Rassegna stampa etica

Ma quali sarebbero, alla fine, questi diritti mancanti?

menzogna(… ed è solo una sintesi!)

 

 

Coloro che per varie ragioni non intendano o non possano (ad esempio i separati in attesa di divorzio dal precedente partner, le coppie dello stesso sesso etc.) accedere all’istituto del matrimonio, hanno la possibilità di tutelare i propri interessi tramite il contratto di convivenza, un negozio giuridico (stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, cioè sottoscritta dinanzi un notaio o altro pubblico ufficiale, che, previo accertamento, attesti l’identità delle persone che sottoscrivono), con cui entrambi i conviventi assumono diritti e doveri reciproci, di natura personale e patrimoniale.

I conviventi con il contratto di convivenza si assumono dei veri e propri obblighi giuridici e si riconoscono anche dei reciproci diritti. Pertanto ciascun convivente non è libero di mutare il proprio comportamento, altrimenti l’altra parte potrà rivolgersi al giudice per ottenere quanto le spetta.

Pertanto, i conviventi possono, attraverso il contratto di convivenza, disciplinare: le modalità di partecipazione alle spese comuni; l’assunzione da parte di un convivente dell’obbligo di mantenimento dell’altro; i criteri di imputazione dei beni acquistati durante la convivenza (ad esempio stabilendo che essi debbano essere cointestati); le modalità d’uso della casa adibita a residenza comune; le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali, in caso di cessazione della convivenza. Inoltre, è possibile prevedere la designazione reciproca, quale amministratore di sostegno, nel caso eventuale della propria futura incapacità di provvedere ai propri interessi, per effetto di infermità o di menomazione, benché il giudice, in mancanza di designazione, nella nomina dell’amministratore di sostegno per persone non coniugate, debba preferire “la persona stabilmente convivente”.

Per il caso di malattia, è opportuno rilasciarsi delega reciproca all’assistenza sanitaria e alla possibilità di conoscere ogni dato o informazione, anche sensibile, riguardante lo stato di salute, le cure e le terapie a cui il proprio partner viene sottoposto.

Il contratto di convivenza può essere sciolto per mutuo consenso (e cioè grazie a un nuovo accordo tra le medesime parti) o per le cause previste dalla legge per i contratti in generale. Inoltre, le parti potranno riservarsi, con apposite clausole inserite nel contratto di convivenza, la facoltà di recesso.

La Corte Costituzionale ha, inoltre, riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione, in caso di morte del conduttore; il diritto di subentrare, in caso abbia in affidamento i figli, nel contratto di locazione in essere, qualora cessi la convivenza.

Inoltre, è possibile riconoscere diritti sulla casa di proprietà di un convivente, trasferendo all’altro, ad esempio, un diritto di comproprietà sulla casa ovvero un diritto reale di godimento (usufrutto o abitazione) sulla casa stessa.

I conviventi possono, infine, disciplinare, solo attraverso un testamento, i rapporti successori, riservando al partner la sola quota disponibile, ossia quella porzione del patrimonio che la legge non riserva ai famigliari più stretti.

Con la L.154/2001, è stata estesa ai conviventi l’applicazione delle misure contro la violenza nelle relazioni familiari.

 

Avv. A. Curti

Fonte: https://ontologismi.wordpress.com/2016/01/13/ma-quali-sarebbero-alla-fine-questi-diritti-mancanti/

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