Le Chiese non diventino mai case di affari, la redenzione di Gesù è sempre gratuita: è quanto ha detto il Papa nella Messa mattutina a Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra la Presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria. Il servizio di Sergio Centofanti:

La liturgia del giorno propone il Vangelo in cui Gesù caccia i mercanti dal Tempio, perché hanno trasformato la casa di preghiera in un covo di ladri. Quello di Gesù – ha spiegato il Papa - è un gesto di purificazione: “il Tempio era stato profanato” e con il Tempio, il popolo di Dio. Profanato con il peccato tanto grave che è lo scandalo”.
 

Paura delle sorprese

Anche oggi Gesù piange «tante volte» per la sua Chiesa, così come ha fatto di fronte alle porte chiuse di Gerusalemme. Celebrando la messa a Santa Marta giovedì mattina, 20 novembre, Papa Francesco ha richiamato il brano evangelico della liturgia — tratto dal capitolo 19 di Luca (41-44) — per ricordare che i cristiani continuano a chiudere le porte al Signore per paura delle sue «sorprese» che sovvertono certezze e sicurezze consolidate. In realtà, ha spiegato, «abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca».
 

Il filo della ragnatela

di GIANLUCA BICCINI

La pace con Dio è il filo dall’alto che regge tutta la ragnatela dei rapporti umani. Ha scelto questa efficace immagine il predicatore della Casa pontificia Raniero Cantalamessa per spiegare al nostro giornale il tema delle meditazioni che terrà — alla presenza di Papa Francesco — nei venerdì della prima settimana di Avvento, 5 dicembre, della seconda, 12 dicembre, e della terza, 19 dicembre, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico. Il tema generale della predicazione è tratto dal vangelo di Luca 2, 14: «Pace in terra agli uomini che Dio ama» ed è stato voluto — spiega il cappuccino — «per la dolorosa attualità del tema della pace, unita alla necessità di ridare a questa parola la ricchezza di significato che essa riveste nella Bibbia».
 

Seguire le orme e andare avanti

di GERHARD MÜLLER
Per una giusta comprensione della Lumen gentium valgono i tre principi ai quali dobbiamo attenerci nell’interpretazione del concilio: il principio del testo intero, quello del concilio intero e il principio dell’insegnamento intero della Chiesa. Ben presto i testi conciliari dovettero tener conto del pericolo di una lettura selettiva, che seguiva, come chiave di lettura, non il testo in questione, ma gli abbozzi, le idee e le correnti manifestatesi durante i lavori.
 

Ma io sono vivo dentro?

«La Parola di Dio è capace di cambiare tutto» ma noi «non sempre abbiamo il coraggio di credere» in essa. Nell’omelia pronunciata durante la messa a Santa Marta martedì 18 novembre, Papa Francesco ha affrontato il tema della conversione e, commentando la liturgia del giorno, è entrato nel merito di tre categorie, cioè di «tre chiamate alla conversione». Perché, ha spiegato, «Convertirsi non è un atto della volontà»; non si pensa: «Io adesso mi converto, mi conviene...», oppure: «devo farlo...».
 

Gerico a via Ottaviano

Il cristiano è chiamato a riconoscere il Signore negli emarginati — e ce ne sono tanti anche intorno al Vaticano — senza l’aria di chi si sente «privilegiato» perché inserito in un «gruppetto degli eletti» e in quel «microclima ecclesiastico» che in realtà allontana dalla Chiesa il popolo di Dio e le varie periferie. Lo ha detto il Papa nella messa celebrata lunedì mattina, lunedì 17 novembre, nella Cappella della Casa Santa Marta. «Questo passo del Vangelo — ha fatto notare Francesco riferendosi alla pagina di Luca (18, 35-43) proposta dalla liturgia — incomincia con un non vedere, un cieco, e finisce con un vedere: “Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio”». Ci sono, ha spiegato, «tre classi di persone in questo brano: il cieco; quelli che erano con Gesù; e il popolo».
 

Una strada verso il mondo

«La complementarità tra l’uomo e la donna» è il tema del colloquio internazionale interreligioso in programma in Vaticano dal 17 al 19 novembre. Anticipiamo stralci dalla relazione del cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

di GERHARD MÜLLER

Ciascuno di noi non appena riflette sulla sua condizione umana, avverte di non esaurire in sé la propria umanità. Il proprio essere maschile o femminile non è sufficiente a sé stesso. Questo fatto, indelebile nella natura umana, rivela la nostra radicale dipendenza: non ci completiamo da noi stessi. Basterebbe questa considerazione a mostrare l’inadeguatezza del tratto marcatamente individualista che segna la mentalità odierna. Eppure nelle radici del nostro io è inscritta una naturale tensione, opposta a tale mentalità.
 

La giornata dei bambini

Una piccola giornata romana della gioventù. O, meglio ancora, una giornata dei bambini, con tanto di vivace lezione di catechismo a tu per tu con il proprio vescovo. È stata questa l’esperienza vissuta da un gruppo di ragazzi della parrocchia di Santa Maria Madre della Provvidenza, al quartiere Gianicolense, che venerdì mattina, 14 novembre, hanno partecipato alla messa celebrata dal Papa nella cappella della Casa Santa Marta. E per «trasmettere la fede» ai ragazzi di oggi, ha affermato Francesco, servono persone che diano l’esempio «e non le p a ro l e » . La loro presenza alla messa non è passata inosservata.
 

Cristo concede il diritto all’oblio

Si dibatte da tempo del diritto all’oblio, specie da quando siamo entrati nell’era informatica. Questo, perché «è giusto punire chi sbaglia, ma si ha anche il “diritto” a che gli errori del passato non gravino per sempre sulla reputazione della persona». Così il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, intervenendo il 13 novembre a chiusura del convegno sul tema «Il sigillo confessionale e la privacy pastorale», promosso dalla Penitenzieria Apostolica, nel Palazzo romano della Cancelleria.
 

Nel regno di Dio con mezzo euro in tasca

C’è già il regno di Dio nella santità nascosta di tutti i giorni vissuta da quelle famiglie che arrivano a fine mese con in tasca mezzo euro soltanto. Ma non cedono alla tentazione di pensare che il regno di Dio sia solo uno spettacolo. Magari come quelli che fanno del sacramento del matrimonio una caricatura, trasformandolo in una fiera della vanità e del farsi vedere.
 

Preti così

ASSISI, 13. «La formazione dei ministri ordinati e la riforma della loro vita sono il compito di tutta la comunità cristiana, sono responsabilità del vescovo e di tutto il presbiterio. Insieme». Parte dalla città di san Francesco una lettera dai toni familiari e propositivi destinata a ogni sacerdote italiano. A scriverla è l’intero episcopato, che usa parole di stima e gratitudine per la generosa e quotidiana testimonianza offerta dai sacerdoti, pronti — come sottolineato da Papa Francesco nel messaggio alla Cei — a spendere la vita tra la gente delle parrocchie, a educare i ragazzi, ad accompagnare le famiglie, a visitare i malati, a farsi carico dei poveri.
 
Il vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi: "Bisogna ritornare alla profondità incompiuta del Concilio Vaticano II, come sta cercando di fare il Papa". E ancora: "Il sacerdote deve sentirsi destinato, prima ancora che ad una comunità, al presbiterio di cui fa parte: solo se all'interno del presbiterio ci sono relazioni calde, vere, si può fare un cammino nella santità". E resistere alla varie forme di "dipendenza"
 
IX stage di archivistica per operatori negli archivi delle famiglie francescane
 

Niente pigrizia

Come deve essere la nostra fede? È la domanda degli apostoli ed è anche la nostra. La risposta è: «una fede inquadrata nel servizio» a Dio e al prossimo. Un servizio umile, gratuito, generoso, mai «a metà». Solo così è possibile aprirsi davvero alla speranza dell’incontro finale con Gesù. Nel commentare il Vangelo di Luca proposto dalla liturgia (17, 7-10), il Papa — durante la messa celebrata a Santa Marta martedì 11 novembre — ha richiamato il brano nel quale, ai discepoli che chiedono: «Signore, accresci in noi la fede», Gesù risponde: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: Sràdicati e vai a piantarti nel mare, ed esso vi obbedirebbe».
 

Scandalosi cristiani

«Scandalo, perdono e fede»: sono le tre parole, strettamente collegate tra loro, proposte dal Papa nella messa celebrata lunedì mattina, 10 novembre, nella cappella della Casa Santa Marta. Parole che Francesco ha ricavato dal brano liturgico del Vangelo di Luca (17, 1-6), dove appunto «si parla di tre cose: lo scandalo, il perdono e la fede». Queste, ha fatto notare, «sono tre parole di Gesù: forse non sono state dette insieme, allo stesso tempo, ma l’evangelista le mette insieme». Di qui il filo conduttore della riflessione del Pontefice. Il primo dei termini su cui si è soffermato il Papa è «lo scandalo».
 

Ma il dono di Dio è gratis

Non dobbiamo avere paura della gratuità di Dio che scompagina gli schemi umani della convenienza e del contraccambio. È quanto ha messo in evidenza Papa Francesco nell’omelia a Santa Marta martedì 4 novembre. La riflessione del Pontefice è venuta dalla lettura del brano evangelico di Luca (14, 15-24) subito successivo a quello nel quale Gesù spiegava che nella legge di Dio «il do ut des non funziona» e per far meglio comprendere il concetto consigliava: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricambiarti.
 

Qual è la gioia del vescovo

«I sentimenti di un vescovo» o «la gioia di un vescovo». È stato proprio Papa Francesco a indicare il titolo ideale per il passo della Lettera di san Paolo ai Filippesi (2, 1-4) proposto dalla liturgia di lunedì 3 novembre. E ha messo in guardia dalle rivalità e dalla vanagloria che minano la vita della Chiesa, dove invece bisogna far tesoro delle indicazioni di Gesù e anche di Paolo: non cercare il proprio interesse ma servire umilmente gli altri senza chiedere nulla in cambio. Ed è su questo tema che ha centrato l’omelia nella messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta. Paolo sviluppa questi consigli pratici, ha spiegato il Pontefice, in un testo dove «fa vedere quali sono i suoi sentimenti verso i Filippesi: forse la Chiesa di Filippi era quella che lui più amava». E «incomincia come chiedendo un favore, un piacere».
 

Che la vita eterna sia desiderabile

"Eterno" suscita l'idea dell'interminabile, del ripetitivo che annoia. Invece, deve tornare a essere un annuncio, capace di orientare l'esistenza terrena, la vita quotidiana. L'eternità sarà il momento "dell'immergersi nell’oceano dell'infinito amore, nel quale il tempo - il prima e il dopo - non esiste più". Un tuffarsi in Dio, così da essere sopraffatti dalla gioia
 

La legge e la carne

Ci sono «due strade». Ed è Gesù stesso, con i suoi «gesti di vicinanza», a darci l’indicazione giusta su quale prendere. Da una parte, infatti, c’è la strada degli «ipocriti», che chiudono le porte a causa del loro attaccamento alla «lettera della legge». Dall’altra, invece, c’è «la strada della carità», che passa «dall’amore alla vera giustizia che è dentro la legge». Lo ha detto Papa Francesco alla messa celebrata venerdì mattina, 31 ottobre, nella cappella della Casa Santa Marta. Per presentare questi due modi di vivere, il Pontefice ha riproposto, per commentarlo, il passo evangelico di Luca (14, 1-6). Un sabato, ha ricordato, «Gesù era in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare con loro; e loro lo osservavano per vedere cosa facesse».
 

Una lotta bellissima

La vita del cristiano «è una milizia» e ci vogliono «forza e coraggio» per «resistere» alle tentazioni del diavolo e per «annunciare» la verità. Ma questa «lotta è bellissima», perché «quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande». Riflettendo sulle parole di Paolo nella Lettera agli Efesini (6, 10-20) e sul «linguaggio militare» da lui adoperato, Papa Francesco, nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 30 ottobre, ha parlato di quella che i teologi hanno definito la «lotta spirituale: per andare avanti nella vita spirituale si deve combattere».