IL VERO FEMMINISMO E’QUELLO CATTOLICO

Ripercorrendo la storia vista dal punto di vista delle donne, il libro “Papa Francesco e le donne”, di Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, (Sole 24 Ore, 2014) ricordano la grave frattura tra le donne e la Chiesa, procurata dalla minuscola pillola messa a punto dal biologo americano Gregory Pincus, un “metodo contraccettivo affidabile e sufficientemente certo, ha trasformato la maternità da destino in libera scelta, cambiando per sempre la vita delle donne”. Da questo momento, le donne possono decidere in prima persona della propria fecondità, e così l’autodeterminazione, diventa la parola chiave del femminismo del secondo Novecento.
 

LA PRESENZA RILEVANTE DELLE DONNE NELLA CHIESA

“Papa Francesco e le donne”, un libro che potrebbe suscitare una vera e significativa discussione all’interno della Chiesa. Scritto a quattro mani da due giornaliste esperte di fatti e questioni femminili, Giulia Galeotti e Lucetta Scaraffia, pubblicato da “Il Sole 24 Ore” (2014). Un libro che nasce dal mensile, “donne chiesa mondo”, de “L’Osservatore Romano” e soprattutto raccoglie tutti i discorsi che papa Francesco ha fatto sul tema delle donne. Nella prima parte, il testo intende leggere la Storia e l’attualità dal punto di vista delle donne, siano esse religiose o laiche. In particolare il testo raccoglie le risposte che i Papi contemporanei hanno dato alle richieste di una presenza femminile più rilevante all’interno dell’istituzione. Mentre nella seconda parte Lucetta Scaraffia, riassume i nodi storici e teologici connessi al problema della questione femminile, non solo nella società, ma anche nella Chiesa. Doverosa una precisazione, le autrici del libro, almeno così pare, non accettano le tesi culturali del femminismo radicale, bensì vogliono illustrare le argomentazioni di un certo femminismo cattolico, una terza via, libero da certa tradizione che farebbe parte della Chiesa cattolica, istituzione patriarcale, edificata sulla diseguaglianza tra due categorie di fedeli.
 
Mentre in queste settimane all’interno della Chiesa ci si divide in lotte intestine pro e contro Papa Bergoglio, io semplice fedele mi permetto di consigliare la lettura di qualche saggio che ricordi quale sia in questo momento storico l’unica cosa da fare da parte dei credenti, dei cristiani, dei cattolici. Del resto, lo ricorda lo stesso papa Francesco nella sua esortazione apostolica, “Evangelii Gaudium”, l’unica cosa da fare è impegnarsi nell’annuncio del Vangelo. “(…) E’ il compito che ci preme in qualunque epoca e luogo, perché ‘ non vi può essere vera evangelizzazione senza l’esplicita proclamazione che Gesù è il Signore’, e senza che vi sia un ‘primato della proclamazione di Gesù Cristo in ogni attività di evangelizzazione”. Papa Bergoglio, in pratica, riprende le parole di San Giovanni Paolo II, che in un discorso esortava i vescovi asiatici ad intraprendere una nuova evangelizzazione, che è una priorità assoluta che vale per tutti.
 

PAOLO VI IL PAPA CHE AMO’ LA CHIESA

Il 19 ottobre scorso in piazza S. Pietro Papa Francesco al termine del Sinodo straordinario sulla famiglia beatifica Paolo VI, il papa che chiuse il Concilio Vaticano II e che ha governato la Chiesa per ben quindici anni (1963-1978). Paolo VI, così come Pio IX, prima venne acclamato come un papa rivoluzionario, poi soprattutto dopo aver promulgato l’enciclica “Humanae vitae”, diventa reazionario e conservatore. In pratica scrive Marco Invernizzi, dirigente milanese di Alleanza Cattolica, su“Comunitambrosiana.org”, riferendosi agli intellettuali della cosiddetta “Scuola di Bologna”, fondata da Giuseppe Dossetti, “lo hanno biasimato accusandolo, più o meno esplicitamente, di essere stato l’affossatore del Concilio dopo la sua elezione e negli anni successivi alla chiusura dei lavori conciliari”.
 
Da alcuni mesi una questione viene dibattuta all’interno della Chiesa e nel mondo cattolico, mi riferisco all’urgenza delle riforme. Con l’elezione di Papa Francesco, l’argomento diventa impellente. Anche se in verità è un fenomeno che si verifica quasi sempre ogni volta che un nuovo papa si insedia sul soglio pontificio. Inevitabilmente papa Bergoglio sta mettendo mano ad una serie di cambiamenti, che non contraddicono la dottrina di sempre della Chiesa, ma, nonostante la continuità del suo magistero con quello degli altri papi, ci sono cristiani che hanno il mal di pancia. Chi frequenta internet, i vari blog più o meno religiosi, ma soprattutto facebook, può verificare diverse prese di posizione contro gli interventi e i nuovi metodi di papa Francesco.
 
Certi giornalisti, scrittori, anche i cosiddetti vaticanisti, da troppo tempo continuano a contrapporre i vari pontefici, soprattutto quelli del dopo Concilio Vaticano II. Spesso si fanno passare per progressisti, poi per tradizionalisti, per conservatori, per innovatori, per reazionari o addirittura per rivoluzionari. Difficilmente cercano di sforzarsi di vederli si come riformatori ma anche soprattutto come continuatori che si passano il testimone per guidare al meglio la Chiesa che fu di Nostro Signore Gesù Cristo.
 

COME SUPERARE LE TENTAZIONI DEL DISIMPEGNO

Ogni inizio d’anno scolastico puntualmente compaiono le solite riflessioni sul proprio operato, in particolare sull’opportunità o meno della “buona battaglia” del cristiano, in pratica si tratta delle solite tentazioni che periodicamente colpiscono ogni cristiano. Allora s’innesta lo scoraggiamento, l’ira, l’invidia, la pigrizia, la superbia. Il principe del male cerca di convincerti che è meglio rinchiuderti nel privato, disinteressandoti dei grandi interrogativi della vita, delle grandi questioni del mondo, della tua vita peccaminosa, della tua crescita spirituale. A conclusione di tutto questo ritorna alla mente la solita frase: “ma chi te lo fa fare?”.
 
Il Novecento, il cosiddetto “secolo breve”, non è stato soltanto il secolo delle “idee assassine”, come lo definì lo storico inglese Robert Conquest, ma fu anche il secolo dei Papi santi e dei quasi santi, a cominciare da S. Pio X e per finire con S. Giovanni Paolo II. Leggendo con più attenzione la vita e il magistero di questi Papi mi sono convinto che in tutto il secolo sono stati i leader migliori non solo per la Chiesa ma anche per la società civile. E se il Novecento ha collezionato i più orrendi crimini è perché non sono stati ascoltati abbastanza.
 

LA CHIESA FRA LE TEMPESTE E IL MISTERO DEL MALE

Nel testo “Il libro segreto di Papa Ratzinger”, Newton Compton editori (2013), Simone Venturini, scrive che Papa Ratzinger avrebbe lasciato il pontificato non tanto perché era anziano, ma perché “era conscio che la sua debolezza avrebbe potuto compromettere l’adeguato adempimento della funzione che secondo me è la più importante in questa fase della storia della Chiesa e che riguarda la lotta fra la Chiesa e il mistero del male”. Benedetto XVI è un uomo realista e consapevole che non sarà possibile invertire l’attuale corso della storia umana, segnato ormai da un generale distacco dalla fede in Dio e da una corrispondente autoesaltazione dell'uomo.
 
Riprendiamo i nostri temi “caldi” degli avvenimenti storici attraverso i quali tanti pseudo storici e gazzettieri per troppo tempo hanno infangato la Sposa di Nostro Signore, cioè la Chiesa. Leggendo e commentando l’ottimo testo-sintesi di Hasemann, “Contro la Chiesa”, edizioni San Paolo (2009), ci siamo lasciati con il fenomeno cataro, dove uomini e donne rifiutavano tutto ciò che era mondano e materiale e viveva nella povertà e sobrietà. Questa gente era ammirata perché sembrava più coerente dei preti intemperanti e corrotti della Chiesa romana. “In alcune regioni il catarismo, nonostante la radicalità della sua dottrina (o forse proprio per questo), si trasformò in un vero e proprio movimento popolare e assunse la fisionomia di un’autentica psicosi di massa”. Peraltro, l’estremismo rituale dei catari, in particolare quello del suicidio, fu apprezzato dai nazisti, da Himmler e da Otto Rahn, che ne sottolinea i modi preferiti dei catari per darsi la morte. Infatti per Hasemann, “il catarismo era una religione della morte, del disprezzo per la vita, e fu proprio questo aspetto a renderla così attraente agli occhi degli ideologi del Terzo Reich”.
 
Prima dell’estate è nata una querelle tra monsignor Luigi Negri e don Federico Pichetto che sul quotidiano online “IlSussidiario.net”, scriveva che le Crociate sono un tradimento del cristianesimo e pertanto i cristiani dovrebbero vergognarsi. Monsignor Negri risponde al sacerdote con un fondo apparso sul quotidiano online, “LaNuovaBussolaquotidiana.it”. Il vescovo rimprovera al don di parlare di Crociate che non sono mai esistite, ormai c’è una storiografia anche non cattolica che ha chiarito bene che cosa sono state in effetti il fenomeno Crociate; sostanzialmente direbbe Franco Cardini, un “pellegrinaggio armato”, “protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso. Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente”.
 
Un altro libro che si presta ad essere letto in estate è “Contro la Chiesa”. Miti, leggende nere e bugie” dello storico e giornalista tedesco Michael Hesemann, Edizioni San Paolo (Milano, 2009). Per Hesemann, l’anticlericalismo «si è servito della tradizionale arma segreta dei perdenti: la diffamazione. Il tutto attraverso falsificazioni mirate, alterazioni grottesche e storie dell’orrore gonfiate ad hoc. Sembra che un pugno di autori si superino a vicenda nel rappresentare i Vangeli come storie di menzogna, i papi come criminali assettati di potere, la Chiesa come strumento di oppressione e Roma come baluardo dell’intolleranza» (pag. 5). Così la nascita delle famose leggende nere, che ripescano favole macabre inventate dai persecutori dei primi cristiani, dai riformatori, dai filosofi illuministi, dalla massoneria o dagli ideologi delle moderne dittature. Teorie cospiratorie risalenti a secoli fa diventano presto ingredienti per bestseller moderni e non è difficile trovare in alcune librerie un’area dedicata a questo tipo di romanzi (magari a fianco di quella Il Codice da Vinci riservata all’ufologia).

Nel “pugno di autori”, il giornalista tedesco annovera Corrado Augias, Pierluigi Odifreddi, Dan Brown, quelli che con toni colti scrivono spesso tomi “scandalistici”, e che mirano a distruggere la verità storica del cristianesimo. Raccontare “le leggende nere della Chiesa cattolica, le storie dei suoi ‘oscurantisti’, conviene, è quasi una garanzia di alte tirature, di successo”. In pratica, c’è una vera industria culturale contro la Chiesa, spesso si tratta di una vera e propria storia alternativa del cristianesimo. Cinema ed editoria, “entrambi partono dalla comune premessa, considerata di validità universale, che la Chiesa è capace di tutto quando si tratta di conservare il proprio potere. Di conseguenza, in caso di dubbio, la Chiesa è sempre colpevole, anche quando i fatti dicono esattamente il contrario. Il titolo più noto di questo genere, quello che ha raggiunto la più alta tiratura, è il bestseller planetario di Dan Brown, Il Codice da Vinci (2003), che nel 2006 è diventato un film con protagonista Tom Hanks, attore più volte premiato con l’Oscar”.
 

L’UOMO CHE HA RINUNCIATO AL PAPATO

L’11 febbraio 2013, l’agenzia Ansa, alle ore 11.49 batte una notizia bomba che fa subito il giro del mondo: Benedetto XVI lascia il pontificato. Un annuncio senza precedenti, dalle ore 20 del 28 febbraio non sarà più il capo della Chiesa Cattolica. Dopo otto anni termina il suo pontificato, iniziato il 19 aprile 2005. Benedetto XVI dichiara di lasciare il suo ufficio “per il bene della Chiesa, per la propria incapacità di amministrare nel modo migliore il ministero a lui affidato”. Naturalmente subito si sono scatenate sui media, dibattiti, considerazioni, ipotesi sul perché del gesto così eclatante. Questioni per la verità che ancora oggi suscitano varie interpretazioni. Cosa ha portato Benedetto XVI a una scelta tanto grave, non solo per la cristianità ma per il mondo intero? A questa domanda cerca di rispondere un pamphlet interessante scritto da Simone Venturini, “Il Libro segreto di PapaRatzinger. L’uomo che ha rinunciato al papato, Newton Compton editori (Roma 2013).

Dai rimandi di copertina, “Il corvo, lo Ior, gli scandali sessuali. Chi c’è dietro le dimissioni più eclatanti della Storia?”, mi sembrava un testo di quel genere scandalistico che se ne vedono tanti e che in pratica cercano di denigrare e buttare fango contro la Chiesa, contro i Papi. Invece il testo di Venturini, non per niente lavora in Vaticano, docente alla Pontificia Università della Santa Croce di Roma, è stato anche Direttore della Biblioteca della Pontificia Lateranense e docente di Teologia biblica, è un ottima sintesi del Papato e chiarisce molti punti controversi partendo dalla Bibbia ma anche dai riti, discorsi dei pontefici, luoghi di culto e racconti di apparizioni.

“Conosceremo mai le reali e profonde ragioni del ‘gran rifiuto’?” Per Venturini l’atto così dirompente del pontefice ha un significato ben preciso: Papa Ratzinger ha voluto trasmettere ai fedeli, al clero, ma soprattutto alla Curia, un messaggio, una chiave di lettura del suo gesto. Il messaggio è che la Chiesa si deve rinnovare, non può andare avanti così.

“Viene da chiedersi dunque se l’elemento che ha scatenato la grave decisione non sia da rintracciare nei grandi cambiamenti di cui la Chiesa ha bisogno al suo interno e nella percezione che Benedetto ha di sé di fronte a questi drammatici problemi, da cui il teologo e umanista Ratzinger era assai distante: dai menzionati problemi legati alla trasparenza delle transazioni finanziarie dello IOR, a una non ottimale comunicazione tra i vari organismi della santa Sede; dal riordino della Curia all’accorpamento di numerosi uffici (…)”. Secondo Venturini, “I Paesi europei evangelizzati secoli fa hanno bisogno di un nuovo annuncio del Vangelo in forme e modi assai diversi del passato”. Tra le questioni che richiedevano decisioni quotidiane da parte del papa e che lo provavano non solo nello spirito ma anche nel già debole corpo, c’era la pedofilia, la fuga di documenti, problemi con l’ala dissidente dei lefebvriani, questioni di aggiornamento e snellimento dell’amministrazione vaticana. Venturini esclude categoricamente che il Papa si sia dimesso perché afflitto da qualche malattia grave o perché costretto da qualcuno. In pratica per capire il messaggio che Benedetto XVI ha voluto dare con il suo gesto, è importante fare attenzione a qualsiasi particolare o dettagli cronologici dell’evento. Venturini li elenca: 11 febbraio, la celebrazione delle apparizioni della madonna a Lourdes e anniversario dei Patti Lateranensi. “Benedetto XVI ha probabilmente scelto un giorno festivo per la santa Sede per non permettere a intrusi e curiosi di varcare Porta Sant’Anna, l’ingresso principale del Vaticano”. Inoltre il Papa, ha scelto un giorno che precede di due l’inizio della Quaresima, il tempo penitenziale per eccellenza della Chiesa cattolica. “In questo tempo di Quaresima, nell’Anno della Fede,- ha detto Benedetto XVI – rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana”. Venturini insiste, Papa Ratzinger, “annuncia le sue dimissioni due giorni prima che inizi la Quaresima, perché a mio avviso desidera proporre alla Chiesa cattolica e alla Curia romana un cammino di conversione (cfr. Marco 1,15), un cambiamento di mentalità. Si tratta di un cammino cui ogni cristiano è chiamato, ma come non riconoscervi un richiamo a tutti coloro che nella Chiesa occupano un ruolo di responsabilità più o meno grande?”

In pratica il pontefice tedesco chiede di rinunciare agli individualismi che minano l’unità dei cristiani e a riscoprire “l’essenzialità, di ciò che veramente conta nella vita. Solo da questo percorso, fatto di sofferenze e inevitabili rinunce, nasce la possibilità di un nuovo inizio sia per i singoli cristiani, che per la Chiesa”. L’autore del libro, naturalmente non è a conoscenza del successore di Ratzinger, ma già è in grado di tratteggiare quali dovrebbero essere le sue preoccupazioni. Secondo Valentini Benedetto XVI ha voluto dare una forte scossa col gesto eclatante delle dimissioni, probabilmente era “l’unico modo per far capire, a chi verrà dopo di lui, quanto seria e preoccupante sia l’attuale crisi ecclesiale e mondiale. Qualsiasi altro gesto non sarebbe stato sufficiente a scuotere le coscienze e a smuovere le migliori forze riformatrici della Chiesa”.

A questo proposito Valentini scrive: “Il gesto di Benedetto XVI nel dare l’annuncio delle sue dimissioni non solo rivela la sua profonda spiritualità, ma anche la convinzione che, così facendo, la sua opera di profondo rinnovamento della Chiesa non potrà essere facilmente trascurata dal suo successore”. Pertanto secondo Valentini, “La Chiesa cattolica, dalla periferia al suo centro, deve sperimentare una Quaresima di conversione, superando le tentazioni del potere, del successo, del prestigio e del consenso, per giungere così trasformata alla Pasqua(…)”. E mi sembra che Papa Francesco si sia messo sulla strada che ha indicato papa Ratzinger.

Il giorno dopo papa Ratzinger, rivolgendosi ai parroci di Roma, parla del Concilio Vaticano II e coglie l’occasione per dire cose molto importanti. La Chiesa è “un organismo, una realtà vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso sono elemento costruttivo della Chiesa come tale”, per Venturini, Benedetto XVI, intendeva dire che “la struttura burocratica della Chiesa non può soffocare la sua vera realtà, che è invisibile e viene percepita dall’anima”.

Comunque sia, si chiede Venturini, può bastare tutto questo per giustificare un gesto unico nella Storia della Chiesa? Basta dire che Benedetto XVI si sia scontrato con una Curia ribelle ai suoi disegni di riforma delle strutture vaticane?”. Per Venturini non basta. Tuttavia Benedetto XVI stesso sottolinea che ha scelto non costretto dalle contingenze, ma pienamente libero e consapevole. Dunque, “l’enigma delle sue dimissioni, perciò, persiste”. Pertanto per Venturini, il gesto storico del papa, può rientrare in un gesto apocalittico e profetico, perché Dio attraverso la storia vuole rivelarci qualcosa, infine nel gesto si nasconde un inizio di nuovo sviluppo per la storia della Chiesa.

Il testo ricostruisce la figura del giovane teologo Ratzinger e gli anni del suo pontificato, cerca nell’operato e nelle parole del papa la chiave per leggere il suo gesto e il messaggio che, con un atto dirompente, ha voluto trasmettere ai fedeli e al clero. Il testo fa riferimento al “gran rifiuto” di Celestino V, e al gesto che lo stesso papa Ratzinger presso la basilica di Collemaggio a L’Aquila aveva fatto: deporre nell’urna il pallio, elemento importante del suo stemmo pontificio. Inoltre Venturini, ricorda l’intervista che Benedetto XVI rilasciò nel 2010 al suo amico giornalista Peter Seewald, da cui scaturì il libro, “Luce del mondo”. Qui il papa tedesco fa intravedere che “quando il papa giunge alla consapevolezza di non esser più in grado fisicamente, psicologicamente e mentalmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”.

Venturini nel libro sottolinea che Ratzinger è stato cardinale di tre Papi che permisero di arricchire la Chiesa di nuove realtà come i cosiddetti “movimenti”, nuovi ordini religiosi. La Chiesa, forse per la prima volta, assunse veramente quella dimensione universale, soprattutto sotto Giovanni Paolo II. Tuttavia la situazione non era così rosea come poteva apparire. In un celebre discorso del 2003, Giovanni Paolo II, si esprime con parole che possono essere interpretate come una sorta di continuazione con quello altrettanto celebre di Paolo VI sul “fumo di satana”. Papa Wojtyla parla esplicitamente di apostasia silenziosa da parte dell’uomo europeo. Comunque sia il mondo che racconta Venturini spesso non viene conosciuto nemmeno dai cattolici e magari qualcuno tenta di occultare. Sarebbe opportuno ritornarvi in qualche altro intervento.





S. Teresa di Riva ME, 13 agosto 2014

SS. Ponziano e Ippolito martiri.                                                                       DOMENICO BONVEGNA

                                                                                                                This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. //

 
Di fronte alle notizie e alle immagini che arrivano dal Nord Iraq, in merito al genocidio dei cristiani che si sta sempre più concretizzando, giustamente il professore Massimo Introvigne sulla “LaNuovaBQ” di oggi (M. Introvigne, Genocidio dei cristiani. L’ora della “guerra giusta?”, 9.8.14 LaNuovaBQ) auspica che al più presto si attivi una nuova “ingerenza umanitaria”, se non addirittura una “guerra giusta”. Il sociologo torinese riporta l’appello alla Comunità internazionale di Papa Francesco “perché si adoperi per proteggere quanti sono interessati o minacciati dalla violenza”. Peraltro i vescovi italiani per il 15 agosto hanno indetto una giornata di preghiera, però questo per Introvigne non basta, a questo punto occorre attivarsi subito per proteggere chi è minacciato dalla cieca violenza dei fondamentalisti dell’Isis. Pare che siano oltre centomila cristiani che rischiano di morire. Occorre un intervento armato, come sembra che stiano facendo i caccia americani bombardando obiettivi militari dell’Isl.
 
Innegabilmente il ruolo del sacerdote è quello di portare Cristo, la salvezza del Vangelo a tutti gli uomini e soprattutto di testimoniarlo lui per primo. Tante volte si è precisato che il presbitero non deve essere un sindacalista, un politico, o un animatore tutto fare, sono questi compiti del laico. E’ certo anche che non tutti i parroci sono dei San Giovanni Maria Vianney. Può capitare però, che in condizioni straordinarie, il parroco deve occuparsi anche d’altro, come ha fatto San Giovanni Bosco a Torino, don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio di Palermo, o come ha fatto e sta facendo don Antonio Loffredo nel quartiere degradato della “Sanità” di Napoli.
 
Certamente tra gli argomenti più diffusi per attaccare la Chiesa cattolica c’è quello dei preti pedofili. Solitamente si insinua che la Chiesa, il Papa, avrebbero fatto poco per porre rimedio alle tragedie causate dall’immoralità di un numero piccolo ma purtroppo esistente di sacerdoti.
 
Nel 1995, con l’enciclica “Evangelium vitae”, il “Vangelo della vita”, Papa Wojtyla sfida la rivoluzione antropologica, fondata sul prevalere di presunti diritti, o meglio desideri della persona. In particolare il presunto diritto più eclatante, è quello di poter abortire il figlio non voluto. Un diritto diventato legge nella grande maggioranza degli Stati occidentali e quindi in Italia, con l’approvazione della legge 194, proprio pochi giorni dopo l’attentato del 13 maggio 1981.
 
Giorni fa una responsabile di un giornale online dove collaboro mi faceva notare che stavo esagerando con gli interventi su San Giovanni Paolo II, “non è possibile pubblicare venti articoli sul papa polacco…”. E’ probabile che la responsabile abbia qualche ragione, dovendo salvaguardare una certa linea editoriale del suo blog. Tuttavia credo che il Magistero di San Giovanni Paolo II non solo è attuale e quindi molto utile per risolvere i tanti problemi della nostra società disperata, ma merita essere presentato e richiamato perché non tutti i lettori hanno sempre l’opportunità di accedere ai documenti del Papa.
 
Continuando la lettura commento del testo di Marco Invernizzi, “San Giovanni Paolo II. Introduzione al suo Magistero, pubblicato da Sugarcoedizioni, in occasione della canonizzazione del Pontefice polacco, mi sembra interessante puntare l’attenzione su l’attentato del 13 maggio 1981a Giovanni Paolo II: “l’ingresso nel mistero di Fatima” e quindi evidenziare il Magistero Mariano del Papa Santo. Intanto per Invernizzi, nonostante le diverse opere pubblicate sull’attentato, “non c’è stata un’attenzione mediatica proporzionata all’enormità dell’episodio e all’ancora più sconcertante epilogo: il Papa ferito gravemente ma non ucciso, rimasto in vita per portare a termine la sua sfida ai regimi totalitari e fare uscire la Polonia dal patto di Varsavia e per continuare a guidare la Chiesa dentro al terzo millennio sulla strada della nuova evangelizzazione”. Karol Wojtyla lo ha spiegato esplicitamente, in particolare durante il pellegrinaggio a Fatima nel maggio del 1982, dove andrà per ringraziare e per esternare il suo “ingresso” nel mistero di Fatima.
 
Un anno dopo l’elezione Giovanni Paolo II promulgava un’esortazione apostolica, “Catechesi tradendae”, dedicata alla catechesi. In quei tempi la catechesi era molto trascurata, “vittima di un generale atteggiamento antidottrinale - scrive Marco Invernizzi - che era penetrato nella cultura dominante, particolarmente dopo il 1968, e poi anche nella Chiesa, sulla scia di uno stile che voleva privilegiare tutto ciò che è esistenziale contrapponendolo all’aspetto dottrinale della fede. Se è vero che il cristianesimo non è una dottrina, come Giovanni paolo II ma in generale il Magistero sottolineano con frequenza, è vero che ha una dottrina e che quest’ultima viene trasmessa attraverso la catechesi, cioè l’insegnamento del contenuto della fede”. (M. Invernizzi, San Giovanni Paolo II. Introduzione al suo Magistero, Sugarcoedizioni, Milano 2014)