Rassegna stampa etica

UNA LEGGE DA RITIRARE SENZA INCIUCI

senatoGiovanna Arminio

È di queste ore la notizia che Matteo Renzi vede una sola strada per portare a casa la legge sulle unioni civili: un maxiemendamento blindato dal voto di fiducia sul d.d.l. Cirinnà, da fare approvare tra giovedì 25 febbraio o, al più tardi, martedì 1° marzo.

All’Assemblea di gruppo del PD, convocata da Luigi Zanda per oggi alle ore 13:00 in Senato, il premier, che vi parteciperà, vedrà come ottenere il consenso della maggioranza dei suoi senatori, saltando così a piè pari la strada dell’accordo con gli altri gruppi (ad eccezione di Alfano) che presenta ancora troppe zone grigie” e non dà certezza sui tempi: dopo il ritiro delle migliaia di emendamenti proposti dalla Lega, se solo ogni senatore decidesse di intervenire su ognuno del 500 emendamenti rimasti in piedi, si riaprirebbe l’intoppo dell’ostruzionismo (termine usato solo quando si tratta di emendare un disegno di legge che non piace al PD, in caso contrario si parla di diritto-dovere del singolo parlamentare di contestare, migliorare, modificare un provvedimento).

Si abbandona, quindi, anche l’ipotesi del super canguro di Andrea Marcucci, che nei giorni scorsi aveva fatto gridare al tradimento del Movimento 5 Stelle, con tanto di (improbabile) ritiro dalla politica della senatrice Cirinnà.

I grillini, da parte loro, continuano a ribadire che l’approvazione del d.d.l. non deve avvenire in spregio alle regole della normale dialettica parlamentare e si dichiarano disponibili a votare articolo per articolo, senza balzi che cancellano ogni possibilità di confronto.

Di Battista ci ha anche deliziati con una fantastica spiegazione alla lavagna che a me ha dato tanto l’impressione di voler dire: “Visto che non ci capite nulla, vi faccio un disegnino”.

Insomma non è proprio educato dare del cretino all’interlocutore.

Ma, tornando a noi, cosa dovrebbe prevedere questo maxiemendamento?

In estrema sintesi: stralcio della stepchild adoption per le coppie omosessuali attraverso l’eliminazione dell’articolo 5 che la contiene e, poi, ritocchi all’articolo 3 perché, secondo alcuni senatori cattolici, aprirebbe comunque la strada alle adozioni da parte delle coppie omosessuali in quanto il d.d.l. escluderebbe solo l’adozione piena.

Con queste modifiche, Matteo Renzi convincerebbe i suoi senatori - in particolare quelli che hanno basato le ragioni del dissenso sulla stepchild adoption - e incasserebbe l’appoggio di Alfano (con il quale l’intesa sembra cresciuta in queste ultime ore) ben contento di votare la fiducia su un testo di legge modificato, che potrebbe vendere ai suoi elettori (confesso: faccio fatica ad individuarli) come una “vittoria” ottenuta grazie alle sue innate capacità interlocutorie (?!).

C’è un piccolo problema: sembra che Alfano abbia dichiarato che: “Se ci dovesse essere con il premier un accordo su un emendamento che riscriva il testo di legge sulle unioni civili con l’eliminazione delle adozioni e dell’equiparazione al matrimonio, si potrebbe votare con la fiducia”. Ma, a questo punto, non basterebbe eliminare solo l’articolo 5 e “ritoccare” l’articolo 3 (che poi bisogna vedere come!), ma completamente riscrivere il disegno di legge.

E se anche così fosse, siamo proprio sicuri che non verrebbe eliminata la possibilità per le coppie omosessuali di accedere all’adozione né fosse introdotto il matrimonio egualitario?

Per rispondere a questa domanda dovrei avvalermi della lavagna di Di Battista, ma sono educata e quindi ragioneremo insieme passo passo.

Cominciamo dalla stepchild adoption.

L’articolo 5 del d.d.l. modifica l’articolo 44 lettera b) della legge 4 maggio 1983 n. 184, il quale verrebbe a suonare così: “I minori possono essere adottati anche…dal coniuge o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile”, cioè estenderebbe alle coppie omosessuali la cosiddetta adozione del figliastro, che rientra nell’adozione in casi particolari, diversa dalla adozione piena (quella che presuppone lo stato di abbandono del bambino e rimane riservata alle coppie coniugate).

Eliminando questo articolo però non cambierebbe nulla, perché i furbastri, pensando all’eventualità che il dibattito parlamentare si arenasse sulla stepchild adoption, hanno formulato una norma “di scorta”, cioè l’articolo 3: un titolo (Diritti e doveri derivanti dall’unione civile tra persone dello stesso sesso), una garanzia.

Attenzione perché il comma 4 dice testualmente: “Le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole «coniuge»…si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge nonché alle disposizioni di cui al Titolo II della legge 4 maggio 1983, n. 184”.

Cosa significa?

Innanzitutto, una legge o un qualsiasi provvedimento che contiene la parola “coniuge” si applica, cioè si estende anche alla parte civile, ad eccezione del titolo II della legge sull’adozione, cioè l’adozione piena riservata alle coppie sposate eterosessuali (ahimè, lo dobbiamo specificare, visto che qualcuno ci ha divisi in base all’orientamento sessuale).

Ad una persona di media intelligenza verrà da chiedersi di cosa parlano gli altri titoli, visto che a questi si applica l’equiparazione tra coniuge e parte civile.

Il titolo I si occupa dell’affidamento familiare, il titolo III dell’adozione internazionale e il titolo IV dell’adozione in casi particolari (nell’ambito della quale rientra la stepchild adoption).

A conti fatti, l’articolo 3 comma 4 consente alle coppie omosessuali di accedere a tutti gli istituti appena elencati ad eccezione dell’adozione piena, che (ripeto!) presuppone lo stato di abbandono del minore.

Se passasse questo articolo, anche senza l’articolo 5, le coppie omosessuali potrebbero non solo procedere all’adozione del figliastro, ma all’affidamento familiare (istituto che toglie il bambino alla famiglia naturale temporaneamente inidonea), all’adozione internazionale e all’adozione in casi particolari.

La giurisprudenza farebbe il resto, cioè sdoganerebbe il diritto di adottare tout court: se può essere adottato un minore straniero, per esempio, perché non si dovrebbe potere adottare il minore italiano?

Quando Matteo Renzi parla di “ritocchi” all’articolo 3, quindi, bisognerebbe intendersi sulla qualità degli stessi.

E non basta!

Del resto, persino Alfano ha appena dichiarato che non voterebbe la fiducia nel caso in cui rimanessero in piedi norme che “puzzano” di matrimonio egualitario.

Peccato però che tutto l’impianto del d.d.l. Cirinnà è basato sul copia-incolla delle norme del codice civile sul matrimonio: costituzione tramite dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni con successiva registrazione, ipotesi di nullità, assunzione del cognome comune, acquisizione di diritti e doveri tra le parti, obbligo reciproco alla fedeltà, assistenza morale e materiale, contribuzione ai bisogni comuni in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, obbligo di concordare l’indirizzo della vita familiare, fissazione della residenza comune, fondo patrimoniale, comunione legale dei beni, comunione convenzionale, impresa familiare, obblighi alimentari, divieto di costituzione di dote, ordini di protezione contro abusi familiari, amministratore di sostegno, interdizione e inabilitazione, diritti successori, fino al richiamo della legge su separazione e divorzio.

La struttura del d.d.l. fa cadere il cosiddetto “paradigma eterosessuale” del matrimonio, cioè quello affermato dalla sentenza n. 138/2000 della Corte Costituzionale, secondo la quale l’istituto del matrimonio si riferisce soltanto all’unione stabile di un uomo e di una donna e postula la diversità di sesso, nel quadro di “una consolidata e ultramillenaria nozione di matrimonio”.

Doveva dirlo persino la Corte Costituzionale, non bastava l’evidenza naturale!

Già la giurisprudenza creativa ed “invasiva” di alcuni nostri tribunali ha introdotto la stepchild adoption pur in assenza di una legge che la preveda per le coppie omosessuali, stabilendo di avere così deciso in applicazione del principio di uguaglianza, cioè per evitare la discriminazione del richiedente in ragione dell’orientamento sessuale.

Ora, secondo voi, lasciando in piedi un d.d.l. basato sull’equiparazione di fatto tra unioni civili e matrimonio, cosa deciderebbero i giudici (che già si sono pronunciati senza una legge apposita), anche eliminando gli articoli 3 e 5 in punto adozione, nel caso in cui qualcuno chiedesse di adottare il figlio biologico del partner?

Io non ho il minimo dubbio.

E voi?

© http://www.lacrocequotidiano.it/ - 23 febbraio 2016

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