LA FINE DELLA RAPPRESENTANZA IN ITALIA

Tra le grandi fratture che segnano il nostro tempo, c’è sicuramente la crisi della rappresentanza. Ormai da troppo tempo c’è tanta gente che non si reca più a votare perché non trova forze politiche e candidati credibili. Gli italiani hanno perso la fiducia nella politica, e non si sentono più rappresentati.
 

Verso la porta santa

Alla via dell’incontro, quale paradigma su cui costruire una nuova fase della vita pastorale della Chiesa, ha fatto riferimento l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, nel saluto rivolto a Papa Francesco all’inizio dell’udienza. Davanti ai membri del dicastero — riuniti per la terza sessione plenaria, nella quale si è discusso su come annunciare il Vangelo in modo nuovo e con maggior entusiasmo, alla luce dell’esortazione apostolica Evangelii gaudium — il presule ha ricordato come la cultura dell’incontro è «necessaria anche nell’imp egno della catechesi mediante la quale la comunità cresce nella maturazione della fede, e nel suo impegno che diventa visibile in primo luogo nella testimonianza dell’amore e della misericordia che siamo chiamati a vivere verso tutti senza escludere nessuno».
 
Contrastare la “colonizzazione ideologica” della società contemporanea con le “armi spirituali” della verità, della giustizia e della fede: questa l’esortazione lanciata dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenendo, stamani, a Roma, al convegno dell’Associazione “Scienza e vita”. L’evento si è svolto in occasione del decimo anniversario di fondazione dell’organismo ed ha avuto per tema “Quale scienza per quale vita?”. Il servizio di Isabella Piro:
 
La fede autentica, aperta agli altri e al perdono, fa miracoli. Dio ci aiuti a non cadere in una religiosità egoista e affarista: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti:
 

La carità non ammette indifferenza

«L’attenzione pastorale e caritativa verso gli immigranti, soprattutto quelli provenienti dalla vicina Haiti, che cercano migliori condizioni di vita, non ammette l’indifferenza dei pastori della Chiesa». Lo ha sottolineato il Papa durante l’udienza ai vescovi della Repubblica Dominicana, ricevuti giovedì mattina, 28 maggio, in occasione della visita ad limina.
 

Di che tipo siamo?

I cristiani da salotto — che siano egoisti, affaristi, mondani o rigoristi — allontanano la gente che cerca Gesù. Ed è da questa tentazione che Francesco ha messo in guardia, celebrando la messa, giovedì 28 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta. Invitando ciascuno a «un esame di coscienza», il Papa ha ricordato che i cristiani devono saper ascoltare «il grido di aiuto» della gente e sostenerla nel cammino per avvicinarsi al Signore. Francesco ha iniziato l’omelia delineando i contorni dell’episo dio raccontato da Marco nel passo evangelico (10, 46-52) proposto dalla liturgia. «Gesù andava con i suoi discepoli e con la gente — ha detto — che lo seguiva perché Lui parlava come un maestro, con autorità propria». Bartimèo, un uomo cieco, «sentì rumore e domandò: “Ma cosa succede?”. Era Gesù».
 

Per un rinnovato impegno della Chiesa

«Non solo una sconfitta dei principi cristiani, ma una sconfitta dell’umanità». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha commentato così l’esito del referendum che in Irlanda ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. «Sono rimasto molto triste di questo risultato» ha detto, aggiungendo — con riferimento alle dichiarazioni dell’a rc i - vescovo di Dublino — che «la Chiesa deve tener conto di questa realtà, ma deve farlo nel senso di rafforzare tutto il suo impegno per evangelizzare anche la nostra cultura». Sull’argomento il porporato è stato interpellato dai giornalisti martedì pomeriggio, 26 maggio, in margine alla conferenza internazionale sul tema «Ripensare le caratteristiche chiave della vita economica e sociale» promossa a Roma dalla fondazione Centesimus annus pro Pontifice.
 
Il fidanzamento è «il tempo nel quale i due sono chiamati a fare un bel lavoro sull’amore, un lavoro partecipe e condiviso, che va in profondità». Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale di mercoledì 27 maggio, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate alla famiglia con una riflessione sull’esperienza di coloro che si preparano al matrimonio: «un cammino» in cui, ha spiegato, «ci si scopre man mano a vicenda» e si prende «confidenza con la vocazione che Dio dona». In proposito il Pontefice ha ricordato che «l’alleanza d’amore tra l’uomo e la donna non si improvvisa» ma «si impara e si affina» attraverso un lavoro comune.
 

Lo stipendio di Gesù

Lo «stipendio» del cristiano è «somigliare a Gesù»: non c’è una ricompensa in denaro o in potere per chi segue davvero il Signore, perché la strada è solo quella del servizio e nella gratuità. Cercando invece un «buon affare» mondano, con «la ricchezza, la vanità e l’orgoglio», ci si «monta la testa» e si dà anche una «contro-testimonianza» nella Chiesa. È da questa tentazione che ha messo in guardia Papa Francesco durante la messa celebrata martedì 26 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta. È stato il «dialogo tra Pietro e Gesù» a suggerire la meditazione del Pontefice, partita proprio dal passo evangelico di Marco (10, 2831) proposto dalla liturgia del giorno. Un dialogo, ha spiegato, che avviene proprio dopo l’incontro con «quel giovane che voleva seguire Gesù: era buono, Gesù lo amò», come racconta il Vangelo.
 
Il Consiglio Ordinario del Sinodo dei Vescovi si è riunito nei giorni 25 e 26 maggio 2015 per preparare la XIV Assemblea Generale Ordinaria sul tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, che avrà luogo dal 4 al 25 ottobre 2015.
 
Stralci della scheda del catalogo della mostra L’arte di Francesco. Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo aperta fino all’11 ottobre, presso la Galleria dell’Accademia a Firenze.
 

Incantati dal serpente

Illusione di felicità e di potenza, mancanza di orizzonti e di speranza. Il difficile rapporto dell’uomo con la ricchezza è stato al centro della riflessione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta lunedì 25 maggio. La liturgia del giorno proponeva il brano evangelico di Marco (10, 17-27) che racconta del giovane ricco, un episodio che — ha detto il Pontefice — si potrebbe intitolare: «Il percorso dalla gioia e dalla speranza alla tristezza e alla chiusura di se stesso». Quel ragazzo, infatti, «voleva seguire Gesù e lo vide e gli corse incontro, entusiasmato, per fargli la domanda: “Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”».
 

Una sfida per la Chiesa

Nessun anatema, piuttosto una sfida, da raccogliere, per tutta la Chiesa. All’indomani del referendum che in Irlanda ha legalizzato i matrimoni fra persone dello stesso sesso, gran parte dei commenti del mondo ecclesiastico analizzano con lucidità l’esito della consultazione popolare riconoscendo la realtà dei fatti nonché la distanza, in certe materie, fra la società e la Chiesa. Del resto, troppo ampio il margine fra i sì (1.201.607), pari al 62,1 per cento, e i no (734.300), per non accettare la “sconfitta”. Un risultato frutto, anche, dell’alta affluenza alle urne (60,5 per cento) e della grande partecipazione dei giovani. L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, in un’intervista al quotidiano «La Stampa», riprendendo un’espressione usata dal ministro della Sanità, Leo Varadkar, parla dell’esito del referendum come di «una rivoluzione culturale».
 

Nozze gay? Cominciò Nerone

di Marta Sordi

Il feroce imperatore romano convolò a "nozze" omosessuali due volte. Ma il mondo greco e romano, pur tollerante, lo condannò. In nome della legge naturale. Che oggi l’Europa non riconosce più.

[Da "Il Timone" n. 41, marzo 2005]

La pretesa di far riconoscere ufficialmente le nozze fra omosessuali, le cosiddette nozze-gay, non è nuova nella storia: la introdusse Nerone con due casi clamorosi, che scandalizzarono i pagani, che pure erano certamente più indulgenti degli ebrei e dei cristiani nei riguardi dei rapporti fra omosessuali. II primo di questi casi riguardò il liberto (forse guardia del corpo) Pitagora, del quale l’imperatore si presentò come moglie, il secondo riguardò un fanciullo (Dione dice paida), Sporo, che egli fece castrare e del quale si proclamò marito. 

 
Si è concluso a Washington, presso la Catholic University of America, un simposio sulla “Nostra Aetate”, in occasione del 50.mo anniversario della Dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Analizzatto, in particolare, il dialogo con ebrei e musulmani. All’evento, sono intervenuti tra gli altri, il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e il card. arcivescovo di New York Timonthy Dolan. La nostra inviata Philippa Hitchen ha sentito il cardinale Kurt Koch:
 

DUE VEGLIE PER LA VERITA'

Il 23 maggio scorso, nel cielo plumbeo di Milano ho partecipato a due veglie prima davanti all’Arco della Pace, la veglia delle Sentinelle in Piedi (a Milano siamo arrivati all’ottava veglia) e poi a quella presso la Basilica di Sant’Ambrogio alle ore 21, la veglia per i Cristiani perseguitati. “È una coincidenza provvidenziale - scrive il direttore della NuovaBQ.it - quella che vede nello stesso giorno - oggi - la veglia di preghiera per i cristiani perseguitati, promossa dalla Conferenza episcopale italiana alla vigilia della Pentecoste, e la manifestazione nazionale delle Sentinelle in Piedi. Due cose diverse – la memoria dei cristiani perseguitati nel mondo e la protesta contro i disegni di legge sull’omofobia e sulle unioni civili – eppure unite da un filo rosso al punto che saranno tantissimi coloro che dalle piazze delle Sentinelle passeranno nelle chiese per unirsi in preghiera con tutti i cristiani”.(Riccardo Cascioli, Testimoni della verità, 23.5.15 LaNuovaBQ)
 

CHI HA RUBATO LA SOVRANITA’ AI NOSTRI POPOLI

Continuando l’esposizione dell’agile libretto “Il popolo e gli dei”, scritto a quattro mani da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo, ci si interroga sul perché i popoli europei sono stati derubati del loro potere reale, della loro sovranità. Gli autori sviluppano delle analisi abbastanza articolate sulla nostra società italiana nel mezzo della crisi economica. In questo orizzonte di sovranità perduta, gli italiani cercano di adattarsi in piccoli spazi, dette di microsovranità, come la famiglia, l’impresa, il territorio e il web. Qualcosa si può ancora modificare, per esempio, lo stile di vita. Anche se la famiglia ormai ha subito sostanziali cambiamenti, nonostante ciò esiste una specie di welfare dal basso, non regolato e non finanziato dallo Stato. Del resto è la famiglia che dà i soldi ai propri figli, ancora non occupati, che sono costretti a prolungare la convivenza familiare.
 
Mons. Oscar Romero è stato un “vescovo martire” capace di “vedere e ascoltare la sofferenza del suo popolo”. E’ uno dei passaggi dell'appassionata lettera inviata da Papa Francesco all’arcivescovo di San Salvador, mons. José Luis Escobar Alas, in occasione sabato della Beatificazione di mons. Romero. “La voce del nuovo Beato – scrive il Pontefice – ricorda a ognuno di noi che la Chiesa non può avere alcuna divisione”. Il servizio di Alessandro Gisotti:
 
Il dono di Scienza è legato strettamente ai doni che abbiamo trattato del Timor di Dio e della Pietà, così come è legato strettamente a quelli che tratteremo, in modo particolare al dono della Sapienza.
Il legame con il dono del Timor di Dio e con il dono della Pietà è chiaro in quanto il dono di Scienza consente di "vedere", nella luce di Dio, il mistero e il piano salvifico e di adozione filiale della Trinità nei nostri confronti.
E' pertanto un dono mistico di chiarezza interiore che dona successivamente chiarezza e luce sia sullo scrutare il piano di Dio (Intelletto), sia nell'assaporarlo (Sapienza) sia nel procedere con discernimento su scelte secondo il cuore di Dio.
E' il dono dell'intimità di tutto l'essere che davanti alla Maestà gloriosa della Paternità di Dio, vede prima ancora di sapere. Anzi prima ancora del vedere è il dono stesso del mistero di Dio, nascosto nei secoli in Cristo, rivelato agli occhi "del cuore" alla creatura.
Non è tuttavia dono per iniziati, non è dono esoterico, ma è dono messo nel cuore di ciascun uomo con il Battesimo.
Più la creatura sviluppa e custodisce il dono del Timor di Dio e della Pietà più il dono di Scienza appare chiaro e luminoso al suo cuore. Più è umile e più vede, coglie e contempla.
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Con il mio nulla e il tuo tutto

Oscar Romero è «luce delle nazioni e sale della terra. Se i suoi persecutori sono spariti nell’ombra dell’oblio e della morte, la memoria di Romero invece continua a essere viva e a dare conforto a tutti i derelitti e gli emarginati della terra». Attingendo alle letture del giorno, il cardinale Amato ha scelto quest’immagine per descrivere l’attualità del messaggio dell’arcivescovo martire, beatificato sabato 23 nella capitale salvadoregna, alla presenza di centinaia di migliaia di fedeli. All’omelia il porporato ha ricordato — con le parole di Francesco contenute nella lettera apostolica scritta come di consueto in occasione delle cerimonie di beatificazioni — che l’arcivescovo Romero amò i suoi fedeli e i suoi sacerdoti fino al martirio, offrendo la sua vita come offerta di riconciliazione e di pace. Commentando la parola di Dio, il cardinale ha quindi fatto notare come, secondo il libro della Sapienza, dopo la tragica morte le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessun tormento li toccherà. Sono, infatti, nella pace e nel giorno del giudizio risplenderanno come scintille nella stoppia, governeranno le nazioni e avranno potere sui popoli.
 

Per i martiri di oggi

In tante parti del mondo prosegue il massacro dei cristiani. Continuano le detenzioni, le torture, le uccisioni nelle forme più efferate, come la decapitazione, la crocifissione, la lapidazione. Si ripetono gli incendi di scuole e luoghi di culto, l’oltraggio e la distruzione di icone, di oggetti sacri, di antichi manoscritti. Non cessano le angosce e i pericoli, le fughe di persone innocenti, costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e i ricordi più cari, per affrontare la fatica di esodi senza fine, terribili per tutti, e soprattutto per gli anziani, i piccoli, i malati, le donne incinta. In sintonia con i ripetuti pronunciamenti di Papa Francesco in difesa della libertà religiosa, l’episcopato italiano, come è noto, ha deciso di proporre a tutte le comunità di dedicare la veglia di Pentecoste, la sera del 23 maggio, ai martiri contemporanei.
 

Se morire è più facile che vivere

di FERDINANDO CANCELLI

«Oggi l’eutanasia offre una risposta legale d’evitamento che soffoca sul nascere i progressi che ancora ci sono da fare nell’accompagnamento della sofferenza psicologica e spirituale» afferma, riferendosi alla situazione del proprio Paese, la dottoressa Catherine Dopchie, oncologa belga impegnata nel campo delle cure palliative anche a domicilio. In Belgio l’eutanasia è depenalizzata dal 28 maggio 2002: da allora il numero dei decessi provocati non ha fatto che crescere e inoltre, questa è la cosa più inquietante, di pari passo è l’impostazione stessa della medicina palliativa che sta soffrendo e sta progressivamente mutando.
 

Il Papa per la beatificazione di monsignor Romero

«Monsignor Romero ha costruito la pace con la forza dell’amore», testimoniando «la fede con la sua vita fino all’estremo». È il profilo spirituale tracciato da Papa Francesco in occasione della beatificazione dell’a rc i vescovo assassinato nel 1980 mentre celebrava la messa. Sabato 23 maggio, a San Salvador, il rito è stato presieduto in rappresentanza del Pontefice dal cardinale Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Ma il Papa ha voluto unirsi alle centinaia di migliaia di fedeli presenti al rito anche con una lettera inviata all’attuale successore di Romero, monsignor Escobar Alas, nella quale ricorda l’attenzione privilegiata del nuovo beato per gli ultimi del Salvador.
 

Infuocati nello Spirito

di MANUEL NIN

Nella tradizione liturgica sirooccidentale vi è un abbondante patrimonio di anafore eucaristiche, preghiere di invocazione dello Spirito santo, solo in parte pubblicate. Filosseno di Mabbug, vescovo siriaco del VI secolo, scrive che «i misteri appaiono agli occhi degli uomini come semplici cose, ma per l’irruzione dello Spirito santo ricevono una forza soprannaturale. L’acqua, da una parte, diventa grembo materno che genera dei figli alla vita dello Spirito. L’olio riceve la forza santificatrice che unge e consacra allo stesso tempo corpo e anima. Il pane e il vino diventano il corpo e il sangue del Figlio di Dio fatto uomo.
 

Veni Creator

Invochiamo, con tutta la Chiesa, lo Spirito Santo
perché, copioso, doni i suoi frutti ad ogni membro, ad ogni situazione, ad ogni vocazione.



 
Il cardinale Angelo Bagnasco ha tracciato le conclusioni della 68esima Assemblea generale della Cei, partendo dal suo centro: l’incontro con Papa Francesco. Ha protetto con tenace riservatezza i contenuti del confronto, ma ha sottolineato l’impegno assunto dall’episcopato contro la corruzione e la "colonizzazione ideologica". Maggiori fondi dall'Otto per mille a favore degli interventi caritativi
 
Nella sede del Senato della Repubblica, al Palais du Luxembourg i leader di tutte le religioni presenti nel Paese: cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, musulmani, buddisti. Nella consapevolezza che i politici e gli scienziati possono fare davvero poco se non si riescono a mobilitare le anime e le menti. Obiettivo: non fallire l’appuntamento della Conferenza internazionale su cambiamenti climatici
dall'inviata Sir a Parigi, Maria Chiara Biagioni
 

Noi, quelli della croce Dono gratuito e amore

In vista della Veglia di Pentecoste dedicata per volontà della Cei ai "martiri contemporanei", abbiamo chiesto al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, di offrirci uno spunto di riflessione dal suo osservatorio privilegiato. Preghiera nelle comunità italiane, e non solo

Pierbattista Pizzaballa (*)

Ancora oggi nelle diverse parti del mondo Cristo è accolto da alcuni, rifiutato da altri. È soprattutto al Medio Oriente e al Nordafrica che si pensa quando si parla di persecuzione dei cristiani. Iraq, Siria, Libia e diversi altri Paesi arabi e musulmani sono oggi al centro di profondi e forse irreversibili cambiamenti sociali, politici ed economici che, come sempre in Medio Oriente, coinvolgono anche l’aspetto religioso, nel quale questi ambiti si confondono facilmente.
 

Tre sguardi

«Come mi guarda oggi Gesù?». La domanda suggerita da Francesco raggiunge e interpella direttamente ciascun cristiano con la stessa forza dei «tre sguardi che il Signore ha avuto per Pietro». Sguardi che raccontano «l’entusiasmo della vocazione, il pentimento e la missione», ha spiegato il Papa nella messa celebrata venerdì 22 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta. Il brano che racconta il dialogo tra Gesù e Pietro, ha fatto notare il Pontefice, «è quasi alla fine» del vangelo di Giovanni» (21, 15-19) «Ricordiamo sempre — ha proseguito — la storia di quella notte di pesca», quando «i discepoli non hanno preso alcun pesce, niente». E per questo «erano un po’ arrabbiati».