Rassegna stampa etica

Iniquo canone

Biagio Antonacci 2015 12 26 145335
di Filippo Fiani

Il martellamento incessante e continuo sta raggiungendo il parossismo. Non è più possibile accendere la televisione senza ritrovarsi di fronte a qualcuno che manifesta l'assoluto bisogno di "prendersi cura" di bambini, cercando di ottenerli in uno qualunque dei modi possibili, tranne che nel modo più vecchio del mondo.

Nell'ultimo secolo è stato fatto di tutto per disarticolare il sesso dalla sua funzione più importante, che anche se non la si considera quella primaria, è di sicuro il vero motivo per cui fare l'amore è così piacevole: la riproduzione. Dalle prime forme di prevenzione e contraccezione, passando per le più sofisticate tecniche criptoabortifere, fino ad arrivare ad una vera propria industria dell'ingegneria genetica, l'umanità ha sempre manifestato di disinteressarsi dei figli intesi come dono del quale sorprendersi e per il quale modificare i propri piani.

A fronte di una situazione che ha portato il mondo "civile" a produrre un numero di aborti legali al disopra del miliardo, come per contrappasso o forse solo perché il mondo è bello perché è vario, esistono persone che non esitano a cercare di ottenere dei figli ad ogni costo. Viviamo in un'epoca di infelici. Di scontenti. Abbiamo dato credito all'illuminismo, alla rivoluzione culturale che ha messo l'uomo al centro dell'universo e capace di sopperire da solo ai propri bisogni e ci siamo ritrovati con una umanità informe ed insoddisfatta, convinta che pianificare tutto sia la felicità e possedere dia soddisfazione.

La logica dell' "io penso quindi voglio" ha preso il sopravvento, tanto che alla fine non è necessario neanche pensare troppo, è sufficiente desiderare per considerare come un diritto ogni vezzo e ogni prurito. Quando poi, invece che quisquilie, i desideri sono in realtà delle vere e proprie aspirazioni, allora ecco che si spalancano le porte al "bisogno di autodeterminazione". Un concetto tanto nuovo quanto insensato. Ogni volta che qualcuno legittimamente sente di aspirare a qualcosa, ecco che subito qualcun altro deve provvedere a far sì che ciò si realizzi. Se un ragazzo aspira a finire il liceo, poco importa che sia un fannullone svogliato: vogliamo ledere il suo diritto a diplomarsi? Se due uomini aspirano a sposarsi, poco importa che il concetto di famiglia e di matrimonio non siano confacenti alla loro legittima unione: vuoi negargli la gioia del "sì, lo voglio"?

La questione si fa più spinosa e controversa quando, tornando al discorso iniziale, l'oggetto del "desiderio" è il figlio che spesso si è scartato in ogni occasione della vita, per dare spazio ad una qualunque altra aspirazione: lo studio, la carriera, la stabilità economica eccetera. Motivazioni assolutamente importanti, ma ahimè indotte da un sistema che non lascia spazio di manovra. Allora la stessa società che prima ci nega lo spazio per essere noi stessi e farci accogliere la vita quando arriva, ci propone un ventaglio di soluzioni disumanizzanti per soddisfare i nostri desideri.

Si comincia con le misure più banali di inseminazione artificiale omologa e si sale passando dalla fecondazione in vitro, fino ad arrivare alle più scriteriate tecniche di fecondazione eterologa che possono contemplare più madri, ovociti manipolati, sperma mescolato e selezione preimpianto (dopo tutta questa fatica, un figlio malato sarebbe una disdetta). Nessuno si preoccupa di chi nasce, di chi viene scartato e di chi viene scelto ... e nessuno sembra preoccuparsi più di tanto, neppure di chi è che opera tali scelte.

E' ovvio che disponendo di queste capacità tecniche, abusando della natura e trovandosi di fronte alla possibilità di giocare ad essere dio, ogni desiderio diviene realizzabile utilizzando una delle possibili combinazioni sopraelencate. Per questo è possibile diventare ragazze madri a 50 anni come ha scelto di fare Gianna Nannini oppure padri di bambini nati con l'utero in affitto come Elton John e David Furnish. Ognuno legittimato, ognuno soddisfatto. Ma anche sostenuto dalla propria platea di fan.

Ognuna di queste situazioni ha infatti goduto di un'amplissima copertura mediatica, giornalistica, televisiva che presentava la compassionevole situazione dell'adulto, "in sofferenza" per il diritto negato a se stesso, che si fa scudo di un gesto fintamente altruistico per soddisfare delle esigenze egoistiche e personali.

Di recente, questo carosello del diritto al figlio, trova sempre più spazio nella nostra tv pubblica. Aprendo una piccola finestra sul palinsesto di Rai1, sotto le feste, a cavallo del Natale, è stato facile individuare diversi momenti di sponsorizzazione del diritto al figlio, anche per le coppie omosessuali, e alla fecondazione eterologa, legalizzata in Italia a colpi di sentenze (che hanno frantumato una legge parlamentare che aveva resistito anche ad un referendum abrogativo).

La questione che indigna è la superficialità con la quale certi messaggi vengono dati e vengono passati al pubblico. Soggetti inadatti a presentare certi argomenti, ignoranti sulle questioni basilari, ideologici e interessati dal punto di vista economico. Spesso sono messaggi profondi e complessi che vengono dati da personaggi dello spettacolo, con una certa influenza e (per alcuni) credibilità, in contesti del tutto inadeguati. E' il caso di quello che è accaduto il 23 dicembre nella trasmissione condotta da Panariello su Rai1. In un (forse) fuoriprogramma, il cantante Biagio Antonacci, invitato anche per pubblicizzare la sua nuova raccolta, si è sbilanciato nel rivelare aspirazioni personali e per farne un cavallo di battaglia per la promozione delle unioni civili e l'adozione alle coppie omosessuali.

Il copione è stato dei più classici, inquadrature informali, presentatore e artista seduti scomposti, come al bar, come in un momento di intimità. La loro posa faceva intendere che ci fosse sintonia tra loro e invitava il pubblico a tendere l'orecchio alla rivelazione personale che, con puntualità svizzera, è arrivata. Biagio ha dichiarato che è tempo di una svolta nella sua vita. Lui vuole adottare un bambino. Lui.

Già qui l'affermazione potrebbe risultare zoppa, purtroppo però solo per gli addetti ai lavori che capiscono la complessità dietro tale "rivelazione". Antonacci non è sposato e se anche si sposasse domani dovrebbe fare i conti con la sua età anagrafica che lo metterebbe in fondo alla schiera di aspiranti genitori adottivi che affollano gli archivi dei tribunali dei minori in Italia. Questo ammesso che lui e la sua futura moglie, con la quale deve avere almeno tre anni di convivenza stabile alle spalle cioè con regolare residenza allo stesso indirizzo, risultino idonei e ottengano il decreto.

Una volta appurato che la loro aspirazione ad adottare in Italia troverebbe molta difficoltà, sarebbero costretti a rivolgersi all'estero, luogo ancora più inospitale per le coppie in età così tanto avanzata.

  La perla però doveva ancora arrivare, ed è stata una perla che ha spazzato via il dubbio che il cantante abbia mai davvero pensato all'adozione di un bambino. A mio avviso tale sparata era propedeutica all'introduzione della sua dichiarazione successiva, anch'essa basata su una serie infinita di luoghi comuni quanto mai errati. Riassumendo nel più classico dei cliché possiamo dire che Antonacci ha fatto uno spot (gratuito?) alla legge Cirinnà sulla regolamentazione delle unioni civili, dichiarando che i bambini abbandonati hanno bisogno di amore e allora tanto vale che questo amore arrivi da chi glielo vuole dare, fossero anche due genitori dello stesso sesso.

Più precisamente, per dare questa sua visione estremamente distorta del mondo dell'abbandono, prima ha usato la parola "orfanotrofio": inesatta quanto patetica e approssimativa. Gli orfanotrofi in Italia non esistono più e se questo può sembrare solo un modo di spostare il problema, in realtà non lo è perché il sistema giudiziario è spronato a trovare soluzioni più veloci. Inoltre le case famiglia, dove i bambini trovano sistemazioni temporanee, sono dei luoghi dove tutto può mancare, tranne l'attenzione e l'amore per loro. Luoghi dove chi si occupa dell'infanzia lo fa con dedizione e impegno. Sentirsi sempre considerare come "il parcheggio" dei bambini, alla lunga può stancare. Soprattutto se certe etichette arrivano dal primo menestrello che si ritrova un microfono in mano.

In secondo luogo ha sostenuto che è meglio, per il bambino, vivere in una coppia omosessuale che senza genitori. E qui se solo ci si azzarda a cambiare prospettiva e a mettersi dalla parte del bambino, forse non è proprio così. Perché non stiamo parlando di un pacco smarrito o di un cane trovato in autostrada. I bambini sono soggetti che hanno diritti, non oggetti a cui si ha diritto. La visione del bambino infreddolito che si "accontenta" dell'abbraccio di due donne o di due uomini può essere un bel quadretto da soap opera, ma non è quello che è previsto dalla legge, almeno in Italia e in quasi la totalità dei paesi del mondo. Perché nonostante quello che dice la tv, che siamo gli ultimi, che solo in Italia non si fa, sono solo 21 i paesi del mondo che concedono l'adozione agli omosessuali e nella maggior parte dei casi è un permesso arrivato in conseguenza della parificazione di un diritto per gli adulti: il matrimonio.

Un bambino ha diritto ad avere due genitori, un padre e una madre, e se il mondo o il destino glieli ha tolti, per quale motivo si dovrebbe accontentare di qualcosa di meno di un padre e una madre adottivi? Perché un solo genitore? O perché due dello stesso sesso? Che cosa ha fatto di male?

Ma queste sono domande scomode che costringerebbero il cantastorie, il conduttore e il pubblico a ragionamenti estremamente complicati, troppo lunghi. Approfondimenti dolorosi di una realtà scomoda che è meglio relegare alle serate prenatalizie, dove siamo tutti più buoni e si aspetta la notte tra il 24 e il 25 per ricordare la figura di Santa Claus, un uomo barbuto vestito come una lattina di Coca-cola che non rompe le scatole a nessuno con etica e morale, che ci vuole tanto bene e al quale vogliamo così tanto bene da credere che sia lui a pagarci i regali che ci facciamo per anestetizzare le nostre coscienze.

Poi basta un gesto del conduttore e scrosciano gli applausi.



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