza con coraggio e annunciare sempre il carattere sacro di ogni essere umano, creato da Dio a sua immagine e redento da Cristo sulla croce”.
 
La grazia che porta con sé la Settimana Santa aiuti i cristiani ad accettare l’aiuto che Dio dona loro e anche il modo in cui glielo offre, senza critiche e obiezioni. È l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dalle letture liturgiche del giorno, spiegate all’omelia della Messa celebrata in Casa S. Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:
“Capricci spirituali” davanti a Dio che in mille modi offre la salvezza. Solo perché siamo gente che non sa accettare “lo stile divino” e ci intristiamo, scivoliamo nella “mormorazione”. È un errore che oggi commettono tanti cristiani, così come la Bibbia racconta vi cadesse un tempo il popolo ebreo salvato dalla schiavitù.
 

Tre donne e tre giudici

«Dove non c’è misericordia, non c’è giustizia». A fare le spese della mancanza di misericordia è, ancora oggi, il popolo di Dio che soffre quando trova «giudici affaristi, viziosi e rigidi» anche nella Chiesa che è «santa, peccatrice, bisognosa». Lo ha detto il Papa lunedì 23 marzo nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta. Francesco ha subito notato che le letture proposte dalla liturgia — tratte dal libro di Daniele (13, 1-9.15-17.19-30.33-62) e dal Vangelo di Giovanni (8, 1-11) — «ci fanno vedere due giudizi a due donne». Ma, ha aggiunto, «io mi permetto di ricordare un altro giudizio che riguarda una donna: quello che Gesù ci racconta nel capitolo 18 di san Luca». Dunque, «ci sono tre donne e ci sono tre giudici: una donna innocente, Susanna; un’altra, peccatrice, l’adultera; e una terza, quella del Vangelo di Luca, una povera vedova». E «tutte e tre, secondo alcuni padri della Chiesa, sono figure allegoriche della Chiesa: la Chiesa santa, la Chiesa peccatrice e la Chiesa bisognosa, perché le vedove, gli orfani erano i più bisognosi in quel tempo». Proprio per questo, ha spiegato il Papa, «i padri pensano che siano figure allegoriche della Chiesa». Invece «i tre giudici sono cattivi, tutti e tre».
 

Nel segno della croce

ROMA, 23. Tra il 2001 e il 2014 sono stati 343 i missionari e gli operatori pastorali uccisi nel mondo. Solo l’anno scorso sono morte ventisei persone: diciassette sacerdoti, un religioso, sei religiose, un seminarista e un laico. Sono queste le cifre, tragiche, che accompagnano la celebrazione della Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, promossa dal Movimento giovanile delle Pontificie opere missionarie (Pom). Le cifre sono da considerarsi in difetto, poiché si riferiscono solo ai casi accertati e di cui si è avuta notizia.
 

Pastori, voce della gente

La “lieta sorpresa” dell’Anno Santo della Misericordia, le “cinque vie” – ispirate dall’Evangelii gaudium – del prossimo Convegno ecclesiale di Firenze; la persecuzione dei cristiani e la crisi della cultura occidentale; la situazione del Paese, con la denuncia del “malcostume e malaffare” e la necessità di vincere la disoccupazione; la tragedia dei migranti e il richiamo al ruolo dell’Unione europea; l’attenzione al mondo della cultura e della scuola e la rivendicazione della libertà educativa contro ogni colonizzazione ideologica: questi i temi affrontati dal Cardinale Angelo Bagnasco nella prolusione che lunedì 23 marzo ha aperto il Consiglio Episcopale Permanente.
 

Nel primo giorno di primavera

Non poteva cominciare meglio la primavera a Napoli, città bellissima e appassionata che a Papa Francesco ha riservato un’accoglienza piena di calore e di affetto unici, come il Pontefice stesso ha voluto sottolineare rientrato in Vaticano. In una decina di ore, nel primo giorno di primavera, Bergoglio ha potuto infatti letteralmente toccare con mano le realtà diverse della città, dall’ingresso nella tormentata Scampia sino all’incontro sul lungomare Caracciolo illuminato dai colori tenui del tramonto. E a loro volta i napoletani hanno saputo dimostrare la gratitudine per una visita che certo porterà frutti di rinnovamento.
 

L’ARTE di FRANCESCO

Capolavori d’arte e terre 
d’Asia dal XIII al XV secolo

30 marzo – 11 ottobre 2015 
Galleria dell’Accademia 
Via Ricasoli, 58 - Firenze
 

50 preghiere per i cercatori di speranza

Ci sono preghiere e preghiere. Alcune le impariamo da bambini ed attingono a una tradizione plurimillenaria. C’è la preghiera che Nostro Signore ci ha insegnato – il Padre Nostro – la più importante di tutte e ci sono le preghiere dei santi.

C’è la preghiera del virtuoso e quella del peccatore. Quella del sapiente e quella della persona semplice. Non può tuttavia esistere alcuna preghiera che non nasca da un dialogo sincero con Dio, da un desiderio di conoscerlo e dirgli: “Signore, ti ringrazio”, “Signore non capisco” o “Signore, aiutami a credere”.
 
Per modificare la società relativista e degradata in cui viviamo non bastano buone leggi o particolari vittorie politiche, occorre prima di tutto una conversione culturale, una conversione dei cuori, che riguarda i giudizi che dobbiamo saper dare, a partire dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa, su quanto accade intorno a noi. Il direttore Marco Invernizzi, riferendosi agli articoli di “cultura” presenti nel 2° numero della rivista bimestrale La Roccia, si augura che possano aiutare i lettori “a farsi un’idea di quanto sia difficile fornire dei giudizi autenticamente ‘cattolici’ nell’epoca contemporanea”. Quindi è urgente che i cattolici abbiano dei fondati orientamenti per poter giudicare il mondo di oggi e questo avviene anche con il contributo di buone riviste, giornali e libri come quello che sto leggendo in questi giorni. Si tratta de “La vittoria della Ragione”, con sottotitolo indicativo: “Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”, scritto dal grande sociologo delle religioni Rodney Stark, pubblicato in Italia da Lindau (2008).