Le relazioni tra la Chiesa cattolica e il Cec

ecumenedi ANDRZEJ CHOROMANSKI*

L’8 dicembre 2015, all’inizio del Giubileo straordinario della misericordia, abbiamo commemorato anche il cinquantesimo anniversario della conclusione del concilio Vaticano II, che introdusse la Chiesa cattolica nel moderno movimento ecumenico. Tale anniversario ci ha offerto l’opportunità di ricordare la poliedrica collaborazione che ci unisce al Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) e che prese avvio con la preparazione del concilio.
Fondato nel 1948, il Cec è oggi la più ampia espressione del movimento ecumenico, in quanto organizzazione mondiale con il numero più alto di Chiese membro. Il Cec riunisce infatti 345 comunità cristiane di oltre 110 Paesi e comprende ortodossi, luterani, riformati, anglicani, metodisti, battisti, come pure Chiese unite e Chiese indipendenti. Complessivamente, rappresenta oltre 500 milioni di fedeli in tutto il mondo. Sebbene la Chiesa cattolica non sia membro del Cec, vari dicasteri della curia romana collaborano con le sue commissioni incaricate di diversi programmi. Dal punto di vista della ricerca della piena e visibile unità, la più importante collaborazione in corso è quella tra il Cec e il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (Pcpuc), che prende forma in vari modi. La principale cooperazione è attuata tramite il Gruppo misto di lavoro (Gml). Istituito nel 1965, il Gml è stato uno dei primi frutti ecumenici del concilio. Da allora, è stato il catalizzatore di una proficua discussione teologica e di un’efficace collaborazione pratica. I nove rapporti prodotti finora testimoniano i significativi risultati conseguiti dal Gml in diversi campi: quello del dialogo dottrinale, della formazione ecumenica, della missione e dell’evangelizzazione, dei giovani, della giustizia e della pace, e delle nuove questioni attinenti alla vita delle società moderne. Conformemente a un accordo tra il presidente del Pcpuc e il segretario generale del Cec, il numero dei membri del Gml è stato ridotto, per migliorare la funzionalità del gruppo. Attualmente è composto da venti membri: dieci nominati dal Pcpuc e dieci nominati dal Cec. I rappresentanti cattolici vengono da vari dicasteri della curia romana e da Chiese locali di tutto il mondo. Da parte del Consiglio ecumenico delle Chiese, vi sono responsabili del Cec di Ginevra e rappresentanti di diverse tradizioni ecclesiali provenienti da numerose regioni del mondo. Le assemblee plenarie sono tenute ogni anno; il comitato esecutivo si riunisce due volte all’anno. La prima plenaria della decima fase di lavoro del Gml ha avuto luogo nel giugno 2015. È stato deciso che, durante il suo attuale mandato, il Gruppo misto di lavoro si concentrerà sulla collaborazione pratica piuttosto che su studi teologici sistematici. Fra le tematiche prese in esame nei primi tre anni dell’attuale mandato, figurano le sfide e le opportunità ecumeniche attinenti ai migranti e ai rifugiati, la relazione tra religione e violenza, la cura del creato, la giustizia sociale e la povertà. La plenaria si è tenuta a Roma in concomitanza con un evento organizzato presso il Centro Pro Unione per celebrare i cinquant’anni dall’istituzione del Gml nel 1965. Erano presenti all’incontro moderatori ed ex-moderatori del Gml, molti dei suoi membri, come pure il segretario generale del Cec, reverendo Olav Fykse Tveit. In un messaggio rivolto ai partecipanti, Papa Francesco ha sottolineato l’imp ortanza del Gml, incoraggiandolo a non essere «un gruppo che guarda al proprio interno» ma piuttosto a diventare «sempre più un “grupp o di esperti”, aperto a tutte le opportunità e le sfide che le Chiese devono affrontare oggi nella loro missione di accompagnare l’umanità sofferente nel cammino verso il Regno, permeando la società e la cultura delle verità e dei valori del Vangelo ». Come detto, la Chiesa cattolica non è membro del Cec. Tuttavia, essa è membro di alcuni dei suoi gruppi di lavoro e di alcune delle sue commissioni, tra le quali la più importante è la Commissione fede e costituzione. Questa commissione si occupa di questioni dottrinali riguardanti la fede apostolica e la struttura della Chiesa, come pure di temi etici e sociali, fonti di divergenze e divisioni tra i cristiani. Ristrutturata dopo l’assemblea generale del Cec nel 2013, la commissione conta attualmente quarantanove membri e quattro consultori tra cui quattro teologi cattolici nominati dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Rappresentando quasi tutte le tradizioni cristiane del mondo, essa è un think tank unico di teologica ecumenica a livello globale. La prima sessione del nuovo mandato si è tenuta nel giugno 2015, nel monastero ortodosso di Caraiman, in Romania. A seguito di un processo di discernimento, sono stati formati tre gruppi di studio, ognuno dei quali comprendente teologi cattolici: sul pellegrinaggio della giustizia e della pace, sull’ecclesiologia e sul discernimento morale delle Chiese. Nel 2013, la Commissione fede e costituzione ha pubblicato un importante documento intitolato La Chiesa: verso una visione comune. Il testo è il risultato di molti anni di lavoro di teologi appartenenti a quasi tutte le tradizioni cristiane; a esso ha apportato un significativo contributo anche la Chiesa cattolica. Si tratta di un “testo di convergenza” che riunisce un’ampia gamma di visioni teologiche, dall’ortodossa alla cattolica, dalla protestante alla pentecostale. Al momento, è stato chiesto alle varie Chiese di inviare le loro risposte ufficiali al documento entro la fine del 2016. Il Pcpuc è coinvolto nella preparazione di una risposta ufficiale cattolica da circa due anni. Vari teologi e diverse facoltà di teologia di tutto il mondo hanno già inviato i loro commenti, che verranno esaminati da una speciale commissione di esperti nominati dal Pontificio Consiglio. Tale commissione redigerà un testo finale che, una volta approvato dalla Congregazione per la dottrina della fede, sarà inoltrato al la Commissione fede e costituzione come risposta ufficiale cattolica al do cumento. Dal 1968 la proficua collaborazione tra il Pcpuc e la Commissione fede e costituzione ha trovato espressione in modo particolare nella congiunta preparazione e pubblicazione dei sussidi annuali per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Quest’anno, il materiale recante il titolo Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio è stato prodotto da un gruppo ecumenico di cristiani della Lettonia, incaricato dai due organismi responsabili. Un altro gruppo del Cec che comprende membri cattolici a pieno titolo è la Commissione sulla missione mondiale e l’evangelizzazione. Istituita nel 1961, questa commissione porta avanti la tradizione del movimento missionario internazionale, che nella prima metà del XX secolo contribuì considerevolmente alla promozione dell’unità dei cristiani. Dal 1985, fra i venticinque membri della commissione, tre sono cattolici, appartenenti a ordini religiosi e nominati ufficialmente dal Pcpuc. Fra i temi attualmente allo studio, vi sono la relazione tra missione e unità della Chiesa, la teologia dell’evangelizzazione in un mondo caratterizzato dal pluralismo religioso e la ricerca di una spiritualità di missione. Nel periodo che intercorre tra due assemblee generali del Cec, la commissione organizza una conferenza internazionale che vede la partecipazione di molte centinaia di persone. La prossima è programmata per il 2018 in Africa, sul tema «Il discepolato che trasforma». Esiste anche una fruttuosa collaborazione tra il Pcpuc e il Cec nel campo dell’educazione e della formazione ecumenica. Un officiale del Pontificio Consiglio partecipa al lavoro della commissione relativa. Inoltre, il Pcpuc decide e finanzia da molti anni la nomina di un docente cattolico a tempo pieno nell’Istituto ecumenico di Bossey, che ha sede nei pressi di Ginevra e che è collegato al Cec. Ogni anno, il Pcpuc offre anche due borse di studio a studenti ortodossi di Bossey. Nel mese di gennaio di ogni anno, organizza e sponsorizza un soggiorno di una settimana a Roma per gli studenti e per lo staff dell’Istituto ecumenico. In tale occasione, il programma comprende incontri con officiali di vari dicasteri della curia romana, incontri con rappresentanti di ordini religiosi e di movimenti laici cattolici, visite presso facoltà di teologia e visite guidate in luoghi importanti per la storia cristiana. Il momento culminante è rappresentato da un’udienza con il Santo Padre e dalla partecipazione del gruppo ai vespri ecumenici presieduti dal Papa a conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. La cooperazione tra il Pcpuc e il Cec comprende inoltre alcuni progetti relativi a iniziative specifiche del Consiglio ecumenico delle Chiese, decise dall’assemblea plenaria. D all’assemblea di Busan in poi è in corso un nuovo programma chiamato «Pellegrinaggio di giustizia e di pace», che mira a promuovere la giustizia e la pace in un mondo lacerato dai conflitti, dall’ingiustizia e dalla miseria. I rappresentanti cattolici sono coinvolti in varie aree di questo progetto a livello internazionale. Il concilio Vaticano II ha aperto un nuovo capitolo nella storia delle relazioni tra la Chiesa cattolica e il Consiglio ecumenico delle Chiese. Dopo un periodo di allontanamento, il concilio ha dato impulso a un graduale riavvicinamento, durante il quale sono cresciute la conoscenza e l’intesa reciproche. Da allora, le relazioni tra la Chiesa cattolica e il Cec possono essere definite come un “viaggio comune”. A causa di visioni divergenti su questioni dottrinali, morali e sociali, questo viaggio ecumenico non è sempre stato privo di tensioni. Tuttavia, malgrado le difficoltà incontrate, il viaggio continua: entrambi i partner ribadiscono infatti il loro impegno irreversibile nella ricerca dell’unità piena e visibile di tutti i cristiani.

*Assistente per la sezione occidentale del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani

© Osservatore Romano - 23 gennaio 2016

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