“Quanto più profonda è la notte tanto più le stelle brillano”, è la scritta che si può trovare presso il monastero benedettino di Subiaco. Sono convinto che tra le tante stelle che brillano, una di queste è la bellissima intervista, che ho proposto qualche giorno fa, del settimanale Tempi a monsignor Caffarra, arcivescovo di Bologna. Monsignor Carlo Caffarra oltre ad essere un principe della Chiesa, è un eccellente uomo di cultura, studioso ed esperto di famiglia, matrimonio e temi bioetici, tanto che ha ricevuto da Giovanni Paolo II prima, e da papa Benedetto XVI dopo, diversi incarichi per guidare istituti, e corsi di preparazione in tutto il mondo. E’ autore di diverse pubblicazioni. E’ triste constatare come una figura così straordinaria abbia poco riscontro nel mondo della cultura italiana, e forse anche nel cosiddetto mondo cattolico.
 
Lo aveva detto nel secolo scorso, Gilbert Keith Chesterton, il grande scrittore inglese, lo ripete il settimanale Tempi, nella bella e interessantissima intervista del 19 giugno scorso a monsignor Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e cardinale di Santa Romana Chiesa. Il cardinale nell’intervista ha risposto alle sollecitazioni del direttore Luigi Amicone in merito ai temi etici di drammatica attualità: l’ideologia del Gender, l’unione gay, il matrimonio, la famiglia e soprattutto la manifestazione “Difendiamo i nostri figli” del giorno dopo a Roma in piazza S. Giovanni. “E dunque ci siamo. Dopo il referendum di Dublino e il voto del Parlamento di Strasburgo che raccomanda a tutti paesi dell’Unione l’istruzione di massa al gender e legislazioni matrimoniali gay friendly, viene il momento di allinearsi anche per l’Italia. “Fanalino di coda” dell’Europa, come dice il giornalismo giunto nella fase della sua automatizzazione e immissione nella catena di montaggio fordista” (Luigi Amicone, Famiglia. Caffarra: «Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città», 19.6.15 Tempi).
 

Che cosa deve fare il prete, ma non solo

Chi è il prete? E’ quello che ha “il potere di Cristo”. Certamente non dev’essere codardo, un uomo d’apparato, non deve andare a caccia di promozioni, non deve essere ossequioso per interesse, non deve essere tiepido, ipocrita, e via discorrendo. Con il linguaggio del grande predicatore, padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, ex chansonnier nei cabaret di Parigi, che all’età di ventotto anni abbandona le scene per vestire l’abito talare, scrive contro la tiepidezza dei sacerdoti responsabili del decadere della fede nei cuori degli uomini.
 

PAPA FRANCESCO SCRIVE AI GENITORI E AI BAMBINI

In attesa della pubblicazione della nuova enciclica di Papa Francesco “Laudato si” sull’ecologia e della manifestazione in difesa della famiglia del 20 giugno prossimo a Roma, ho letto e dunque presento un ottimo libretto che la Mondadori ha pubblicato qualche mese fa, “Cari genitori, cari bambini”, una miscellanea dei discorsi di Papa Francesco riguardanti l’importanza della famiglia e del matrimonio cristiano che deve durare per sempre.
 

LA FINE DELLA RAPPRESENTANZA IN ITALIA

Tra le grandi fratture che segnano il nostro tempo, c’è sicuramente la crisi della rappresentanza. Ormai da troppo tempo c’è tanta gente che non si reca più a votare perché non trova forze politiche e candidati credibili. Gli italiani hanno perso la fiducia nella politica, e non si sentono più rappresentati.
 

DUE VEGLIE PER LA VERITA'

Il 23 maggio scorso, nel cielo plumbeo di Milano ho partecipato a due veglie prima davanti all’Arco della Pace, la veglia delle Sentinelle in Piedi (a Milano siamo arrivati all’ottava veglia) e poi a quella presso la Basilica di Sant’Ambrogio alle ore 21, la veglia per i Cristiani perseguitati. “È una coincidenza provvidenziale - scrive il direttore della NuovaBQ.it - quella che vede nello stesso giorno - oggi - la veglia di preghiera per i cristiani perseguitati, promossa dalla Conferenza episcopale italiana alla vigilia della Pentecoste, e la manifestazione nazionale delle Sentinelle in Piedi. Due cose diverse – la memoria dei cristiani perseguitati nel mondo e la protesta contro i disegni di legge sull’omofobia e sulle unioni civili – eppure unite da un filo rosso al punto che saranno tantissimi coloro che dalle piazze delle Sentinelle passeranno nelle chiese per unirsi in preghiera con tutti i cristiani”.(Riccardo Cascioli, Testimoni della verità, 23.5.15 LaNuovaBQ)
 

CHI HA RUBATO LA SOVRANITA’ AI NOSTRI POPOLI

Continuando l’esposizione dell’agile libretto “Il popolo e gli dei”, scritto a quattro mani da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo, ci si interroga sul perché i popoli europei sono stati derubati del loro potere reale, della loro sovranità. Gli autori sviluppano delle analisi abbastanza articolate sulla nostra società italiana nel mezzo della crisi economica. In questo orizzonte di sovranità perduta, gli italiani cercano di adattarsi in piccoli spazi, dette di microsovranità, come la famiglia, l’impresa, il territorio e il web. Qualcosa si può ancora modificare, per esempio, lo stile di vita. Anche se la famiglia ormai ha subito sostanziali cambiamenti, nonostante ciò esiste una specie di welfare dal basso, non regolato e non finanziato dallo Stato. Del resto è la famiglia che dà i soldi ai propri figli, ancora non occupati, che sono costretti a prolungare la convivenza familiare.
 

SIAMO DIVENTATI SUDDITI DI REGNI LONTANI

Non è facile trovare un testo che riesce a spiegare con facilità il momento storico che stiamo vivendo, credo di averlo trovato, si tratta di “Il popolo e gli dei. Così la grande crisi ha separato gli italiani”, Editori Laterza (2014), scritto da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo. Sono 100 pagine divise in tre capitoli, certo non tutto è condivisibile ma almeno ha il pregio di essere scritto con chiarezza dagli autori. De Rita essendo fondatore e presidente del Censis è considerato tra i più autorevoli osservatori delle trasformazioni economiche, anche Galdo mi sembra abbastanza esperto.
 
La cannabis non è una droga “leggera”, come si pensa solitamente, anzi produce effetti pesantemente negativi, soprattutto fra i più giovani. Lo dimostra con dati oggettivi aggiornati al 2014, il professore Giovanni Serpelloni, nella seconda parte del libro “Libertà dalla droga. Diritto, scienza e sociologia”, Sugarcoedizioni (2015 Milano). Serpelloni, autore di oltre duecento pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali e di 26 monografie, illustra lo stato della diffusione delle droghe in Italia, riportando diversi studi scientifici sui danni dell’assunzione della cannabis.
 

ATTENZIONE CHI SONO “GLI ULTIMI”

 In questo weekend appena trascorso abbiamo assistito a Milano a degli eventi più o meno contradditori: al mattino l’apertura dell’Expo, dove il mondo capitalista celebra se stesso, nonostante la crisi economica, e che vorrebbe estendere a tutti il suo benessere sconfiggendo definitivamente la“fame nel mondo”, nel pomeriggio, una piccola minoranza di potenziali assassinimette la città a ferro e fuoco, come accadde a Genova nel 2001. E’ una scena che ormai si ripete spesso, quando ci sono incontri importanti del capitalismo internazionale. In un interessante fondo pubblicato da comunitambrosiana.org, Marco Invernizzi, a proposito dei cosiddetti black bloc, scrive: “Appaiono come contestatori di un mondo del quale, invece, sono in qualche modo il prolungamento, o forse un aspetto contiguo”. Infatti “i due mondi sono accomunati dal rifiuto di quei principi fondamentali che soli possono tenere insieme una società e garantirne il bene comune, fra cui quella solidarietà verso gli ultimi che i “capitalisti” vorrebbero aiutare e i black bloc rappresentare.
 

LIBERTA’ DALLA DROGA

 Recentemente sono stato invitato dalla segreteria della Sugarcoedizioni di leggere un  testo sulla droga, un invito che ho preso con poco entusiasmo. Infatti il tema mi sembra logoro, e per certi versi di poco interesse. Non siamo alla fine degli anni settanta, subito il “68”, quando Alleanza Cattolica, organizzava affollati convegni per sensibilizzare nella lotta contro gli effetti devastanti della droga. Il testo che ho ricevuto è “Libertà dalla droga”, scritto a sei mani da Alfredo Mantovano, Giovanni Serpelloni e Massimo Introvigne, di recente pubblicato da Sugarcoedizioni (aprile 2015 Milano)Dopo averlo letto però devo ricredermi. Il testo è una buonissima sintesi di tutto quello che bisogna sapere sull’emergenza droga, e potrebbe essere un ottimo strumento di studio, soprattutto di sostegno per tutti quelli che operano nel sociale, a cominciare dagli operatori sociosanitari, i docenti nelle scuole, ma anche i genitori che devono educare quei pochi figli, soprattutto adolescenti, sempre a rischio di essere intrappolati dal fascino mortale della droghe.
 

GUERRA CIVILE E ASSASSINI DI PRETI NEL REGGIANO

In occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, il mensile di apologetica cattolica Il Timone propone ai suoi lettori, un dossier accurato e coraggioso dove si affronta la storia dei tanti preti uccisi dai partigiani comunisti in odio alla fede sul finire della seconda guerra mondiale. Partendo dalla storia del beato Rolando Rivi, il giovane seminarista ucciso dai partigiani, il mensile racconta la storia degli oltre 80 preti uccisi in odio politico e religioso. Il Timone propone già nel titolo la beatificazione  collettiva, “saranno i nostri martiri del triangolo della morte”.
 
Perché organizzare un convegno sui cristiani perseguitati e sui rifugiati e immigrati in un momento così difficile per il nostro Paese mentre imperversa la crisi economica e tutti più o meno siamo più poveri. Eppure Alleanza Cattolica insieme a Integra onlus hanno organizzato a Milano un lungo e sostanzioso convegno proprio su questo tema, “…perseguiteranno anche voi” Gv. 15.20. persone drammi, prospettive, questo il titolo, per ricordare un martirio umano, quello dei cristiani, che ogni giorno si consuma in tutto il pianeta. Il convegno soprattutto voleva denunciare il vergognoso silenzio su queste persecuzioni. Perché il mondo, ma forse non solo il mondo, anche all’interno del mondo ecclesiastico, si continua a nascondere questa persecuzione? A questo proposito, mi diceva un militante siciliano di Alleanza Cattolica che hanno fatto fatica ad organizzare nelle parrocchie un momento di riflessione sui cristiani perseguitati. In pratica non è cambiato nulla, anch’io anni fa ho avuto forti difficoltà ad organizzarlo nella riviera jonica.
 
Sabato scorso Alleanza Cattolica insieme a Integra onlus ha organizzato a Milano un convegno, di quattro ore intense con la partecipazione di un attento e numeroso pubblico, per denunciare la persecuzione dei cristiani nel mondo e nello stesso tempo per mostrare i legami che esistono fra le guerre in corso e quindi la presenza problematica in Italia dei rifugiati proveniente da quei Paesi in guerra in numero sempre maggiore. “Il 60% dei profughi che entrano in Italia, è stato ricordato, sono rifugiati che scappano da una situazione di insostenibileviolazione dei diritti umani, cioè non emigrano per motivi economici”. Hanno aperto i lavori del Convegno denominato, “…perseguiteranno anche voi” (Gv, 15,20), Marco Invernizzi, responsabile regionale della Lombardia di Alleanza Cattolica e Klodiana Cuka, fondatrice di Integra onlus che opera in Puglia per integrare veramente ed efficacemente i rifugiati.
 

I “SECOLI BUI” NON FURONO PER NIENTE BUI

Leggendo “La vittoria della Ragione”, di Rodney Stark, edito da Lindau (2008), l’autore rileva come il Cristianesimo ha favorito il concetto di individualismo, proprio perché promuove il libero arbitrio e la salvezza. Inoltre il testo dello studioso americano mette in risalto come il cristianesimo ha praticamente abolito la schiavitù e anche per questo si è sviluppato il capitalismo. Una tesi però che è stata criticata dalla stragrande maggioranza degli storici a cominciare da Robert Fossier e George Duby, peraltro coerenti con la dottrina marxista, che riconoscevano alla Chiesa una certa insistenza alla rassegnazione.

Con questo testo il professore americano intende dire basta a questa leggenda che viene raccontata da troppo tempo. “Nell’Europa medievale la schiavitù finì solo perché la Chiesa estese i suoi sacramenti a tutti gli schiavi e poi riuscì a proibire la schiavitù per i cristiani ( e gli ebrei)”. Lo stesso papa Callisto (morto nel 236) era stato uno schiavo. Solo la teologia cristiana poteva abolire la schiavitù, mentre nelle altre religioni era impossibile: “il cristianesimo ha dedicato un’attenzione seria e intensa ai diritti umani invece che ai doveri”. In pratica le altre grandi fedi minimizzano l’individualismo e pongono l’accento sugli obblighi collettivi. Poi per quanto riguarda il mondo islamico esiste secondo Stark, “una barriera invalicabile alla condanna teologica della schiavitù: Maometto comprava, vendeva, catturava e possedeva schiavi”. Pertanto Stark conclude il 1°capitolo scrivendo che “se il successo dell’Occidente si fonda sulle vittorie della ragione, allora l’ascesa del cristianesimo fu senza dubbio l’evento più importante della storia europea”. Fu infatti la Chiesa, che dava costante testimonianza del “potere della ragione e della possibilità di progresso”, ad alimentare la speranza di poter modificare il mondo. Tuttavia Stark è convinto che la realizzazione di questa speranza non venne ritardata per niente dai cosiddetti “Secoli Bui”, anzi, “il progresso intellettuale e materiale si sviluppò rapidamente non appena gli europei sfuggirono dalla morsa invalidante della repressione romana e dal frainteso idealismo greco”.

I cosiddetti “Secoli Bui” non furono per niente bui.

Il 2° capitolo Stark esamina come nel Medioevo, il Cristianesimo abbia contribuito al progresso tecnico, culturale e religioso di quei secoli che furono considerati arretrati e ignoranti, proprio perché impregnati del Vangelo. “L’idea che l’Europa fosse precipitata in secoli bui venne creata ad arte da intellettuali antireligiosi e accaniti anticattolici del XVIII secolo che, determinati ad affermare la superiorità culturale della loro epoca, la magnificavano denigrando i secoli precedenti”. Tra i più accaniti si ricorda Voltaire. In questi secoli furono proprio i vertici della Chiesa e i suoi studiosi ad accettare tutte le innovazioni di cui erano circondati con l’introduzione di notevoli revisioni teologiche. Infatti scrive Stark, “l’aspetto più straordinario del Medioevo fu il modo in cui vennero rapidamente e ampiamente adottate le grandi potenzialità della tecnologia, proprio come ci si aspetta da una cultura dominata dalla fede nel progresso”. Nei secoli XII e XIII, la Chiesa riesaminò completamente i precetti teologici sulle implicazioni morali dell’attività del commercio, i principali teologi rifiutarono le precedenti obiezioni dottrinali nei confronti dei profitti e degli interessi, legittimando così gli elementi primari del capitalismo. Anche perché “le proprietà monastiche non si limitarono più a un’agricoltura di sussistenza. Al contrario, cominciarono a specializzarsi in particolari colture o prodotti e a venderli traendone un profitto che permetteva loro di acquistare beni per altri bisogni”. I monaci, “iniziarono a reinvestire i propri guadagni per aumentare la capacità produttiva e, dal momento che il loro patrimonio continuava a crescere, molti monasteri divennero banche che concedevano prestiti alla nobiltà”. Rondall Collins, definisce tutto questo come “capitalismo religioso”, e aggiunge che “il dinamismo dell’economia medievale era principalmente quello della Chiesa”. Del resto, scrive Stark, “la Chiesa era di gran lunga la maggiore proprietaria terriera in Europa”. E’ noto che la Chiesa riceveva tante donazioni sia di terreni che di beni preziosi che i vari ordini religiosi reinvestiva. Stark ricorda il grande centro monastico di Cluny, che raggiunse un’enorme ricchezza, che San Bernardo di Chiaravalle poi riuscì a gestire al meglio.

Christopher Dawson, grande storico delle civiltà, osservava a proposito del monastero di San Gallo in Svizzera: “Non si tratta più della semplice comunità religiosa, prevista dall’antica regola monastica, ma di un vasto complesso di edifici: chiese, officine, magazzini, uffici, scuole, ospizi destinati ad alloggiare un’intera popolazione di dipendenti, di operai e di servi, alla stregua delle città-tempio dell’antichità”. In questi monasteri si svilupparono amministrazioni sofisticate e lungimiranti, proprio perché tutto si basava sulla meritocrazia. Peraltro secondo Stark il monachesimo medievale coltivò il rispetto per le virtù del lavoro e della vita frugale, anticipando l’etica protestante di un millennio.

Forse la maggiore conquista dei secoli bui fu la creazione delle prime economie che dipendevano essenzialmente da forza non umana. L’uso dell’acqua con i fantastici mulini. Alla fine del XII secolo scrive Stark, l’Europa era affollata di mulini a vento e i proprietari addirittura cominciarono a farsi causa l’un l’altro perché il vento veniva bloccato. L’uso della carta, che si fabbricava meccanicamente, i primi a farlo furono gli europei del Medioevo. Nei secoli bui, “le persone mangiavano molto meglio che in epoca romana e, di conseguenza, erano più sane, forti e probabilmente più intelligenti”. Per quanto riguarda l’agricoltura, l’uso dei terreni a maggese cambiò in modo marcato l’economia medievale. I medievali inventarono camini e focolari per riscaldare le case, mentre gli edifici romani non erano riscaldati. E poi la rivoluzione dell’invenzione dell’orologio, degli occhiali, che sono nati in Occidente. Innovazioni nelle guerre, interessante l’uso del cannone, la sua precisione sulle navi da battaglia; Stark ci informa che le navi cristiane riuscirono a vincere la straordinaria battaglia di Lepanto proprio per la precisone dei cannoni.

“Tutti questi importanti miglioramenti – scrive Stark - risalgono alla convinzione, presente unicamente nel cristianesimo, che il progresso fosse un obbligo dato da Dio, implicito nel dono della ragione. Condizione fondamentale della fede cristiana era che ci sarebbero sempre state nuove tecnologie e tecniche. Per quata ragione, nessun vescovo o teologo denunciò gli orologi o le navi a vela, mentre in società non occidentali entrambe le invenzioni furono condannate per motivi religiosi”. Innovazioni che si diffusero rapidamente, grazie ai mezzi di trasporto veloci e superiori rispetto all’epoca romana.

Per quanto riguarda il progresso culturale dell’Europa medievale basta segnalare le università, la letteratura, l’invenzione della polifonia nella Musica. Nell’architettura, la bellezza delle grandi cattedrali gotiche, chiamate così spregiativamente dagli illuministi. E poi tanto altro ancora che lascio alla lettura dell’importante e straordinario testo che dovrebbero leggere tutti perché aiuta a recuperare quell’identità perduta dell’Europa cristiana. Del resto all’aggressione terroristica del fondamentalismo islamico, occorre rispondere essenzialmente con la nostra forza culturale che ci viene proprio dalla tradizione cristiana.





Quinto de Stampi, 27 marzo 2015

S. Ruperto vescovo                                                                            DOMENICO BONVEGNA

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Per modificare la società relativista e degradata in cui viviamo non bastano buone leggi o particolari vittorie politiche, occorre prima di tutto una conversione culturale, una conversione dei cuori, che riguarda i giudizi che dobbiamo saper dare, a partire dal Vangelo e dal Magistero della Chiesa, su quanto accade intorno a noi. Il direttore Marco Invernizzi, riferendosi agli articoli di “cultura” presenti nel 2° numero della rivista bimestrale La Roccia, si augura che possano aiutare i lettori “a farsi un’idea di quanto sia difficile fornire dei giudizi autenticamente ‘cattolici’ nell’epoca contemporanea”. Quindi è urgente che i cattolici abbiano dei fondati orientamenti per poter giudicare il mondo di oggi e questo avviene anche con il contributo di buone riviste, giornali e libri come quello che sto leggendo in questi giorni. Si tratta de “La vittoria della Ragione”, con sottotitolo indicativo: “Come il cristianesimo ha prodotto libertà, progresso e ricchezza”, scritto dal grande sociologo delle religioni Rodney Stark, pubblicato in Italia da Lindau (2008).
 

ALLORA PERCHE’ CI SI SPOSA?

Al quesito cerca di rispondere l’agile volumetto dello psicologo, formatore e psicoterapeuta Roberto Marchesini, “E vissero felici e contenti”, sottotitolo: “Manuale di sopravvivenza per fidanzati e giovani sposi”, pubblicato da qualche settimana da Sugarcoedizioni di Milano.

Marchesini scrive che l’unico motivo per cui valga la pena sposarsi è l’amore. Ma che cos’è l’amore? Scomodando S. Tommaso d’Aquino, “l’amore è volere il bene dell’amato. Amare significa, dunque, volere bene a qualcuno, non volere che qualcuno ci voglia bene; amare vuol dire volere il bene di un altro, non il proprio”. Anzi per essere più precisi, amare significa “sacrificare se stessi per il bene dell’altro”. In pratica si tratta di quell’amore disinteressato e gratuito, che non vuole nulla in cambio.
 
Fra le cause che hanno condotto allo smantellamento del matrimonio il professore Roberto Marchesini, autore di un pregevole manualetto, “E vissero felici e contenti”, Sugarcoedizioni (2015), indica “la diffusione della psicanalisi freudiana”, siamo al 4° fattore di quel cambiamento sessuale iniziato negli anni cinquanta. Freud riteneva che la nevrosi nell’uomo consistesse nella repressione sociale delle pulsioni sessuali, pertanto occorreva liberare quella pulsione originaria che è la libido. Anche se per Marchesini Freud, che lo ha studiato bene, non voleva una liberazione incontrollata della libido. Piuttosto sono stati i suoi discepoli come Wilhelm Reich, a diffondere una versione delle teorie freudiane in netto contrasto con la morale sessuale tradizionale. Per Reich lo scopo per cui l’uomo vive è l’orgasmo. Pertanto tentò di coniugare il marxismo con la psicanalisi accusando le classi dominanti di reprimere una sessualità libera. Reich inizia ad usare l’espressione “rivoluzione sessuale”, e siamo al 5° fattore culturale che ha distrutto il matrimonio.
 
Non capita spesso leggere un libro che ti aiuta ad essere felice e contento. Del resto quello della felicità e della pace è uno stato d’animo che interessa tutti. Questo libro che può sembrare pretenzioso è stato scritto da Roberto Marchesini, psicologo e psicoterapeuta, “E vissero felici e contenti”, pubblicato da Sugarcoedizioni di Milano. Il testo è completato da un saggio di suor Roberta Vinerba.
 
Secondo voi come si deve sentire uno che ha appena finito di leggere il documentato pamphlet di Mario Giordano, “Tutti a casa”, col sottotitolo: “Noi paghiamo il mutuo loro si prendono i palazzi”, edito da Mondadori(2013) e poi legge il giornale di oggi, il mio quotidiano: LaCrocequotidiano che ha provocatoriamente messo in prima pagina il titolo: “L’Italia lascia sola la famiglia”. Un editoriale con annessa la fotografia straziante della famigliola siciliana che ha in mano la piccola bara bianca della povera Nicole, la bambina morta subito dopo la nascita in Sicilia.

Il giornale commenta i dati dell’Istat dove si certifica che una famiglia su quattro vive un profondo disagio economico, mentre un italiano su tre è a rischio povertà. Numeri altamente preoccupanti. “Nella foto c’è lo Stato italiano – scrive Adinolfi – è l’Italia che lascia sola la famiglia, la isola, l’impoverisce, la sfotte quando numerosa sale sul palco del festival di Sanremo a parlare di Provvidenza e di Cristo, quando solo Cristo ormai presta orecchio e ascolto alle preghiere che si levano”.(M. Adinolfi, La politica che scambia le priorità, 20.2.15, LaCrocequotidiano)
 
Inizio con una lettera pubblicata questa mattina da “LaCrocequotidiano”, una interessante riflessione sul significato del Carnevale. In un Occidente sazio e disperato, è Carnevale tutto l’anno, pertanto a cosa serve “folleggiare, trasgredire, se la trasgressione è diventata la più comune e banale delle consuetudine?” E se per ingozzarsi a piacimento si aspettava il periodo del carnevale, adesso si mangia con avidità ogni giorno, basta osservare i banchi alimentari dei vari ipermercati. L’astinenza cristiana l’abbiamo ceduta ai musulmani, ai buddisti, ai cultori del new age o alle cliniche salutiste.
 
Tra le tante emergenze che deve affrontare il nostro Paese ma anche tanti altri dell’Occidente c’è sicuramente quella del lavoro, della casa, dell’immigrazione selvaggia, ma c’è anche quella dell’emergenza educativa che purtroppo viene ancora trascurata, se ne parla soltanto quando succede qualcosa di eclatante. Invece dovrebbe essere un tema da primo piano, anche perché senza educazione non si costruisce nulla.

Collegato all’emergenza educativa c’è un altro problema che per troppo tempo è stato sottovalutato: l’assenza del padre nel compito educativo e per certi versi del maschio come vedremo anch’esso scomparso soprattutto nell’istituzione scolastica.
 

UNA SOCIETA’ SENZA PADRI

Da qualche settimana il Santo Padre Francesco sta dedicando le sue catechesi ai problemi familiari e in particolare al ruolo della figura paterna, attualmente in crisi nel modello familiare contemporaneo. Quello che allarma, oltre ad una inquietante “società senza padri”, è una società che ormai quasi ignora il padre, che non ne avverte nostalgia e disprezza anche la virilità.
 

SENZA BAMBINI L’ITALIA NON CRESCE

C’è una verità fondamentale che è sconveniente sentire, cioè che l’Italia va male perché non ci sono figli abbastanza. Una verità ovvia che ha ricordato monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara Comacchio. “La legge contro l'omofobia è un delitto contro Dio e contro l'umanità. La legge sull'aborto invece non ha consentito di venire al mondo ad oltre sei milioni di italiani e la scarsità di figli ci ha fatto sprofondare in questa crisi economica”. Queste sono le parole che hanno subito fatto scalpore, soprattutto tra i Giovani democratici, che hanno risposto con una lunga lettera pubblicata dalla“Nuova Ferrara”. In pratica monsignor Negri sostiene che senza bambini l’Italia non cresce e quindi per far ripartire l’economia del Paese occorre fare i figli. Pertanto il calo demografico è il fattore principale della crisi economica. Non è la prima volta che monsignor Negri affronta l’argomento, qualche settimana fa a Ferrara, in un convegno presso la Casa Cini, sui cosiddetti “nuovi diritti”, insieme all’ex deputato Pdl Alfredo Mantovano auspicava una rivitalizzazione del modello di famiglia tradizionale per uscire dalla crisi economica.
 

LE BATTAGLIE IMPOSSIBILI SI POSSONO VINCERE

E’ passato un anno e mezzo da quella sera di fine giugno del 2013 quando nella sede di Alleanza Cattolica in via Lecce a Milano una settantina di amici ci eravamo riuniti per presentare i cinque punti del “Manifesto di Alleanza Cattolica. Unioni di fatto e omofobia” in difesa della famiglia naturale tra un uomo e una donna, e soprattutto per smascherare il decreto legge Scalfarotto che con la scusa di combattere l’omofobia, avrebbe ridotto drasticamente la libertà di opinione di ogni cittadino. Già allora sembrava una battaglia difficile e soprattutto perdente, invece ora si può constatare che anche le battaglie difficili possono essere combattute e forse anche vinte.
 
A qualche settimana dallo straordinario Convegno di Milano vale la pena riflettere ancora sull’evento.

In una lettera interna inviata ai militanti di Alleanza Cattolica, il professore Massimo Introvigne, reggente vicario della medesima associazione ha spiegato la grande e straordinaria importanza del convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”, svoltosi il 17 gennaio scorso a Milano presso i nuovi locali del Palazzo della Regione Lombardia. Certamente è stato importante perché forse per la prima volta hanno partecipato a un convegno al chiuso quasi tremila persone. Ma soprattutto è stato importante ha sottolineato Introvigne perché per la prima volta un convegno dove si è proclamata, senza infingimenti, la verità naturale e cristiana della famiglia è stato promosso e organizzato da un grande ente pubblico, la Regione Lombardia, e i suoi contenuti sono stati indossati in apertura dall'Assessore alla Cultura e in chiusura dal Presidente del Consiglio Regionale e dal Presidente della Regione”. 
 

ANCHE PAPA FRANCESCO NON E’ CHARLIE

Tutti abbiamo sentito le chiare parole di papa Francesco sull’atto terroristico di Parigi mentre era in viaggio per raggiungere le Filippine. In pratica il Papa ha condannato con parole molto forti le derive fondamentaliste che portano a uccidere, ma nello stesso tempo ha mostrato che “n'est pas Charlie” e non ha nessuna simpatia per le vignette violente e blasfeme.
 

NOI NON SIAMO CHARLIE NEANCHE UN PO’

Consapevole che non siete in apprensione per conoscere il mio pensiero sui fatti parigini del 7 gennaio scorso. Cercherò come altre volte di presentare e magari commentare alcuni interventi di amici che bene hanno inquadrato il tema del terrorismo, del fondamentalismo islamico, ma soprattutto della libertà di stampa collegata alla libertà religiosa.