I bambini al centro del regno di Dio

accende luce avvento bimbadi DONATELLA COALOVA
Per la prossima Giornata mondiale di preghiera giunge da Cuba un appassionato invito a spalancare il cuore alla fraternità, alla condivisione, all’incontro, a partire da chi è più fragile e povero. E chi è più debole e indifeso di un bambino? Chi accoglie un bambino accoglie me: questo il tema che venerdì 4 marzo sarà celebrato in più di centosettanta nazioni grazie all’impegno di numerosi comitati femminili interconfessionali locali, nazionali, internazionali, tutti in rete fra di loro. Il logo della Giornata, opera di Ruth Mariet Trueba Castro, raffigura la mano di una donna bianca che stringe con tenerezza quella di un bimbo dalla pelle scura.
Entrambi si avviano con fiducia su una strada, abbracciati da una luce intensa. Tornano alla mente le parole del politico e scrittore cubano José Martí: «Lavoriamo per i bambini perché sono coloro che sanno come amare, perché sono la speranza del mondo ». Per realizzare il frontespizio, la giovane artista ha scelto il contorno della finestra di una chiesa. Sulla strada che si scorge all’interno, le palme e un carro tirato da un asino alludono al paesaggio cubano e al lavoro quotidiano. La Giornata mondiale di preghiera, una delle più antiche iniziative in ambito ecumenico, affonda le sue radici nel lontano 1887, in un’America segnata dagli strascichi della guerra di secessione e da tanti drammi sociali collegati all’imp etuoso aumento della popolazione. Fin dalle origini, coerentemente col motto «Informarsi per pregare, pregare per agire», la Giornata ha avuto lo scopo di sensibilizzare le partecipanti ai problemi del momento, per intraprendere concrete iniziative di solidarietà con cuori resi dalla preghiera più attenti e sensibili alle sofferenze del prossimo, e con sguardi divenuti più solleciti e miser i c o rd i o s i . Di anno in anno, la preparazione del materiale che poi viene diffuso in tutto il mondo è affidata a un comitato femminile interconfessionale nazionale che riflette sulle proprie condizioni di vita alla luce della Parola, raccontando e condividendo gioie e fatiche, speranze e difficoltà. Quest’anno le donne di Cuba hanno inviato, insieme alle loro musiche vivacissime e alle saporite ricette, intense riflessioni sull’imp ortanza della libertà religiosa e della trasmissione della fede da una generazione all’altra, e un accorato appello affinché ogni bambino sia accolto, educato, protetto. Alcune testimonianze, con la forza che viene dal vissuto, arricchiscono in modo incisivo le meditazioni. Racconta Juana, un’anziana signora: «Porto nelle mie mani la Parola di Dio. Come molte donne cristiane della mia generazione, malgrado la discriminazione, abbiamo mantenuto la fede e continuato a riunirci per le celebrazioni; abbiamo così trasmesso la Parola di Dio ai nostri nipotini e nipotine. Grazie a noi essi sanno che Dio li ama e possono credere in Lui». E prosegue: «Abbiamo perseverato nel tener aperti i nostri luoghi di celebrazione anche quando poche persone vi partecipavano; siamo state le pietre viventi, dando così senso alla nostra speranza. Perciò siamo donne con esperienza di resistenza e di dolore, ma anche di gioia nel vedere la verità fiorire e la Parola accolta con contentezza dal nostro popolo. Dio sia lo dato». La nipote Liudmila conferma che, «già da quando ero molto piccola, ascoltavo i racconti biblici che mi narrava mia nonna Juana. Andavo in chiesa con lei, partecipavo alle varie attività e alla scuola biblica estiva per ragazze e ragazzi. Oggi seguo il suo esempio con il mio gruppo giovanile». Da tutto il mondo, in vista dell’evento del 4 marzo, sono giunti contributi ed esperienze, in una condivisione ricca di fraternità. Intenso il messaggio del comitato nazionale italiano, presieduto da Elaine Cavanagh, dell’Esercito della salvezza: «I media ci propongono continuamente immagini di bambini che ogni giorno perdono la vita in mare, perché fuggono con le famiglie (e a volte da soli) da guerre e persecuzioni, che muoiono di stenti nella povertà estrema perché non hanno cibo a sufficienza né farmaci per essere curati, che sono merce perché rapiti, venduti dai trafficanti di esseri umani. La nostra preghiera diventa allora anche un grido perché tutto questo finisca. Accogliamo l’invito lanciato dalle donne di Cuba ad apprezzare i doni di ogni generazione e a mettere i bambini al centro del Regno di Dio», conclude. Le donne francesi parlano della loro terra ferita dalla violenza del terrorismo e scrivono: «La nostra risposta a questa situazione drammatica è pregare per la pace, per la pace in tutto il mondo». Dall’India arriva l’eco della campagna contro la violenza alle donne e alle bambine. Una famiglia cristiana, scappata dalle persecuzioni, rievoca le angosce e i pericoli sofferti, ma anche la protezione e l’aiuto del Signore. Il comitato internazionale per la Giornata mondiale di preghiera ha pubblicato un testo pieno di gioia per lo storico abbraccio fra Papa Francesco e il patriarca di Mosca, Kirill, il 12 febbraio scorso a Cuba: «Possa questo incontro — si legge fra l’altro nel messaggio — portare guarigione e riconciliazione, speranza per la fine delle persecuzioni contro i cristiani nel Medio oriente e pace a un mondo che soffre per l’intolleranza e l’ingiustizia». Da numerose nazioni giunge la cronaca di incontri organizzati per prepararsi alla Giornata del 4 marzo. Il movimento ecumenico che porta avanti questa iniziativa, infatti, è attivo lungo tutto l’anno, per rafforzare i vincoli di comunione e i sentimenti di fraternità tra donne protestanti, ortodosse e cattoliche di tutto il mondo. Come ha scritto l’autrice del logo, Ruth Mariet Trueba Castro, «la nostra preghiera è come una pupilla, una luce che cambia, che passa su mani bianche, gialle e nere».

© Osservatore Romano - 3 marzo 2016


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