Rassegna stampa formazione e catechesi

L’essenza della salvezza

abbracciodi GERHARD MÜLLER

L’amore di Dio e del prossimo è il cuore della fede cristiana nella potenza creatrice, redentrice e operativa di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. L’odio e l’amore sono le due alternative fra le quali si compirà il destino del mondo e di ogni singolo uomo. È stato questo il tema della prima lettera enciclica di Papa Benedetto XVI. E il messaggio della misericordia di Dio che abbraccia tutti, della Sua apertura incondizionata al perdono, che Papa Francesco ha scelto come grande tema del suo pontificato, si colloca in diretta continuità con la lettera enciclica Deus caritas est poiché l’enciclica ha messo in rilievo la carità come cuore della vita della Chiesa.
Infatti è la vita di Dio che anima la comunità dei credenti. Allo stesso modo, ha indicato come il servizio della carità sia costitutivo per la missione della Chiesa, così come lo sono la predicazione della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti. Credo che proprio questa qualità teologica ed ecclesiologica della carità non possa essere trascurata neppure a livello istituzionale. Le strutture della Chiesa, e perciò anche le strutture di governo centrale della Chiesa, devono rispondere a criteri teologici, prima ancora che a criteri organizzativi e puramente amministrativi. Per tale motivo sono sicuro che la carità troverà la sua giusta collocazione nel nuovo assetto e nella denominazione dei dicasteri all’interno del progetto di riforma della Curia attualmente in op era. L’amore è Dio che apre la sua vita trinitaria a noi uomini: è per amore che Dio crea il mondo e chiama gli uomini a essere i suoi figli amati. Nell’Incarnazione il Figlio diventa uno di noi. Egli dimostra che l’a m o re non è soltanto un sentimento poco impegnativo, ma è donarsi in modo fattivo. Nella sua morte sanguinosa, egli ci apre il suo cuore. Nel cuore di Dio siamo al sicuro. Lo Spirito del Padre e del Figlio viene effuso su tutti gli uomini, su tutta la Chiesa; esso viene versato nel cuore di ognuno di noi, in modo che — liberati come Gesù dalla superbia — p ossiamo rendere persino il servizio della lavanda dei piedi (cfr. Giovanni, 13). Poiché lo Spirito Santo vive nel cuore della Chiesa, tutto il suo agire diventa espressione e comunicazione dell’amore di Dio nel mondo. Ed è per questo che “l i t u rg i a ”, “martyria” e “diaconia” sono inscindibili. La diaconia quale carità di Cristo è espressione della natura della Chiesa. Negli Atti degli apostoli leggiamo: «Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno» (2, 44s). Con la continua crescita della Chiesa nacque anche la necessità di organizzare la carità prima a livello delle comunità parrocchiali e poi delle Chiese locali e delle diocesi — fino a diventare quell’organizzazione nazionale ed internazionale che è oggi la “Caritas”. Così come la rivelazione è universale, lo è anche l’amore. Nella carità si esprime l’essenza cattolica della salvezza e della Chiesa. Ci sono tanti esempi tramandati dai tempi dei Padri della Chiesa che testimoniano come, a quell’epoca, anche i pagani considerassero l’azione caritatevole dei cristiani e della Chiesa, a favore dei poveri e dei sofferenti, una caratteristica distintiva dell’essere cristiani. L’imperatore Giuliano l’Apostata, avendo dovuto assistere, quando aveva appena sei anni, all’assassinio del padre e dei parenti per mano proprio di quei membri della famiglia imperiale che si spacciavano per cristiani, aveva sviluppato un odio feroce per il cristianesimo. E fu per questo che egli, quando volle ristabilire il suo nuovo paganesimo, alla Chiesa cristiana divenuta così popolare grazie alla carità praticata, contrappose delle organizzazioni caritative pagane. Perciò, l’istituzione della carità organizzata — la Caritas — non è soltanto una specie di assistenza sociale, che si potrebbe lasciare anche allo Stato o ad altre organizzazioni, ma appartiene alla natura della Chiesa, ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza. La Chiesa è la famiglia di Dio nel mondo, in cui chiunque soffre è il fratello nel quale incontro Cristo stesso. Il Papa si sofferma anche sugli sviluppi drammatici verificatisi nell’Europa del XIX e XX secolo sulla scia delle rivoluzioni industriali e scientifiche. L’illuminismo del XVIII secolo aveva fatto nascere anche una fede cieca nel progresso, che, nella storia del pensiero, raggiunse il suo apice nel capitalismo liberale e nel socialismo marxista. Il capitalismo mira al profitto di coloro che detengono i beni di produzione a scapito della grande massa dei lavoratori; per esso, l’insegnamento sociale cristiano basato sulla solidarietà e sulla giustizia, appare come frutto di un’etica fuori dalla realtà, che viene prontamente smentita dalle leggi spietate del mercato. Il marxismo crede invece di poter sciogliere il conflitto tra capitale e lavoro con l’imposizione, per mezzo della forza, di una società senza classi. Qui la carità operosa dei cristiani viene ritenuta un fattore stabilizzante di un ordine sociale ingiusto, come qualcosa in grado di placare le coscienze dei potenti. Questi due sistemi politicamente opposti, però, hanno una cosa in comune: la loro inumanità. L’insegnamento sociale cristiano non s’ispira a utopie controproducenti. Esso parte dal presupposto che bisogna impostare la giustizia e la solidarietà nella società per mezzo di un agire ragionevole basato sull’o rd i n a - mento giuridico e che la Chiesa, la quale come sacramento di salvezza, mancando di un diretto mandato politico, non dovrebbe mettersi al posto dello Stato che — nella contesa dei vari gruppi sociali e nel coinvolgimento di tutti i cittadini — ha il compito di impostare un giusto ordine sociale. «La giustizia è lo scopo e quindi anche la misura intrinseca di ogni politica» (art. 28). Ma ciò che lo Stato non può fare — e che invece i cristiani come individui e la Chiesa come comunità, sono chiamati a compiere — è rendere la carità sperimentabile attraverso l’amore di Dio e del prossimo, attraverso la scoperta della dignità incondizionata dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio e chiamato alla figliolanza divina. Abbiamo bisogno di una maggiore sensibilizzazione nei confronti della natura specifica di ciò che rappresenta l’azione caritatevole della Chiesa. Noi cristiani aiutiamo il prossimo senza intenzioni occulte, semplicemente perché egli è il nostro prossimo. Ed è per questo che non strumentalizziamo la carità praticata, rendendola uno strumento di proselitismo. Il cristiano esperto sa quando bisogna parlare di Dio e quando invece è meglio tacere. A volte, l’esempio silenzioso è la miglior testimonianza dell’amore di Dio, che può anche condurre alla fede in Lui e allo sperimentare l’amore di Cristo nella comunità della sua Chiesa.

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2016