GUERRA CIVILE E ASSASSINI DI PRETI NEL REGGIANO

In occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, il mensile di apologetica cattolica Il Timone propone ai suoi lettori, un dossier accurato e coraggioso dove si affronta la storia dei tanti preti uccisi dai partigiani comunisti in odio alla fede sul finire della seconda guerra mondiale. Partendo dalla storia del beato Rolando Rivi, il giovane seminarista ucciso dai partigiani, il mensile racconta la storia degli oltre 80 preti uccisi in odio politico e religioso. Il Timone propone già nel titolo la beatificazione  collettiva, “saranno i nostri martiri del triangolo della morte”.
 
Perché organizzare un convegno sui cristiani perseguitati e sui rifugiati e immigrati in un momento così difficile per il nostro Paese mentre imperversa la crisi economica e tutti più o meno siamo più poveri. Eppure Alleanza Cattolica insieme a Integra onlus hanno organizzato a Milano un lungo e sostanzioso convegno proprio su questo tema, “…perseguiteranno anche voi” Gv. 15.20. persone drammi, prospettive, questo il titolo, per ricordare un martirio umano, quello dei cristiani, che ogni giorno si consuma in tutto il pianeta. Il convegno soprattutto voleva denunciare il vergognoso silenzio su queste persecuzioni. Perché il mondo, ma forse non solo il mondo, anche all’interno del mondo ecclesiastico, si continua a nascondere questa persecuzione? A questo proposito, mi diceva un militante siciliano di Alleanza Cattolica che hanno fatto fatica ad organizzare nelle parrocchie un momento di riflessione sui cristiani perseguitati. In pratica non è cambiato nulla, anch’io anni fa ho avuto forti difficoltà ad organizzarlo nella riviera jonica.
 
Sabato scorso Alleanza Cattolica insieme a Integra onlus ha organizzato a Milano un convegno, di quattro ore intense con la partecipazione di un attento e numeroso pubblico, per denunciare la persecuzione dei cristiani nel mondo e nello stesso tempo per mostrare i legami che esistono fra le guerre in corso e quindi la presenza problematica in Italia dei rifugiati proveniente da quei Paesi in guerra in numero sempre maggiore. “Il 60% dei profughi che entrano in Italia, è stato ricordato, sono rifugiati che scappano da una situazione di insostenibileviolazione dei diritti umani, cioè non emigrano per motivi economici”. Hanno aperto i lavori del Convegno denominato, “…perseguiteranno anche voi” (Gv, 15,20), Marco Invernizzi, responsabile regionale della Lombardia di Alleanza Cattolica e Klodiana Cuka, fondatrice di Integra onlus che opera in Puglia per integrare veramente ed efficacemente i rifugiati.
 

I “SECOLI BUI” NON FURONO PER NIENTE BUI

Leggendo “La vittoria della Ragione”, di Rodney Stark, edito da Lindau (2008), l’autore rileva come il Cristianesimo ha favorito il concetto di individualismo, proprio perché promuove il libero arbitrio e la salvezza. Inoltre il testo dello studioso americano mette in risalto come il cristianesimo ha praticamente abolito la schiavitù e anche per questo si è sviluppato il capitalismo. Una tesi però che è stata criticata dalla stragrande maggioranza degli storici a cominciare da Robert Fossier e George Duby, peraltro coerenti con la dottrina marxista, che riconoscevano alla Chiesa una certa insistenza alla rassegnazione.

Con questo testo il professore americano intende dire basta a questa leggenda che viene raccontata da troppo tempo. “Nell’Europa medievale la schiavitù finì solo perché la Chiesa estese i suoi sacramenti a tutti gli schiavi e poi riuscì a proibire la schiavitù per i cristiani ( e gli ebrei)”. Lo stesso papa Callisto (morto nel 236) era stato uno schiavo. Solo la teologia cristiana poteva abolire la schiavitù, mentre nelle altre religioni era impossibile: “il cristianesimo ha dedicato un’attenzione seria e intensa ai diritti umani invece che ai doveri”. In pratica le altre grandi fedi minimizzano l’individualismo e pongono l’accento sugli obblighi collettivi. Poi per quanto riguarda il mondo islamico esiste secondo Stark, “una barriera invalicabile alla condanna teologica della schiavitù: Maometto comprava, vendeva, catturava e possedeva schiavi”. Pertanto Stark conclude il 1°capitolo scrivendo che “se il successo dell’Occidente si fonda sulle vittorie della ragione, allora l’ascesa del cristianesimo fu senza dubbio l’evento più importante della storia europea”. Fu infatti la Chiesa, che dava costante testimonianza del “potere della ragione e della possibilità di progresso”, ad alimentare la speranza di poter modificare il mondo. Tuttavia Stark è convinto che la realizzazione di questa speranza non venne ritardata per niente dai cosiddetti “Secoli Bui”, anzi, “il progresso intellettuale e materiale si sviluppò rapidamente non appena gli europei sfuggirono dalla morsa invalidante della repressione romana e dal frainteso idealismo greco”.

I cosiddetti “Secoli Bui” non furono per niente bui.

Il 2° capitolo Stark esamina come nel Medioevo, il Cristianesimo abbia contribuito al progresso tecnico, culturale e religioso di quei secoli che furono considerati arretrati e ignoranti, proprio perché impregnati del Vangelo. “L’idea che l’Europa fosse precipitata in secoli bui venne creata ad arte da intellettuali antireligiosi e accaniti anticattolici del XVIII secolo che, determinati ad affermare la superiorità culturale della loro epoca, la magnificavano denigrando i secoli precedenti”. Tra i più accaniti si ricorda Voltaire. In questi secoli furono proprio i vertici della Chiesa e i suoi studiosi ad accettare tutte le innovazioni di cui erano circondati con l’introduzione di notevoli revisioni teologiche. Infatti scrive Stark, “l’aspetto più straordinario del Medioevo fu il modo in cui vennero rapidamente e ampiamente adottate le grandi potenzialità della tecnologia, proprio come ci si aspetta da una cultura dominata dalla fede nel progresso”. Nei secoli XII e XIII, la Chiesa riesaminò completamente i precetti teologici sulle implicazioni morali dell’attività del commercio, i principali teologi rifiutarono le precedenti obiezioni dottrinali nei confronti dei profitti e degli interessi, legittimando così gli elementi primari del capitalismo. Anche perché “le proprietà monastiche non si limitarono più a un’agricoltura di sussistenza. Al contrario, cominciarono a specializzarsi in particolari colture o prodotti e a venderli traendone un profitto che permetteva loro di acquistare beni per altri bisogni”. I monaci, “iniziarono a reinvestire i propri guadagni per aumentare la capacità produttiva e, dal momento che il loro patrimonio continuava a crescere, molti monasteri divennero banche che concedevano prestiti alla nobiltà”. Rondall Collins, definisce tutto questo come “capitalismo religioso”, e aggiunge che “il dinamismo dell’economia medievale era principalmente quello della Chiesa”. Del resto, scrive Stark, “la Chiesa era di gran lunga la maggiore proprietaria terriera in Europa”. E’ noto che la Chiesa riceveva tante donazioni sia di terreni che di beni preziosi che i vari ordini religiosi reinvestiva. Stark ricorda il grande centro monastico di Cluny, che raggiunse un’enorme ricchezza, che San Bernardo di Chiaravalle poi riuscì a gestire al meglio.

Christopher Dawson, grande storico delle civiltà, osservava a proposito del monastero di San Gallo in Svizzera: “Non si tratta più della semplice comunità religiosa, prevista dall’antica regola monastica, ma di un vasto complesso di edifici: chiese, officine, magazzini, uffici, scuole, ospizi destinati ad alloggiare un’intera popolazione di dipendenti, di operai e di servi, alla stregua delle città-tempio dell’antichità”. In questi monasteri si svilupparono amministrazioni sofisticate e lungimiranti, proprio perché tutto si basava sulla meritocrazia. Peraltro secondo Stark il monachesimo medievale coltivò il rispetto per le virtù del lavoro e della vita frugale, anticipando l’etica protestante di un millennio.

Forse la maggiore conquista dei secoli bui fu la creazione delle prime economie che dipendevano essenzialmente da forza non umana. L’uso dell’acqua con i fantastici mulini. Alla fine del XII secolo scrive Stark, l’Europa era affollata di mulini a vento e i proprietari addirittura cominciarono a farsi causa l’un l’altro perché il vento veniva bloccato. L’uso della carta, che si fabbricava meccanicamente, i primi a farlo furono gli europei del Medioevo. Nei secoli bui, “le persone mangiavano molto meglio che in epoca romana e, di conseguenza, erano più sane, forti e probabilmente più intelligenti”. Per quanto riguarda l’agricoltura, l’uso dei terreni a maggese cambiò in modo marcato l’economia medievale. I medievali inventarono camini e focolari per riscaldare le case, mentre gli edifici romani non erano riscaldati. E poi la rivoluzione dell’invenzione dell’orologio, degli occhiali, che sono nati in Occidente. Innovazioni nelle guerre, interessante l’uso del cannone, la sua precisione sulle navi da battaglia; Stark ci informa che le navi cristiane riuscirono a vincere la straordinaria battaglia di Lepanto proprio per la precisone dei cannoni.

“Tutti questi importanti miglioramenti – scrive Stark - risalgono alla convinzione, presente unicamente nel cristianesimo, che il progresso fosse un obbligo dato da Dio, implicito nel dono della ragione. Condizione fondamentale della fede cristiana era che ci sarebbero sempre state nuove tecnologie e tecniche. Per quata ragione, nessun vescovo o teologo denunciò gli orologi o le navi a vela, mentre in società non occidentali entrambe le invenzioni furono condannate per motivi religiosi”. Innovazioni che si diffusero rapidamente, grazie ai mezzi di trasporto veloci e superiori rispetto all’epoca romana.

Per quanto riguarda il progresso culturale dell’Europa medievale basta segnalare le università, la letteratura, l’invenzione della polifonia nella Musica. Nell’architettura, la bellezza delle grandi cattedrali gotiche, chiamate così spregiativamente dagli illuministi. E poi tanto altro ancora che lascio alla lettura dell’importante e straordinario testo che dovrebbero leggere tutti perché aiuta a recuperare quell’identità perduta dell’Europa cristiana. Del resto all’aggressione terroristica del fondamentalismo islamico, occorre rispondere essenzialmente con la nostra forza culturale che ci viene proprio dalla tradizione cristiana.





Quinto de Stampi, 27 marzo 2015

S. Ruperto vescovo                                                                            DOMENICO BONVEGNA

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Per modificare la società relativista e degradata in cui viviamo non bastano buone leggi o particolari vittorie politiche, occorre prima di tutto una conversione culturale, una conversione dei cuori, che riguarda i giudizi che dobbiamo saper dare, a partire dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa, su quanto accade intorno a noi. Il direttore Marco Invernizzi, riferendosi agli articoli di “cultura” presenti nel 2° numero della rivista bimestrale La Roccia, si augura che possano aiutare i lettori “a farsi un’idea di quanto sia difficile fornire dei giudizi autenticamente ‘cattolici’ nell’epoca contemporanea”. Quindi è urgente che i cattolici abbiano dei fondati orientamenti per poter giudicare il mondo di oggi e questo avviene anche con il contributo di buone riviste, giornali e libri come quello che sto leggendo in questi giorni. Si tratta de “La vittoria della Ragione”, con sottotitolo indicativo: “Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”, scritto dal grande sociologo delle religioni Rodney Stark, pubblicato in Italia da Lindau (2008).
 

ALLORA PERCHE’ CI SI SPOSA?

Al quesito cerca di rispondere l’agile volumetto dello psicologo, formatore e psicoterapeuta Roberto Marchesini, “E vissero felici e contenti”, sottotitolo: “Manuale di sopravvivenza per fidanzati e giovani sposi”, pubblicato da qualche settimana da Sugarcoedizioni di Milano.

Marchesini scrive che l’unico motivo per cui valga la pena sposarsi è l’amore. Ma che cos’è l’amore? Scomodando S. Tommaso d’Aquino, “l’amore è volere il bene dell’amato. Amare significa, dunque, volere bene a qualcuno, non volere che qualcuno ci voglia bene; amare vuol dire volere il bene di un altro, non il proprio”. Anzi per essere più precisi, amare significa “sacrificare se stessi per il bene dell’altro”. In pratica si tratta di quell’amore disinteressato e gratuito, che non vuole nulla in cambio.
 
Fra le cause che hanno condotto allo smantellamento del matrimonio il professore Roberto Marchesini, autore di un pregevole manualetto, “E vissero felici e contenti”, Sugarcoedizioni (2015), indica “la diffusione della psicanalisi freudiana”, siamo al 4° fattore di quel cambiamento sessuale iniziato negli anni cinquanta. Freud riteneva che la nevrosi nell’uomo consistesse nella repressione sociale delle pulsioni sessuali, pertanto occorreva liberare quella pulsione originaria che è la libido. Anche se per Marchesini Freud, che lo ha studiato bene, non voleva una liberazione incontrollata della libido. Piuttosto sono stati i suoi discepoli come Wilhelm Reich, a diffondere una versione delle teorie freudiane in netto contrasto con la morale sessuale tradizionale. Per Reich lo scopo per cui l’uomo vive è l’orgasmo. Pertanto tentò di coniugare il marxismo con la psicanalisi accusando le classi dominanti di reprimere una sessualità libera. Reich inizia ad usare l’espressione “rivoluzione sessuale”, e siamo al 5° fattore culturale che ha distrutto il matrimonio.
 
Non capita spesso leggere un libro che ti aiuta ad essere felice e contento. Del resto quello della felicità e della pace è uno stato d’animo che interessa tutti. Questo libro che può sembrare pretenzioso è stato scritto da Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, “E vissero felici e contenti”, pubblicato da Sugarcoedizioni di Milano. Il testo è completato da un saggio di suor Roberta Vinerba.
 
Secondo voi come si deve sentire uno che ha appena finito di leggere il documentato pamphlet di Mario Giordano, “Tutti a casa”, col sottotitolo: “Noi paghiamo il mutuo loro si prendono i palazzi”, edito da Mondadori(2013) e poi legge il giornale di oggi, il mio quotidiano: LaCrocequotidiano che ha provocatoriamente messo in prima pagina il titolo: “L’Italia lascia sola la famiglia”. Un editoriale con annessa la fotografia straziante della famigliola siciliana che ha in mano la piccola bara bianca della povera Nicole, la bambina morta subito dopo la nascita in Sicilia.

Il giornale commenta i dati dell’Istat dove si certifica che una famiglia su quattro vive un profondo disagio economico, mentre un italiano su tre è a rischio povertà. Numeri altamente preoccupanti. “Nella foto c’è lo Stato italiano – scrive Adinolfi – è l’Italia che lascia sola la famiglia, la isola, l’impoverisce, la sfotte quando numerosa sale sul palco del festival di Sanremo a parlare di Provvidenza e di Cristo, quando solo Cristo ormai presta orecchio e ascolto alle preghiere che si levano”.(M. Adinolfi, La politica che scambia le priorità, 20.2.15, LaCrocequotidiano)
 
Inizio con una lettera pubblicata questa mattina da “LaCrocequotidiano”, una interessante riflessione sul significato del Carnevale. In un Occidente sazio e disperato, è Carnevale tutto l’anno, pertanto a cosa serve “folleggiare, trasgredire, se la trasgressione è diventata la più comune e banale delle consuetudine?” E se per ingozzarsi a piacimento si aspettava il periodo del carnevale, adesso si mangia con avidità ogni giorno, basta osservare i banchi alimentari dei vari ipermercati. L’astinenza cristiana l’abbiamo ceduta ai musulmani, ai buddisti, ai cultori del new age o alle cliniche salutiste.
 
Tra le tante emergenze che deve affrontare il nostro Paese ma anche tanti altri dell’Occidente c’è sicuramente quella del lavoro, della casa, dell’immigrazione selvaggia, ma c’è anche quella dell’emergenza educativa che purtroppo viene ancora trascurata, se ne parla soltanto quando succede qualcosa di eclatante. Invece dovrebbe essere un tema da primo piano, anche perché senza educazione non si costruisce nulla.

Collegato all’emergenza educativa c’è un altro problema che per troppo tempo è stato sottovalutato: l’assenza del padre nel compito educativo e per certi versi del maschio come vedremo anch’esso scomparso soprattutto nell’istituzione scolastica.
 

UNA SOCIETA’ SENZA PADRI

Da qualche settimana il Santo Padre Francesco sta dedicando le sue catechesi ai problemi familiari e in particolare al ruolo della figura paterna, attualmente in crisi nel modello familiare contemporaneo. Quello che allarma, oltre ad una inquietante “società senza padri”, è una società che ormai quasi ignora il padre, che non ne avverte nostalgia e disprezza anche la virilità.
 

SENZA BAMBINI L’ITALIA NON CRESCE

C’è una verità fondamentale che è sconveniente sentire, cioè che l’Italia va male perché non ci sono figli abbastanza. Una verità ovvia che ha ricordato monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara Comacchio. “La legge contro l'omofobia è un delitto contro Dio e contro l'umanità. La legge sull'aborto invece non ha consentito di venire al mondo ad oltre sei milioni di italiani e la scarsità di figli ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica”. Queste sono le parole che hanno subito fatto scalpore, soprattutto tra i Giovani democratici, che hanno risposto con una lunga lettera pubblicata dalla“Nuova Ferrara”. In pratica monsignor Negri sostiene che senza bambini l’Italia non cresce e quindi per far ripartire l’economia del Paese occorre fare i figli. Pertanto il calo demografico è il fattore principale della crisi economica. Non è la prima volta che monsignor Negri affronta l’argomento, qualche settimana fa a Ferrara, in un convegno presso la Casa Cini, sui cosiddetti “nuovi diritti”, insieme all’ex deputato Pdl Alfredo Mantovano auspicava una rivitalizzazione del modello di famiglia tradizionale per uscire dalla crisi economica.
 

LE BATTAGLIE IMPOSSIBILI SI POSSONO VINCERE

E’ passato un anno e mezzo da quella sera di fine giugno del 2013 quando nella sede di Alleanza Cattolica in via Lecce a Milano una settantina di amici ci eravamo riuniti per presentare i cinque punti del “Manifesto di Alleanza Cattolica. Unioni di fatto e omofobia” in difesa della famiglia naturale tra un uomo e una donna, e soprattutto per smascherare il decreto legge Scalfarotto che con la scusa di combattere l’omofobia, avrebbe ridotto drasticamente la libertà di opinione di ogni cittadino. Già allora sembrava una battaglia difficile e soprattutto perdente, invece ora si può constatare che anche le battaglie difficili possono essere combattute e forse anche vinte.
 
A qualche settimana dallo straordinario Convegno di Milano vale la pena riflettere ancora sull’evento.

In una lettera interna inviata ai militanti di Alleanza Cattolica, il professore Massimo Introvigne, reggente vicario della medesima associazione ha spiegato la grande e straordinaria importanza del convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, svoltosi il 17 gennaio scorso a Milano presso i nuovi locali del Palazzo della Regione Lombardia. Certamente è stato importante perché forse per la prima volta hanno partecipato a un convegno al chiuso quasi tremila persone. Ma soprattutto è stato importante ha sottolineato Introvigne perché per la prima volta un convegno dove si è proclamata, senza infingimenti, la verità naturale e cristiana della famiglia è stato promosso e organizzato da un grande ente pubblico, la Regione Lombardia, e i suoi contenuti sono stati indossati in apertura dall'Assessore alla Cultura e in chiusura dal Presidente del Consiglio Regionale e dal Presidente della Regione”. 
 

ANCHE PAPA FRANCESCO NON E’ CHARLIE

Tutti abbiamo sentito le chiare parole di papa Francesco sull’atto terroristico di Parigi mentre era in viaggio per raggiungere le Filippine. In pratica il Papa ha condannato con parole molto forti le derive fondamentaliste che portano a uccidere, ma nello stesso tempo ha mostrato che “n'est pas Charlie” e non ha nessuna simpatia per le vignette violente e blasfeme.
 

NOI NON SIAMO CHARLIE NEANCHE UN PO’

Consapevole che non siete in apprensione per conoscere il mio pensiero sui fatti parigini del 7 gennaio scorso. Cercherò come altre volte di presentare e magari commentare alcuni interventi di amici che bene hanno inquadrato il tema del terrorismo, del fondamentalismo islamico, ma soprattutto della libertà di stampa collegata alla libertà religiosa.
 

IL MONDO DI OGGI NON COMPRENDE PIU’ L’EPIFANIA

Proprio il giorno dell’Epifania mentre viaggiavo in treno per raggiungere Milano mi è capitato di leggere l’ottimo libretto “Epifania. L’invisibile che si manifesta”, del cardinale Giacomo Biffi, già arcivescovo di Bologna, pubblicato da Cantagalli (Siena, 2012). Si tratta di un agile testo di 123 pagine, che contiene venti omelie pronunciate nel servizio episcopale di uno dei più grandi e prestigiosi principi della Chiesa. Nella premessa il cardinale Biffi scrive che lo scopo del testo è di “ridare ai cattolici del nostro tempo non solo il senso autentico della parola ‘epifania’, ma anche di far percepire la rilevanza teologica di una celebrazione che, arrivando fino a noi dai primi secoli della vicenda cristiana, è ancora oggi ecclesialmente preziosa e vitale”.
 
Continuo e completo lo studio sul grande storico delle civiltà Christopher Dawson, avvalendomi del suo magistrale “La crisi dell’istruzione occidentale”, un testo scritto nel lontano 1961, ma che resta sempre attuale, ecco perché gli amici di Alleanza Cattolica, hanno proposto la pubblicazione alla combattiva casa editrice di Crotone, “D’Ettoris Editori”.

 

TROPPI BAMBINI PERSEGUITATI E UCCISI DAI NUOVI ERODE

In questi giorni di festa di Natale, non ci sono solo i regali, doni, ma anche le lacrime. Lo ricorda almeno in tre momenti, il Santo Padre, Papa Francesco, facendo esplicito riferimento ai vari conflitti nel mondo, ai tanti, troppi cristiani discriminati, perseguitati e uccisi, in particolare ai bambini violati e massacrati.
Il 1° momento di riflessione si trova nella lettera ai cristiani del Medio Oriente del 21 dicembre, dove “alle note dei canti natalizi si mescoleranno le lacrime e i sospiri”. Tribolazioni e afflizioni si sono rinnovate in questi giorni a causa di quella organizzazione terroristica, di dimensioni inimmaginabili, il califfato dell’Isis, che non risparmia neppure i bambini. Il 2° momento è il 25, giorno di Natale, nel Messaggio Urbi et Orbi, il Papa insiste sulle “tante lacrime che ci sono in questo Natale insieme con le lacrime di Gesù», a causa di tanti Erode che ancora perseguitano i bambini, cominciando da prima che nascano. Il Papa ha ripetuto che “sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono”, mentre tra i potenti di questo mondo spesso prevalgono “l’indifferenza, il rifiuto”.

Il rifiuto di Dio e la violenza, tragicamente, colpiscono anche i bambini. “Il mio pensiero”, ha detto Francesco, “va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato”.

Il Papa paragona esplicitamente i bambini perseguitati e uccisi alle vittime di Erode: “Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode”. E la denuncia diventa anche preghiera: “Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa”.

Il Papa è preciso e così fa i nomi dei Paesi dove i bambini - e non solo loro - soffrono: ricorda la “brutale persecuzione” dei cristiani e di altre minoranze religiose in Iraq, in Siria, in Nigeria “dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate”. Il Papa insiste: Erode c'è ancora dove si uccide, ma c'è anche dove si volta la testa dall'altra parte e si rifiuta di guardare le vittime. Di fronte al Bambino Gesù, Papa Francesco prega perché “con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza”.

Pertanto occorre rifiutare il modello Erode, in tutte le sue declinazioni e travestimenti, e “riconoscere nel Bambino Gesù, la salvezza donata da Dio a ogni uomo”.

Il 3 momento di riflessione papa Francesco lo offre all’Angelus del 26, per la festa di Santo Stefano, il proto-martire. Al martirio fa riferimento il Vangelo di oggi: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, - ha osservato il Papa - ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene. Ci fanno comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. E per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona. E se non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa. E la coerenza cristiana è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Essere coerenti, vivere come cristiani e non dire: “sono cristiano”, e vivere come pagano. La coerenza è una grazia da chiedere oggi”, ha detto Papa Francesco.

Inoltre il Papa ricorda che oggi in particolare si prega per “quanti sono discriminati, perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo. Vorrei dire a ciascuno di loro: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa”. Infine il Papa invita a pregare perché grazie a questi martiri di oggi, si rafforzi nel “mondo l’impegno a riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona”.

Un ultima considerazione. I chiari riferimenti di Papa Francesco ai “nuovi Erode” che oggi uccidono e massacrano i bambini prima che nascano e vedono la luce, ci fanno venire in mente a quel genocidio invisibile e censurato, di oltre un miliardo di vittime innocenti, una strage di cui nessuno parla: l’aborto. E qui non posso non citare l’ottimo pamphlet di Antonio Socci, “Il genocidio censurato”, (Piemme 2006). Il testo ben documentato, mette a confronto le vittime del XX secolo, il cosiddetto Novecento, sicuramente il più violento nella storia dell’umanità. Da una parte i cento, centocinquanta milioni (forse duecento) di persone uccise, tutte vittime delle guerre, dei genocidi, dei totalitarismi comunisti e nazisti, dei fondamentalismi, dei razzismi. Un quadro spaventoso, attendibile e che nessuno ormai mette in discussione. Dall’altra parte, però, resta fuori un’altra strage, dalle dimensioni ancora più spaventose, di cui tutti fanno finta di non conoscere: “una soppressione di vite umane addirittura autorizzata e finanziata dagli Stati”, “il più vasto olocausto della storia umana”: un miliardo di vittime, attraverso le pratiche abortive. Un massacro che nonostante tutto continua ancora nell’indifferenza della maggioranza degli uomini.

“Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto,- diceva Santa madre Teresa di Calcutta - perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me”. Quanto profetiche e soprattutto vere sono queste parole.





S. Teresa di Riva ME, 26 Dicembre 2014

Festa di S. Stefano proto-martire.                                                                  DOMENICO BONVEGNA

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I MIEI 50 NATALI DI SACERDOZIO

   “Ogni uomo e’ una storia sacra”. Con questo motivo di sottofondo, suggeritomi da Jean Vanier, presso il convento delle Suore Clarisse di Mymensingh, mi sono preparato a celebrare i miei 50 anni di sacerdozio missionario. A rappresentare il mondo invisibile degli amici assenti mi si e’ reso inaspettatamente presente brother Guillaume, un fratello di Taize’. Egli mi ha ha srotolato davanti un poster elogiativo dei miei presunti meriti editoriali. Dopo il primo rossore mi sono subito preoccupato di nasconderlo, dato che da un po’ di tempo sul retro del mio biglietto da visita che mi e’ stato regalato ho scritto a mano in bengalese: ”Non cerco lode, ma collaborazione”.
 

LA FESTIVITA’ DEL SANTO NATALE SECONDO CHESTERTON

Da qualche tempo le mie collaborazioni giornalistiche si sono indirizzate verso le recensioni di libri, pertanto in prossimità del Santo Natale, non sono riuscito a fare meglio che presentare un volumetto che offre al lettore una selezione di testi in prosa di Gilbert Keith Chesterton dedicate al Natale. A pubblicare questi eccezionali scritti ci ha pensato l’anno scorso D’Ettoris Editori, brillante casa editrice di Crotone, col titolo: “Lo spirito del Natale”. Chesterton è uno dei più grandi scrittori inglesi, nato a Londra in una famiglia anglicana, convertito al cattolicesimo, alla sua morte, sarà ricordato come “dotato difensore della fede cattolica”, da Pio XI.
 

LO STUDIO DELLA CULTURA CRISTIANA FA BENE A TUTTI

In piena secolarizzazione può avere senso studiare un’opera di storia dell’istruzione dove si sostiene che bisogna studiare la cultura cristiana negli istituti superiori? Per gli studiosi Lorenzo Cantoni e Paolo Mazzerenghi che hanno curato l’opera fondamentale di Christopher Dawson, La crisi dell’istruzione occidentale, D’Ettoris Editori (Crotone 2012) ha molto senso, anche se si tratta di un testo datato e rivolto principalmente ai paesi anglosassoni.
 
In piena secolarizzazione può avere senso studiare un’opera di storia dell’istruzione dove si sostiene che bisogna studiare la cultura cristiana negli istituti superiori? Per gli studiosi Lorenzo Cantoni e Paolo Mazzeranghi che hanno curato l’opera fondamentale di Christopher Dawson, La crisi dell’istruzione occidentale, D’Ettoris Editori (Crotone 2012) ha molto senso, anche se si tratta di un testo datato e rivolto principalmente ai paesi anglosassoni.
 

IL VERO FEMMINISMO E’QUELLO CATTOLICO

Ripercorrendo la storia vista dal punto di vista delle donne, il libro “Papa Francesco e le donne”, di Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, (Sole 24 Ore, 2014) ricordano la grave frattura tra le donne e la Chiesa, procurata dalla minuscola pillola messa a punto dal biologo americano Gregory Pincus, un “metodo contraccettivo affidabile e sufficientemente certo, ha trasformato la maternità da destino in libera scelta, cambiando per sempre la vita delle donne”. Da questo momento, le donne possono decidere in prima persona della propria fecondità, e così l’autodeterminazione, diventa la parola chiave del femminismo del secondo Novecento.
 

LA PRESENZA RILEVANTE DELLE DONNE NELLA CHIESA

“Papa Francesco e le donne”, un libro che potrebbe suscitare una vera e significativa discussione all’interno della Chiesa. Scritto a quattro mani da due giornaliste esperte di fatti e questioni femminili, Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, pubblicato da “Il Sole 24 Ore” (2014). Un libro che nasce dal mensile, “donne chiesa mondo”, de “L’Osservatore Romano” e soprattutto raccoglie tutti i discorsi che papa Francesco ha fatto sul tema delle donne. Nella prima parte, il testo intende leggere la Storia e l’attualità dal punto di vista delle donne, siano esse religiose o laiche. In particolare il testo raccoglie le risposte che i Papi contemporanei hanno dato alle richieste di una presenza femminile più rilevante all’interno dell’istituzione. Mentre nella seconda parte Lucetta Scaraffia, riassume i nodi storici e teologici connessi al problema della questione femminile, non solo nella società, ma anche nella Chiesa. Doverosa una precisazione, le autrici del libro, almeno così pare, non accettano le tesi culturali del femminismo radicale, bensì vogliono illustrare le argomentazioni di un certo femminismo cattolico, una terza via, libero da certa tradizione che farebbe parte della Chiesa cattolica, istituzione patriarcale, edificata sulla diseguaglianza tra due categorie di fedeli.
 
Mentre in queste settimane all’interno della Chiesa ci si divide in lotte intestine pro e contro Papa Bergoglio, io semplice fedele mi permetto di consigliare la lettura di qualche saggio che ricordi quale sia in questo momento storico l’unica cosa da fare da parte dei credenti, dei cristiani, dei cattolici. Del resto, lo ricorda lo stesso papa Francesco nella sua esortazione apostolica, “Evangelii Gaudium”, l’unica cosa da fare è impegnarsi nell’annuncio del Vangelo. “(…) E’ il compito che ci preme in qualunque epoca e luogo, perché ‘ non vi può essere vera evangelizzazione senza l’esplicita proclamazione che Gesù è il Signore’, e senza che vi sia un ‘primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione”. Papa Bergoglio, in pratica, riprende le parole di San Giovanni Paolo II, che in un discorso esortava i vescovi asiatici ad intraprendere una nuova evangelizzazione, che è una priorità assoluta che vale per tutti.
 

PAOLO VI IL PAPA CHE AMO’ LA CHIESA

Il 19 ottobre scorso in piazza S. Pietro Papa Francesco al termine del Sinodo straordinario sulla famiglia beatifica Paolo VI, il papa che chiuse il Concilio Vaticano II e che ha governato la Chiesa per ben quindici anni (1963-1978). Paolo VI, così come Pio IX, prima venne acclamato come un papa rivoluzionario, poi soprattutto dopo aver promulgato l’enciclica “Humanae vitae”, diventa reazionario e conservatore. In pratica scrive Marco Invernizzi, dirigente milanese di Alleanza Cattolica, su“Comunitambrosiana.org”, riferendosi agli intellettuali della cosiddetta “Scuola di Bologna”, fondata da Giuseppe Dossetti, “lo hanno biasimato accusandolo, più o meno esplicitamente, di essere stato l’affossatore del Concilio dopo la sua elezione e negli anni successivi alla chiusura dei lavori conciliari”.
 
Da alcuni mesi una questione viene dibattuta all’interno della Chiesa e nel mondo cattolico, mi riferisco all’urgenza delle riforme. Con l’elezione di Papa Francesco, l’argomento diventa impellente. Anche se in verità è un fenomeno che si verifica quasi sempre ogni volta che un nuovo papa si insedia sul soglio pontificio. Inevitabilmente papa Bergoglio sta mettendo mano ad una serie di cambiamenti, che non contraddicono la dottrina di sempre della Chiesa, ma, nonostante la continuità del suo magistero con quello degli altri papi, ci sono cristiani che hanno il mal di pancia. Chi frequenta internet, i vari blog più o meno religiosi, ma soprattutto facebook, può verificare diverse prese di posizione contro gli interventi e i nuovi metodi di papa Francesco.