Rassegna stampa formazione e catechesi

Testi liturgici e culto francescano Vera e propria miniera

Breviario di san FrancescoA cura di P.Pietro Messa, ofm

Felice Accrocca

Con la pubblicazione del Franciscus liturgicus le Editrici francescane colmano un vuoto sensibile in ordine soprattutto alla storia del culto di san Francesco d’Assisi e all’immagine che di lui è stata diffusa nel corso dei secoli. La liturgia — lo si dimentica troppo spesso — era il più potente volano di diffusione nel Medioevo e fu per lo stesso Francesco fonte non solo di spiritualità e di preghiera, ma anche di cultura. Mostrai diversi anni fa come l’affermazione contenuta dell’Officium Passionis, per cui Cristo era nato per noi lungo la via («natus fuit pro nobis in via»: XV, 7), sia stata da lui attinta dalle Homiliae in Evangelia di Gregorio Magno, in specifico dall’homilia VIII, incentrata su Luca 2,1-14, pronunciata dal Pontefice al popolo nel giorno di Natale «nella basilica della Beata Vergine Maria».

Tale omelia era contenuta integralmente nell’Ordinario della Curia Romana, come testimonia il Breviarium regulae, un grosso breviario per il coro trasmesso dall’attuale codice assisano 694 (ricostruito aggiungendovi anche parte del codice 693), usato dai minori e copiato prima della canonizzazione di Francesco (luglio 1228), da cui sono state poi esemplate le altre copie: l’omelia gregoriana è la seconda delle quattro letture patristiche proposte per la notte di Natale, assieme a testi di san Leone Magno, sant’Ambrogio, sant’Agostino. Quando Francesco, assieme ai suoi, ascoltava l’ufficio liturgico nelle chiese, udì dunque — e non una volta sola — l’omelia di Papa Gregorio, da cui trasse la convinzione che poi trasmise nell’Officium Passionis.

I due volumi recentemente pubblicati costituiscono un contributo di prim’ordine, non solo per gli studiosi della materia, ma anche per tutti coloro che subiscono il fascino della figura di Francesco e sono sensibili alla sua proposta spirituale. Tra i due, spicca naturalmente il primo (Franciscus liturgicus. Editio fontium saeculi XIII. A cura di Filippo Sedda con la collaborazione di Jacques Dalarun, Padova 2015, pagine 552, euro 75), nel quale trovano posto una gran quantità di testi distribuiti in sei sezioni: una vera e propria miniera d’informazioni non solo sui testi stessi, ma sui testimoni della tradizione manoscritta.

Il volume si deve quasi interamente a Filippo Sedda (fanno eccezione cinque testi editi da Jacques Dalarun, mentre un sesto, la Legenda liturgica Umbra, è frutto di una «stretta collaborazione» tra i due). Alcune introduzioni risultano davvero ricche; si veda, ad esempio, quella alla Legenda minor di Bonaventura: Sedda ricostruisce il recente, ricco dibattito storiografico che si è sviluppato intorno alla datazione del testo e ai suoi rapporti con la Legenda maior, fornendo – da par suo – intelligenti osservazioni e indentificando nel manoscritto Assisi, Biblioteca Comunale, 347, uno degli exemplaria approntati a Parigi e poi inviati alle singole provincie dell’ordine affinché se ne ricavassero copie per i singoli conventi. Dal medesimo codice assisano, inoltre, egli ricava anche il testo della Legenda minor, fonte che più di ogni altra, nel corso dei secoli, ha contribuito a formare l’immagine di Francesco nella mente dei frati.

L’edizione dei testi liturgici – tratti da singoli codici selezionati da Sedda – non segue gli stessi criteri che si adottano di norma per quelli classici; i testi liturgici, infatti, se da un lato obbediscono a criteri di fissità, dall’altro sono oggetti a grande fluidità: per essi, pertanto, non ci si pone l’obiettivo di ricostruire uno stemma codicum, quanto piuttosto di «documentare storicamente l’evoluzione di una prassi secondo luoghi e tempi diversi». Non ci si attiene dunque alle regole di un’edizione critica, ma a quelle di un’edizione diplomatica, che si propone di documentare l’originalità di ogni singola testimonianza.

La fonti vengono distinte in due macro-ripartizioni, intra ed extra Ordinem. A sua volta, la prima si suddivide in tre sezioni: in primo luogo viene riportato l’ufficio liturgico per il dies natalis di san Francesco (4 ottobre), composto da Giuliano da Spira forse intorno al 1230; seguono quindi una serie di legende liturgiche: le prima precedono la correctio di Aimone da Faversham, mentre altre tengono conto della sua correctio (scaturita a seguito dell’inserimento dell’ottava), infine quelle legate alla “riforma” di Bonaventura. Nella seconda sezione troviamo l’ufficio per la Traslazione (25 maggio) e cinque legende disposte secondo un ordine cronologico basato sulla fonte da cui esse dipendono. Infine, nella terza sezione, troviamo messe e sequenze in onore di san Francesco. 

La seconda macro-ripartizione contiene fonti liturgiche che testimoniano il culto di san Francesco diffusosi all’esterno dell’ordine: anzitutto, la liturgia di san Francesco presso i secolari; quindi presso i frati predicatori; infine presso i benedettini, secondo la prassi del monastero di Montecassino. In quest’ambito, le fonti non vengono distinte secondo il loro contenuto (ufficio, leggende, messe), ma ci si concentra su singoli testimoni manoscritti, riportando con fedeltà quel che essi attestano sulla celebrazione del santo, il che consente di comprendere le concrete modalità secondo cui san Francesco veniva celebrato in altri ordini religiosi.

Il secondo volume (Fonti liturgiche francescane. L’immagine di san Francesco d’Assisi nei testi liturgici del XIII secolo, a cura di Marco Bartoli, Jacques Dalarun, Timothy J. Johnson e Filippo Sedda, Padova, 2015, pagine 256), non meno utile del precedente almeno ai fini di una seria opera di divulgazione, oltre ai saggi di Jacques Dalarun (Dal Francesco storico al Francesco della storia, pp. 9-28), di Timothy J. Johnson (Il Francesco pregato, pp. 29-65) e di Marco Bartoli (Francesco «forma Minorum». I testi liturgici francescani nella storia dell’Ordine dei Frati Minori, pp. 67-94), riporta quindici testi in traduzione italiana (in gran parte dovute a Filippo Sedda) che così consentono un contatto più diretto con le fonti anche ai molti che non hanno più dimestichezza con il latino.

Franciscus vir catholicus et totus apostolicus: per secoli i frati hanno celebrato il loro santo fondatore con il testo di Giuliano da Spira, aiutati dalla musica e dal canto. Grazie a questo coraggioso progetto editoriale, la loro voce ora raggiunge pure noi.

Da L’Osservatore Romano, mercoledì 24 febbraio 2016, p. 5.

Per un approfondimento cfr.

http://www.cristianocattolico.it/catechesi/santi/francesco-d-assisi-dalla-liturgia-a-san-gregorio-magno.html

http://www.cristianocattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/laudato-si-tra-san-benedetto-san-francesco-e-il-beato-charles-de-foucauld-papa-francesco-e-la-spiritualita-del-lavoro.html


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