UNA POSIZIONE NON IDEOLOGICA SULL’IMMIGRAZIONE

Dietro sollecitazione di un amico, provo a fare qualche considerazione del fenomeno immigrazione in merito agli ultimi mesi, aiutandomi con alcuni interventi, che mi sembrano abbastanza significativi. Naturalmente non ho la pretesa di dare giudizi definitivi sull’argomento. Consapevole che la questione è molto complessa e difficile da risolvere e sicuramente non si può affrontare con dosi di emotività o con atteggiamenti da barsport. Ancor prima di passare alla presentazione degli interventi, credo sia utile, ancora oggi, rileggere il celebre discorso di San Petronio, dell’emerito cardinale Giacomo Biffi, del settembre 2000. Allora il cardinale, scomparso recentemente, in merito all’immigrazione, faceva una netta distinzione tra la posizione della Chiesa e quella dello Stato. In pratica, quest’ultimo non può fare quello che fa il prete. E’ una distinzione che fa anche Marco Invernizzi, in un editoriale de la comunitambrosiana.org del 20 agosto, che riprende un articolo di Mauro Magatti dal Corriere della Sera del 20 agosto dove stabilisce per l’immigrazione un diverso approccio da parte della politica rispetto a quello della religione. E’ proprio “da qui bisogna partire se si desidera avvicinarsi a una soluzione non ideologica al problema”, scrive Invernizzi.
 
E’ un quesito che si trova nel testo che sto presentando, “Inchiostro e Incenso”, di Ilaria Mattioni, edizioni Nerbini (2012). Dell’argomento si interessò fin da subito con la pubblicazione de Il Giornalino, don Giacomo Alberione nel 1924. Dopo i primi mesi Il Giornalino acquisiva una sua fisionomia con un taglio religioso e più educativo e meno didascalico. Il periodico come del resto la stampa cattolica per ragazzi a lungo ha usato il metodo educativo, “degli esempi contrapposti, da un lato il bambino perfetto che possedeva tutte le virtù, dall’altro il fanciullo che rappresentava la summa di tutti i vizi”.
 
Nell’era di internet, di facebook, degli sms, del tablet, può avere ancora senso pubblicare un giornale cartaceo per i ragazzi? Sembra di si, soprattutto dopo aver letto il libro di Ilaria Mattioni, “Inchiostro e incenso”, sottotitolo: “Il Giornalino: Storia e valori educativi di un periodico cattolico per ragazzi (1924-1979”), pubblicato da Nerbini (Firenze, 2012)Quando mi è capitato tra le mani il testo, sempre nella solita libreria dell’outlet milanese, ho avuto qualche reticenza ad acquistarlo, invece poi ricordandomi che sono un educatore e un insegnante, e preso anche dalla curiosità, l’ho acquistato e soprattutto letto.
 
Oggi ricorre il sessantesimo anniversario della morte del più grande statista italiano Alcide De Gasperi. Generazioni di politici hanno pubblicamente dichiarato di aver attinto dal politico trentino stile, valori e azioni senza poi mai raccoglierne veramente il senso più autentico della propria missione politica. Perché De Gasperi una cosa ce l’aveva molto chiara: la politica non è un mestiere retribuito, non è un passatempo o un hobby da dopo lavoro ma ‘la forma più alta di carità’. Cito queste bellissime parole di Papa Paolo VI proprio perché fu l’uomo di Chiesa più vicino al politico democristiano durante tutta la sua vicenda umana ed alla sua stagione di governo del paese. La politica era qualcosa che colorava il suo temperamento, dava sostanza al suo agire quotidiano, non rendeva le giornate prive di speranza.
 
E’ notorio che in Italia si legge poco, ma se si vuole incrementare la lettura di libri, quantomeno è necessario che i testi siano ben scritti. Un libro ben scritto, senza ombra di dubbio, è il manualetto di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, “Il Pianeta delle scimmie”, pubblicato da Piemme (2008). Gli autori hanno selezionato dei temi, trattandoli dal punto di vista cattolico senza sconti per nessuno. Pertanto si parla dalla violenza degli stadi, del bullismo; dall’aborto all’eutanasia, alla distruzione della famiglia. Dallo svuotamento delle chiese a favore del riempimento dei centri commerciali. Viene criticato il dogma dell’evoluzionismo, per cui l’uomo deriva dalle scimmie. “A forza di predicare che l’uomo è uno dei tanti animali sulla faccia della terra, gli uomini si sono veramente trasformati in scimmie”. Inoltre, il testo polemizza con il pensiero laicista, del politicamente corretto, che purtroppo per certi versi ha conquistato tanto mondo cattolico. Naturalmente il manuale non si limita a criticare, la società della “gaia disperazione”, come scrive l’amico Giovanni Fighera, propone anche la cura. E la cura in assoluto non può essere che un ritorno a Dio, “perché l’uomo quando dimentica Dio, libera il peggio di sé e trasforma la terra nel pianeta delle scimmie”.
 
Tra i tanti temi affrontati ne “Il Pianeta delle scimmie”, sottotitolo, “manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio” di Gnocchi e Palmaro, edito da Piemme (2008), c’è quello del Pudore perduto, nel testo ci si interroga sul perché le ragazze mettono in bella vista l’ombelico ed altro. Fino a qualche anno fa i genitori raccomandavano alle figlie di coprirsi in pieno inverno, oggi chi ha questo coraggio di andare controcorrente? Ormai sia a scuola, in discoteca, all’oratorio, ma anche in chiesa, “è un tripudio di ombelichi e di natiche”, “se lo fanno tutti, lo posso fare anch’io”. E’ un’inversione di valori, che tocca il fondo nei vari reality show televisivi, dove tutti mostrano tutto, vedi l’obbrobrio del Grande Fratello.
 
Forse oggi conviene attaccare tutto e tutti per prendere qualche manciata di voti in più: solo così si può ben comprendere la strategia politica di Salvini che, invece di contribuire ad una maggiore coesione delle forze alternative al governo Renzi, destabilizza quotidianamente la politica italiana con sparate a destra a e manca. Sicuramente sta giocando una partita tutta sua volta a racimolare il massimo consenso possibile per guadagnarsi la leadership di un’ eventuale coalizione di centrodestra. Solo così si può leggere la proposta di uno sciopero del paese per tre giorni a novembre (che oltre a non trovare sponde in altri partiti, trova molti malumori anche nella Lega) e la feroce campagna d’attacco alla Chiesa cattolica italiana. Dare oggi spallate ai vescovi significa davvero non avere la percezione dello stato drammatico in cui vivono tante famiglie italiane e soprattutto non voler risolvere il problema dell’immigrazione, ma soffiare sul fuoco della crisi per trarne profitto. Siamo tutti ben consapevoli che la crisi migratoria crea enorme disagio e rende la convivenza civile difficile e, in taluni casi, a rischio di conflitti sociali; sappiamo anche che il governo attuale non ha mosso un dito per risolverla, non ha sbattuto i pugni in Europa e non ha una strategia di medio-lungo periodo per affrontarla. Ma noi siamo o no capaci di offrire una risposta all’epocale problema dell’immigrazione? Attaccare oggi i vescovi, e quindi la Chiesa in se stessa, vuol dire colpire uno dei pochi presidi sociali capaci di rendere il fenomeno migratorio un processo di integrazione possibile e non violento, capace di dare opportunità a chi viene nel nostro paese senza ledere i diritti di chi è già cittadino. Da tempo diciamo che occorrerebbe un blocco navale davanti alle coste libiche per monitorare e coordinare gli accessi dei migranti in Italia: il tutto per far si che ha veramente diritto all’asilo politico possa essere accolto e chi non ce l’ha venga riportato nelle coste da dove è partito. Ma Renzi su questo fa orecchie da mercante. Per quanto concerne le persone che, per i motivi consentiti e previsti dalla legge, possono soggiornare temporaneamente nel nostro paese, io  ritengo decisivo portare avanti azioni come:
 

COME SOPRAVVIVERE IN UN MONDO CHE HA RIFIUTATO DIO

Ogni anno scelgo qualche libro da leggere in spiaggia, dopo aver completato la lettura di “Re bomba”. Ferdinando II, il Borbone di Napoli che per primo lottò contro l’unità d’Italia”, di Giuseppe Campolieti, Arnoldo Mondadori (2001), ho letto il volumetto “Il Pianeta delle scimmie”, sottotitolo, “Manuale di sopravvivenza in un mondo che ha rifiutato Dio”, pubblicato da Piemme (2008), già dal titolo, il testo incoraggia la lettura. E’ stato scritto a quattro mani da Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, quest’ultimo scomparso l’anno scorso per un male incurabile. Il testo è suddiviso in cinque parti, per ogni parte, gli autori, hanno selezionato dei temi. Così ognuno potrà scegliere più o meno cosa leggere. Gli autori raccontano le avventure di un certo Mario Rossi, un abitante di un pianeta immaginario chiamato Gaia, che guarda caso vive come sulla terra, il nostro pianeta.
 
di Mirko De Carli

Il progetto dell’eurotassa nasce quando Barroso, allora presidente della Commissione Europea, Schulz in qualità di presidente del Parlamento Europeo e il primo ministro greco Samaras per conto del Consiglio Europeo decisero di affidare a Mario Monti, ex premier italiano oltre che commissario europeo, la responsabilità di presiedere un tavolo di lavoro con l’obiettivo di elaborare proposte per ‘le nuove entrate dell’Unione’.
 

LA NUOVA IDEOLOGIA DEI DIRITTI UMANI

A partire dalla Conferenza del Cairo del 1994 e poi da quella di Pechino nel 1995, dedicata principalmente alle donne, Mary Ann Glendon, studiosa statunitense, che ha partecipato a quest’ultima conferenza come capo delegazione della Santa Sede, si è resa conto che molti delegati, soprattutto europei, volevano eliminare alcuni dei diritti proclamati dalla dichiarazione dell’Onu del 1948: la libertà religiosa, la protezione della famiglia e della maternità. E lo facevano addirittura appellandosi sempre ai diritti dell’uomo.
 
Non è facile individuare quali sono i presupposti filosofici, culturali e storici dell’ideologia del Geneder. Per il professore Mauro Ronco, esponente di Alleanza Cattolica di Torino, sono il liberalismo e in particolare, il socialismo. Riprendendo i temi svolti da Friedrich Engels , viene posto al centro della dinamica della società, “il nucleo originario della lotta di classe, che sarebbe costituito dall’antagonismo fra l’uomo e la donna, espresso nel matrimonio monogamico e nell’oppressione della donna da parte dell’uomo”.
 
Ieri al Senato c’e stato l’ennesimo tentativo di tirare per la giacchetta le istituzioni pubbliche al fine di appianare faide interne al partito di maggioranza relativa, ovvero il partito democratico.
 
Nel dicembre del 2010, il professore Mauro Ronco, professore ordinario di Diritto Penale presso l’università degli Studi di Padova, in un intervento organizzato dall’UGCI (Unione Giuristi Cattolici Italiani) a Palermo, partendo dal tema dell’identità sessuale e l’identità della persona, ha spiegato egregiamente che cos’è l’ideologia di genere, il Gender, successivamente l’intervento del professore Ronco è stato pubblicato sulla rivista trimestrale, Cristianità (gennaio-marzo 2011 n.359). Il professore inizia con un’affermazione paradossale: “l’ideologia postmoderna dei ‘diritti umani’ sta distruggendo la persona umana”. E’ una drammatica verità dei nostri tempi.
 
Continuiamo il nostro sguardo sul percorso culturale filosofico e sociale dell’uomo occidentale che si rende autonomo da Dio, dimenticandosi del peccato originale e del cristianesimo. Naturalmente continuo a utilizzare l’ottimo testo ben scritto, perché sintetico, del professore Giovanni Fighera, “Che cos’è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?”, edizioni Ares (2012). Il volumetto riesce a concentrare in poche pagine (227) la complessità e la vastità degli argomenti affrontati, non credo di esagerare ma potrebbe essere utilizzato come lettura critica nei licei italiani.
 
Prima di passare alla seconda parte del volume di Giovanni Fighera, “Che cos’è mai l’uomo, perché di lui ti ricordi?”, pubblicato dalle Edizioni Ares (2012), è bene considerare i nuovi miti che si son imposti nella nostra epoca postmoderna. Mi riferisco a quello tecnologico delle macchine e della falsa facilità di accesso ai servizi e di comunicazione immediata (internet, facebook, twetter). Il professore Reale nella prefazione scrive: “la grandezza dell’uomo consiste non nel fare tutto ciò che si può fare, ma nella giusta scelta di ciò che si deve fare, e quindi nel non fare molte cose che di per sé, con le nuove tecnologie, si potrebbero fare”.
 
L’uomo contemporaneo sta vivendo una crisi spirituale ben più profonda di quella economica. Gli ultimi Papi, a cominciare dal Papa emerito Benedetto XVI, e poi Papa Francesco lo hanno sempre sostenuto che la crisi economica è il risultato di una crisi antropologica. Papa Francesco ammonisce che la crisi, " non è solo economica e finanziaria, ma affonda le radici in una crisi etica e antropologica" che mette "gli idoli del potere, del profitto, del denaro, al di sopra del valore della persona umana", dimenticando che "al di sopra degli affari, della logica e dei parametri di mercato, c'è l'essere umano" che, per la sua dignità deve poter "vivere dignitosamente". L’uomo contemporaneo è immerso in un dramma tragicomico che lo sta portando alla solitudine e quindi alla morte. Il malessere dell’uomo contemporaneo viene da lontano.
 
“Quanto più profonda è la notte tanto più le stelle brillano”, è la scritta che si può trovare presso il monastero benedettino di Subiaco. Sono convinto che tra le tante stelle che brillano, una di queste è la bellissima intervista, che ho proposto qualche giorno fa, del settimanale Tempi a monsignor Caffarra, arcivescovo di Bologna. Monsignor Carlo Caffarra oltre ad essere un principe della Chiesa, è un eccellente uomo di cultura, studioso ed esperto di famiglia, matrimonio e temi bioetici, tanto che ha ricevuto da Giovanni Paolo II prima, e da papa Benedetto XVI dopo, diversi incarichi per guidare istituti, e corsi di preparazione in tutto il mondo. E’ autore di diverse pubblicazioni. E’ triste constatare come una figura così straordinaria abbia poco riscontro nel mondo della cultura italiana, e forse anche nel cosiddetto mondo cattolico.
 
Lo aveva detto nel secolo scorso, Gilbert Keith Chesterton, il grande scrittore inglese, lo ripete il settimanale Tempi, nella bella e interessantissima intervista del 19 giugno scorso a monsignor Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e cardinale di Santa Romana Chiesa. Il cardinale nell’intervista ha risposto alle sollecitazioni del direttore Luigi Amicone in merito ai temi etici di drammatica attualità: l’ideologia del Gender, l’unione gay, il matrimonio, la famiglia e soprattutto la manifestazione “Difendiamo i nostri figli” del giorno dopo a Roma in piazza S. Giovanni. “E dunque ci siamo. Dopo il referendum di Dublino e il voto del Parlamento di Strasburgo che raccomanda a tutti paesi dell’Unione l’istruzione di massa al gender e legislazioni matrimoniali gay friendly, viene il momento di allinearsi anche per l’Italia. “Fanalino di coda” dell’Europa, come dice il giornalismo giunto nella fase della sua automatizzazione e immissione nella catena di montaggio fordista” (Luigi Amicone, Famiglia. Caffarra: «Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città», 19.6.15 Tempi).
 

Che cosa deve fare il prete, ma non solo

Chi è il prete? E’ quello che ha “il potere di Cristo”. Certamente non dev’essere codardo, un uomo d’apparato, non deve andare a caccia di promozioni, non deve essere ossequioso per interesse, non deve essere tiepido, ipocrita, e via discorrendo. Con il linguaggio del grande predicatore, padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, ex chansonnier nei cabaret di Parigi, che all’età di ventotto anni abbandona le scene per vestire l’abito talare, scrive contro la tiepidezza dei sacerdoti responsabili del decadere della fede nei cuori degli uomini.
 

PAPA FRANCESCO SCRIVE AI GENITORI E AI BAMBINI

In attesa della pubblicazione della nuova enciclica di Papa Francesco “Laudato si” sull’ecologia e della manifestazione in difesa della famiglia del 20 giugno prossimo a Roma, ho letto e dunque presento un ottimo libretto che la Mondadori ha pubblicato qualche mese fa, “Cari genitori, cari bambini”, una miscellanea dei discorsi di Papa Francesco riguardanti l’importanza della famiglia e del matrimonio cristiano che deve durare per sempre.
 

LA FINE DELLA RAPPRESENTANZA IN ITALIA

Tra le grandi fratture che segnano il nostro tempo, c’è sicuramente la crisi della rappresentanza. Ormai da troppo tempo c’è tanta gente che non si reca più a votare perché non trova forze politiche e candidati credibili. Gli italiani hanno perso la fiducia nella politica, e non si sentono più rappresentati.
 

DUE VEGLIE PER LA VERITA'

Il 23 maggio scorso, nel cielo plumbeo di Milano ho partecipato a due veglie prima davanti all’Arco della Pace, la veglia delle Sentinelle in Piedi (a Milano siamo arrivati all’ottava veglia) e poi a quella presso la Basilica di Sant’Ambrogio alle ore 21, la veglia per i Cristiani perseguitati. “È una coincidenza provvidenziale - scrive il direttore della NuovaBQ.it - quella che vede nello stesso giorno - oggi - la veglia di preghiera per i cristiani perseguitati, promossa dalla Conferenza episcopale italiana alla vigilia della Pentecoste, e la manifestazione nazionale delle Sentinelle in Piedi. Due cose diverse – la memoria dei cristiani perseguitati nel mondo e la protesta contro i disegni di legge sull’omofobia e sulle unioni civili – eppure unite da un filo rosso al punto che saranno tantissimi coloro che dalle piazze delle Sentinelle passeranno nelle chiese per unirsi in preghiera con tutti i cristiani”.(Riccardo Cascioli, Testimoni della verità, 23.5.15 LaNuovaBQ)
 

CHI HA RUBATO LA SOVRANITA’ AI NOSTRI POPOLI

Continuando l’esposizione dell’agile libretto “Il popolo e gli dei”, scritto a quattro mani da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo, ci si interroga sul perché i popoli europei sono stati derubati del loro potere reale, della loro sovranità. Gli autori sviluppano delle analisi abbastanza articolate sulla nostra società italiana nel mezzo della crisi economica. In questo orizzonte di sovranità perduta, gli italiani cercano di adattarsi in piccoli spazi, dette di microsovranità, come la famiglia, l’impresa, il territorio e il web. Qualcosa si può ancora modificare, per esempio, lo stile di vita. Anche se la famiglia ormai ha subito sostanziali cambiamenti, nonostante ciò esiste una specie di welfare dal basso, non regolato e non finanziato dallo Stato. Del resto è la famiglia che dà i soldi ai propri figli, ancora non occupati, che sono costretti a prolungare la convivenza familiare.
 

SIAMO DIVENTATI SUDDITI DI REGNI LONTANI

Non è facile trovare un testo che riesce a spiegare con facilità il momento storico che stiamo vivendo, credo di averlo trovato, si tratta di “Il popolo e gli dei. Così la grande crisi ha separato gli italiani”, Editori Laterza (2014), scritto da Giuseppe De Rita e Antonio Galdo. Sono 100 pagine divise in tre capitoli, certo non tutto è condivisibile ma almeno ha il pregio di essere scritto con chiarezza dagli autori. De Rita essendo fondatore e presidente del Censis è considerato tra i più autorevoli osservatori delle trasformazioni economiche, anche Galdo mi sembra abbastanza esperto.
 
La cannabis non è una droga “leggera”, come si pensa solitamente, anzi produce effetti pesantemente negativi, soprattutto fra i più giovani. Lo dimostra con dati oggettivi aggiornati al 2014, il professore Giovanni Serpelloni, nella seconda parte del libro “Libertà dalla droga. Diritto, scienza e sociologia”, Sugarcoedizioni (2015 Milano). Serpelloni, autore di oltre duecento pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali e di 26 monografie, illustra lo stato della diffusione delle droghe in Italia, riportando diversi studi scientifici sui danni dell’assunzione della cannabis.
 

ATTENZIONE CHI SONO “GLI ULTIMI”

 In questo weekend appena trascorso abbiamo assistito a Milano a degli eventi più o meno contradditori: al mattino l’apertura dell’Expo, dove il mondo capitalista celebra se stesso, nonostante la crisi economica, e che vorrebbe estendere a tutti il suo benessere sconfiggendo definitivamente la“fame nel mondo”, nel pomeriggio, una piccola minoranza di potenziali assassinimette la città a ferro e fuoco, come accadde a Genova nel 2001. E’ una scena che ormai si ripete spesso, quando ci sono incontri importanti del capitalismo internazionale. In un interessante fondo pubblicato da comunitambrosiana.org, Marco Invernizzi, a proposito dei cosiddetti black bloc, scrive: “Appaiono come contestatori di un mondo del quale, invece, sono in qualche modo il prolungamento, o forse un aspetto contiguo”. Infatti “i due mondi sono accomunati dal rifiuto di quei principi fondamentali che soli possono tenere insieme una società e garantirne il bene comune, fra cui quella solidarietà verso gli ultimi che i “capitalisti” vorrebbero aiutare e i black bloc rappresentare.
 

LIBERTA’ DALLA DROGA

 Recentemente sono stato invitato dalla segreteria della Sugarcoedizioni di leggere un  testo sulla droga, un invito che ho preso con poco entusiasmo. Infatti il tema mi sembra logoro, e per certi versi di poco interesse. Non siamo alla fine degli anni settanta, subito il “68”, quando Alleanza Cattolica, organizzava affollati convegni per sensibilizzare nella lotta contro gli effetti devastanti della droga. Il testo che ho ricevuto è “Libertà dalla droga”, scritto a sei mani da Alfredo Mantovano, Giovanni Serpelloni e Massimo Introvigne, di recente pubblicato da Sugarcoedizioni (aprile 2015 Milano)Dopo averlo letto però devo ricredermi. Il testo è una buonissima sintesi di tutto quello che bisogna sapere sull’emergenza droga, e potrebbe essere un ottimo strumento di studio, soprattutto di sostegno per tutti quelli che operano nel sociale, a cominciare dagli operatori sociosanitari, i docenti nelle scuole, ma anche i genitori che devono educare quei pochi figli, soprattutto adolescenti, sempre a rischio di essere intrappolati dal fascino mortale della droghe.
 

GUERRA CIVILE E ASSASSINI DI PRETI NEL REGGIANO

In occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, il mensile di apologetica cattolica Il Timone propone ai suoi lettori, un dossier accurato e coraggioso dove si affronta la storia dei tanti preti uccisi dai partigiani comunisti in odio alla fede sul finire della seconda guerra mondiale. Partendo dalla storia del beato Rolando Rivi, il giovane seminarista ucciso dai partigiani, il mensile racconta la storia degli oltre 80 preti uccisi in odio politico e religioso. Il Timone propone già nel titolo la beatificazione  collettiva, “saranno i nostri martiri del triangolo della morte”.