Rassegna stampa etica

Le schiave si liberano, non si tassano: il PDF con Don Benzi

samaritanadi Mirko De Carli

Il servizio televisivo mandato in onda dalla trasmissione Le Iene su minori ospiti di case famiglie che si prostituiscono alla stazione Termini di Roma evidenzia ancora una volta quanto sia drammaticamente urgente chiarire cosa intende per famiglia.

Con la chiusura degli istituti assistenziali per minori molte strutture si sono auto-attribuite il nome di casa famiglia impropriamente. Ma capita abitualmente che siano strutture residenziali con operatori a turno, che nulla hanno a che vedere con la famiglia.

Che cosa caratterizza una vera ed autentica casa famiglia? La risposta netta e chiara ci arriva dalle dichiarazioni rilasciate dagli amici della Comunità Giovanni XXIII, impegnati da sempre nella grande sfida dell’accoglienza di chi soffre. Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità fondata da Don Oreste Benzi, usa queste parole: ‘Nelle vere case famiglia ci sono un papà e una mamma a tempo pieno che garantiscono ai minori accolti un vero clima familiare. Spesso sono minori con handicap gravissimi o con storie difficili alle spalle, che attraverso l’amore di chi li ha scelti come figli ritrovano serenità e guariscono dalle loro ferite’.

Una mamma ed un papà: solo riaffermando un ruolo sociale attivo a queste due figure che coniugano con la loro vita l’esperienza straordinaria ed unica della genitorialità, si può innervare anche nelle vicende umane più difficili e sofferenti un seme di speranza e bene.

Per questo come Popolo della Famiglia a Bologna, dove la Comunità Giovanni XXIII rappresenta una realtà di fede che si fa opera molto attiva, dinamica e preziosa, raccogliamo l’appello di Ramonda e lo facciamo nostro: ‘Chiediamo a governo e parlamento di fare chiarezza, introducendo al più presto una normativa che tuteli le vere case famiglia evitando la confusione con strutture come quelle citate dal servizio delle Iene’.

Noi, a livello di amministrazione comunale bolognese, ci batteremo affinché sia istituito un registro comunale delle case famiglie che dimostrano concretamente di avere i requisiti sopraesposti: primo fra tutti una mamma ed un papà. Occorre dare visibilità e merito a chi fa veramente accoglienza, in modo da emarginare (e perseguire) coloro che sfruttano situazioni di disagio e di dolore per scopi tutt’altro che di carattere sociale autentico.

Portare luce dove c’è ombra, come amava dire il compianto Presidente della Repubblica Cecoslovacca Vaclav Havel, significa per noi mettere nero su bianco quali sono le priorità per un minore che ha bisogno di accoglienza e rendere evidenti e riconosciute quelle realtà che assurgono un ruolo sociale per affrontare criticità pubbliche come queste.

Siamo nati, come Popolo della Famiglia, testimoniando una grande stima e riconoscimento verso tutte quelle lodevoli iniziative di privato sociale che sopperiscono alle innumerevoli mancanze o inadempienze della pubblica amministrazione: per questo istituire un registro pubblico comunale dove le vere case famiglie sono riconosciute e segnalate dal Comune dove risiedono significa dare merito e valore a chi portando avanti la propria missione offre un contributo importante al bene comune della collettività.

Il pubblico deve ascoltare ed imparare da realtà come la Comunità Papa Giovanni XXIII: solo cosi sarà possibile ricostruire una dinamica virtuosa davvero sussidiaria di rapporto tra stato e privato sociale.

Noi del Popolo della Famiglia siamo e saremo sempre al fianco degli amici della Papa Giovanni XXIII.

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 23 marzo 2016

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