Giubileo del cuore

papa francesco saluto 4Ogni assoluzione è «un giubileo del cuore» e una «festa» del perdono. Lo ha ricordato Papa Francesco ai partecipanti al corso promosso dalla Penitenzieria apostolica, ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 4 marzo, poche ore prima di presiedere nella basilica vaticana la celebrazione della penitenza. «Il sacramento della riconciliazione — ha spiegato — è il luogo privilegiato per fare esperienza della misericordia di Dio e celebrare la festa dell’incontro con il Padre».
Per questo è importante «che il confessore sia anche un “canale di gioia” e che il fedele, dopo aver ricevuto il perdono, non si senta più oppresso dalle colpe, ma possa gustare l’opera di Dio che lo ha liberato, vivere in rendimento di grazie, pronto a riparare il male commesso e ad andare incontro ai fratelli con cuore buono e disponibile ». Rilanciando lo spirito dell’anno santo giubilare, il Pontefice ha ribadito che la «divina misericordia può gratuitamente raggiungere tutti quelli che la invocano». La possibilità del perdono è infatti «aperta a tutti, anzi è spalancata, come la più grande delle “porte sante”, perché coincide con il cuore stesso del Padre, che ama e attende tutti i suoi figli, in modo particolare quelli che hanno sbagliato di più e che sono lontani». Questo comporta per i confessori la capacità di accogliere sempre i fratelli e le sorelle facendosi «strumenti della misericordia di Dio per loro» e badando «a non porre ostacolo a questo dono di salvezza». Il confessore infatti — ha rimarcato Francesco — «è, egli stesso, un peccatore, un uomo sempre bisognoso di perdono; egli per primo non può fare a meno della misericordia di Dio». Questo, ha aggiunto, comporta per tutti «un obbligo ancora maggiore di coerenza evangelica e di benevolenza paterna; siamo custodi, e mai padroni, sia delle pecore, sia della grazia». In conclusione il Papa ha affidato ai sacerdoti alcune indicazioni pratiche sull’atteggiamento da tenere nei casi più difficili o di fronte all’impossibilità di dare l’assoluzione: in particolare ha raccomandato di parlare sempre «come un padre».

© Osservatore Romano - 5 marzo 2016

Udienza ai partecipanti al Corso sul “Foro interno” promosso dalla Penitenzieria Apostolica, 04.03.2016


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