Rassegna stampa formazione e catechesi

La guerra è finita

cantalamessa 11Quinta Predica di Quaresima

«La via verso l’unità basata sull’amore è spalancata davanti a tutti i cristiani». Un invito a rompere gli indugi e a fare «un salto di qualità» nei rapporti ecumenici è stato lanciato dal cappuccino Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia: è infatti proprio al decreto conciliare Unitatis redintegra tio che il religioso ha dedicato la quinta e ultima predica di quaresima tenuta venerdì mattina, 18 marzo, nella cappella Redemptoris Mater in Vaticano, alla presenza di Papa Francesco. «Le guerre di religione » tra i cristiani «sono finite, abbiamo ben altro da fare che farci guerra l’un l’altro » ha affermato il religioso, chiedendosi: «Il mondo ha dimenticato o non ha mai conosciuto il suo Salvatore e noi perdiamo tempo a polemizzare tra di noi?». «Cinquant’anni di cammino e di progressi nell’ecumenismo stanno a dimostrare le virtualità racchiuse in quel testo», espresso dal concilio Vaticano II.
E, secondo il predicatore, «le realizzazioni e i frutti del documento sono stati di due specie. Sul piano dottrinale e istituzionale, è stato costituito il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani; sono stati avviati inoltre dialoghi bilaterali con quasi tutte le confessioni cristiane, con lo scopo di promuovere una migliore conoscenza reciproca, un confronto delle posizioni e il superamento dei pregiudizi». Accanto a questo «ecumenismo ufficiale e dottrinale — ha spiegato — si è sviluppato fin dall’inizio un ecumenismo dell’i n c o n t ro e della riconciliazione dei cuori». In questo ambito, ha fatto notare il religioso, «spiccano alcuni incontri celebri che hanno segnato il cammino ecumenico in questi cinquant’anni: quello di Paolo VI con il patriarca Atenagora, gli innumerevoli incontri di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI con i capi di diverse Chiese cristiane, di Francesco con il patriarca Bartolomeo nel 2014 e, ultimo, quello con il patriarca di Mosca Cirillo a Cuba che ha aperto un orizzonte nuovo al cammino ecumenico». «A questo stesso ecumenismo spirituale — ha aggiunto — appartengono anche le tante iniziative in cui credenti di diverse Chiese si incontrano per pregare e proclamare insieme il Vangelo, senza intenti di proselitismo e nella piena fedeltà ognuno alla propria Chiesa». Il Signore risorto, ha affermato padre Cantalamessa, «ancora oggi invia il suo Spirito e i suoi carismi su credenti delle più diverse Chiese, anche quelle che credevamo più distanti: come non vedere un segno che egli ci spinge ad accettarci e riconoscerci reciprocamente come fratelli, anche se in cammino verso una unità più piena sul piano visibile?». In particolare, dopo essersi soffermato nelle prediche quaresimali dello scorso anno sull’ortodossia, il predicatore ha puntato stavolta lo sguardo verso il mondo protestante, «senza entrare in questioni storiche e dottrinali, ma per mostrare come tutto ci spinge ad andare avanti nello sforzo di ricomporre l’unità dell’occidente cristiano». Del resto, ha suggerito, «una circostanza rende questo sforzo particolarmente attuale: il mondo cristiano si prepara a celebrare il quinto centenario della Riforma, nel 2017». Secondo il religioso «è vitale per tutta il futuro della Chiesa non sciupare questa occasione rimanendo prigionieri del passato o limitandosi a usare toni più irenici nello stabilire torti e ragioni d’ambo le parti». Insomma «è il momento di fare un salto di qualità». Con l’idea «che sul dialogo ecumenico con le Chiese protestanti pesa fortemente il ruolo frenante delle formule». Questioni sulle quali padre Cantalamessa ha proposto una riflessione approfondita, avvertendo che «per fare l’unità dei cristiani non basta trovarsi uniti sul fronte dell’evangelizzazione e dell’azione caritativa ». In conclusione il predicatore ha indicato «la via all’unità basata sull’amore»; ed è «straordinario», ha fatto notare, «che essa è già ora spalancata davanti a noi». È vero, «non possiamo bruciare le tappe circa la dottrina, perché le differenze ci sono e vanno risolte con pazienza nelle sedi appropriate ». Possiamo invece «bruciare le tappe nella carità ed essere pienamente uniti fin da ora».

© Osservatore Romano - 19 marzo 2016