Il Papa lava i piedi a 12 disabili

Gesù si è fatto servitore e l’eredità che ci lascia è quella di “essere servitori gli uni degli altri” nell’amore. E’ il cuore dell’omelia di Papa Francesco che nel pomeriggio ha presieduto nella chiesa del Centro riabilitativo “Santa Maria della Provvidenza” della Fondazione don Gnocchi, a Roma, la Messa in Coena Domini che dà inizio al Triduo Pasquale. Papa Francesco ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a 12 disabili, di diversa età, etnia e confessione religiosa, in rappresentanza di tutti i pazienti assistiti nei 29 Centri operativi in Italia. A partecipare al rito, gli ospiti del Centro “Santa Maria della Provvidenza” assieme a familiari, operatori e volontari. Tra l'interno e l'esterno della chiesa erano presenti circa 500 persone. Hanno concelebrato con il Santo Padre, il presidente della Fondazione Don Gnocchi, mons. Angelo Bazzari e il cappellano del Centro, don Pasquale Schiavulli. Il servizio di Debora Donnini:
 

Per i nostri peccati

di INOS BIFFI

Cristo è «il sacrificio propiziatorio per i peccati nostri e di quelli di tutto il mondo»: lo afferma Giovanni nella sua Prima lettera (2, 2). Ma occorre comprendere bene questo sacrificio. Esso non è assolutamente un riscatto che Cristo ha pagato per noi a Satana, il quale in realtà non è detentore di diritto alcuno ed è assolutamente abbattuto. E neppure una pena imposta da Dio a Gesù, quale nostro rappresentante, perché essa compensi il peccato commesso dall’uomo, e così che ne sia ottenuto il perdono. In realtà, il perdono proviene non da una compensazione ma sempre dalla ricchezza della misericordia divina, o — come afferma l’apostolo Paolo — dall’«eccessiva carità con cui Dio ci ha amato» (Efesini, 2, 4). Quanto al sacrificio della Croce, esso trova la sua origine nell’a m o re di Gesù verso il Padre. D’a l t ro n d e , solo il Figlio di Dio può avere l’adeguata consapevolezza e il giusto giudizio della gravità dell’offesa; solo lui, che ne ha patito in sé tutto il peso e la gravità. Cristo, infatti, ascende al Calvario non per una forza esterna che ve lo costringa. «Io vengo — egli dichiara — per fare la tua volontà» (E b re i , 10, 7). La motivazione che lo spinge è il desiderio amoroso e il bisogno filiale di riparare tale offesa col dono di sé al Padre: egli si avvia all’immolazione — sono le sue stesse parole — «affinché il mondo sappia che io amo il Padre» (Giovanni, 14, 31). È noto un colloquio negli E s e rc i z i spirituali di sant’Ignazio, che sono tutti pervasi da un’ispirazione e da un intento mistico: «Immaginandomi di avere davanti Cristo nostro Signore posto in Croce, fare un colloquio domandandogli come mai se Creatore è venuto a farsi uomo, e da eterna vita a morte temporale, e a morire così per i miei peccati. Similmente, rimirando me stesso, chiedere che cosa ho fatto io per Cristo, che cosa faccio per Cristo, che cosa devo fare per Cristo» (n. 43). Si può avere il senso del peccato solo partecipando ai sentimenti di Gesù crocifisso. Il quale non è un uomo puramente inchiodato e oppresso dal dolore, che non è come tale redentivo, ma porta alla disperazione, all’annullamento. Sul Legno noi troviamo, invece, il Figlio di Dio paziente, amante e affidato. Noi siamo redenti dalla sua sofferenza in quanto essa è segno e come corpo dell’amore che nutre per il Padre. Morendo, Gesù si affida tutto a lui, quasi si perde e si fonde in lui, e per questo egli sente al suo contatto riaccendersi una vita nuova nella risurrezione. E, mentre è tradizione al Padre, il sacrificio di Cristo è tradizione a noi. «Il Figlio di Dio — è detto in Paolo — mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Galati, 2, 20). Il Crocifisso è l’antitesi del peccato, a cominciare dal peccato originale. Questo consistette nel sottrarsi a Dio, nell’infastidirsene, nel ribellarsi alla sua signoria, nel rifiuto di amare Dio e di amare il prossimo (ecco l’uccisione di Abele). Gesù in croce rappresenta il «sì» assoluto al Padre celeste: il suo «sì» sofferto fino al sudore di sangue nell’Orto degli ulivi. Il principio del peccato è l’assenza dell’amore — l’inferno e la dannazione è lo stato gelido di quanti non sanno e non sapranno più amare —; la fonte della redenzione è la presenza e l’opera dell’amore e del suo ardore. Per questo il paradiso è la gloriosa comunione dei santi.

© Osservatore Romano - 18 aprile 2014


 

Gesù non era un agitatore politico

di CHRISTIAN MAKARIAN

C’è una parte di “politica” nel messaggio di Gesù? La situazione politica della Terra Santa a quell’epoca era così agitata che il suo messaggio non poteva non avere ripercussioni politiche. Parole come «Non potete servire Dio e il denaro» o «Beati gli assetati di giustizia» restano sovversive per qualsiasi società costruita sulla scalata al potere. Allo stesso modo le sue diatribe contro l’ipocrisia avevano una dimensione politica, in quanto il Tempio era l’istituzione economica più importante del Paese. Ma Gesù sia. I discepoli probabilmente condividevano le aspettative messianiche del “giudaismo comune” dell’ep o ca.
 

Betori: senza famiglia società muore

(AGENPARL) – Roma, 16apr - “Siamo chiamati, sulla via tracciata da Cristo, a portare nel mondo la luce delle verità intorno al disegno che il Creatore ha inscritto nel profondo della sua creazione”. Lo ha detto, ieri sera, il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella messa per i cattolici impegnati in politica, nella chiesa di San Salvatore al Vescovo. “Si tratta - ha spiegato - di un compito particolarmente impellente oggi, di fronte a preoccupanti segnali di oscuramento della verità sulla persona umana e sui suoi legami sociali”.
 

Ad multos annos, Benedetto XVI

Forse torneremo a vederlo in pubblico domenica 27 aprile per le canonizzazioni dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Intanto, aspettando e sperando di rivederlo, vogliamo porgere da questa pagina web gli auguri di buon compleanno al Papa Emerito Benedetto XVI.

Sono 87 le candeline che oggi saranno spente da Papa Benedetto. Nato in Baviera il 16 aprile 1927, Joseph Ratzinger è stato ordinato presbitero il 29 giugno 1951, Paolo VI lo nomina Arcivescovo di Monaco e Frisinga nel marzo 1977 e solo tre mesi dopo lo crea Cardinale. Il Beato Giovanni Paolo II lo chiama a Roma agli inizi degli anni ’80 come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: una collaborazione tra i due che si interrompe solo con la morte del Papa polacco il 2 aprile 2005. Ma la collaborazione ideale continua: il Cardinale Ratzinger infatti viene eletto Papa e successore di Giovanni Paolo II il 19 aprile dello stesso anno.

Quasi otto anni di pontificato: lunghi, intensi, difficili ma tutti spesi interamente al servizio della Chiesa. E il servizio di Benedetto alla Chiesa continua, anche da Emerito. Lo ha ribadito pubblicamente, più volte, il suo successore, Francesco. “La sua saggezza è un dono di Dio – ha detto il Pontefice regnante parlando del suo predecessore – e io ho pensato ai nonni che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo”. “Il Papa emerito – ha aggiunto Papa Bergoglio – non è una statua in un museo. È una istituzione. Lui è discreto, umile, non vuole disturbare. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa”.

Salutando i fedeli per l’ultima volta da Papa, Benedetto XVI ribadiva di essere “semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra. Ma vorrei ancora, con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell’umanità”. E noi ne siamo certi. Il servizio di Benedetto alla Chiesa prosegue e proseguirà. Ad multos annos, Santità!

© www.korazym.org - 16 aprile 2014


 

La Santa Sede all'ONU: la gravidanza non è una malattia

Monsignor Francis Chullikatt, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha messo in guardia sulle inadeguate politiche sulla popolazione proposte per implementare il Programma d'Azione della Conferenza Internazionale sulla Popolazione e lo Sviluppo (ICPD). L'approccio proposto “sembra trattare la fertilità e la gravidanza come una malattia da prevenire o gestire attraverso il Governo o l'assistenza esterna”, ha denunciato l'arcivescovo.


La Santa Sede ha chiesto di affrontare in modo olistico i problemi della popolazione e di non concentrarsi sulle politiche di riduzione della fertilità. “Un approccio più sensibile dovrebbe concentrarsi meno sulla riduzione della fertilità e più su programmi e valori che sostengano lo sviluppo umano integrale”, ha proposto il presule a nome della Santa Sede.

Le politiche antinataliste risultano per la Chiesa contrarie alla situazione attuale evidenziata nei rapporti della stessa ONU. “In base al rapporto del Segretario Generale, non meno di 80 Paesi registrano ora un tasso di fertilità al di sotto del livello di sostituzione”, ha avvertito monsignor Chullikatt. Ciò significa che queste Nazioni non potranno sostituire i propri abitanti attuali e inizieranno a decrescere, con serie conseguenze sociali.

L'Osservatore Permanente ha ricordato che i sistemi di sostegno alla popolazione di età avanzata possono essere sostenuti solo se c'è una generazione successiva più numerosa o se si verifica un sostegno diretto della famiglia tra le varie generazioni. “L'insostenibile fenomeno delle popolazioni che invecchiano può essere risolto solo promuovendo la famiglia e la fertilità”, ha dichiarato.

Manipolazione a favore dell'aborto

La Santa Sede ha anche espresso preoccupazione per la “promozione dei cosiddetti 'diritti' sessuali e riproduttivi”, presente nel documento in modo insistente, “quasi fino all'esclusione di qualsiasi altro argomento”. La menzione, secondo monsignor Chullikatt, si realizza come un'“inappropriata recezione del Programma d'Azione della ICPD” per “promuovere la legalizzazione o la liberalizzazione delle leggi sull'aborto, sia da parte degli Stati membri che di qualche agenzia dell'ONU”. Questa manovra contraddice le direttive dello stesso Programma d'Azione – che non promuove l'aborto ma respinge il fatto che si impieghi come misura di controllo della natalità –, della ICPD, che afferma di non avere creato alcun “diritto” in questa materia e la volontà della totalità degli Stati riuniti al Cairo, che hanno affermato che “i Governi dovrebbero aiutare le donne a evitare il ricorso all'aborto”.

L'arcivescovo ha ricordato che la posizione della Santa Sede continua ad essere quella di rifiutare decisamente l'aborto, come ha affermato di recente papa Francesco ricordando che i bambini non nati sono amati dalla Chiesa e riconosciuti come vulnerabili, “i più indifesi e innocenti (…). Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione... Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”.

La Santa Sede ha chiesto che la priorità delle politiche sulla popolazione si rivolga allo sviluppo personale, sociale e spirituale e a garantire “l'accesso all'istruzione, le opportunità economiche, la stabilità economica, i servizi sanitari di base e il sostegno alla famiglia”. La Chiesa, dal canto suo, porterà avanti la sua azione per alleviare la povertà e promuovere i diritti umani e lo sviluppo, dimostrando che “la cura e la compassione per il povero, anziché concentrarsi sulla riduzione della fertilità, servono come modello per un approccio allo sviluppo realmente centrato sull'essere umano”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: http://www.aleteia.org/it/sources/gaudium-press
 

Il pane che fa la comunione

di INOS BIFFI

Gesù nell’ultima cena (cfr. Matteo, 26, 26-28; Luca, 22, 19-20; 1 Corinzi, 11, 23-25), dando da mangiare ai suoi apostoli il pane, che definisce suo Corpo, e porgendo loro come bevanda il vino che chiama suo Sangue istituisce il sacramento dell’Eucaristia, ossia crea il banchetto pasquale cristiano e quindi una convivialità assolutamente nuova. Per comprenderne il contenuto, occorre chiarire il significato sia dei termini «corpo» e «sangue», sia dei termini «mangiare» e «bere».
 
La via della spogliazione di Cristo è stato il tema al centro della catechesi di Papa Francesco durante l’udienza generale svoltasi in Piazza San Pietro in questo Mercoledì della Settimana Santa. La liturgia odierna – ha detto il Papa – ci presenta “il racconto del tradimento di Giuda, che si reca dai capi del Sinedrio per mercanteggiare e consegnare ad essi il suo Maestro. ‘Quanto mi date se io ve lo consegno’. Gesù da quel momento ha un prezzo. Questo atto drammatico segna l’inizio della Passione di Cristo, un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà. E lo dice chiaramente Lui stesso: «Io do la mia vita… Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,17-18). E così incomincia quella via dell’umiliazione, della spogliazione, con questo tradimento. Gesù, come se fosse nel mercato: 'Questo costa 30 denari…'. E Gesù percorre questa via dell’umiliazione e della spogliazione fino in fondo”.