Nessuno può toglierci la gioia

La gioia di essere discepoli di Gesù diventa testimonianza, cioè apostolato, missionarietà. Lo ha detto Papa Francesco ai venticinque appartenenti all’Opera di Nazaret, ricevuti in udienza nella Casa Santa Marta mercoledì pomeriggio, 20 agosto. Rivolgendosi ai membri dell’associazione, il Pontefice ha rilevato che la storia dell’Opera è segnata da due aspetti. Il primo è la scoperta di Gesù come la via dell’uomo verso il Padre.
 

Quel regalo inutile

di HANS URS VON BALTHASAR

 La nostra opinione non è che Péguy qui debba essere innalzato a comparire come uno dei più grandi poeti o perfino teologi cristiani. Si vuole solo raccogliere da lui elementi di una estetica teologica che potrebbero essere difficili da trovare altrove in analoga ricchezza e altrettanto chiara connessione. Anch’egli in molti tratti anticipa splendide figure di tempi successivi — Charles de Foucauld, Konrad Weiss — e ha le carte in regola per prefigurarli.
 

Straordinari nella prova

Il cardinale Filoni fortemente impressionato dalla testimonianza di fede dei cristiani

Anche nella dura prova che stanno affrontando, i cristiani iracheni offrono alla Chiesa e al mondo una straordinaria testimonianza di fede. Testimonianza che ha “fortemente impressioanto” il cardinale Fernando Filoni, appena rientrato dal Paese a conclusione della visita compiuta come inviato personale di Papa Francesco. E la mattina del 21 agosto il porporato ha incontrato il Pontefice per riferirgli della missione affidatagli. «Il Papa — dice all’O sservatore Romano appena conclusa l’udienza — più che parlare ha soprattutto ascoltato. Gli ho riferito quanto ho avuto modo di vedere e di sentire: in questo senso gli ho confidato le mie valutazioni sulla situazione, il mio modo di vedere e come sono stato vicino a questa realtà».
 
Non più schiavi, ma fratelli. Questo è il titolo del Messaggio per la 48ª Giornata Mondiale della Pace, la seconda di Papa Francesco.

Spesso si crede che la schiavitù sia un fatto del passato. Invece, questa piaga sociale è fortemente presente anche nel mondo attuale.

Il Messaggio per il 1° gennaio 2014 era dedicato alla fraternità: "Fraternità, fondamento e via per la pace". L’essere tutti figli di Dio rende, infatti, gli esseri umani fratelli e sorelle con eguale dignità.

La schiavitù colpisce a morte tale fraternità universale e, quindi, la pace. La pace, infatti, c’è quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità.

Nel mondo, molteplici sono gli abominevoli volti della schiavitù: il traffico di esseri umani, la tratta dei migranti e della prostituzione, il lavoro-schiavo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, la mentalità schiavista nei confronti delle donne e dei bambini.

E su questa schiavitù speculano vergognosamente individui e gruppi, approfittando dei tanti conflitti in atto nel mondo, del contesto di crisi economica e della corruzione.

La schiavitù è una terribile ferita aperta nel corpo della società contemporanea, è una piaga gravissima nella carne di Cristo!

Per contrastarla efficacemente occorre innanzitutto riconoscere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, e inoltre tenere fermo il riferimento alla fraternità, che richiede il superamento della diseguaglianza, in base alla quale un uomo può rendere schiavo un altro uomo, e il conseguente impegno di prossimità e gratuità per un cammino di liberazione e inclusione per tutti.

L’obiettivo è la costruzione di una civiltà fondata sulla pari dignità di tutti gli esseri umani, senza discriminazione alcuna. Per questo, occorre anche l’impegno dell’informazione, dell’educazione, della cultura per una società rinnovata e improntata alla libertà, alla giustizia e, quindi, alla pace.

La Giornata Mondiale della Pace è stata voluta da Paolo VI e viene celebrata ogni anno il primo di gennaio. Il Messaggio del Papa viene inviato alle cancellerie di tutto il mondo e segna anche la linea diplomatica della Santa Sede per l’anno che si apre.

© Bollettino Santa Sede - 21 agosto 2014


 
Riceviamo e rigiriamo il documento dei Rover e delle Scolte dell'Agesci. In fondo pagina, segue nostro commento.

Anzitutto bisogna dire che non è un documento ufficiale dell'AGESCI, né dei Capi, ma appunto delle Scolte e dei Rover.

Tanto entusiasmo traspare ma anche tanta povertà antropologica che, come dice il titolo è la pochezza dei nostri tempi.
Questa povertà antropologica e sui principi fondanti dell'essere umano comporta diverse pennellate di carattere politicamente corretto che, cariche di autentico entusiasmo, sembrano dare colore ad un mondo grigio, con la voglia del nuovo e del giovanile "ora arriviamo noi"... L'entusiasmo e la voglia di fare il bene è una cosa buona, ottima. Guai a mortificarla.
Ma non ci si deve ingannare, il mondo de-colorato, grigio, insapore, è quello che si rivela se non si rispettano i fondamenti antropologici e le autentiche questioni di senso che sono preambula al Vangelo.
L'entusiasmo è una verniciatura che non cambia necessariamente il motore.
E qui parte buona del motore è dato dal politicamente corretto.
Occorre dunque recuperare l'entusiasmo e gli aspetti positivi e correggere, vigorosamente, quelli dubbi, errati e anti-evangelici e vagamente da minestrone new-age.

Ad esempio:

"Essere credenti,  essere scout.." dicotomia impossibile, su questo occorre chiarirsi.
Infatti si è credenti e si vive la sottochiamata scout. Come sarebbe assurdo dire "cattolici politici". Niente di più errato, si è infatti cattolici in politica, cioè cattolici che vivono la seconda chiamata alla vita politica.
La seconda è subordinata alla prima. E si è cristiani se si crede e si segue Gesù e se si rispetta il minimo, secondo ragione, dei principi di morale naturale e Diritto naturale.
La verità dell'etica non è decisa dal soggetto o valutata democraticamente, ma è presente nell'uomo e va scoperta alla Luce di Cristo.
E ancora...

"chiediamo... all'Agesci di allargare i propri orizzonti affinché tutte le persone - indipendentemente dall'orientamento sessuale - possano vivere l’esperienza scout e il ruolo educativo con serenità senza sentirsi emarginati. Chiediamo inoltre all’Agesci che dimostri maggiore apertura riguardo a temi quali omosessualità, divorzio, convivenza, attraverso occasioni di confronto e di dialogo, diventando così portavoce presso le istituzioni civili ed ecclesiastiche di una generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società. A questo proposito, chiediamo alla Chiesa di accogliere e non solo tollerare qualsiasi scelta di vita guidata dall'amore;
• che l'Agesci non consideri esperienze di divorzio, convivenza o omosessualità invalidanti la partecipazione alla vita associativa e al ruolo educativo, fintanto che l'educatore mantenga i valori dell'integrità morale;
alla Chiesa di mettersi in discussione e di rivalutare i temi dell'omosessualità, convivenza e divorzio, aiutandoci a prendere una posizione chiara;
• che lo stato porti avanti politiche di non discriminazione e accoglienza nei confronti di persone di qualunque orientamento sessuale, perché tutti abbiamo lo stesso diritto ad amare ed essere amati e che questo amore sia riconosciuto giuridicamente affinché possa diventare un valore condiviso.
• allo Stato di agevolare sia dal punto di vista economico che burocratico le pratiche di adozione nazionale."

Insomma i prodromi di una società smarrita e di credenti allo sbando.

Ma la vera domanda è:
i capi e l'AGESCI, saranno in grado di cogliere gli aspetti positivi giovanili e di valorizzarli e di porre una correzione di rotta, amorevole e vigorosa, alle derive soggettivistiche, relativistiche ed ideologiche di questo documento?

Sappiamo infatti che nei nuclei, socialmente intesi, il valore e spesso i principi, vengono sacrificati per non perdere il "numero".. a danno poi del bene autentico della persona stessa, di ogni singola persona e del membro associato e, non ultimo, anche dell'intero cammino associativo.
Insomma il compromesso, non quello operativo, che è il benvenuto, ma quello sui principi, diventa il vero principio ove tutto viene sacrificato.
Ai tempi del vecchio testamento si chiamava "vitello d'oro".
Nel nuovo testamento è il segno dell'Anticristo.
Nei tempi moderni si chiama narcisismo del politicamente corretto.

Segue il documento
strade-di-coraggio.pdf


Staff
cristianocattolico.it








 

Lezioni di Francesco

Al viaggio del Papa il quotidiano di Seoul «JoongAng Ilbo» di sabato 16 agosto ha dedicato l’editoriale che pubblichiamo in una nostra traduzione italiana.

Papa Francesco ha stupito e commosso i sudcoreani non solo con i radiosi sorrisi che lo contraddistinguono e con le sue confortanti parole, ma anche con il suo atteggiamento umile, tenero e sincero verso le persone di tutte le estrazioni sociali. Durante il primo viaggio papale in Corea degli ultimi 25 anni, Papa Francesco ha salutato centinaia di migliaia di persone emozionate da una piccola utilitaria Kia invece che da una berlina di lusso blindata come quelle che di solito prediligono i vip nei loro viaggi all’estero. Ha portato lui stesso la sua borsa. Nei cinque giorni della sua permanenza in Corea ha pranzato e dormito nella modesta residenza a due piani dell’a rc i v e s c o v o Osvaldo Padilla, capo della rappresentanza diplomatica della Santa Sede a Seoul.
 

Argentina. Muoiono in incidente tre familiari del Papa

Tre familiari di Papa Francesco sono rimasti uccisi in un incidente stradale in Argentina. Si tratta della moglie e dei due figli piccoli del nipote di Papa
Francesco, Emanuel Horacio Bergoglio, 35 anni, figlio del fratello del Pontefice, rimasto gravemente ferito nell'incidente stradale. Le vittime sono Valeria Carmona, 39 anni, e i due figli, Antonio, 8 mesi, Jose, di 2 anni.
 

L’UOMO CHE HA RINUNCIATO AL PAPATO

L’11 febbraio 2013, l’agenzia Ansa, alle ore 11.49 batte una notizia bomba che fa subito il giro del mondo: Benedetto XVI lascia il pontificato. Un annuncio senza precedenti, dalle ore 20 del 28 febbraio non sarà più il capo della Chiesa Cattolica. Dopo otto anni termina il suo pontificato, iniziato il 19 aprile 2005. Benedetto XVI dichiara di lasciare il suo ufficio “per il bene della Chiesa, per la propria incapacità di amministrare nel modo migliore il ministero a lui affidato”. Naturalmente subito si sono scatenate sui media, dibattiti, considerazioni, ipotesi sul perché del gesto così eclatante. Questioni per la verità che ancora oggi suscitano varie interpretazioni. Cosa ha portato Benedetto XVI a una scelta tanto grave, non solo per la cristianità ma per il mondo intero? A questa domanda cerca di rispondere un pamphlet interessante scritto da Simone Venturini, “Il Libro segreto di PapaRatzinger. L’uomo che ha rinunciato al papato, Newton Compton editori (Roma 2013).

Dai rimandi di copertina, “Il corvo, lo Ior, gli scandali sessuali. Chi c’è dietro le dimissioni più eclatanti della Storia?”, mi sembrava un testo di quel genere scandalistico che se ne vedono tanti e che in pratica cercano di denigrare e buttare fango contro la Chiesa, contro i Papi. Invece il testo di Venturini, non per niente lavora in Vaticano, docente alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma, è stato anche Direttore della Biblioteca della Pontificia Lateranense e docente di Teologia biblica, è un ottima sintesi del Papato e chiarisce molti punti controversi partendo dalla Bibbia ma anche dai riti, discorsi dei pontefici, luoghi di culto e racconti di apparizioni.

“Conosceremo mai le reali e profonde ragioni del ‘gran rifiuto’?” Per Venturini l’atto così dirompente del pontefice ha un significato ben preciso: Papa Ratzinger ha voluto trasmettere ai fedeli, al clero, ma soprattutto alla Curia, un messaggio, una chiave di lettura del suo gesto. Il messaggio è che la Chiesa si deve rinnovare, non può andare avanti così.

“Viene da chiedersi dunque se l’elemento che ha scatenato la grave decisione non sia da rintracciare nei grandi cambiamenti di cui la Chiesa ha bisogno al suo interno e nella percezione che Benedetto ha di sé di fronte a questi drammatici problemi, da cui il teologo e umanista Ratzinger era assai distante: dai menzionati problemi legati alla trasparenza delle transazioni finanziarie dello IOR, a una non ottimale comunicazione tra i vari organismi della santa Sede; dal riordino della Curia all’accorpamento di numerosi uffici (…)”. Secondo Venturini, “I Paesi europei evangelizzati secoli fa hanno bisogno di un nuovo annuncio del Vangelo in forme e modi assai diversi del passato”. Tra le questioni che richiedevano decisioni quotidiane da parte del papa e che lo provavano non solo nello spirito ma anche nel già debole corpo, c’era la pedofilia, la fuga di documenti, problemi con l’ala dissidente dei lefebvriani, questioni di aggiornamento e snellimento dell’amministrazione vaticana. Venturini esclude categoricamente che il Papa si sia dimesso perché afflitto da qualche malattia grave o perché costretto da qualcuno. In pratica per capire il messaggio che Benedetto XVI ha voluto dare con il suo gesto, è importante fare attenzione a qualsiasi particolare o dettagli cronologici dell’evento. Venturini li elenca: 11 febbraio, la celebrazione delle apparizioni della madonna a Lourdes e anniversario dei Patti Lateranensi. “Benedetto XVI ha probabilmente scelto un giorno festivo per la santa Sede per non permettere a intrusi e curiosi di varcare Porta Sant’Anna, l’ingresso principale del Vaticano”. Inoltre il Papa, ha scelto un giorno che precede di due l’inizio della Quaresima, il tempo penitenziale per eccellenza della Chiesa cattolica. “In questo tempo di Quaresima, nell’Anno della Fede,- ha detto Benedetto XVI – rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana”. Venturini insiste, Papa Ratzinger, “annuncia le sue dimissioni due giorni prima che inizi la Quaresima, perché a mio avviso desidera proporre alla Chiesa cattolica e alla Curia romana un cammino di conversione (cfr. Marco 1,15), un cambiamento di mentalità. Si tratta di un cammino cui ogni cristiano è chiamato, ma come non riconoscervi un richiamo a tutti coloro che nella Chiesa occupano un ruolo di responsabilità più o meno grande?”

In pratica il pontefice tedesco chiede di rinunciare agli individualismi che minano l’unità dei cristiani e a riscoprire “l’essenzialità, di ciò che veramente conta nella vita. Solo da questo percorso, fatto di sofferenze e inevitabili rinunce, nasce la possibilità di un nuovo inizio sia per i singoli cristiani, che per la Chiesa”. L’autore del libro, naturalmente non è a conoscenza del successore di Ratzinger, ma già è in grado di tratteggiare quali dovrebbero essere le sue preoccupazioni. Secondo Valentini Benedetto XVI ha voluto dare una forte scossa col gesto eclatante delle dimissioni, probabilmente era “l’unico modo per far capire, a chi verrà dopo di lui, quanto seria e preoccupante sia l’attuale crisi ecclesiale e mondiale. Qualsiasi altro gesto non sarebbe stato sufficiente a scuotere le coscienze e a smuovere le migliori forze riformatrici della Chiesa”.

A questo proposito Valentini scrive: “Il gesto di Benedetto XVI nel dare l’annuncio delle sue dimissioni non solo rivela la sua profonda spiritualità, ma anche la convinzione che, così facendo, la sua opera di profondo rinnovamento della Chiesa non potrà essere facilmente trascurata dal suo successore”. Pertanto secondo Valentini, “La Chiesa cattolica, dalla periferia al suo centro, deve sperimentare una Quaresima di conversione, superando le tentazioni del potere, del successo, del prestigio e del consenso, per giungere così trasformata alla Pasqua(…)”. E mi sembra che Papa Francesco si sia messo sulla strada che ha indicato papa Ratzinger.

Il giorno dopo papa Ratzinger, rivolgendosi ai parroci di Roma, parla del Concilio Vaticano II e coglie l’occasione per dire cose molto importanti. La Chiesa è “un organismo, una realtà vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso sono elemento costruttivo della Chiesa come tale”, per Venturini, Benedetto XVI, intendeva dire che “la struttura burocratica della Chiesa non può soffocare la sua vera realtà, che è invisibile e viene percepita dall’anima”.

Comunque sia, si chiede Venturini, può bastare tutto questo per giustificare un gesto unico nella Storia della Chiesa? Basta dire che Benedetto XVI si sia scontrato con una Curia ribelle ai suoi disegni di riforma delle strutture vaticane?”. Per Venturini non basta. Tuttavia Benedetto XVI stesso sottolinea che ha scelto non costretto dalle contingenze, ma pienamente libero e consapevole. Dunque, “l’enigma delle sue dimissioni, perciò, persiste”. Pertanto per Venturini, il gesto storico del papa, può rientrare in un gesto apocalittico e profetico, perché Dio attraverso la storia vuole rivelarci qualcosa, infine nel gesto si nasconde un inizio di nuovo sviluppo per la storia della Chiesa.

Il testo ricostruisce la figura del giovane teologo Ratzinger e gli anni del suo pontificato, cerca nell’operato e nelle parole del papa la chiave per leggere il suo gesto e il messaggio che, con un atto dirompente, ha voluto trasmettere ai fedeli e al clero. Il testo fa riferimento al “gran rifiuto” di Celestino V, e al gesto che lo stesso papa Ratzinger presso la basilica di Collemaggio a L’Aquila aveva fatto: deporre nell’urna il pallio, elemento importante del suo stemmo pontificio. Inoltre Venturini, ricorda l’intervista che Benedetto XVI rilasciò nel 2010 al suo amico giornalista Peter Seewald, da cui scaturì il libro, “Luce del mondo”. Qui il papa tedesco fa intravedere che “quando il papa giunge alla consapevolezza di non esser più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”.

Venturini nel libro sottolinea che Ratzinger è stato cardinale di tre Papi che permisero di arricchire la Chiesa di nuove realtà come i cosiddetti “movimenti”, nuovi ordini religiosi. La Chiesa, forse per la prima volta, assunse veramente quella dimensione universale, soprattutto sotto Giovanni Paolo II. Tuttavia la situazione non era così rosea come poteva apparire. In un celebre discorso del 2003, Giovanni Paolo II, si esprime con parole che possono essere interpretate come una sorta di continuazione con quello altrettanto celebre di Paolo VI sul “fumo di satana”. Papa Wojtyla parla esplicitamente di apostasia silenziosa da parte dell’uomo europeo. Comunque sia il mondo che racconta Venturini spesso non viene conosciuto nemmeno dai cattolici e magari qualcuno tenta di occultare. Sarebbe opportuno ritornarvi in qualche altro intervento.





S. Teresa di Riva ME, 13 agosto 2014

SS. Ponziano e Ippolito martiri.                                                                       DOMENICO BONVEGNA

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Donna del Magnificat

È difficile dimenticare, nel giorno della solennità dell’Assunta, le tante immagini di guerra, di persecuzione, di sofferenza e di crisi che ormai da diverso tempo hanno invaso i circuiti mediatici di tutto il mondo. È altrettanto difficile dimenticare le molteplici “immagini non viste”, vale a dire i volti e le storie di tutte quelle persone che la crisi endemica fra gli uomini afferra senza pietà, rendendole “scarti”. Tutte queste immagini contribuiscono a creare e a mantenere una memoria collettiva. Ma non dicono però di quale memoria si tratti. Non dicono, cioè, se si tratti di una memoria rassegnata o ribelle; se sia una memoria indifferente o indignata; se essa abbia i tratti della paura o dell’impegno.

Che cosa Maria, in quanto donna di fede perfettamente redenta nel suo corpo mortale, trasfigurata e configurata a Cristo risorto e madre dei viventi, può dire e dare a una comunità che, con la forza “debole” della testimonianza e della parola, voglia contribuire a superare la persistente crisi umana costruendo una memoria collettiva che porti i tratti del lievito evangelico? Nel corso della sua vita terrena, la Madre di Gesù ha sperimentato la durezza delle varie crisi a cui è stata sottoposta.

La Vergine ci ispira una memoria ribelle, che sappia reagire alla rassegnazione del fatalismo. Alla luce del Vangelo, la Madre di Gesù ci ispira anche una memoria dell’impegno, che sappia sottrarsi all’abbraccio mortale della paura, che è uno strumento a servizio della “legge del più forte”, che trasforma il mondo in una specie di “inferno globalizzato”.

Con Maria, donna glorificata nel corpo e nell’anima, i cristiani possono immettere nella memoria collettiva del mondo, come lievito nella pasta, i semi della santa ribellione, dell’indignazione e dell’impegno evangelici.

Salvatore Perrella

© www.osservatoreromano.va - 13 agosto 2014

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Il Papa in Corea, i discorsi

La visita del Papa in Corea avviene in occasione della VI Giornata Asiatica della Gioventù. Nel corso della visita, dal 13 al 18 agosto, proclamerà beati alcuni coreani che morirono martiri per la fede cristiana. "Un popolo grande e saggio non si limita ad amare le sue antiche tradizioni, ma valorizza anche i giovani cercando di trasmettere loro, ha detto Il Papa nel saluto al Presidente della Repubblica di Corea, Signora Park Geun-hye, l'eredità del passato e di applicarla alle sfide del tempo presente". "La ricerca della pace rappresenta una sfida per ciascuno di noi e in particolare per quelli tra voi che hanno il compito di perseguire il bene comune della famiglia umana".

© www.radiovaticana.org - 14 agosto 2014
 
Questa mattina, alle 11.00, Papa Francesco – a poche ore dalla partenza per la Corea - si è recato in forma privata, senza seguito, alla Basilica di Santa Maria Maggiore, dove ha sostato per una ventina di minuti in preghiera silenziosa davanti all’immagine della Vergine “Salus Populi Romani” e le ha presentato un semplice omaggio floreale. E’ la decima volta che Papa Francesco si reca a pregare a Santa Maria Maggiore per invocare la protezione della Vergine.

© www.radiovaticana.org - 13 agosto 2014


 
Quanto sta avvenendo lungo il nord l’Iraq, con le violenze anticristiane e contro altre minoranze religiose, è una “sofferenza intollerabile” che non può non indurre le coscienze di tutti a proteggere e sostenere chi è vittima di queste violenze. È il senso dell’accorato messaggio che Papa Francesco ha inviato al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, chiedendo che le Nazioni Unite facciano ogni sforzo per garantire pace e diritti umanitari. Il servizio di Alessandro De Carolis:
 
Le trappole dell’ideologia

di MAURIZIO GRONCHI

Nei giorni in cui si ravviva la cara memoria del Papa Paolo VI—e per l’anniversario della Ecclesiam suam e per la sua morte — sembra di qualche utilità evidenziare la dimensione cristologica connessa all’interpretazione del concilio, quasi del tutto trascurata nel dibattito attuale, probabilmente a motivo della concentrazione sui temi ecclesiologici, da molti ritenuti l’interesse prioritario (se non esclusivo) del Vaticano II. In altre parole, si tratta di esplicitare quanto implicato nel titolo della costituzione dogmatica sulla Chiesa, «Cristo è la luce delle genti». Da cui consegue che la Chiesa «per una analogia che non è senza valore, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato» (Lumen gentium, 8).
 

Modernità di Maria

Un trentennio dopo la bufera rivoluzionaria e poi napoleonica, a imprimere un deciso impulso alla devozione mariana e a interpretarla come risposta alla modernità fu PioIX . Da questo punto di vista l’evento più importante del pontificato fu la proclamazione nel 1854 del dogma dell’Immacolata concezione, che riconosce in Maria l’unica creatura preservata dal peccato originale sin dal momento del suo concepimento. A questo esito dottrinale portava un movimento, sin dalla fine del Quattrocento, nel quale sviluppo teologico e provvedimenti liturgici si affiancavano a una devozione popolare diffusa.
 
Affezione e devozione espresse mediante la poesia

a cura di P. Pietro Messa, ofm

La venerabile clarissa Francesca Farnese (1593-1651) è una delle figure rappresentative della spiritualità del Seicento in cui l’affezione a Gesù e Maria si esprime anche attraverso la poesia, ossia un genere letterario privilegiato dai mistici in cui partecipazione emotiva e passionalità sono ben presenti, come mostra la sottostante composizione per la festa dell’Assunta.   

Fate festa nel Cielo Angeli Santi
alla sovrana vostra Imperatrice
honoratela pur con hinni, e canti
questa del vostro Dio Madre felice;
gitegli incontro lieti, e festeggianti
hor che dal mondo al Ciel viene vincitrice
per quivi dimorar, e star con voi,
dove sur sempre fissi i desir suoi.

Di chiarissimo Sol tutta vestita
Ha sotto i piedi suoi splendida Luna
Di bellezza, e di gratia è sì compita,
che non ne manca à questa Diva alcuna:
ogn’occhio à rimirar tira, et invita
questo splendido Sol, ch’il Sole imbruna
le sue rare bellezze, e’l vago aspetto,
ch’apporta al mondo, al Ciel gioia e diletto.

Sen’va con passo grave, e allegro volto
Nel qual tutte le gratie han il suo nido,
fisso tiene lo sguardo, e il pensier volto
nel dolce aspetto del suo amante fido,
a cui già diede il cor libero, e sciolto
d’ogni affetto del mondo empio, et infido
sin dal ventre materno, e tutta à lui
consacrò l’alma, il core, e i pensier sui.

Et ei, che l’ama, e che trà mille, e mille
Migliaia d’alme in lei fissò le luci,
sin’ab eterno, onde essa il cor ferille,
hor lieto al suo bel Regno la conduce;
e mentre in lei del suo splendor faville
spesso riflette accresce la sua luce,
accresce la bellezza, ei la rimira,
e l’uno all’altra il cor si rubba, e tira.

Gite dunque di Sion Figlie ripiene
Tutte d’immenso gaudio incontro à lei,
domandando tra voi: chi se ne viene
Con così gran trionfo: hor chi è costei,
che dal deserto, e dalle secche arene,
del mondo parte; e pur mena con lei
tante delitie, che rassembra un mare
immenso di virtù celesti, e rare?

Chi è costei, che di terreno manto
vien ricoperta, è à Dio tanto è simile?
Né Sol, né Luna le può star’ à canto,
ch’ogni bellezza appresso a lei par vile?
E se ben hà il Sol splendido ammanto,
e la Luna à suoi piè quasi sedile:
son però Luna, e Sol tanto più belle,
quanto risplende il Sol più delle Stelle.

Ma chi sia, che risponda, chi dir puote,
fin dove arrivi esser Madre di Dio?
Con qual’accenti, e con qual rime, e note,
e con qual stil così leggiadro, e pio:
eccetto quel, che le superne Ruote,
regge ad un sol cenno, essendo Dio;
e ch’è Sapienza dell’Eterno Padre
dir sol potrà, qual sia questa Gran Madre.

Dite dunque Signor, chi questa sia:
dite le sue grandezze, e’l suo valore
Quest’è (dice GIESU) la Madre mia,
fatta da me, qual volea ‘l mio core:
quest’è mia Sposa, e Figlia, e tutta mia,
ond’à lei porto un infinito amore:
ella hà del Ciel le chiavi, e può salvare
chi ricorre da lei, chi più li pare.

E Onnipotente, io tal l’hò fatta; e voglio,
che far possa, e disfar ciò ch’à lei piace:
spesso per amor suo l’inferno spoglio,
tolgo a Satan la fulminante face;
overo fò, ch’in van la tiri, e soglio:
por lei per scudo, in cui colpir li spiace;
sendo certo, che’l colpo torna à lui,
et accresce i singulti, e pianti sui.

In somma è tal, che non si trova uguale
A lei nissuna pura creatura;
et ella sola per gran merto vale
più che congiunta ogn’altra mia fattura:
tal la fec’io, tal me l’elessi, e tale
trà la Natione antica, e la futura;
la scelsi per delitie del mio cuore,
e così l’amo d’infinito amore.

Hora, Spiriti beati, havete inteso
Dal vostro Creator chi questa Diva
sia, ch’ogni sfera, et ogni Cielo asceso, quasi vicino all’alto Trono arriva,
et hor, ch’ell’have il bel possesso preso
del vostro regno ogn’uno gridi, viva
viva in eterno questa gran Regina,
a cui humil la Terra, e’l Ciel s’inchina.

E tù Madre di Dio, che in tanta festa
Con gran gioia del cor ti trovi involta:
deh mira qui questa sua serva, in questa
carcer terrena in mille lacci avvolta;
e con la man pietosa aiuto presta
all’alma pria che sia dal corpo sciolta,
si scioglia pria d’ogni terreno affetto,
e fa, che solo in Dio trovi diletto.

Questa gratia da tè brama il mio core,
che tù m’unifchi al mio Fattor’, e Dio,
Madre pietosa, e che del puro amore
di lei ferischi l’alma, e’l petto mio:
deh non negar Signora un tal favore
a questo cor ribelle, ingrato, e rio;
che giustitia sarà, ch’un cor ingrato
viva morendo per amor piagato.


Per un approfondimento cfr. Da santa Chiara a suor Francesca Farnese. Il francescanesimo femminile e il monastero di Fara in Sabina, a cura di S. Boesch Gajano e T. Leggio (Sacro/santo, 21), Viella, Roma 2013.
 

Cerchi concentrici

di FRATEL JOHN

Nell’agosto del 1989, per il venticinquesimo anniversario dell’Ecclesiam suam,la prima enciclica di Paolo VI, mi era stata chiesta una riflessione su quel testo. Avevo evocato la perspicace constatazione della sfida posta alla Chiesa dalla modernizzazione e il sorprendente tono di ottimismo sereno che caratterizza il documento, venendo dalla penna di un Papa dalla natura piuttosto inquieta, e avevo sottolineato la «logica dell’incarnazione» che attraversa tutta l’enciclica come un filo d’oro. Altri venticinque anni sono passati e questo tema mi sembra ancora molto attuale e degno di essere rilevato.
 
Di fronte alle notizie e alle immagini che arrivano dal Nord Iraq, in merito al genocidio dei cristiani che si sta sempre più concretizzando, giustamente il professore Massimo Introvigne sulla “LaNuovaBQ” di oggi (M. Introvigne, Genocidio dei cristiani. L’ora della “guerra giusta?”, 9.8.14 LaNuovaBQ) auspica che al più presto si attivi una nuova “ingerenza umanitaria”, se non addirittura una “guerra giusta”. Il sociologo torinese riporta l’appello alla Comunità internazionale di Papa Francesco “perché si adoperi per proteggere quanti sono interessati o minacciati dalla violenza”. Peraltro i vescovi italiani per il 15 agosto hanno indetto una giornata di preghiera, però questo per Introvigne non basta, a questo punto occorre attivarsi subito per proteggere chi è minacciato dalla cieca violenza dei fondamentalisti dell’Isis. Pare che siano oltre centomila cristiani che rischiano di morire. Occorre un intervento armato, come sembra che stiano facendo i caccia americani bombardando obiettivi militari dell’Isl.
 
A cura di Paul Freeman

Ho conosciuto Sr. Raffaela molti anni or sono, nella comunità di S. Masseo ad Assisi. Non ci siamo poi né sentiti né visti per molti anni.
Ho sempre apprezzato l'entusiasmo spirituale di questa sorella, segno di una gioia profonda che scaturisce dallo Spirito. La Provvidenza Divina, tramite lo strumento dei social network, ha voluto che incrociassimo di nuovo i nostri passi.
Pertanto ho ritenuto opportuno, assieme ai soci, per chi ci segue, far conoscere alcuni passi del suo cammino, passato e presente, per condividere questo suo entusiasmo nello Spirito. Cristiano Cattolico, accoglie ben volentieri questa sua intervista-testimonianza nell'ottica di orchestrazione che questo sito ha sempre avuto e desidera avere dei carismi che lo Spirito suscita e che sono chiamati a suonare assieme, pur con differenti accenti, il fiume di Amore che sgorga dal costato di Cristo.
Buona lettura.

 

John Henry Newman su san Paolo

di HERMAN GEISSLER

Per John Henry Newman l’evangelizzatore per eccellenza è san Paolo, «il glorioso apostolo, il più soave degli scrittori ispirati, il più commovente e il più attraente dei maestri». Newman ha dedicato quattro omelie interamente all’Apostolo delle genti, dove il tema non è tanto l’attività esteriore di Paolo, quanto i sentimenti e l’atteggiamento interiore che caratterizzano la sua opera evangelizzatrice. Nessuno può essere apostolo se non è stato afferrato dalla grazia di Dio. In un’omelia che risale al tempo in cui era ancora anglicano, Newman parla infatti dell’esp erienza della conversione di Saulo come dell’effettivo esordio del ministero di Paolo. Saulo è conosciuto come il capo dei persecutori dei cristiani e approva la lapidazione di Stefano che, morendo, prega per i suoi uccisori. In seguito, ottiene dai capi l’autorizzazione a mettere in prigione i discepoli della nuova «via» anche a Damasco.
 
Assisi celebra Santa Chiara e San Rufino. Le due solennità che cadono rispettivamente l’11 e il 12 agosto sono arricchite quest’anno anche dalla solenne apertura del Sinodo diocesano. Per quanto riguarda la solennità di Santa Chiara la concelebrazione, prevista per lunedì 11 agosto alle ore 11, sarà presieduta dal cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Per la solennità di San Rufino le celebrazioni inizieranno sempre lunedì alle ore 21 con la veglia di preghiera e la processione per le vie di Assisi. La concelebrazione solenne si terrà poi il 12 agosto alle ore 11 e segnerà l’apertura solenne del Sinodo diocesano.