Tra leggenda nera e leggenda rosa

di ANNA FOA

Il dibattito su Pio XII e sul ruolo da lui svolto nell’o ccupazione di Roma e nella Shoah continua a sollecitare l’attenzione e a scatenare aspre polemiche. Non esiste conferenza o presentazione di libri in cui, anche se il tema trattato lo sfiora solo marginalmente, questo problema non venga sollevato nelle domande del pubblico: sì, ma il Papa?, è la domanda ripetuta. Esiste una vera e propria leggenda nera, che ha fatto di Pio XII un Papa nazista o favorevole ai nazisti, una leggenda nata negli anni Sessanta e che è ora più viva che mai, almeno a livello del grosso pubblico. Il tono difensivo e apologetico spesso adottato dai sostenitori di una opposta leggenda rosa non aiuta a cambiare questo clima, mentre si ha l’i m p re s s i o n e che anche i lavori più rigorosi di molti storici, e non solo cattolici, che hanno dato spiegazioni ponderate della questione dei “silenzi” di Pio XII , termine com’è noto già usato dallo stesso Pontefice, non siano recepite dal pubblico e non influiscano sul comune senso storiografico. Quasi l’immagine di un Papa che, nel migliore dei casi, non si cura dello sterminio degli ebrei nemmeno quando avviene sotto le sue finestre avesse assunto caratteristiche simboliche e mitologiche tanto convincenti da essere refrattarie a qualunque analisi. Anche le numerosissime testimonianze esistenti sull’ampiezza dell’accoglienza ecclesiastica agli ebrei non riescono a modificare questo giudizio.
 

Un nuovo patto sociale

di GUALTIERO BASSETTI *

La nuova mappa della povertà in Europa che si sta delineando dal 2008 a oggi assume ormai i contorni di un’autentica catastrofe sociale. Catastrofe perversa che, oltre a produrre sofferenza e inquietudine, allontana sempre più i Paesi del nord da quelli dell’Europa meridionale e, al loro interno, tra chi è garantito e chi non lo è: ovvero tra chi vive all’interno della sicura cittadella dei diritti acquisiti e chi ne è escluso. Questa riflessione scaturisce dalla lettura del rapporto sulla giustizia sociale nell’Unione europea pubblicato dalla fondazione Bertelsmann. A questa analisi si aggiungono ora, per l’Italia, i dati diffusi dall’Istat che certificano il drammatico aumento della disoccupazione giovanile, giunta al 44,2 per cento, il tasso più alto dal 1977. Molti giovani hanno completamente perso la speranza di poter trovare un lavoro. E perdere questa speranza significa essere messi ai margini della società; privati di quella dignità che, per riprendere le parole di Papa Francesco, «ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora, agisce sempre».
 

Messaggio del Papa per la riapertura della Cattedrale di Gaeta

La Cattedrale di Gaeta, intitolata a Santa Maria Assunta, è stata riaperta al culto sabato scorso dopo lunghi anni di lavori di restauro. A presiedere la cerimonia di dedicazione, dopo una processione al santuario locale della Santissima Annunziata, è stato l’arcivescovo della città, mons. Fabio Bernardo D’ Onorio.
 

Preghiere al buio

La «preghiera della Chiesa» per i tanti «Gesù sofferenti» che «sono dappertutto» anche nel mondo odierno. L’ha chiesta Papa Francesco durante la messa celebrata martedì mattina, 30 settembre, a Santa Marta, invocandola soprattutto per «quei nostri fratelli che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente», per gli anziani lasciati da parte e gli ammalati soli negli ospedali: insomma per tutte quelle persone che vivono «momenti bui». Il Pontefice ha preso spunto dalla prima lettura — tratta dal libro di Giobbe (3, 1-3.11-17.20-23) — in cui è contenuta «una preghiera un po’ speciale. La stessa Bibbia dice che è una maledizione», ha spiegato.
 

Una comunità pastorale intitolata a Paolo VI

Prima ancora che sia proclamato ufficialmente beato da Papa Francesco, Paolo VI viene scelto come patrono di una comunità pastorale dell’arcidiocesi di Milano. La quale formalmente si costituirà solo dopo il rito di beatificazione di Giovanni Battista Montini, il prossimo 19 ottobre. La comunità, che risulterà la prima in assoluto a essere intitolata al Pontefice bresciano, è quella costituita da tre parrocchie fra le sette della città di Paderno Dugnano (47.500 abitanti in provincia di Milano): santi Nazaro e Celso in Dugnano, Santa Maria Assunta a Incirano e Maria Immacolata in rione Calderara.
 

Somigliante a Cristo

di ENZO BIANCHI

San Francesco d’Assisi è stato da subito riconosciuto come «somigliantissimo a Cristo», capace lui, simplex et idiota , di lasciar trasparire, dietro il suo volto e il suo agire, l’umanità di Gesù. Ma da dove nasceva questa somiglianza spirituale, questo diminuire perché Cristo crescesse nei cuori di chi lo incontrava? Dalla familiarità di Francesco con la Scrittura, e in particolare con il Vangelo, dal suo frequentare assiduamente e tenere in altissima considerazione i testi biblici: una venerazione che porta Francesco ad annotare nel Testamento che, se trovate «in luoghi indecenti», esse devono essere «raccolte e collocate in luogo decoroso» ( FF 114 ). Tale è la santità delle Scritture che anche coloro che le spiegano devono essere onorati «come coloro che ci amministrano lo spirito e la vita» ( FF 115 ). All’interno delle Scritture Francesco privilegia il riferimento al Nuovo Testamento e in particolare ai vangeli.
 

Responsabilità di proteggere

Signor Presidente,
Nell’estenderle le congratulazioni della Santa Sede per la sua elezione alla presidenza della 69ª Sessione dell’Assemblea Generale, desidero trasmettere i cordiali saluti di Sua Santità Papa Francesco a lei e a tutte le delegazioni partecipanti. Egli vi assicura della sua vicinanza e delle sue preghiere per il lavoro di questa sessione dell’Assemblea Generale, nella speranza che si possa svolgere in un clima di collaborazione produttiva, per la costruzione di mondo più fraterno e unito, individuando modi per risolvere i gravi problemi che oggi affliggono l’intera famiglia umana.
 

La bomba della zizzania

Il diavolo, sicuramente. Chi semina «la zizzania delle chiacchiere», che deflagrano come «bombe» distruggendo «la vita degli altri» e anche «la vita della Chiesa», è il diavolo. Non «un’idea» — ha puntualizzato Papa Francesco nella messa celebrata per la Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano sabato mattina, 27 settembre, nella cappella del Governatorato — ma «una persona». Che «è cattiva, astuta» e «sa come u c c i d e re » . A offrire al Pontefice lo spunto per l’omelia è stata la figura del patrono del Corpo, san Michele arcangelo. «Sempre attento» nel «custodire la Chiesa», egli «ci insegna questa virtù del custodire», nella quale è racchiusa la vocazione della Gendarmeria vaticana: «custodire questo Stato — l’ha descritta così Francesco — che è al servizio della libertà della Chiesa, al servizio del vescovo di Roma, del Papa, perché possa essere libero, perché la Chiesa possa essere libera».
 

Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro

Il Tema della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno si pone in continuità con quello dello scorso anno e , allo stesso tempo, va contestualizzato con quello che sarà il tema centrale dei prossimi due Sinodi: la famiglia.

La cronaca quotidiana ci racconta anche la fatica della famiglia. Il cambiamento culturale molte volte non aiuta a far comprendere quanto la famiglia sia un bene.
 

Angeli e demoni

La lotta contro i piani astuti di distruzione e disumanizzazione portati avanti dal demonio — che «presenta le cose come se fossero buone» inventando persino «spiegazioni umanistiche» — è «una realtà quotidiana». E se ci facciamo da parte, «saremo sconfitti». Ma abbiamo la certezza di non essere soli in questa lotta, perché il Signore ha affidato agli arcangeli il compito di difendere l’uomo. Ed è proprio il ruolo di Michele, Gabriele e Raffaele che Papa Francesco ha ricordato nella messa celebrata lunedì 29 settembre, giorno della loro festa, nella cappella della Casa Santa Marta. Il Pontefice ha fatto subito notare che «le due letture che abbiamo ascoltato — sia quella del profeta Daniele (7, 9-10.13-14) sia quella del vangelo secondo Giovanni (1, 47-51) — ci parlano di gloria: la gloria dal cielo, la corte del cielo, l’adorazione nel cielo». Dunque, ha spiegato, «c’è la gloria» e «in mezzo a questa gloria c’è Gesù Cristo». Dice, infatti, Daniele: «Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile ad un figlio d’uomo.
 

Il san Girolamo di Van Eyck

di JEAN-PIERRE DERYCKE

Girolamo è il santo umanista per eccellenza, dunque particolarmente stimato nel Rinascimento, in quanto incarna non solo la curiosità intellettuale universale, ma anche l’associazione della cultura classica romana con l’insegnamento cristiano di cui è uno dei padri. Il minuscolo dipinto su legno — circa 20 centimetri per dodici — di Detroit, di attribuzione controversa e un tempo conservato in Italia, rappresenta il santo con l’abito cardinalizio. Un biglietto piegato sul bordo della tovaglia che ricopre il suo scrittoio menzionerebbe il cardinale titolare della chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, al quale sarebbe dunque dedicato, come l’intero dipinto. Secondo Panofsky potrebbe trattarsi del celebre cardinale Niccolò Albergati che aveva proprio questo titolo e che entrò in contatto con Van Eyck durante le sue missioni come legato pontificio.
 
Decine di migliaia di persone sono in Piazza San Pietro per l’incontro del Papa con gli anziani e i nonni del mondo. Presente anche Benedetto XVI accolto sul sagrato da Francesco mentre Andrea Bocelli cantava “Con te partirò”.Ha aperto l’incontro mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che ha definito Benedetto XVI "primo nonno tra tutti i nonni" e ha osservato che spesso la vecchiaia è vissuta come un naufragio e la fragilità come una condanna. Quindi ha ricordato come Anna Magnani fosse orgogliosa delle sue rughe, che, diceva, "me le sono guadagnate una per una". Sono seguite poi alcune testimonianze, in particolare quella di Mubarak, profugo dal Kurdistan iracheno, in piazza con la moglie Aneesa: sposati da 51 anni, hanno dieci figli e 12 nipoti. Mubarak ha ricordato le sofferenze del suo popolo. 
 

Al servizio del Papa e della Chiesa con fedeltà e discrezione

La partecipazione alla messa celebrata da Papa Francesco sabato mattina, 27 settembre, nella cappella del palazzo del Governatorato dedicata a Maria Madre della famiglia, è stato il momento centrale delle manifestazioni organizzate dal Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano in occasione della festa del patrono san Michele arcangelo. Con il Pontefice hanno concelebrato, tra gli altri, il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, con il suo predecessore, il cardinale Giovanni Lajolo, il vescovo segretario generale Fernando Vérgez Alzaga e il cappellano don Sergio Pellini. Erano presenti il personale della Direzione dei servizi di sicurezza e protezione civile dello Stato della Città del Vaticano non impegnato nei turni di lavoro, guidato dal direttore generale Domenico Giani e dagli altri dirigenti, e i membri dell’Associazione gendarmi in congedo. Le diverse parti della messa sono state sottolineate dal canto della corale Fideles et amati diretta dal maestro Tina Vasaturo.
 

Tutto il mondo in preghiera per il sinodo

ROMA, 27. Da tutto il mondo le Conferenze episcopali e le diocesi stanno rispondendo con entusiasmo e partecipazione all’invito di Papa Francesco di pregare, domenica 28 settembre, per la terza Assemblea generale straordinaria del sinodo dei vescovi, che si svolgerà dal 5 al 19 ottobre in Vaticano sul tema: «Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e arcivescovo di Louisville, monsignor Joseph Edward Kurtz, ha invitato i presuli americani ad aderire alla giornata di preghiera. «Il sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia — si legge in una nota dell’a rc i vescovo di Louisville — è un momento importante per la Chiesa e per le famiglie. Pertanto, mi rallegro di cuore con tutti coloro che parteciperanno a questa giornata per pregare per i padri sinodali. Poiché la Chiesa cattolica si rivolge con particolare attenzione alla famiglia, possa il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia essere una fonte di speranza e di guarigione per tutti».
 

La vera identità

La carta d’identità del cristiano deve coincidere in tutto e per tutto con quella di Gesù. Ed è la croce ciò che ci accomuna e ci salva. Perché «se ognuno di noi non è disposto a morire con Gesù, per resuscitare con lui, ancora non ha una vera identità cristiana». È questo il profilo essenziale di ogni credente tracciato da Papa Francesco nella messa celebrata venerdì mattina, 26 settembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Una riflessione, quella del Pontefice, scaturita dalla domanda diretta di Gesù ai suoi discepoli — «E voi chi dite che io sia?» — così come riportata da Luca nel passo del Vangelo (9-1822) proposto dalla liturgia.
 

Famiglia e formazione dei preti

ROMA, 26. La famiglia, anche in vista dell’ormai imminente sinodo dei vescovi; la formazione dei sacerdoti; la persecuzione dei cristiani e delle minoranze religiose in varie regioni del mondo: attorno a questi principali temi hanno ruotato i lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana (Cei) che si sono svolti a Roma, dal 22 al 24 settembre scorsi. È quanto viene riferito nel comunicato finale presentato questa mattina, venerdì 26, dal segretario generale, il vescovo di Cassano all’Jonio, Nunzio Galantino. Il primo compito del Consiglio permanente è stato dunque quello di completare la preparazione dell’assemblea generale straordinaria della Cei, in programma ad Assisi dal 10 al 13 novembre prossimi sul tema della vita e della formazione permanente del clero.
 

Per rimuovere le cause del terrorismo

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento pronunciato in inglese dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, durante il dibattito aperto sui terroristi stranieri, svoltosi il 24 settembre al Consiglio di sicurezza dell’Onu, in connessione con il tema in agenda «Minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terrosristici» . Signor Presidente, La mia Delegazione si congratula con gli Stati Uniti per l’assunzione della presidenza del Consiglio di sicurezza e plaude all’opportuna convocazione di questo dibattito aperto del Consiglio di sicurezza circa le «Minacce alla pace e alla sicurezza internazionali causate da atti terroristici».
 

Matrimonio: quando è dichiarato nullo per la Sacra Rota

In base al diritto canonico, la celebrazione del matrimonio richiede che il consenso sia posto tra un uomo e una donna giuridicamente abili. I motivi di nullità del matrimonio riguardano la mancanza della forma canonica, la presenza di impedimenti, un vizio o difetto del consenso. Non vanno poi dimenticate altre situazioni in cui esistono le condizioni per chiedere la concessione della dispensa, per un matrimonio non consumato oppure non sacramentale.

da © www.famigliacristiana.it - 23 settembre 2014

I capi di nullità   La celebrazione del matrimonio richiede che il consenso sia posto tra un uomo e una donna giuridicamente abili (ossia non inabilitate da impedimenti), secondo le solennità previste dalla legge (ossia in ossequio alla forma canonica). I motivi di nullità del matrimonio riguardano quindi la mancanza della forma canonica, la presenza di impedimenti dirimenti non dispensati, un vizio o difetto del consenso. Non vanno poi dimenticate altre situazioni in cui esistono le condizioni per chiedere la concessione della dispensa, per un matrimonio non consumato oppure non sacramentale

 
Nota della Sala Stampa circa l’avvicendamento del Vescovo di Ciudad del Este (Paraguay), S.E. Mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano

Dopo l’accurato esame delle conclusioni delle Visite Apostoliche compiute al Vescovo, alla diocesi e ai Seminari di Ciudad del Este, da parte della Congregazione per i Vescovi e della Congregazione per il Clero, il Santo Padre ha provveduto all’avvicendamento di S.E. Mons. Rogelio Ricardo Livieres Plano e ha nominato Amministratore Apostolico della medesima sede, ora vacante, S.E. Mons. Ricardo Jorge Valenzuela Ríos, Vescovo di Villarrica del Espíritu Santo.

La gravosa decisione della Santa Sede, ponderata da serie ragioni pastorali, è ispirata al bene maggiore dell’unità della Chiesa di Ciudad del Este e alla comunione episcopale in Paraguay.

Il Santo Padre, nell’esercizio del suo ministero di "perpetuo e visibile fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli" (L.G. 23), chiede al clero e a tutto il Popolo di Dio di Ciudad del Este di voler accogliere i provvedimenti della Santa Sede con spirito di obbedienza, docilità e animo disarmato, guidato dalla fede.

Inoltre, invita l’intera Chiesa Paraguaiana, guidata dai suoi Pastori, ad un serio processo di riconciliazione e superamento di qualsiasi faziosità e discordia, perché non sia ferito il volto dell’unica Chiesa "acquistata con il Sangue del suo proprio Figlio" e il "gregge di Cristo" non sia privato della gioia del Vangelo (cf. At 20, 28).

© Bollettino Santa Sede - 25 settembre 2014


 

Ho sfogliato la cipolla

In giro ci sono tanti «cristiani che si pavoneggiano», ammalati di vanità, che «vivono per apparire e farsi vedere». Finiscono così per trasformare la loro vita in «una bolla di sapone», bella ma effimera, andando in giro con troppo trucco e magari anche cercando di far bella figura sventolando «assegni per le opere della Chiesa» o ricordando di essere «parente di tal vescovo». Ma così facendo vivono una vita bugiarda, ingannando anche se stessi. Ciò che conta, invece, è «la verità, la realtà concreta del Vangelo». È con un incoraggiamento «forse un po’ c ru d e le ma vero» che Papa Francesco ha chiesto ai cristiani di guardare soltanto alla loro «vita con il Signore» e «senza far suonare le trombe». Durante la messa celebrata a Santa Marta giovedì mattina, 25 settembre, ha commentato il noto passo del Libro del Qoèlet — «vanità delle vanità» (1, 2-11) — proposto dalla liturgia odierna, facendo notare che esso non è «pessimista» come potrebbe sembrare. Ci dice, invece, «la verità» e cioè che «tutto passa e se non hai qualcosa di consistente, anche tu passerai, come tutte le cose». Il brano della Scrittura, ha spiegato Francesco, «comincia con quella parola chiave: vanità».