Testimoniare insieme e in modo credibile il Vangelo in una Europa confusa ma assetata di Dio: è l’invito rivolto da Papa Francesco alla delegazione della Conferenza Internazionale dei vescovi veterocattolici dell'Unione di Utrecht, ricevuta stamani in Vaticano. Si tratta di una Chiesa separata da Roma dopo il Concilio Vaticano I, svoltosi nel 1870, che sanciva il dogma dell’infallibilità pontificia. Il servizio di Sergio Centofanti:
 

Una lotta bellissima

La vita del cristiano «è una milizia» e ci vogliono «forza e coraggio» per «resistere» alle tentazioni del diavolo e per «annunciare» la verità. Ma questa «lotta è bellissima», perché «quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande». Riflettendo sulle parole di Paolo nella Lettera agli Efesini (6, 10-20) e sul «linguaggio militare» da lui adoperato, Papa Francesco, nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 30 ottobre, ha parlato di quella che i teologi hanno definito la «lotta spirituale: per andare avanti nella vita spirituale si deve combattere».
 

Oltre la logica della deterrenza

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento pronunciato il 14 ottobre a New York dall’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, in occasione del dibattito generale del primo comitato dell’assemblea generale.

Signor Presidente,
Essendo la prima volta che mi rivolgo a questo Comitato, mi permetta di assicurare a lei e alla presidenza la piena cooperazione della mia Delegazione per portare avanti l’impegno estremamente importante del Comitato in favore della pace nel mondo. Ho l’onore di trasmettere a lei e a tutte le delegazioni i saluti di Sua Santità Papa Francesco, che ha espresso chiaramente il suo forte appoggio alla rapida adozione di misure che portino all’eliminazione delle armi di distruzione di massa e a un minor affidamento alla forza armata, da parte del mondo, nel condurre gli affari internazionali.
 
A cura di Paolo Cilia per il sito www.cristianocattolico.it

Un colloquio-intervista sulla liturgia con Mons. Nicola Bux.

1 – Carissimo Reverendo Prof. Bux. Ma insomma che è successo alla Sacrosanctum Concilium? Un documento dimenticato? Un giallo, un thriller, una strategia di dimenticanza sulle cose fondamentali che si danno per scontate?

Joseph Ratzinger, allora cardinale, nell'intervento al Convegno internazionale sull'attuazione del concilio Vaticano II, dopo aver ribadito che, dando inizio ai suoi lavori col documento sulla liturgia, il concilio ha voluto affermare il primato di Dio, aggiungeva: “La Chiesa si lascia guidare dalla preghiera, dalla missione di glorificare Dio...Nella storia del post-Concilio certamente la Costituzione sulla liturgia non fu più compresa a partire ad questo fondamentale primato dell'adorazione, ma piuttosto come un libro di ricette su ciò che possiamo fare con la liturgia.
 

L'Arcivescovo Marchetto scrive a Il Foglio...

Riceviamo dal Caro Arcivescovo Marchetto, una sua lettera al direttore de Il Foglio che volentieri rigiriamo.

Gent.mo Signor Direttore,

Assisto in questi giorni di beatificazione di Paolo VI al "ricupero" di tanti che in altri tempi contro di lui hanno scritto e parlato, arrivando ad indicarlo come l'affossatore del Concilio Ecumenico Vaticano II. Basterebbe riandare ai 5 volumi della Storia di tale Concilio che si rifanno alla cosiddetta Scuola di Bologna.

Se fosse una "conversione storica" non avrei che da rallegrarmene, ma l'articolo, ieri, sul Suo giornale, di Alberto Melloni, mi dice che così non é.

Già le avvisaglie ci sono dal come egli tratta la minoranza "qualificata" per quel che concerne la futura "Dei Verbum", che alla fine mette insieme giustamente sacra Scrittura, Tradizione e Magistero, ma ancor più per il riferimento alla proposta di Dossetti per dei voti orientativi sulla ecclesiologia, le cui schede furono fatte distruggere da Paolo VI. Si procedette poi in modo diverso per quanto riguarda la formulazione delle questioni così che le risposte non bloccassero in seguito la normale discussione conciliare.
 
È la concretezza dell’amore verso gli altri a far comprendere l’aspetto “divino” della Chiesa come corpo di Cristo. Per questo i cristiani non devono mai “essere motivo di scandalo”. Lo ha ribadito Papa Francesco all’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata al rapporto tra realtà “visibile” e realtà “spirituale” che convivono nella natura della Chiesa. Il Papa ha poi pregato per gli studenti rapiti a fine settembre nello Stato Messicano di Guerrero. Il servizio di Alessandro De Carolis:
 

Tra dinamismo e prudenza

di MASSIMO NARDELLO

Quali sono stati i protagonisti del concilio Vaticano II? Chiunque abbia letto qualche storia ben documentata dell’assise ecumenica sa bene che sono molteplici le figure che hanno contribuito in modo significativo all’evento conciliare, e anche che esse appartengono sia al gruppo dei Padri conciliari che a quello dei periti, cioè dei teologi. In ambedue gli ambiti, infatti, è possibile identificare persone che hanno avuto un ruolo molto rilevante per la maturazione di quelle idee che sono poi approdate nei documenti conciliari. Non ci deve stupire che il concilio sia stato reso possibile dall’interazione di figure appartenenti a queste due categorie ecclesiali. Per alcuni aspetti, esse corrispondono a due culture differenti che sono presenti in ogni organizzazione di una certa complessità e che sono ugualmente necessarie per la sua esistenza.
 

Appunti per il sinodo sulla Famiglia: la Porneia

Interviste di cristiano cattolico a cura di Paolo Cilia

Per il sito www.cristianocattolico.it e l’Associazione Culturale Cattolica Zammerù Maskil

Oggi incontriamo P. Matteo Munari, dottore in Scienze bibliche e Archeologia allo Studium Biblicum Franciscanum. (vd sito dello SBF e la scheda di P. Matteo Munari)
 

Cattolici ma non troppo

Ci sono cristiani che si fermano alla “reception” della Chiesa e restano fermi sulla porta, senza entrare dentro, per non compromettersi. È l’atteggiamento di chi si dichiara “cattolico, ma non troppo”, dal quale Papa Francesco ha messo in guardia durante la messa celebrata martedì mattina, 28 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta. Nel giorno della festa dei santi apostoli Simone e Giuda, ha fatto subito notare il Pontefice, «la Chiesa ci fa riflettere su se stessa», invitandoci a considerare «come è la Chiesa, cosa è la Chiesa». Nella lettera agli Efesini (2.19-22) «la prima cosa che ci dice Paolo è che noi non siamo stranieri né ospiti: non siamo di passaggio, in questa città che è la Chiesa, ma siamo concittadini». Dunque «il Signore ci chiama alla sua Chiesa con il diritto di un cittadino: non siamo di passaggio, siamo radicati lì. La nostra vita è lì».
 
Terra, casa, lavoro. Sono i tre punti fondamentali attorno ai quali è ruotato il lungo discorso di Papa Francesco ai partecipanti all'Incontro mondiale dei Movimenti Popolari, ricevuti nell’Aula Vecchia del Sinodo in Vaticano. Il Papa ha sottolineato che bisogna rivitalizzare le democrazie, sconfiggere la fame e la guerra, garantire a tutti la dignità, soprattutto ai più poveri e marginalizzati. Il servizio di Alessandro Gisotti:
 

PAOLO VI IL PAPA CHE AMO’ LA CHIESA

Il 19 ottobre scorso in piazza S. Pietro Papa Francesco al termine del Sinodo straordinario sulla famiglia beatifica Paolo VI, il papa che chiuse il Concilio Vaticano II e che ha governato la Chiesa per ben quindici anni (1963-1978). Paolo VI, così come Pio IX, prima venne acclamato come un papa rivoluzionario, poi soprattutto dopo aver promulgato l’enciclica “Humanae vitae”, diventa reazionario e conservatore. In pratica scrive Marco Invernizzi, dirigente milanese di Alleanza Cattolica, su“Comunitambrosiana.org”, riferendosi agli intellettuali della cosiddetta “Scuola di Bologna”, fondata da Giuseppe Dossetti, “lo hanno biasimato accusandolo, più o meno esplicitamente, di essere stato l’affossatore del Concilio dopo la sua elezione e negli anni successivi alla chiusura dei lavori conciliari”.
 

Bringing Education to Burundi

Riceviamo e pubblichiamo, per l'aiuto vai qui
http://www.gofundme.com/bringedtoburundi

Un'appello da Julia Desilets,
don Eric Manirambona & Antoine Habonimana
per il popolo di Burundi:
 

Cristiani in grigio

L’esame di coscienza sulle nostre parole, così come lo propone san Paolo, ci aiuterà a rispondere a una domanda cruciale su noi stessi: siamo cristiani della luce, delle tenebre o, peggio, del grigio? È questo l’interrogativo che Papa Francesco ha posto nella messa celebrata lunedì mattina, 27 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta. Per proporre questo essenziale esame di coscienza Francesco ha preso spunto dal passo della Lettera agli efesini (4, 32-5, 8): «San Paolo dice ai cristiani che dobbiamo comportarci come figli della luce e non come figli delle tenebre, come eravamo un tempo». E «per spiegare questo — sia lui e anche nel Vangelo (Luca 13, 10-17) — fa una catechesi sulla parola: com’è la parola di un figlio della luce e com’è la parola di un figlio delle tenebre».
 

La coppia come luogo dove conoscere se stessi

di CLAUDIO RISÉ

Coppia è bello. Nella variegata saggistica sulla relazione e i rapporti affettivi si nota un forte cambiamento: dallo sguardo negativo sulla coppia come stabile organizzazione della propria vita affettiva a una riscoperta del suo valore. Le ultime riflessioni sulla coppia confermano così le statistiche note da tempo e verificate negli anni, soprattutto nei Paesi anglosassoni, che raccontano come le persone in una coppia stabile vivano più a lungo, si ammalino meno, abbiano situazioni economiche e sociali più risolte e dichiarino di essere più felici di chi invece vive in situazione di singleness .
 
Pubblichiamo stralci da un articolo che esce sull’«Anuario de Historia de la Iglesia».

di CATERINA CIRIELLO

Se qualcuno dei grandi ministri o diplomatici del passato — p ersonaggi come un Talleyrand o un Bismarck, ai quali si ispiravano come a modelli i ministri degli Esteri e i diplomatici delle nazioni europee — si fosse levato dalla tomba per osservare la prima guerra mondiale, si sarebbe certamente chiesto perché degli statisti intelligenti non avessero deciso di trovare una soluzione di compromesso ai conflitti internazionali, prima che il conflitto distruggesse il mondo del 1914. Giacomo Della Chiesa — ovvero Benedetto XV — eredita dal suo predecessore una Santa Sede indiscutibilmente inclinata verso la pace e alla più assoluta e doverosa imparzialità. Lo stesso non si poteva dire riguardo alla condotta di molti suoi membri, che palesemente si schieravano, con esasperato patriottismo e senso nazionalistico, a favore di un intervento italiano nel conflitto mondiale. Il diffondersi del nazionalismo in Italia, sviluppatosi specialmente con la guerra di Libia, aveva acceso ancora di più gli animi, in particolare nelle regioni meridionali, ed esercitava un certo fascino su molti cattolici, attirati dagli aspetti superficiali di questa ideologia, cioè l’ordine, la difesa dell’autorità, la necessità dei sacrifici per la difesa di un sommo ideale (la patria), l’aspirazione a una salda unione tra trono e altare. Una della manifestazioni più eclatanti del nazionalismo fu la creazione degli imperi coloniali, in particolare inglese e francese, e la corsa affannosa degli altri Stati alla conquista dei territori rimasti. I cattolici, in genere, si allinearono facilmente a questo tipo di imprese, accettandone senza problemi le giustificazioni, convinti di avere una grande missione civilizzatrice da svolgere. Benedetto XV era sicuramente un Papa che amava l’Italia e aveva un leale senso dello Stato: su di lui non hanno mai attecchito le accuse di essere filo austriaco. E Antonio Scottà scrive ne La Conciliazione ufficiosa : «Non c’è dubbio che anche Benedetto XV amasse l'Italia, ma prima e più dell'Italia amava la Chiesa senza opposizione. Sforzo costante di Benedetto però è quello di liberare la vita e l'esperienza religiosa dai possibili inquinamenti derivanti da forme esaltate di patriottismo o peggio di nazionalismo». Il Pontefice si prodigò sino all’ultimo al fine di scongiurare l’entrata in guerra italiana ed evitare al Paese e alla popolazione danni materiali e morali. Ma dal lato opposto non poteva ignorare, come capo della Chiesa cattolica, le spaccature che sarebbero derivate dallo sfaldamento dell’impero austro-ungarico unico baluardo della cattolicità. Ed in questo è molto vicino al pensiero del suo p re d e c e s s o re . Nella mente del popolo italiano, soprattutto di coloro che vivevano nei territori naturalmente italiani, ma politicamente appartenenti all’Austria, la guerra era divenuta il mezzo più opportuno per soddisfare la legittima aspirazione di un ritorno alla patria nativa, visto che le vie diplomatiche, anche e soprattutto quelle messe in atto dalla Santa Sede, non avevano dato i frutti sperati. Così il 24 maggio 1915 l’Italia entrava in guerra contro l’Austria. Il giorno seguente Benedetto XV esprimeva con forza ed amarezza la sua più ferma condanna della guerra, dalla quale, però, non si dichiarava “estraneo”. Il Pontefice voleva affermare la piena ed attiva presenza del Vaticano — della sua persona in primis — per «un’azione diplomatica di pacificazione» e per offrire «tutta l’influenza spirituale, l’aiuto morale e materiale in favore delle vittime del conflitto». Benedetto XV condannava la guerra e manteneva un atteggiamento di imparzialità nonostante gran parte dei cattolici non si fossero tirati indietro al richiamo della patria in guerra. E il Papa, da buon pastore, non esitò ad inviare un commosso messaggio di augurio e di preghiera ai giovani di Azione Cattolica che avevano abbracciato le armi e si mostravano con «fermezza e coraggio figli devoti della Patria».
 
Oggi, lunedì 27 ottobre 2014, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Presidente della Repubblica di Uganda, S.E. il Sig. Yoweri Kaguta Museveni, il quale ha incontrato successivamente l’Em.mo Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da S.E. Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
 

Novità e speranza

Suor Mary Melone, Rettore Pontificia Università Antonianum in Roma

Mercoledì 22 ottobre 2014 si è tenuta la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2014-2015 della Pontificia Università Antonianum e l'insediamento del nuovo Rettore Magnifico, prof.ssa Mary Melone.
Nel corso della cerimonia, al termine della lettura dei decreti di nomina del Rettore Magnifico e del Vicerettore, prof. Agustín Hernández Vidales, la prof.ssa Melone ha pronunciato il giuramento di fedeltà ed è intervenuta auspicando che il cammino della Pontificia Università Antonianum possa proseguire nel prossimo triennio alla luce di tre priorità, ovvero «la fedeltà alla vocazione francescana nella costruzione e comunicazione del sapere», «la qualificazione accademica» e «l’impegno a custodire e accrescere il carattere di universitas». Ecco sotto un brano del suo intervento.
 

Lo sguardo di Gesù sulla famiglia

di MAURIZIO GRONCHI

«Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» ( Ma t t e o , 19, 6). Su questa parola di Gesù si fonda la verità e la bellezza del matrimonio «nel Signore» ( 1 Corinzi , 7, 39). Un uomo e una donna che si amano e credono allo sguardo di Gesù — da cui scaturisce l’origine, la compagnia e il destino della loro unione — scoprono nel matrimonio cristiano il senso del loro amore, che li dispone ad accogliere il dono della vita. Certi di questo dono che li precede e della grazia che li sostiene, vi si affidano promettendosi reciproca donazione, senza riserve, per sempre. Il sinodo appena concluso è partito da questo sguardo di Gesù sulla famiglia, che ha dietro di sé quella in cui egli stesso è nato, composta da Maria e Giuseppe, uniti in nome di Dio, per dare al figlio dell’Altissimo carne, casa, pane e amore.
 

Dialogo indispensabile

Dimensione economica, il sollievo della sofferenza, l’assistenza medica al suicidio, il fine vita in neonatologia, la legge Leonetti, la medicina palliativa, la morte nella società contemporanea, le direttive anticipate: sono le otto tematiche accessibili nel blog lanciato giovedì 23 ottobre dall’arcivescovo di Rennes, Pierre d’Ornellas, chiamato dalla Conferenza episcopale francese a guidare il gruppo di lavoro sul fine vita. L’obiettivo è aprire una piattaforma di pensiero e confronto, di dialogo aperto, dove discutere senza reticenze di un tema tanto delicato.
 
Vorrei in primo luogo esprimere il mio più cordiale ringraziamento al Rettore Magnifico e alle autorità accademiche della Pontificia Università Urbaniana, agli Ufficiali Maggiori e ai Rappresentanti degli Studenti, per la loro proposta di intitolare al mio nome l’Aula Magna ristrutturata. Vorrei ringraziare in modo del tutto particolare il Gran Cancelliere dell’Università, il Cardinale Fernando Filoni, per avere accolto questa iniziativa. È motivo di grande gioia per me poter essere così sempre presente al lavoro della Pontificia Università Urbaniana.