L’uomo che ispirò don Camillo

di SILVIA GUSMANO

Il vangelo nel cuore e il coltello tra i denti. Padre Paolino, raccontato da Fiorella Perrone ne Le avventure di un monaco in bianco e nero (Siena, Edizioni Cantagalli, 2014, pagine 190, euro 12), è racchiuso in questo binomio. I suoi 99 anni (1909–2008) e le sue tante vite — figlio di beati e postulatore di santi, cappellano in guerra e monaco di clausura, scout e partigiano — scorrono all’insegna di una coerente radicalità: ama Gesù in modo assoluto e si batte per tener fede al suo insegnamento. La sua storia è avvincente sin da prima che venga al mondo. L’unione dei genitori Maria Corsini e Luigi Beltrame Quattrocchi, infatti, è così unica che verrà innalzata all’onore degli altari.
 

Il primo amore

«Non perdere la memoria del primo amore» — cioè «la gioia del primo incontro con Gesù» — significa alimentare di continuo la speranza. E questi «due parametri», memoria e speranza, sono l’unica «cornice» in cui il cristiano può vivere «la salvezza, che è sempre dono di Dio», senza cadere nella tentazione della «tiepidezza», propria di chi ha perduto con la memoria anche speranza ed entusiasmo. È dunque un invito a non restare «a metà strada» quello formulato da Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 30 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. «La salvezza dei giusti viene dal Signore»: il verso del salmo 36 ricorda, ha fatto notare il Papa, la verità che «la salvezza è un dono che ci dà il Signore»: non si compra né si può ottenere con lo studio, perché è sempre «un dono, un regalo». Ma la vera domanda, a questo punto, è: «Come custodire questa salvezza?
 

Sulle orme dell’«Evangelii gaudium»

ROMA , 30. Sarà l’ Evangelii gaudium di Papa Francesco il tema principale dell’assemblea generale di maggio dell’episcopato italiano. È quanto si legge nel comunicato finale dei lavori del Consiglio permanente, tenutosi dal 26 al 28 gennaio, presentato questa mattina a Roma dal vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei). Tutti i presuli del Paese saranno dunque chiamati a interrogarsi sulla ricezione delle linee pastorali indicate dal Pontefice.
 

Salvezza privatizzata

Dio ci salva «personalmente», ci salva «con nome e cognome» ma sempre inseriti in un «popolo». Nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 29 gennaio, Papa Francesco ha messo in guardia dal rischio di «privatizzare la salvezza»: infatti «ci sono forme, ci sono condotte che sono sbagliate e modelli sbagliati di condurre la vita cristiana». Rileggendo il brano della Lettera agli Ebrei p ro posto dalla liturgia (10, 19-25), il Pontefice ha messo in evidenza che se è vero che Gesù «ha inaugurato una via nuova e viva» e «noi dobbiamo seguirla», è anche vero che «dobbiamo seguirla come il Signore vuole, secondo la forma che lui vuole». E un modello sbagliato è proprio quello di chi tende a «privatizzare la salvezza». Gesù infatti, ha spiegato il Papa, «ci ha salvati tutti, ma non genericamente. Tutti, ognuno, con nome e cognome.
 
Distinguere per non confondere

a cura di P. Pietro Messa, ofm

La pubblicazione da parte della Libreria Editrice Vaticana delle Interviste e conversazioni con i giornalisti di Papa Francesco ha risollevato perplessità circa il contenuto di alcune sue risposte. Senza voler soffermarsi sugli argomenti trattati dal Pontefice e che hanno suscitato interesse – sia come consenso, sia come ostilità – interessante è il caso del tema della coscienza. Infatti il volume riedita anche l’intervista che martedì 1 ottobre 2013 è apparsa sul quotidiano La Republica a cura di Eugenio Scalfari in cui alla domanda «Santità, esiste una visione del Bene unica? E chi la stabilisce?» segue la risposta: «Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male. Noi dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia Bene».
 
Bisogna pregare Dio e chiedere ogni giorno la grazia di capire la sua volontà, la grazia di seguirla e la grazia di compierla fino in fondo. È questo l’insegnamento ricavato da Papa Francesco dalla liturgia del giorno e spiegato all’omelia della Messa del mattino, presieduta in Casa S. Marta. Il servizio di Alessandro De Carolis:
 

Elogio della felicità fragile

di SILVIA GUIDI

Impossibile non trovare spunti e argomenti interessanti in una miscellanea di studi così ricca: cinquanta contributi pubblicati da Vita e Pensiero in onore di Annamaria Cascetta, già ordinario di Storia del teatro e dello spettacolo e direttore del dipartimento di Scienze della comunicazione e dello spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a cura di Roberta Carpani, Laura Peja e Laura Aimo ( Scena madre , Milano, 2014, pagine 545, euro 60).
 

Orfani in famiglia

Troppo spesso i piccoli e i giovani sono veri e propri «orfani in famiglia, perché i papà sono assenti, anche fisicamente, ma soprattutto perché quando ci sono non adempiono il loro compito educativo». Di questa assenza dei padri ha parlato Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 28 gennaio, svoltasi nell’aula Paolo VI . Riprendendo la catechesi sulla famiglia — interrotta per il viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine — il Pontefice si è soffermato sulla figura del padre e ha sottolineato come soprattutto nella cultura occidentale si sia arrivati a una «società senza padri».
 
A qualche settimana dallo straordinario Convegno di Milano vale la pena riflettere ancora sull’evento.

In una lettera interna inviata ai militanti di Alleanza Cattolica, il professore Massimo Introvigne, reggente vicario della medesima associazione ha spiegato la grande e straordinaria importanza del convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, svoltosi il 17 gennaio scorso a Milano presso i nuovi locali del Palazzo della Regione Lombardia. Certamente è stato importante perché forse per la prima volta hanno partecipato a un convegno al chiuso quasi tremila persone. Ma soprattutto è stato importante ha sottolineato Introvigne perché per la prima volta un convegno dove si è proclamata, senza infingimenti, la verità naturale e cristiana della famiglia è stato promosso e organizzato da un grande ente pubblico, la Regione Lombardia, e i suoi contenuti sono stati indossati in apertura dall'Assessore alla Cultura e in chiusura dal Presidente del Consiglio Regionale e dal Presidente della Regione”. 
 

Il cibo di Gesù

«Pregare per avere la voglia di seguire la volontà di Dio, per conoscere la volontà di Dio e, una volta conosciuta, per andare avanti con la volontà di Dio»: è il triplice invito ripetuto da Papa Francesco durante la messa di martedì mattina, 27 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice per la sua riflessione ha preso spunto dalla preghiera colletta all’inizio della celebrazione, quando è stato chiesto al Signore: «Guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché portiamo frutti di opere buone». La sottolineatura riguarda in particolare — ha spiegato — «secondo la tua volontà», perché oggi «questa parola “volontà”, la volontà di Dio, pervade ambedue le letture e anche il salmo responsoriale della liturgia». Risalta anzitutto nella prima lettura, tratta dalla lettera agli Ebrei (10, 1-10), che «dà una spiegazione dei sacrifici antichi e fa vedere che non sono capaci di giustificarci. Non hanno — ha detto in proposito Francesco — la forza di darci la giustizia, di perdonare i peccati. Sono soltanto una preghiera che il popolo rinnova ogni anno, una richiesta di perdono.
 

La pescheria di Pietro

«Se i primi discepoli non avessero ascoltato la chiamata di Gesù, forse ancora oggi, sulle sponde del Mare di Galilea, potremmo vedere una pescheria col nome “Pietro & co. srl”, ma non ci sarebbe nessuna Chiesa». Quest’ultima infatti «esiste solo perché gli uomini ascoltano il Dio che chiama, lo accolgono nel loro cuore e si lasciano convincere dalla chiamata a seguirlo». Ha scelto questa immagine il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, durante la messa celebrata nella parrocchia romana della Trasfigurazione, domenica mattina, 25 gennaio, a conclusione della settimana ecumenica.
 

Il grido di Auschwitz

«Senza dubbio la cosa più importante di questo anniversario è poter ascoltare ancora i testimoni di quelle orribili giornate, e far sentire di nuovo il grido delle vittime» ha detto il cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, alle celebrazioni per il settantesimo della liberazione del campo di sterminio di AuschwitzBirkenau alle quali partecipano trentotto delegazioni provenienti da tutto il mondo e ben quindici capi di Stato.
 
Non esiste solo il folle negazionismo della Shoàh ma anche il negazionismo di alcuni ebrei verso la Chiesa Cattolica e il suo comportamento durante la Shoàh.
 
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima, che quest’anno ha per titolo: "Rinfrancate i vostri cuori" (Gc 5,8).
Intervengono: Mons. Giampietro Dal Toso, Segretario del Pontificio Consiglio "Cor Unum"; Mons. Segundo Tejado Muñoz, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero e il Dott. Michel Roy, Segretario Generale di Caritas Internationalis.
Pubblichiamo di seguito gli interventi di Mons. Giampietro Dal Toso e del Dott. Michel Roy:

 

Tutto merito delle donne

Né timidezza, né vergogna di essere cristiani. Perché la fede «è uno spirito di forza, di carità e di prudenza». È questo l’insegnamento che Papa Francesco ha tratto dalla memoria liturgica dei santi Tito e Timoteo, discepoli dell’apostolo delle genti. Celebrando lunedì mattina, 26 gennaio, la messa nella cappella della Casa Santa Marta, il Pontefice si è soffermato in particolare sulla prima lettura — tratta dalla seconda lettera di San Paolo a Timoteo (1, 1-8) — per sottolineare come la fede cristiana ci dia «la forza per vivere, quando noi ravviviamo questo regalo di Dio. Ci dà amore, ci dà carità», per «rendere feconda la fede. E ci dà lo spirito di prudenza: cioè, sapere che noi non possiamo fare tutto quello che vogliamo», poiché «nel nostro cammino dobbiamo andare avanti e cercare le strade, le maniere per portarla avanti». All’inizio dell’omelia il Papa ha evidenziato che i vescovi Timoteo e Tito sono come i figli di Paolo, il quale «vuole tanto bene a tutti e due».
 
Muove dal viaggio apostolico di Papa Francesco nelle Filippine la prolusione con cui il Card. Angelo Bagnasco lunedì 26 gennaio ha aperto i lavori del Consiglio Permanente (Roma, 26-28 gennaio): dall’appello del Santo Padre (“Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”) lo sguardo traguarda al prossimo Sinodo Ordinario e al Convegno Ecclesiale di Firenze.
Il Consiglio Permanente, ha evidenziato il Presidente, è anche chiamato a preparare l’Assemblea Generale di maggio (dove è prevista una verifica collegiale sulla recezione dell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium), senza dimenticare di trovare le modalità per continuare il tema della formazione permanente dei sacerdoti (su cui era incentrata l’Assemblea Generale di Assisi).
Non manca nella prolusione un’analisi degli scenari internazionali e di quelli nazionali. Su tutto, la volontà di fronteggiare ogni forma di “colonizzazione ideologica”, che deruba i popoli della loro identità.

© www.chiesacattolica.it - 26 gennaio 2015

 
Qui la prolusione
PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE CONSIGLIO PERMANENTE Roma, 26 - 28 gennaio 2015


 

Il san Francesco ritrovato

di SILVIA GUIDI

Nuovi aspetti della vita di Francesco riemergono dal passato; non solo frammenti, stavolta, o citazioni indirette tratte da opere coeve, ma la seconda più antica Vita del santo di Assisi, sconosciuta fino a oggi, contenuta in un manoscritto apparentemente insignificante e assente dai cataloghi delle biblioteche perché parte di una collezione privata. Un codicetto (del formato di dodici per otto centimetri) al centro di una questione storiografica vastissima e complessa, in corso, senza soluzione di continuità, dal terzo decennio del XIII secolo ai giorni nostri, croce e delizia di generazioni di medievisti: la ricerca di testimonianze biografiche sul Poverello di Assisi non coincidenti con la vita ufficiale, la Legenda di Bonaventura, approvata nel 1263. Un libro passato inosservato per tanto tempo e arrivato indenne fino a noi forse proprio per la sua povertà: si tratta di un piccolo codice «francescano in senso letterale, umile e povero, senza decorazioni o miniature» ci spiega da Parigi l’autore della scoperta, il medievista Jacques Dalarun, a cui abbiamo chiesto di raccontarci i dettagli di una ricerca appassionante e piena di sorprese come una detective story paleografica.
 

VITA UMANA, PRIMA MERAVIGLIA

Riceviamo e pubblichiamo:

Incontro a Roma Eur per la XXXVII Giornata per la Vita

Domenica prossima, 1° febbraio, alle ore 11.20, nella sala conferenze della Parrocchia di San Josemaría Escrivá, fondatore dell'Opus Dei, proiezione del film, "La vita umana, prima meraviglia", presentato e commentato da SARA DEODATI, vice-presidente del Centro di aiuto alla Vita (CAV) di Roma Palatino. A seguito dell'incontro saranno ricordate storia e finalità delle "Giornate per la Vita", indette dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) dopo l'approvazione della legge che ha "legalizzato" l'aborto nel nostro Paese (l, n. 194/1978). Il titolo del Messaggio di questa XXXVII edizione della Giornata per la Vita è "Solidali per la vita". Per info sull'incontro (in allegato locandina): http://www.psanjosemaria.it/.

Con l'occasione si invita a visitare la pagina facebook dedicata al Vescovo che ha "inventato" nel 1979 le Giornate per la vita: “Mons. Fiordelli e la difesa sociale della famiglia

https://www.facebook.com/pages/Mons-Fiordelli-e-la-difesa-sociale-della-Famiglia/719167061513496).

Ringraziando per l’attenzione. I nostri più cordiali saluti.

Gli Amici del Timone-Roma

 
A cura di P. Pietro Messa, ofm

L’integralismo è considerare un determinato testo con sguardo letterale, con "assolutismo sacro" – può essere i Veda o la Torah, la Bibbia o il Corano, la Regola francescana o il Vangelo – e volerlo osservare rigidamente. Molto simile è il fondamentalismo, ossia l’assolutizzazione di alcuni testi ritenuti fondamentali cercandovi in forma fanatica – e quindi con fanatismo – norme per la vita individuale e collettiva. Quindi vi sono molti tipi di integralismi e fondamentalismi fanatici, quale ad esempio quello induista, ebraico, cristiano islamico, francescano, evangelico; vi è pure un integralismo laicista, agnostico, eccetera. Di fronte a questi assolutismi sembra che l’unica via alternativa sia quella di una identità sbiadita, debole, senza fierezza.

Anche l’esperienza religiosa di Francesco d’Assisi appare come un integralismo fondamentalista nel suo volersi conformare al Vangelo. Eppure nessuno oggi classificherebbe l’Assisiate come un integralista fondamentalista fanatico. Che cosa fece sì che il suo rispetto assoluto per il Vangelo – Tommaso da Celano afferma che «ovunque trovava qualche scritto […] lo raccoglieva con grande rispetto […] nel timore che vi si trovasse il nome del Signore, o qualcosa che lo riguardasse» – non diventasse un integralismo fondamentalista fanatico?
A ben osservare Francesco era certamente attento alla lettera evangelica, ma per cogliervi lo spirito in essa contenuto e quindi la sua osservanza del Vangelo non fu letterale e senza commenti – cosa che lo avrebbe reso appunto un integralista fondamentalista fanatico – ma, per dirlo in modo sintetico, “spiritualmente letterale”. Ossia la lettera è importante per lo spirito che contiene e lo spirito evangelico è accessibile solo grazie alla lettera. In modo sintetico si può affermare che una fede integrale che congiunge lettera e spirito è il miglior antidoto all’integralismo, ossia all’assolutizzazione di un particolare. Tutto ciò traspare nel libro di Pietro Maranesi e Massimo Reschiglian: dalla lettura si scoprirà che Francesco d’Assisi indica una via per congiungere identità e rispetto, ossia proprio quella sintesi che attualmente sembra impossibile da trovarsi e causa gravi problemi.​

Terni - Libreria Paoline - Via Mazzini, 25

Sabato 31 gennaio 2015, ore 17,00

Beato il servo che....

Presentazione del libro

P. MARANESI - M. RESCHIGLIAN, "Beato il servo che..." Intorno alle Ammonizioni di frate Francesco, Ediz. Biblioteca Francescana - Milano 2014


Intervengono

PIETRO MESSA, ofm
ANGELA CHERMADDI
MASSIMO RESCHIGLIAN, ofm

 

Una nuova Bibbia latino-italiana

di FORTUNATO FREZZA

Nello storico flusso di trasmissione della rivelazione biblica scritta l’editoria vaticana vanta una tradizione secolare, che risale al periodo della prima apparizione della stampa, quando Papa Paolo II durante il settennio del suo pontificato, dal 1464 al 1471, manifestò un vivo interesse per l’attività tipografica, novità del secolo, che il suo successore Pio V p ortò a un elevato grado di perfezione, affidando la Stamperia Vaticana a Paolo Manuzio, figlio di quell’Aldo ritenuto massimo tipografo editore del tempo, spentosi nel 1515.