ANCHE PAPA FRANCESCO NON E’ CHARLIE

Tutti abbiamo sentito le chiare parole di papa Francesco sull’atto terroristico di Parigi mentre era in viaggio per raggiungere le Filippine. In pratica il Papa ha condannato con parole molto forti le derive fondamentaliste che portano a uccidere, ma nello stesso tempo ha mostrato che “n'est pas Charlie” e non ha nessuna simpatia per le vignette violente e blasfeme.
 

NOI NON SIAMO CHARLIE NEANCHE UN PO’

Consapevole che non siete in apprensione per conoscere il mio pensiero sui fatti parigini del 7 gennaio scorso. Cercherò come altre volte di presentare e magari commentare alcuni interventi di amici che bene hanno inquadrato il tema del terrorismo, del fondamentalismo islamico, ma soprattutto della libertà di stampa collegata alla libertà religiosa.
 
Proprio il giorno dell’Epifania mentre viaggiavo in treno per raggiungere Milano mi è capitato di leggere l’ottimo libretto “Epifania. L’invisibile che si manifesta”, del cardinale Giacomo Biffi, già arcivescovo di Bologna, pubblicato da Cantagalli (Siena, 2012). Si tratta di un agile testo di 123 pagine, che contiene venti omelie pronunciate nel servizio episcopale di uno dei più grandi e prestigiosi principi della Chiesa. Nella premessa il cardinale Biffi scrive che lo scopo del testo è di “ridare ai cattolici del nostro tempo non solo il senso autentico della parola ‘epifania’, ma anche di far percepire la rilevanza teologica di una celebrazione che, arrivando fino a noi dai primi secoli della vicenda cristiana, è ancora oggi ecclesialmente preziosa e vitale”.
 
Continuo e completo lo studio sul grande storico delle civiltà Christopher Dawson, avvalendomi del suo magistrale “La crisi dell’istruzione occidentale”, un testo scritto nel lontano 1961, ma che resta sempre attuale, ecco perché gli amici di Alleanza Cattolica, hanno proposto la pubblicazione alla combattiva casa editrice di Crotone, “D’Ettoris Editori”.

 
In questi giorni di festa di Natale, non ci sono solo i regali, doni, ma anche le lacrime. Lo ricorda almeno in tre momenti, il Santo Padre, Papa Francesco, facendo esplicito riferimento ai vari conflitti nel mondo, ai tanti, troppi cristiani discriminati, perseguitati e uccisi, in particolare ai bambini violati e massacrati.
Il 1° momento di riflessione si trova nella lettera ai cristiani del Medio Oriente del 21 dicembre, dove “alle note dei canti natalizi si mescoleranno le lacrime e i sospiri”. Tribolazioni e afflizioni si sono rinnovate in questi giorni a causa di quella organizzazione terroristica, di dimensioni inimmaginabili, il califfato dell’Isis, che non risparmia neppure i bambini. Il 2° momento è il 25, giorno di Natale, nel Messaggio Urbi et Orbi, il Papa insiste sulle “tante lacrime che ci sono in questo Natale insieme con le lacrime di Gesù», a causa di tanti Erode che ancora perseguitano i bambini, cominciando da prima che nascano. Il Papa ha ripetuto che “sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono”, mentre tra i potenti di questo mondo spesso prevalgono “l’indifferenza, il rifiuto”.

Il rifiuto di Dio e la violenza, tragicamente, colpiscono anche i bambini. “Il mio pensiero”, ha detto Francesco, “va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato”.

Il Papa paragona esplicitamente i bambini perseguitati e uccisi alle vittime di Erode: “Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode”. E la denuncia diventa anche preghiera: “Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa”.

Il Papa è preciso e così fa i nomi dei Paesi dove i bambini - e non solo loro - soffrono: ricorda la “brutale persecuzione” dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq, in Siria, in Nigeria “dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate”. Il Papa insiste: Erode c'è ancora dove si uccide, ma c'è anche dove si volta la testa dall'altra parte e si rifiuta di guardare le vittime. Di fronte al Bambino Gesù, Papa Francesco prega perché “con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza”.

Pertanto occorre rifiutare il modello Erode, in tutte le sue declinazioni e travestimenti, e “riconoscere nel Bambino Gesù, la salvezza donata da Dio a ogni uomo”.

Il 3 momento di riflessione papa Francesco lo offre all’Angelus del 26, per la festa di Santo Stefano, il proto-martire. Al martirio fa riferimento il Vangelo di oggi: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, - ha osservato il Papa - ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene. Ci fanno comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. E per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona. E se non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa. E la coerenza cristiana è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Essere coerenti, vivere come cristiani e non dire: “sono cristiano”, e vivere come pagano. La coerenza è una grazia da chiedere oggi”, ha detto Papa Francesco.

Inoltre il Papa ricorda che oggi in particolare si prega per “quanti sono discriminati, perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo. Vorrei dire a ciascuno di loro: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa”. Infine il Papa invita a pregare perché grazie a questi martiri di oggi, si rafforzi nel “mondo l’impegno a riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona”.

Un ultima considerazione. I chiari riferimenti di Papa Francesco ai “nuovi Erode” che oggi uccidono e massacrano i bambini prima che nascano e vedono la luce, ci fanno venire in mente a quel genocidio invisibile e censurato, di oltre un miliardo di vittime innocenti, una strage di cui nessuno parla: l’aborto. E qui non posso non citare l’ottimo pamphlet di Antonio Socci, “Il genocidio censurato”, (Piemme 2006). Il testo ben documentato, mette a confronto le vittime del XX secolo, il cosiddetto Novecento, sicuramente il più violento nella storia dell’umanità. Da una parte i cento, centocinquanta milioni (forse duecento) di persone uccise, tutte vittime delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi comunisti e nazisti, dei fondamentalismi, dei razzismi. Un quadro spaventoso, attendibile e che nessuno ormai mette in discussione. Dall’altra parte, però, resta fuori un’altra strage, dalle dimensioni ancora più spaventose, di cui tutti fanno finta di non conoscere: “una soppressione di vite umane addirittura autorizzata e finanziata dagli Stati”, “il più vasto olocausto della storia umana”: un miliardo di vittime, attraverso le pratiche abortive. Un massacro che nonostante tutto continua ancora nell’indifferenza della maggioranza degli uomini.

“Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto,- diceva Santa madre Teresa di Calcutta - perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”. Quanto profetiche e soprattutto vere sono queste parole.





S. Teresa di Riva ME, 26 Dicembre 2014

Festa di S. Stefano proto-martire.                                                                  DOMENICO BONVEGNA

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I MIEI 50 NATALI DI SACERDOZIO

   “Ogni uomo e’ una storia sacra”. Con questo motivo di sottofondo, suggeritomi da Jean Vanier, presso il convento delle Suore Clarisse di Mymensingh, mi sono preparato a celebrare i miei 50 anni di sacerdozio missionario. A rappresentare il mondo invisibile degli amici assenti mi si e’ reso inaspettatamente presente brother Guillaume, un fratello di Taize’. Egli mi ha ha srotolato davanti un poster elogiativo dei miei presunti meriti editoriali. Dopo il primo rossore mi sono subito preoccupato di nasconderlo, dato che da un po’ di tempo sul retro del mio biglietto da visita che mi e’ stato regalato ho scritto a mano in bengalese: ”Non cerco lode, ma collaborazione”.
 
Da qualche tempo le mie collaborazioni giornalistiche si sono indirizzate verso le recensioni di libri, pertanto in prossimità del Santo Natale, non sono riuscito a fare meglio che presentare un volumetto che offre al lettore una selezione di testi in prosa di Gilbert Keith Chesterton dedicate al Natale. A pubblicare questi eccezionali scritti ci ha pensato l’anno scorso D’Ettoris Editori, brillante casa editrice di Crotone, col titolo: “Lo spirito del Natale”. Chesterton è uno dei più grandi scrittori inglesi, nato a Londra in una famiglia anglicana, convertito al cattolicesimo, alla sua morte, sarà ricordato come “dotato difensore della fede cattolica”, da Pio XI.
 

LO STUDIO DELLA CULTURA CRISTIANA FA BENE A TUTTI

In piena secolarizzazione può avere senso studiare un’opera di storia dell’istruzione dove si sostiene che bisogna studiare la cultura cristiana negli istituti superiori? Per gli studiosi Lorenzo Cantoni e Paolo Mazzerenghi che hanno curato l’opera fondamentale di Christopher Dawson, La crisi dell’istruzione occidentale, D’Ettoris Editori (Crotone 2012) ha molto senso, anche se si tratta di un testo datato e rivolto principalmente ai paesi anglosassoni.
 
In piena secolarizzazione può avere senso studiare un’opera di storia dell’istruzione dove si sostiene che bisogna studiare la cultura cristiana negli istituti superiori? Per gli studiosi Lorenzo Cantoni e Paolo Mazzeranghi che hanno curato l’opera fondamentale di Christopher Dawson, La crisi dell’istruzione occidentale, D’Ettoris Editori (Crotone 2012) ha molto senso, anche se si tratta di un testo datato e rivolto principalmente ai paesi anglosassoni.
 

IL VERO FEMMINISMO E’QUELLO CATTOLICO

Ripercorrendo la storia vista dal punto di vista delle donne, il libro “Papa Francesco e le donne”, di Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, (Sole 24 Ore, 2014) ricordano la grave frattura tra le donne e la Chiesa, procurata dalla minuscola pillola messa a punto dal biologo americano Gregory Pincus, un “metodo contraccettivo affidabile e sufficientemente certo, ha trasformato la maternità da destino in libera scelta, cambiando per sempre la vita delle donne”. Da questo momento, le donne possono decidere in prima persona della propria fecondità, e così l’autodeterminazione, diventa la parola chiave del femminismo del secondo Novecento.
 

LA PRESENZA RILEVANTE DELLE DONNE NELLA CHIESA

“Papa Francesco e le donne”, un libro che potrebbe suscitare una vera e significativa discussione all’interno della Chiesa. Scritto a quattro mani da due giornaliste esperte di fatti e questioni femminili, Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, pubblicato da “Il Sole 24 Ore” (2014). Un libro che nasce dal mensile, “donne chiesa mondo”, de “L’Osservatore Romano” e soprattutto raccoglie tutti i discorsi che papa Francesco ha fatto sul tema delle donne. Nella prima parte, il testo intende leggere la Storia e l’attualità dal punto di vista delle donne, siano esse religiose o laiche. In particolare il testo raccoglie le risposte che i Papi contemporanei hanno dato alle richieste di una presenza femminile più rilevante all’interno dell’istituzione. Mentre nella seconda parte Lucetta Scaraffia, riassume i nodi storici e teologici connessi al problema della questione femminile, non solo nella società, ma anche nella Chiesa. Doverosa una precisazione, le autrici del libro, almeno così pare, non accettano le tesi culturali del femminismo radicale, bensì vogliono illustrare le argomentazioni di un certo femminismo cattolico, una terza via, libero da certa tradizione che farebbe parte della Chiesa cattolica, istituzione patriarcale, edificata sulla diseguaglianza tra due categorie di fedeli.
 
Mentre in queste settimane all’interno della Chiesa ci si divide in lotte intestine pro e contro Papa Bergoglio, io semplice fedele mi permetto di consigliare la lettura di qualche saggio che ricordi quale sia in questo momento storico l’unica cosa da fare da parte dei credenti, dei cristiani, dei cattolici. Del resto, lo ricorda lo stesso papa Francesco nella sua esortazione apostolica, “Evangelii Gaudium”, l’unica cosa da fare è impegnarsi nell’annuncio del Vangelo. “(…) E’ il compito che ci preme in qualunque epoca e luogo, perché ‘ non vi può essere vera evangelizzazione senza l’esplicita proclamazione che Gesù è il Signore’, e senza che vi sia un ‘primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione”. Papa Bergoglio, in pratica, riprende le parole di San Giovanni Paolo II, che in un discorso esortava i vescovi asiatici ad intraprendere una nuova evangelizzazione, che è una priorità assoluta che vale per tutti.
 

PAOLO VI IL PAPA CHE AMO’ LA CHIESA

Il 19 ottobre scorso in piazza S. Pietro Papa Francesco al termine del Sinodo straordinario sulla famiglia beatifica Paolo VI, il papa che chiuse il Concilio Vaticano II e che ha governato la Chiesa per ben quindici anni (1963-1978). Paolo VI, così come Pio IX, prima venne acclamato come un papa rivoluzionario, poi soprattutto dopo aver promulgato l’enciclica “Humanae vitae”, diventa reazionario e conservatore. In pratica scrive Marco Invernizzi, dirigente milanese di Alleanza Cattolica, su“Comunitambrosiana.org”, riferendosi agli intellettuali della cosiddetta “Scuola di Bologna”, fondata da Giuseppe Dossetti, “lo hanno biasimato accusandolo, più o meno esplicitamente, di essere stato l’affossatore del Concilio dopo la sua elezione e negli anni successivi alla chiusura dei lavori conciliari”.
 
Da alcuni mesi una questione viene dibattuta all’interno della Chiesa e nel mondo cattolico, mi riferisco all’urgenza delle riforme. Con l’elezione di Papa Francesco, l’argomento diventa impellente. Anche se in verità è un fenomeno che si verifica quasi sempre ogni volta che un nuovo papa si insedia sul soglio pontificio. Inevitabilmente papa Bergoglio sta mettendo mano ad una serie di cambiamenti, che non contraddicono la dottrina di sempre della Chiesa, ma, nonostante la continuità del suo magistero con quello degli altri papi, ci sono cristiani che hanno il mal di pancia. Chi frequenta internet, i vari blog più o meno religiosi, ma soprattutto facebook, può verificare diverse prese di posizione contro gli interventi e i nuovi metodi di papa Francesco.
 
Certi giornalisti, scrittori, anche i cosiddetti vaticanisti, da troppo tempo continuano a contrapporre i vari pontefici, soprattutto quelli del dopo Concilio Vaticano II. Spesso si fanno passare per progressisti, poi per tradizionalisti, per conservatori, per innovatori, per reazionari o addirittura per rivoluzionari. Difficilmente cercano di sforzarsi di vederli si come riformatori ma anche soprattutto come continuatori che si passano il testimone per guidare al meglio la Chiesa che fu di Nostro Signore Gesù Cristo.
 

COME SUPERARE LE TENTAZIONI DEL DISIMPEGNO

Ogni inizio d’anno scolastico puntualmente compaiono le solite riflessioni sul proprio operato, in particolare sull’opportunità o meno della “buona battaglia” del cristiano, in pratica si tratta delle solite tentazioni che periodicamente colpiscono ogni cristiano. Allora s’innesta lo scoraggiamento, l’ira, l’invidia, la pigrizia, la superbia. Il principe del male cerca di convincerti che è meglio rinchiuderti nel privato, disinteressandoti dei grandi interrogativi della vita, delle grandi questioni del mondo, della tua vita peccaminosa, della tua crescita spirituale. A conclusione di tutto questo ritorna alla mente la solita frase: “ma chi te lo fa fare?”.
 
Il Novecento, il cosiddetto “secolo breve”, non è stato soltanto il secolo delle “idee assassine”, come lo definì lo storico inglese Robert Conquest, ma fu anche il secolo dei Papi santi e dei quasi santi, a cominciare da S. Pio X e per finire con S. Giovanni Paolo II. Leggendo con più attenzione la vita e il magistero di questi Papi mi sono convinto che in tutto il secolo sono stati i leader migliori non solo per la Chiesa ma anche per la società civile. E se il Novecento ha collezionato i più orrendi crimini è perché non sono stati ascoltati abbastanza.
 

LA CHIESA FRA LE TEMPESTE E IL MISTERO DEL MALE

Nel testo “Il libro segreto di Papa Ratzinger”, Newton Compton editori (2013), Simone Venturini, scrive che Papa Ratzinger avrebbe lasciato il pontificato non tanto perché era anziano, ma perché “era conscio che la sua debolezza avrebbe potuto compromettere l’adeguato adempimento della funzione che secondo me è la più importante in questa fase della storia della Chiesa e che riguarda la lotta fra la Chiesa e il mistero del male”. Benedetto XVI è un uomo realista e consapevole che non sarà possibile invertire l’attuale corso della storia umana, segnato ormai da un generale distacco dalla fede in Dio e da una corrispondente autoesaltazione dell'uomo.
 
Riprendiamo i nostri temi “caldi” degli avvenimenti storici attraverso i quali tanti pseudo storici e gazzettieri per troppo tempo hanno infangato la Sposa di Nostro Signore, cioè la Chiesa. Leggendo e commentando l’ottimo testo-sintesi di Hasemann, “Contro la Chiesa”, edizioni San Paolo (2009), ci siamo lasciati con il fenomeno cataro, dove uomini e donne rifiutavano tutto ciò che era mondano e materiale e viveva nella povertà e sobrietà. Questa gente era ammirata perché sembrava più coerente dei preti intemperanti e corrotti della Chiesa romana. “In alcune regioni il catarismo, nonostante la radicalità della sua dottrina (o forse proprio per questo), si trasformò in un vero e proprio movimento popolare e assunse la fisionomia di un’autentica psicosi di massa”. Peraltro, l’estremismo rituale dei catari, in particolare quello del suicidio, fu apprezzato dai nazisti, da Himmler e da Otto Rahn, che ne sottolinea i modi preferiti dei catari per darsi la morte. Infatti per Hasemann, “il catarismo era una religione della morte, del disprezzo per la vita, e fu proprio questo aspetto a renderla così attraente agli occhi degli ideologi del Terzo Reich”.
 
Prima dell’estate è nata una querelle tra monsignor Luigi Negri e don Federico Pichetto che sul quotidiano online “IlSussidiario.net”, scriveva che le Crociate sono un tradimento del cristianesimo e pertanto i cristiani dovrebbero vergognarsi. Monsignor Negri risponde al sacerdote con un fondo apparso sul quotidiano online, “LaNuovaBussolaquotidiana.it”. Il vescovo rimprovera al don di parlare di Crociate che non sono mai esistite, ormai c’è una storiografia anche non cattolica che ha chiarito bene che cosa sono state in effetti il fenomeno Crociate; sostanzialmente direbbe Franco Cardini, un “pellegrinaggio armato”, “protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso. Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente”.