Rassegna stampa etica

De Palo: Family Day opportunità per costruire e rilanciare il Paese

family day 30 gennaio
Crescono le adesioni al Family Day che si terrà a Roma il prossimo 30 gennaio. Il Comitato organizzatore dell’evento ribadisce l'impegno a fermare il ddl Cirinnà sulle unioni civili, che domani approda in Parlamento per le questioni pregiudiziali presentate dalle opposizioni, ma il cui voto slitta al 2 febbraio. Il provvedimento prevede anche l’adozione del figlio del partner, punto cruciale che divide ulteriormente la politica italiana. Al microfono di Massimiliano Menichetti il presidente del Forum delle Famiglie, Gianluigi De Palo, sottolinea che il Family Day dirà “no” al ddl Cirinnà mostrando la bellezza e il dinamismo dell’Italia, ovvero della famiglia:

R. – Credo che sia una bella occasione. Se riusciamo a portare in piazza tutte quelle famiglie che non sono contro qualcuno, ma che vogliono dire in questo Paese, al Paese intero, che la famiglia è un bene da preservare, ma soprattutto che è un bene da rilanciare; se riusciamo ad alzare il livello del dibattito senza contrapposizioni ideologiche ma cercando di dire in maniera chiara che siamo contrari al ddl Cirinnà perché svilisce la famiglia e, nello stesso tempo, chiediamo a questo Paese che la famiglia venga tutelata perché siamo anni luce indietro rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo perché non nascono più bambini - e in Italia fare un figlio diventa la causa maggiore di povertà nonostante una crisi demografica - credo che raggiungeremo un bell’obiettivo.

D. - C’è chi vuole però cavalcare l’onda della contrapposizione. Forse fa comodo …

R. - Le contrapposizioni inducono le persone a non dialogare. Io sono  convinto che anche sul tema delle unioni omosessuali se ci si mette attorno ad un tavolo e si vedono i diritti individuali delle persone si trova un accordo in poco tempo. Il problema oggi è che c’è una radicalizzazione di questo scontro e quindi si vuole far passare questa legge, oggettivamente scritta male perché è impugnabile anche da parte della Corte Costituzionale e che apre anche ad una pratica che è quella dell’utero in affitto che credo nessuna donna di buon senso, onesta intellettualmente, possa definire positiva.

D. – Lei ha detto anche che il ddl Cirinnà svilisce il matrimonio …

R. – Svilisce il matrimonio e deresponsabilizza perché se si apre un riconoscimento giuridico di tutte le unioni civili ditemi voi per quale motivo un giovane domani dovrebbe sposarsi civilmente, nel senso che non c’è più nessun vantaggio, nessun motivo. Credo che la priorità sia innanzi tutto farsi una domanda: il matrimonio è ancora utile? Il matrimonio è solo qualcosa che ha a che fare con i cattolici oppure lo Stato ha a cuore una coppia che si impegna in un legame duraturo fatto di responsabilità e doveri? Oggi come oggi non stiamo dando una risposta seria a questa domanda, che è una domanda profondamente laica e concreta.

D. - Quindi questa tematica non riguarda solo i cattolici …

R. - Questa tematica riguarda tutti. Vorrei chiarire una cosa. L’Italia è composta da circa 60 milioni di persone: di queste, 59 milioni 400mila secondo i dati Istat vivono all’interno di una famiglia. Io non credo che ci siano due piazze che numericamente rappresentino gli uni e gli altri. Da una parte c’è chi porta avanti una serie di diritti degli omosessuali e soprattutto cerca di difendere una legge; dall’altra parte non c’è solo una piazza – quella del Circo Massimo di sabato - ma il resto dell’Italia, c’è il Paese intero, quel Paese reale che fatica ad arrivare alla fine del mese, quelle mamme che devono nascondere il pancione perché altrimenti vengono licenziate, quei giovani che non riescono a sposarsi perché non hanno un lavoro, non hanno una casa. Allora io credo che per questo noi dobbiamo cercare di dare risposte a tutto il Paese, indipendentemente se credenti o non credenti.

D. - Dunque sta dicendo che la politica non sta leggendo il Paese reale?

R. - Questo oggi è il grande problema della politica, perché tra i social network e i giornali non si incontrano più le persone, non si stringono più le mani. È triste che certe leggi vengano fatte senza ascoltare realmente e pienamente il Paese reale. La politica, quando non ascolta il Paese reale, poi alla fine, come in questo caso, fa dei provvedimenti che spaccano un Paese in una divisione ideologica che ricorda i tempi delle leggi sull’aborto e sul divorzio.

D. – Molti riportano tabelle in cui si fa vedere che l’Italia è un fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la legislazione dei cosiddetti “matrimoni gay” o le unioni civili. In sostanza 15 Paesi europei avrebbero già le legiferato in materia …

R. – Credo che sicuramente c’è un ritardo in tanti campi rispetto all’Europa. Noi prendiamo ad esempio questi temi, invece non prendiamo ad esempio le politiche fiscali, famigliari scandinave o francesi. Sicuramente c’è bisogno di una legge che regolamenta le unioni omosessuali – questo lo hanno detto in molti, il cardinale Ruini, il cardinale Bassetti, il cardinale Bagnasco… – ma non equipariamole al matrimonio, perché altrimenti dovremmo cambiare la Costituzione. Dobbiamo trovare delle soluzioni che vadano a toccare i diritti individuali delle persone, troviamoci attorno ad un tavolo, ma non trasformiamole in matrimonio. E non utilizziamo gli articoli 143, 144 e 147 del Codice civile che fondamentalmente, qualora venissero usati come si sta facendo con il ddl Cirinnà, direbbero  a 14 milioni di persone sposate in Italia che hanno sbagliato, che potevano aspettare un po’ e molto probabilmente, senza prendersi dei doveri, avrebbero avuto tutta una serie di diritti.

D. – Lei sarà in piazza il 30  guardando al 31, ha detto più volte. Che cosa significa?

R. – Io sarò in piazza il 30 con molte associazioni del Forum. Sono contento di esserci ed auspico veramente che riusciremo a dare un segnale concreto, non solo per poter dire "C’eravamo più noi, c’erano più loro", ma per dire cosa proponiamo al nostro Paese, per il quale una famiglia dà dei figli! L’Italia è la famiglia perché l’Italia è fatta di famiglie. Senza le famiglie non andremmo da nessuna parte. In un mondo dove c’è la gara a chi è meno italiano, le famiglie che staranno lì, fondamentalmente diranno: “Vale la pena essere italiano”. Quindi immaginate quale amore ci può essere in quella piazza: una piazza che parla di futuro, perché sarà la piazza più giovane del mondo. E proprio per questo dico "Guardiamo anche al 31". Il girono dopo chiedo a tutte le associazioni, a tutte le persone di buona volontà lì presenti, di essere con lo stesso entusiasmo unite nella sfida più grande che abbiamo: trasformare questo Paese, rilanciarlo dal punto di vista della famiglia, perché solo così riusciremo ad uscire da questa spirale; solo così riusciremo anche ad uscire da una crisi che non è solo economica, ma è anche antropologica e valoriale.

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