Rassegna stampa etica

La legge Cirinnà non serve: i diritti di cui si parla ci sono già tutti

baratroMirko De Carli

Il Family Day è passato e ora tutti a tirare per la giacchetta il discorso conclusivo del Prof. Gandolfini che, in maniera chiara e netta, ha definito la posizione del Comitato ‘Difendiamo i nostri i figli’ e delle migliaia di famiglie presenti al Circo Massimo: ritirate il ddl Cirinnà bis. Ritirare non spezzatate.

La lettura data da certi mass-media e da certi politici fa davvero sorridere: chi ha detto che è sufficiente stralciare l’art.5 del provvedimento, chi ha parlato di Testo unico delle norme già vigenti e chi ha parlato di un nuovo ddl che riprenda l’esperienza dei DiCo.

Idee e proposte personali che non hanno nulla a che vedere con quanto detto dal palco del Family Day. Non sto qui a ripetervi come ho già fatto decine e decine di volte le ragioni per cui l’introduzione di una qualsivoglia legislazione sulle unioni civili comporterebbe la legittimazione dell’utero in affitto e di altre pratiche lesive del diritto del minore (il vero diritto civile in gioco in questa partita). Vorrei oggi andare ad approfondire un aspetto, quello relativo ai diritti e doveri delle coppie di fatto in Italia già normati. Perché questo è il punto: sono o non sono già tutelate le unioni same sex in Italia?

Andiamo a vedere. Le tutele previste per i conviventi sono decisamente paragonabili a quelle delle coppie sposate: l’allargamento di queste ‘garanzie giuridiche’ è figlio delle interpretazioni dei giudici che hanno portato ad un progressivo avvicinamento delle due figure. Prima di tutto è possibile regolamentare queste posizioni attraverso un apposito ‘contratto di convivenza’ , già previsto dal nostro ordinamento. Ricordiamo qui che anche il matrimonio, ex codice civile, è definito come un contratto attraverso il quale un uomo ed una donna dichiarano con le dovute formalità di volersi prendere reciprocamente per marito e moglie, formando così una famiglia. Partiamo dai diritti previsti per le coppie di fatto:

 1. Possesso dell’abitazione: se l’abitazione risulta essere di proprietà di uno dei due conviventi egli non ha la facoltà di ‘sbattere fuori di casa’ l’altro da un momento all’altro. Il partner ha infatti un diritto di possesso che non può essere negato implicitamente. Se la casa in cui vivono è soggetta a un contratto d’affitto, con la morte dell’uno, il convivente ha diritto di subentrare nel contratto fino alla sua naturale scadenza;

2. Affidamento dei figli: nel caso di ‘rottura’ del rapporto il dovere del mantenimento, il diritto di visita e l’affidamento condiviso non prevedono differenze tra le coppie sposate e quelle di fatto;

3. Risarcimento del danno: nel caso in cui uno dei due partner muoia (ad esempio a causa di un incidente sul lavoro) il diritto al risarcimento per l’altra parte scatta se la convivenza abbia una stabilità tale da far emergere l’intenzione reale di volerla far proseguire nel tempo;

4. Reato di maltrattamenti in famiglia: paritetico a quanto previsto per le coppie legate da matrimonio;

5. Violazione degli obblighi familiari: nel caso in cui, durante la convivenza, il partner versi somme di danaro continuativamente all’altro convivente assistiamo all’espletamento di una obbligazione di solidarietà tra due persone legate da un vincolo stabile e duraturo. Perciò si applica quanto previsto nella normativa che disciplina la violazione degli obblighi familiari;

6. Permessi di soggiorno: per il rilascio del permesso di soggiorno risulta essere valida anche la convivenza stabile della partner straniero che dimostri di avere sufficienti mezzi economici di sostentamento.

Non mi soffermo sulla possibilità di assistere il partner all’ospedale perchè sono ovvietà già smentite anche da parte di esponenti della sinistra, in quanto normate nella nostra legislazione nazionale.

Questa analisi consente quindi di comprendere quanta legislazione a favore dei diritti delle coppie di fatto same sex sia già presente nel nostro paese. Non occorre nemmeno unificarla in un testo unico, in quanto i giudici hanno già integrato in maniera sufficientemente ordinata quanto era ‘mancante’. Ciò che non esiste sono la step child adoption e la reversibilità: da qui si capisce quanto le unioni civili siano un cavallo di Troia per ottenere altro, ovvero l’utero in affitto e i soldini dell’istituto della reversibilità. Per questo non possiamo che rilanciare quanto splendidamente detto dal prof. Gandolfini: ritirate il ddl Cirinnà bis.

Articolo pubblicato in esclusiva per La Croce Quotidiano