Duecento morti in un mese

Immigrati follaBRUXELLES, 29. Sono 244 i migranti che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel primo mese del 2016. Il dato è stato diffuso questa mattina dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), secondo cui la maggior parte delle vittime, 218 persone, sono annegate nel tentativo di attraversare il mar Egeo per dirigersi dalla Turchia verso le coste greche, «aumentando a un tasso allarmante».
Le altre sono morte sulla rotta che porta dalla Libia all’Italia. Secondo l’Oim, i migranti sbarcati quest’anno in Grecia sono finora circa 55.000. Nonostante le trattative tra Bruxelles e Ankara per rafforzare i controlli in partenza, decine di barconi insicuri continuano a prendere il mare ogni giorno verso le coste greche, in condizioni meteo spesso proibitive. Le ultime tragedie del mare sono avvenute ieri. Venticinque morti, di cui diciotto bambini, sono stati registrati in un naufragio nell’Egeo, tra Grecia e Turchia. Altri sei cadaveri sono stati recuperati su un gommone diretto verso le coste italiane che stava affondando al largo della Libia. Sul piano politico, si sta materializzando sempre di più lo spettro delle espulsioni di massa. Ieri la Svezia ha annunciato di essere pronta a rimpatriare 80.000 richiedenti asilo. La Finlandia ha detto che i rimpatri da parte sua saranno almeno ventimila. I Paesi Bassi stanno discutendo un piano per rimandare indietro i migranti a bordo dei traghetti di nuovo verso la Turchia. Oggi il ministero della Giustizia olandese ha inoltre fatto sapere di aver raggiunto un accordo con l’Albania che spiana la strada al rimpatrio di albanesi a cui è stato negato la richiesta di asilo. L’intesa vuole accelerare i tempi di rimpatrio. Secondo l’accordo, gli olandesi potranno rimandare a casa questi migranti, anche contro la loro volontà, mettendoli a bordo di voli speciali del Governo. Il tema della gestione dei flussi arrivi è stato al centro anche dell’incontro a Bruxelles tra il premier britannico, David Cameron, e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Intanto, questa mattina la polizia tedesca ha reso noto che nella notte è stato compiuto un attentato contro un centro accoglienza profughi di Villingen-Schwenningen, in Baden- Württemberg. Intorno all’1.15, sconosciuti hanno lanciato oltre il recinto di sicurezza che circonda il centro una bomba a mano, che non è esplosa. Gli addetti alla sicurezza hanno scoperto l’ordigno e fatto scattare l’allarme. Subito sono intervenuti polizia e vigili del fuoco. Nel centro sono ospitati 176 profughi. La struttura è stata allestita nell’edificio di una ex caserma. «Appena allertati, siamo intervenuti con un gran numero di agenti» ha raccontato il commissario della sezione criminale locale Harri Frank. Gli artificieri «hanno circondato e messo in sicurezza l’area e poi provveduto a far brillare la bomba». Una commissione speciale sta indagando. Di recente, erano stati resi noti i dati sull’aumento degli atti di violenza contro profughi e centri di accoglienza.

© Osservatore Romano - 30 gennaio 2016


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