L'ISIS A PALMIRA COME I GIACOBINI A NOTRE DAME.

La Storia si ripete. Ci siamo indignati l'anno scorso quando abbiamo visto i miliziani jihadisti dell'Isis abbattere le statue e i resti archeologici di Palmira, nello stesso tempo abbiamo esultato quando le truppe del presidente Assad assistiti dai russi di Putin hanno riconquistato il sito archeologico. Molto si è scritto sui danni impressionanti che ha subito il sito archeologico, ad una settimana dalla fine dei combattimenti si contano i danni, lo ha fatto La Repubblica intervistando Mahmud, uno dei figli di Khaled al Assad, l'anziano archeologo ed ex direttore del Museo e del sito di Palmira, ucciso dai jihadisti per essersi rifiutato di rivelare dove erano state nascoste parte delle statue e gli oggetti preziosi. “[...]Un viaggio doloroso quello che comincia dalla piazza del Museo archeologico, centrato ripetutamente da colpi d'artiglieria (qui tutti assicurano che l'aviazione russa ha di proposito evitato di bombardare le zone, come questa, vicine al sito per evitare danni collaterali irreparabili alle vestigia), devastato e saccheggiato”. (A. Stabile, A Palmira con il figlio del martire del museo, 7.4.16, La Repubblica)
 
Sabato 2 aprile scorso presso il Teatro “Val d'Agrò”, di Santa Teresa di Riva, nella riviera jonica del messinese si è tenuta una spettacolare opera teatrale, Resurrexit, “Il mistero pasquale di Cristo”, un recital sulla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Protagonisti e autori di questo interessante spettacolo sono stati la Compagnia teatrale Sikilia (Teatro, Musica, Danza), diretta dalla prof.ssa Cettina Sciacca, la Corale Theotokos, guidata da Sergio Micalizzi e un gruppo di musicisti solisti della Banda Musicale, “V. Bellini”, del maestro Carmelo Garufi e di Antonio Pizzi. Naturalmente poi ci sono i tecnici che hanno curato la scenografia, i costumi, la sartoria e i video.
 
Anche se ancora bisogna fare molto per far conoscere la storia degli Insorgenti, tanto è stato fatto in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese. Infatti nel 1989, vi è stata una rinascita degli studi dei moti popolari antirepubblicani e antifrancesi del 1799. Un apporto fondamentale a questi studi è stato dato dall'ISIN, l'Istituto Storico dell'Insorgenza, fondato a Milano nel 1995, poi denominato, ISIIN, Istituto Storico dell'Insorgenza e per l'Identità Nazionale. L'Istituto sta facendo un lavoro rigorosamente ben documentato da diversi studiosi, tra cui lo stesso Pappalardo, autore del testo pubblicato nel 2014 da D'Ettoris Editori, “Dal banditismo al brigantaggio”. A cura dell'istituto, si può accedere in rete a un ricco sito internet, Identitanazionale.it, diretto da Oscar Sanguinetti.
 
A partire degli attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York, sull'Islam e in particolare sul jihadismo islamico, si è scritto e si scrive molto. Anni fa le Edizioni San Paolo hanno chiesto all'autorevole padre Piero Gheddo di scrivere un testo sull'Islam e le varie questioni. La sola condizione era di scriverlo in modo facile, comprensibile, senza per questo pretendere di esaurire ogni tema trattato.
 
La barbarie islamista ha colpito nuovamente, questa volta è toccato alla capitale dell'Unione Europea, Bruxelles. Tra i tanti infiniti e vacui commenti, molti hanno scritto e sottolineato che si è voluto colpire il simbolo delle istituzioni europee, in un aeroporto fra i più battuti dai Capi degli Stati. Anche se forse è un simbolo scelto male, infatti il Belgio, con la sua capitale, rappresenta bene tutti i mali dell'UE. Uno Stato che non esiste, probabilmente fallito, diviso culturalmente e linguisticamente, dove parte della sua capitale, il 40 per cento della popolazione è musulmana, con quartieri in preda alla legge islamica della sharia. 
 

Giù le mani dalla festa del papà

di Mirko De Carli

Ormai essere contemporanei e al passo coi tempi significa distruggere tutto ciò che ha caratterizzato fino ad oggi la nostra civiltà occidentale. Lo Stato italiano, come la stragrande parte delle democrazie europee ed americane, hanno incardinato nelle loro Costituzioni il sacrosanto principio di laicità (non di laicisimo o ateismo di Stato): riconoscere ciò che la società vive e sente come ‘propriamente suo’ dentro la legge pubblica.
 
Il libro di Vito Tanzi, “Italica. Costi e conseguenze dell'unificazione d'Italia”, Grantorinolibri (2012) oltre ai temi economici e finanziari della conquista del Regno delle Due Sicilie, racconta anche come è stata conquistato e poi annesso. Con la caduta del Muro e delle ideologie, c'è stata una ventata di sano revisionismo che ha toccato anche gli anni e il periodo dell'unificazione del nostro Paese. Così a partire dagli anni 90 sono stati pubblicati ottimi e ben documentati testi che finalmente hanno scritto la verità su come è stata fatta l'unificazione del Paese. Poi è arrivato il 150° anniversario dell'unità d'Italia, ci si aspettava che finalmente non si raccantasse più la solita vulgata risorgimentista, invece la cultura e la storiografia ufficiale, ha continuato a narrare edulcurando i fatti e i personaggi del cosiddetto Risorgimento. 
 
Studiare la Storia non è solo accademia, a volte può essere utile per il presente. Anzi forse è valida la frase che ripete spesso il pensatore cattolico e fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni:“Chi sbaglia Storia, sbaglia politica”. E un libro che potrebbe aiutare il mondo economico e politico in Italia, è sicuramente il documentato testo dell'economista Vito Tanzi, “Italica. Costi e conseguenze dell'unificazione d'Italia”, (Grantorino libri S.r.l. 2012)
 
Qualche anno fa è uscito in Francia un interessantissimo libro dello storico Michel De Jaeghere, “Gli ultimi giorni. La caduta dell'Impero romano d'Occidente” (Les Belles Lettres, Parigi 2014), un bel tomo di oltre seicento pagine che continua a far discutere negli ambienti più diversi, talora con toni molto accesi. Purtroppo in Italia ancora non è stato tradotto e pubblicato da nessuna casa editrice.
 

IL SUICIDIO DEMOGRAFICO DEL POPOLO ITALIANO

Negli anni anni novanta il professore Michel Scooyans, coniava il termine “Inverno demografico” per descrivere l'invecchiamento, ovverosia l'aumento dell'età media, della popolazione. Termine poi ripreso abbondantemente da San Giovanni Paolo II, proprio per sottolineare la forte denatalità che stava caratterizzando il vecchio continente europeo. Tutti i sociologi sono convinti che un Paese per rimpiazzare la sua popolazione attuale, ha bisogno di mantenere un tasso di natalità di 2,1 figli per donna.Tuttavia, solo in Europa il tasso di natalità è di 1,3 e si stima che entro il 2030, l'Europa avrà un deficit di 20 milioni di lavoratori. Allo stesso tempo, in Russia si prevede di perdere un terzo della popolazione esistente nei primi anni del 2000 entro il 2050.
 
Sia nella prima Repubblica con i numerosi governi democristiani che nella seconda, con i governi Berlusconi, la famiglia non ha mai ricevuto aiuto, anzi è stata sempre trascurata se non addirittura attaccata. Ormai sono oltre quarant'anni che Alleanza Cattolica, agenzia cattolica che studia e diffonde il Magistero della Chiesa, cerca di impegnarsi nella difesa della famiglia tradizionale, composta tra un uomo e una donna. E' stata proprio Alleanza Cattolica nel 2013 con un Manifesto di 5 punti ad allertare per prima l'opinione pubblica contro la legge liberticida il ddl Scalfarotto sull'omofobia e poi sul ddl Cirinnà. Chi scrive è stato impegnato fin dagli anni giovanili, gli anni 70, nella battaglia per il referendum contro il divorzio, quando in parrocchia insieme ad altri giovani si pubblicava “Il Campanile”, un ciclostilato ben nutrito di articoli dove quasi sempre si sottolineava il ruolo e la fondamentale importanza della famiglia nella società.
 
Al momento non è facile indovinare se i fautori delle “unioni” dette “civili” (“matrimoni” fra omosessuali), faranno passi indietro e quanti, se “due” o “uno” o se, come dicono, non ne faranno “nessuno”. Di sicuro, il 30 gennaio, quelli della “stepchild adoption”, degli “uteri in affitto” e della futura “fabbrica dei bambini”, la moltitudine del Circo Massimo l’hanno vista, e come! Infatti, nonostante i tentativi di sminuirne la portata (hanno detto che la capienza del Circo è di 300 mila persone che – guarda caso – diventano…un milione quando i raduni li organizza la CGIL!), pure i giornaloni, tutti  schierati in favore delle “unioni” gay, sono stati costretti a pubblicare in prima pagina la foto della folla convenuta a Roma per protestare contro il disegno di legge che vuole legittimare la “nuova” e “diversa” famiglia.
 
Sarà un caso ma in questi giorni a sostegno del tema della bellezza e la ricchezza del patrimonio artistico presente nel nostro Paese, che ho affrontato recensendo il volumetto del giornalista di Report Emilio Casalini, viene in “aiuto” la rivista La Roccia, il nuovo bimestrale di attualità religiosa e culturale diretto da Marco Invernizzi, ma soprattutto nientedimeno che Papa Francesco che ha scritto un agile libretto insieme alla giornalista Tiziana Lupi, “La mia idea di arte”, edito da Mondadori.
 

UN PAESE FONDATO SULLA BELLEZZA PER ESSERE ORGOGLIOSI

Dopo qualche settimana di pausa riprendo a scrivere, sempre consapevole di essere uno scrittore dilettante e che probabilmente i miei eventuali lettori non aspettano il mio contributo per essere informati, tanto meno formati. Ho appena finito di leggere un agile volumetto scritto molto bene dal giornalista Emilio Casalini, “Fondata sulla bellezza. Come far conoscere l'Italia a partire dalla sua vera ricchezza”, pubblicato da Sperling & Kupfer. Da quando ho letto il bellissimo testo di Giovanni Fighera, “La bellezza salverà il mondo”, edito da Ares, mi sono convinto che attraverso l'arte, la storia e la cultura potremmo forse salvare anche il nostro Paese. Anche perchè riscoprendo la bellezza del nostro patrimonio artistico, che rispecchia quasi totalmente il cristianesimo, forse potremmo arrivare a riscoprire anche la nostra identità cristiana, visto che “non possiamo non dirci cristiani”, come scriveva Benedetto Croce.
 
Sedici anni fa il compianto cardinale Giacomo Biffi, pronunciava un discorso articolato, abbastanza discusso, tra l'altro affermava: “Io penso che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità. Questa “cultura del niente” (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’islam che non mancherà: solo la riscoperta dell’avvenimento cristiano come unica salvezza per l’uomo - e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa - potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto”. (Giacomo Biffi, “Sulla immigrazione”. Intervento al Seminario della Fondazione “Migrantes”, 30 settembre 2000)
 
In seguito ai fatti di Colonia com'era prevedibile si è scatenato una pioggia di  commenti, girando tra le varie testate giornalistiche su internet, ne ho catturato alcuni interessanti. A costo di eccedere nelle citazioni, e di uscire dalle regole giornalistiche, intendo presentarli, in questo composito servizio.
 
Lucia Scozzoli

Mancano due mesi alle elezioni regionali in Germania e Angela Merkel sta cercando di correre ai ripari per recuperare una popolarità in picchiata dopo le aggressioni di Colonia nella notte di capodanno.
 
Anche se ancora non sono chiare tante cose su quello che è successo nella notte di S. Silvestro a Colonia, a distanza di alcuni giorni sappiamo però che un migliaio di giovani maschi nordafricani, immigrati, mediorientali, certamente di cultura araba musulmana (tutti i fermati dalla polizia provenivano da quei Paesi) hanno aggredito anche con violenza sessuale un centinaio di donne tedesche, che il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, ha definito“pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova”. Paradossalmente, nonostante l'era di internet, la notizia è stata data dai media con qualche giorno di ritardo, come mai? Forse non ci si era resi conto della gravità del fatto.
 

IL CRISTIANESIMO NON E' UN MORALISMO

C'è un pericolo in agguato, quando si parla di etica, quell'insieme di norme destinate a regolare la vita degli uomini nei rapporti con se stessi, con gli altri, con la società. Il pericolo è quello che le leggi di uno Stato, che dovrebbero colpire i comportamenti esterni, si proiettano per“raggiungere quel livello più profondo che attiene la coscienza di ciascuno”.
 

RISCOPRIRE LA FEDE PER CONTINUARE A VIVERE

Capita spesso ascoltare semplici fedeli ma anche sacerdoti che si lamentano del comportamento e della poca fede dei cristiani che abitualmente disertano le varie attività proposte in parrocchia. Certamente stiamo vivendo un periodo di crisi profonda, soprattutto antropologica, oltre che economica. Sono molto lontani i tempi del cristianesimo vissuto, quando la cultura occidentale, almeno a livello popolare, si identificava con la cristianità. Le difficoltà in cui si dibatte il cristianesimo sono tante, non solo deve opporsi alla dittatura del relativismo, al mondo laicista, a certa intellighenzia che sui media veicola valori diametralmente opposti alla Chiesa.
 

L'ATTUALITA' DELLA DIFESA DELLA LIBERTA' RELIGIOSA

Il tema delle persecuzioni religiose soprattutto nei confronti dei cristiani, richiama quello fondamentale della libertà religiosa, che deve diventare libertà realizzata, posta a capo della scala dei diritti fondamentali, senza questa libertà, tutta la scala è destinata a crollare. La libertà di fedi e di culture e politica non è minacciata solo nei Paesi dittatoriali o in quelli a maggioranza musulmana, ma anche nelle società democratiche, plurali. Pertanto la libertà religiosa e culturale si presenta come la più sensibile cartina di tornasole del grado di civiltà delle nostre società odierne.
 

I CRISTIANI PERSEGUITATI IN UN SILENZIO VERGOGNOSO

Ancora una volta il Papa, nel giorno del protomartire Santo Stefano è costretto a ricordare ai troppi distratti dal consumismo natalizio che i cristiani in tutto il mondo sono i più perseguitati. Lo ha fatto all'Angelus del 26 dicembre Papa Francesco in Piazza S. Pietro, ricordando i “tantissimi martiri di oggi”, i cristiani perseguitati, che sono “purtroppo tantissimi – che come santo Stefano subiscono persecuzioni in nome della fede, i nostri tanti martiri di oggi”. Ma “c’è un aspetto particolare, nell’odierno racconto degli Atti degli Apostoli, che avvicina santo Stefano al Signore. È il suo perdono prima di morire lapidato”. Così come hanno fatto gli oltre 1545 religiosi assassinati in odium fidae dai miliziani anarcocomunisti prima e durante la Guerra Civile spagnola.
 
In appendice al libro dal titolo “Persecuzione”, di Mario Arturo Iannaccone, pubblicato da Lindau (2015), c'è una lunga lista di beati e canonizzati di martiri assassinati prima e durante la guerra civile spagnola. Una lista che da sola testimonia l'eccezionale violenza nei confronti della Chiesa spagnola. Nel complesso l'opera di beatificazione iniziò dopo il 1998 con San Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI, quindi è continuata con papa Francesco. Prima le opere di beatificazione andavano a rilento, perché la Chiesa intendeva evitare che la memoria di questi assassinati dagli anarco-comunisti repubblicani fosse usata politicamente o strumentalizzata in certi ambienti politici (leggi destra franchista).
 

DIAMO UN NOME ED UN VOLTO ALLA NOSTRA ATTESA

   Riceviamo e pubblichiamo.

La venuta di Gesu’ su questa terra, se la releghiamo solo nel passato, perdiamo la sua presenza permanente. Siamo sfidati a credere alla realizzazione delle promesse della sua venuta che attraversano la storia. Dobbiamo nuovamente accorgerci di lui che entra nella normalita’ della nostra vita.     
 
Il martirio della Chiesa in Spagna prima e dopo la guerra civile (1936-39), forse è quello numericamente più grande della storia cristiana, lo scrive Marco Respinti, recensendo su La Roccia, il libro di Mario Arturo  Iannaccone, Persecuzione. La repressione della Chiesa in Spagna fra Seconda Repubblica e Guerra Civile (1931-1939), Lindau (2015).
 

IL PRESEPIO UNA COSTRUZIONE TRASGRESSIVA

Da qualche anno si ripete il solito stupido e ridicolo disegno di cancellare le nostre tradizioni natalizie, in particolare quello più caratteristico: il presepe. Non mancano presidi o insegnanti che con una grande dose provocatoria, impediscono ai propri studenti anche a quelli non cattolici, di poter conoscere quel messaggio universale di pace che è il Santo Natale. Per la verità a cancellare totalmente il Natale ci aveva pensato Erode, con il suo metodo radicale, ora ci provano in tanti modi i fautori del “multiculturalismo”, della “libertà”, della “democrazia”, alla fine la scusa è quella  di non “offendere” lo “zero-virgola” di alunni islamici presenti nelle scuole. E per un dirigente scolastico, un insegnante o un sindaco che escono alla scoperto, quanti sono quelli che agiscono in sordina? Tuttavia, il problema, in verità non viene creato da chi ha altre fedi religiose, ma da quei laicisti che non ne hanno affatto e usano come alibi il rispetto dei non-cristiani e la paura degli attentati terroristici.
 
Dopo i gravi fatti terroristici di Parigi del 13 novembre scorso, è necessario fare alcune riflessioni, per capire cosa siamo e soprattutto se siamo disposti a combattere. Dopo le prime inevitabili emozioni e reazioni alla mattanza di uomini e donne del jihadismo islamista nelle strade di Parigi, molti hanno gridato, “Siamo in guerra”. L'hanno dovuto ammetterlo perfino i più acerrimi utopisti, aggrediti all'improvviso dalla realtà, come il presidente Francoise Hollande. Passato qualche giorno, gli opinionisti, i politici, e tanti altri, hanno iniziato a fare i primi distinguo, su cosa è più giusto fare. Attenzione stiamo parlando di una guerra che l'Occidente potrebbe vincere tranquillamente, perché possiede le migliori armi e le migliori tecnologie. Ma è una guerra che può perdere, anzi, forse, l'ha già persa, “perché gli manca l'essenziale”, scrive il professore Massimo Introvigne: “una spiritualità della guerra”.
 
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