TV2000, perché non chiedere scusa?

Come i lettori e gli internauti (e non solo), sanno bene, TV2000, la TV "dei Vescovi" aveva desiderio di chiamare il sig. Vladimiro Guadagno, conosciuto come Vladimir Luxuria, in qualità di opinionista ieri per commentare le notizie del TG.
 
Chi vede il Concilio Vaticano II come luogo di errore e nel post concilio la deriva modernista sta in grave errore.
Anzitutto dimentica e non vede e non vuole vedere che la galassia dei movimenti - ognuno con il suo "spettro" di Luce e di carisma - ha contribuito a mettere argine alla secolarizzazione inevitabile che aveva lontane radici.
Solo chi è in malafede o chi ha vissuto una povertà ed ignoranza come esperienza pastorale non vede che questo argine è stato forse il frutto più immediato del CVII.
Allora le carte in tavola sarebbero rovesciate.
 

I "cosificatori" di Dio

"E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori." FF234.
Lettera ad un Ministro tratta dagli scritti personali di Francesco di Assisi, nelle Fonti Francescane.
"Non pretendere", precisazione che dovrebbe diventare "regola" per qualche tradizionalista e per qualche progressista. Entrambi moralisti ed ideologi scippatori della Grazia del Vangelo.
"Professionisti manipolatori ed opportunisti", gli uni nel tirare la giacchetta a Papa Benedetto XVI prima e ora al tirarla a Papa Francesco, gli altri.
Scambiano la Diakonia per prepotenza e smettono di essere servi, preti e autentici laici.

 

Riaffermiamo il primato dell’uomo sullo Stato

Il presidente della Cei nell'omelia pronunciata nella Cattedrale di San Lorenzo per la ricorrenza di San Giovanni Battista, patrono della città ligure MIRIANA REBAUDO
GENOVA Riaffermare “il primato dell'uomo sullo Stato, sul profitto, sull'economia”. Chiamato a raccontare ai genovesi “l'onore e l'onere” del custodire nella nostra città le ceneri di Giovanni Battista, il Precursore di Cristo e santo patrono di Genova e di tutta l'arcidiocesi, il cardinale Angelo Bagnasco nel corso della messa in San Lorenzo, ha portato in affondo in tre parti.
 
"Penso a tanti stranieri che sono qui nella diocesi di Roma: cosa facciamo per loro?". E' durante l'udienza generale di mercoledì scorso che Papa Francesco ha voluto porre l'accento sulla carità e l'accoglienza verso i più poveri facendo riferimento al brano evangelico sul giudizio finale.
 
Molto infelice il titolo del'intervista a Mons. Paglia di Radio Vaticana qui.
Bisogna stare sempre attenti a non stare allineati alle ideologie correnti. Per il gusto del politicamente corretto.
Purtroppo non c'è solo la questione della violenza del maschilismo ma quella paritetica del femminismo, o almeno di un certo femminismo, che ha prodotto una cultura di morte, aborticida, divorzista e buonista.
Cavalcata e sostenuta da una certa visione liberale che porta all'estremo l'autodeterminazione svincolandola dalla realtà e dalla ragione.
Sostanzialmente per business e per potere.
 

Quando si manipola l'etica naturale

In merito alla decisione della Corte di Cassazione sul caso del risarcimento alla bambina nata con sindrome di Down, nell'attesa del testo esplicativo, facciamo alcune previe considerazioni.
 
In questi giorni cercavamo il video di Ruini ospite alla trasmissione Otto e mezzo di Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni in onda su La7 nel 28 gennaio 2008.
Andiamo sul Corriere ma il video non funziona.
Andiamo su La7 e il video non esiste.
Censura o problemi tecnici?
Proprio in questo video Ruini ripeteva a chiare lettere la natura, intrinsecamente cattiva, dal punto di vista etico e legislativo, della legge 194.
 

I danni incalcolabili dell'ideologia femminista

Il pronunciamento della Cassazione di ieri inerente le unioni omosessuali dice sostanzialmente "che le coppie gay hanno diritto comunque a vivere la “vita famigliare” e in specifiche situazioni hanno “diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”... e  che "è stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio”. E invita il Parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni" omosessuali, "restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni". (Riccardo Cascioli su la Bussola Quotidiana http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-giustizia-gay-4809.htm ).

L'autore dell'articolo della Bussola Quotidiana, aggiunge "Certo non sorprende molto questa uscita della Cassazione, visto che a firmare la sentenza è stata Maria Gabriella Luccioli, già nota per la sentenza che spianò la strada alla eliminazione di Eluana Englaro, ma anche per altre sentenze mirate a riscrivere il diritto di famiglia, secondo i princìpi dettati dalla cultura vetero-femminista.
Per cui la domanda che ci si deve fare è se è più possibile tollerare che singoli giudici riscrivano le leggi a proprio piacimento anziché applicarle per quel che sono. E’ davvero preoccupante il futuro di un paese dove un potere prende il sopravvento sugli altri e in più gode di una immunità e di una impunità assoluta."

Constatiamo che la nostra vita politica non solo non ci ha cautelato da una crisi economica annunciata ma viene distratta da questioni che, pur importanti, sono secondarie davanti alla deriva etica in atto voluta da coloro che hanno stravolto e scippato il concetto di Europa dei Padri Fondatori. E nel contempo hanno desiderio di depauperare totalmente la volontà dei Padri Costituenti italiani; affossare il diritto naturale. Negare la morale naturale e creare un sistema etico iniquo e contrario al bene dell'uomo in nome dell'ideologia. E' il solito e ripetitivo problema della Torre di Babele. L'uomo vuole dar-si un nome da sé. E' il culto del "sé" e dell'autodeterminazione.
Auspichiamo una presenza poltica che sappia non solo fare realmente il bene dei cittadini ma rispettare le istanze fondanti del diritto naturale e della morale naturale.. ma a quanto pare, né al centro sinistra, nè al centro destra si vede qualcuno in grado di rispettare in toto queste caratteristiche. Intanto i ministri che stanno al governo tecnico affiancano a cose buone e di indubbio valore alcune uscite etiche e politiche di pessimo gusto e di pessimo impianto valoriale, a cominciare dalla Ministro Fornero.

La barbarie è in atto e qualcuno la chiama progresso. Ed è barbarie impunita che non viene giudicata da nulla e da nessuno guidata dal relativismo e dalle lobby.

E' la prepotenza che nega la luce della ragione e l'evidenza del reale. Per questo è barbarie.



Staff ZM
 

L'elogio rivelatore ma tutt'altro che inaspettato

Delle posizioni del fratello Enzo Bianchi eravamo a conoscenza. Del suo esser-si costruito un approccio particolarissimo al cristianesimo e al cattolicesimo eravamo ben coscienti. Alcuni suoi lavori di esegesi spirituale alla Parola di Dio sono apprezzabili e noi sappiamo che Dio "usa" anche "l'asina di Balaam" per rivelarsi. Ciascuno di noi infatti pur non dichiarandosi né tradizionalista, né progressista, sa ed è cosciente che è un peccatore, a volte meno degno dell'asina di Balaam di poter parlare e di poter seguire Gesù per Pietro. Non esistono patentini ma esistono criteri ben chiari per giudicare - è guai a chi non lo fa, anzitutto verso se stesso - se si è cattolici o meno, se si è in comunione con Pietro a corrente alternata e secondo convenienza.
Però stupisce che Enzo Bianchi tessa le lodi di Hans Kung (qui) e del suo "Essere cristiani". Del suo ri-fondare un cristianesimo a-cattolico e svincolato dal Magistero e da Pietro.  Del muoversi di Kung come un ricercatore senza "binari" che lo giudicano e che giudicano il suo lavoro senza altri che la sua coscienza, che nel tempo si è sempre più de-cattolicizzata e de-cristianizzata.
Kung è l'espressione vivente di quanto sia erroneo il giudicare senza altro metro che la propria coscienza. Certi fratelli teologi sono l'espressione empirica di quanto il peccato originale ci abbia feriti.
Ciò detto parliamo di dimensioni oggettive e non soggettive. Perché è vero che chiunque, anche il più lontano da Cristo e da Pietro, da un momento all'altro potrebbe diventare un faro di santità e nessuno di noi sa cosa c'è nel sacrario del cuore di un fratello. Solo Dio conosce l'abisso e le sue reali pieghe.
Però nei seminari nessuno si sognerebbe di invitare Kung mentre, in alcuni della nostra Italia, Enzo Bianchi viene ancora invitato a parlare e a fare un "annuncio". E' un bene? Giova ai nostri seminaristi? Giova alle Diocesi? I vescovi ne sono coscienti?
E' qualcosa che vale la pena di chiedersi.

Purtroppo tutti questi residui di pseudo-sessantottismo ecclesiale - a fianco del tradizionalismo e di certo "sedevacantismo" - sono la rovina del cammino cristiano di tante anime della Chiesa e la confusione irresponsabile generata nel popolo di Dio.

Secondo il nostro punto di vista, è proprio il caso che la Chiesa, pur cosciente di queste frangie di approccio, tradizionalismo e progressismo, ormai residuo di un passato di transizione, faccia sua la Parola di Gesù di "lasciare che i morti seppelliscano i loro morti" (Lc. 9, 60) e di guardare in alto e avanti, con Pietro e con tutti i Vescovi in comunione effettiva e affettiva con Lui. Si comunione anche affettiva, non emotiva, non "papista"; ma nel senso autentico che l'affetto in Cristo e per Cristo, dona verso il servo dei servi di Dio e che aiuta la formazione di una retta coscienza cattolica.
Quindi non contro queste posizioni - progressismo e tradizionalismo - che avviliscono la Chiesa, ma oltre, puntando lo sguardo su ciò che realmente piace a Cristo per una corretta nuova evangelizzazione.
Il ripiegarsi, talvolta isterico, su certe questioni teologiche e pastorali, dei progressisti e dei tradizionalisti, inasprisce lo slancio che lo Spirito del Signore desidera dare al camminare spedito e fecondo della Chiesa nel mondo.

Paul Freeman
 

Festa della donna

8 marzo, Festa della Donna.
C'è poco da festeggiare se la donna non si confronta, non si ritma e non si educa alla luce di Maria di Nazareth.
Una donna "mascolinizzata", una donna in preda al delirio di onnipotenza, una donna persa in problemi irreali, una donna immersa nella sensualità,
una donna che si autodetermina fino a negare il frutto del grembo, ha perso il suo quid, la sua identità, la sua ragione e la sua gioia.
Come Maria... e allora sarà festa.

Francesca
 

La vera ipocrisia

Ci sono alcuni che per sistemare un danno fatto mettono una toppa che peggiora lo strappo.
E' il caso, stavolta, della giornalista Lucia Annunziata che dopo l'iperbolica, irrispettosa e letteralmente "assurda" sparata su Celentano, i campi di sterminio e gli omosessuali, si pronuncia in maniera irrispettosa verso Lucio Dalla, le sue volontà e le sue intimità e contro la Chiesa Cattolica.
Insomma come si dice a roma "la butta in caciara": sembra dire.. non io, non io sono i contri gay ma la Chiesa Cattolica, guardate il vostro nemico.
Io sono perfettamente allineata.
Purtroppo non solo non è così - perché se c'è una istituzione ed un luogo che ama e ha cura della persona e anche della persona omosessuale è proprio la chiesa cattolica - ma, peggio ancora, cosifica la persona di Lucio Dalla, le sue volontà, le sue scelte e la sua vita - quando Lucio Dalla non può replicare - con un colpo di teatro incivile volto solo a difendere una sua sparata poco intelligente, una errata concezione della persona, una ignoranza crassa ed ideologica sulla pastorale e l'annuncio della Chiesa Cattolica.
Ma tutti possiamo sbagliare. E tutti, pur essendo intelligenti e navigati, possiamo commettere o dire qualche sciocchezza.
Questa è la vera ipocrisia, non chiamare per nome la propria stupidità e non saper chiedere scusa.


Qui un filmato di Radio Londra, di Giuliano Ferrara


 

Custode di un'identità

L'invito di Montini a vivere la cultura come "carità intellettuale"

Nel pomeriggio di martedì 18 gennaio viene presentato a Milano, il Catalogo sistematico del Museo diocesano edito da Electa, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nella collana "Musei e Gallerie di Milano". Partecipano il cardinale arcivescovo Angelo Scola, e il vescovo Franco Giulio Brambilla. Anticipiamo stralci di uno degli interventi.


di PIETRO PETRAROIA"L'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali mobili e immobili (...) costituiscono il fondamento conoscitivo di ogni successivo intervento". Così si legge nell'Intesa fra il ministero per i Beni e le Attività culturali e la Conferenza episcopale italiana, stipulata nel 2005. Si tratta di parole sintetiche e chiare, dette assai meglio qui che in qualsiasi altra norma italiana, incluso il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Si afferma in sostanza che gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale non sono affidabili, se non si fondano su un rigoroso previo momento conoscitivo, di studio e documentazione, i cui esiti non devono essere relegati a una fruizione individuale, soggettiva, ma vanno invece esplicitati in una forma che ne consenta la verifica critica da parte di una pluralità di soggetti, facilitando così interventi consapevoli, e dunque responsabili, più corretti ed efficaci possibile.
 La difficile ma solidissima fedeltà, con la quale la Banca Commerciale Italiana avviò e oggi Intesa Sanpaolo prosegue l'impegno di catalogare e pubblicare il patrimonio artistico di tutti i musei milanesi, sembra orientarsi a questa medesima finalità e proprio per questo costituisce un contributo di grande e permanente validità per il perseguimento del bene comune, in particolare dell'obiettivo di restituirci la percezione piena del valore dei beni culturali musealizzati, intesi come preziosi riferimenti per la cura, nel tempo, della nostra identità. Nel caso del Museo diocesano l'identità di cui esso si prende cura, anzitutto con lo studio e la catalogazione delle proprie opere d'arte, sino alla loro pubblica esposizione, ha una valenza davvero pregnante e in certo modo duplice, perché alla storia artistica e culturale del territorio correla inestricabilmente la storia delle variegate comunità cristiane della diocesi, vissute nei secoli nella fedeltà alla tradizione, ma anche nella ricerca appassionata e continua di espressioni sempre nuove per celebrare nell'arte l'accoglienza della fede in termini attuali.
Non possiamo qui dimenticare che proprio alcuni grandi arcivescovi di Milano del secolo passato ebbero grande ruolo come committenti di nuove chiese e quindi assunsero la responsabilità del confronto con l'architettura e la società del proprio tempo: Andrea Carlo Ferrari, Alfredo Ildefonso Schuster, Giovanni Battista Montini. E in particolare Montini, affiancato da monsignor Pasquale Macchi, ebbe rinnovata attenzione al tema dell'arte contemporanea e, più in generale, alla cultura da vivere come "carità intellettuale" nel suo tempo di grandi modernizzazioni.
Proprio la carità intellettuale (che aveva ispirato già Federico Borromeo nel fondare l'Ambrosiana) era stata al cuore della spiritualità di Antonio Rosmini, così caro a Paolo VI; e giustamente monsignor Luigi Crivelli - realizzatore e primo presidente del museo - nella biografia che al Montini arcivescovo dedicò dieci anni or sono, ha voluto definire con questa espressione, carità intellettuale, il suo atteggiamento specifico rispetto al mondo della cultura.
La storia del Museo diocesano, dalla prima idea di Schuster, lungo il suo settantennale percorso, sino all'inaugurazione del 5 dicembre 2001, è maturata con difficoltà in un contesto storico di vicende socio-culturali complesse e quindi di scelte pastorali talvolta ardue.
 Il catalogo sistematico del museo che oggi ci viene offerto si pone, dunque, non soltanto come un accurato rendiconto scientifico, il compimento insomma del processo che porta il museo, proprio nel suo decennale, alla riconosciuta maturità fra gli altri musei milanesi presenti nella collana di Electa curata da Carlo Pirovano: vero modello di metodo per l'Italia e non solo. Di fatto questo catalogo ci appare infatti consegnato anche alle numerose comunità cristiane della diocesi, che al museo non possono non sentirsi legate; e non soltanto nel caso in cui esso abbia dato protezione e visibilità a opere d'arte che da tali comunità locali provengano, ma soprattutto perché il museo da un decennio si pone - grazie anzitutto al suo direttore e al suo staff scientifico e tecnico, grazie ai suoi volontari - come un servizio concreto per un intenso dialogo con la società contemporanea, provocandola, tramite l'esperienza diretta dell'arte, a riconoscere i suoi bisogni profondi, nel suo continuo mutarsi.
 Nella prefazione al catalogo il direttore non esita a chiarire con limpida onestà professionale che il risultato attuale dell'assetto espositivo è il migliore possibile nelle condizioni date, anche se non è il migliore in assoluto; che la realizzazione del quarto braccio è pertanto obiettivo irrinunciabile; e non è facile, aggiungo qui, il raccordo fra le opere raccolte dal territorio e quelle afferenti a preziose collezioni acquisite in dono, a partire da quella arcivescovile, le quali, peraltro, hanno potuto raggiungere il museo e offrirsi al nostro godimento proprio perché il museo è nato e dà prova costante di ben lavorare per la crescita della cultura e la maturazione nella fede cristiana, come aspetti di un'integrata - ma non integralista - proposta di servizio.
Nutro infine l'opinione personale che il futuro del Museo diocesano di Milano possa giovarsi di un coraggioso intervento strategico, che si dispieghi anche fuori dai suoi confini, promuovendo un'interazione costante e intensa nella gestione di numerose collezioni artistiche e storiche di inestimabile valore, per le quali questa diocesi può serbare gratitudine alle generazioni passate.
Senza pretendere di citarle tutte, ritengo che già soltanto evocarne talune, una accanto all'altra (l'Ambrosiana, il Museo del duomo di Milano, il Museo del duomo di Monza, il Museo di Sant'Ambrogio, in parte qui trasferito con oggetti di pregio supremo), e ricordare poi altre collezioni e centri artistici di pregio, come la Galleria d'arte sacra dei contemporanei a Villa Clerici, il Centro San Fedele, le collezioni del Pime, il Museo dei Cappuccini, basti a far intendere quali grandi ricchezze e responsabilità le comunità ecclesiali di questa diocesi si trovino oggi a dover ben amministrare, in una società che diviene sempre più multietnica e pluriculturale, terrorizzata dalla paura dell'impoverimento materiale.
Nessuno, immagino, vorrà credere che la diocesi possa o voglia far tutto da sola; il cardinale arcivescovo lo ha escluso nelle parole e nei fatti con l'incontro del 29 settembre scorso proprio qui, nel Museo diocesano, ricordando che lo stesso servizio dell'autorità "o è collettivo o non è"; parimenti, nessuno potrebbe credere che bastino le soprintendenze per assicurare ovunque la tutela. Nessuno, poi, vorrà ignorare l'inscindibile legame storico, che va sempre curato, tra le opere d'arte musealizzate e quelle delle tante chiese e case religiose della diocesi.
Il catalogo sistematico di questo museo, che oggi ci viene consegnato, mettendoci sotto gli occhi valori assolutamente unici esprime, dunque, nel contesto di tutta la collana dei cataloghi dei musei milanesi, anche un preciso appello alla corresponsabilità di quanti, nelle istituzioni pubbliche e private, così come nelle famiglie e nelle comunità, potrebbero aprirsi a una generosa cooperazione e a un confronto creativo e senza pregiudizi, per continuare a salvaguardare e godere oggi e in futuro quanto i musei ecclesiastici ci offrono.

(©L'Osservatore Romano 18 gennaio 2012)
 
Come sottolineato acutamente da Tommaso Scandroglio nell'articolo di oggi della Bussola Quotidiana (qui e che noi riproponiamo qui) alcuni rimedi per salvare dalla crisi del Governo Monti, inerenti le liberalizzazioni, non spostano di un asse i principi fondanti l'economia ma li ri-propongono nei suoi aspetti a-valoriali. L'economia si innesca nella produzione e nel consumo, nella domanda e nell'offerta. Tuttavia non solo questo non è vero per l'economia che prima o poi arriva a produrre i mostri che ben conosciamo - e dalla cui lezione sembra non aver imparato nessuno - e cioè si arriva al collasso, per poi proporre delle toppe salva-crisi e poi ri -arrivare ad altro collasso, ecc all'infinito, ma soprattutto non è vero dal punto di vista dei fondamenti etici del vivere sociale e dell'economia.
Noi come ZM e come staff di guidareferendum.it abbiamo sempre sostenuto che il cedimento valoriale ad ideologie disumane, come il marxismo e come il liberismo - quindi sia a sinistra che a destra - produce antropologie dannose. Le quali portano ad ingolfare societario oltre che a disumanità. La nostra Repubblica, ad esempio, come già molte volte accennato, si basa e si fonda sul lavoro. Se uno stato si fonda sul lavoro significa che esso - debitore di occhiolini al marxismo e alla visione liberale - fa del lavoro, o può fare del lavoro il motore primo della democrazia. Ma questo è eticamente fallace ed inesatto. Ciò che fonda uno stato è la prima cellula societaria, cioè la famiglia che ha al centro il bene e il valore primo della persona. Quando si fonda un sistema sociale su altri aspetti ci si suicida valorialmente e poi di fatto. I nostri padri costituenti che hanno scritto con lacrime e fatica la nostra bella costituzione, proprio sul primo capitolo hanno avuto un cedimento di valore. Un cedimento che ha aperto a derive etiche e di fatto successive. Quindi non solo eventuali "cattivi" governi della prima e della seconda repubblica, ma fondamenta e priorità inesatte e smarrite.
Priorità e punti di partenza errati che hanno fatto deviare anche sul modo di essere laici e del modo di essere pienamente laici dei cattolici.
Facciamo un esempio recentissimo. Mons. Mariano Crociata intervenuto a Baida (Palermo) il 3 gennaio 2012 ha detto:
«Fino a quando non
riusciremo a trasmettere che essere
buoni cittadini è dimensione integrante
dell’essere buoni cristiani,
difficilmente riusciremo a far crescere
dei cristiani veri»
Subito i giornali hanno rovesciato i presupposti dicendo che Mons. Crociata ha detto che per essere buoni cristiani occorre essere buoni cittadini. Con l'assurdo etico che ogni buon cittadino è un buon cristiano. Quando invece è vero e ha detto il contrario, e cioè che l'essere buoni cristiani fa essere anche buoni cittadini. Anzi pienamente cittadini. Affermando il contrario di quanto ha detto Mons. Crociata si arriva a sostenere il "cristianesimo anonimo" tanto caro ad alcune - oramai passate ma ancora dannose - pesudo-teologie progressiste. E' proprio il cristianesimo anonimo, la visione liberale - di sinistra e destra - che ha relegato il cristianesimo a "religione personale e fatto privato" che vincola alla schizofrenia.
Per assurdo e per iperbole, buoni parrocchiani ma pessimi cittadini; persone "spirituali" e cittadini politicamente e socialmente assenti. Cittadini con due morali, due teste, due divinità; da una parte Cristo e dall'altra lo Stato, da una parte la Bibbia e dall'altra la Costituzione, si partecipa a cerimonie e processioni ma si è disonesti e magari abortisti. Da questo dualismo si erge poi un'unica morale e religione: il fai-da-te. L'autodeterminazione. Ora questo è inconcepibile e la dottrina sociale della Chiesa non ha mai sostenuto questo dualismo etico fondativo ed operativo. La laicità non significa che nella politica e nella vita pubblica e sociale si debba avere una visione ispirata a valori costituzionali e non alla Verità del Vangelo. Nella vita politica, nella vita sociale  nelle scelte pubbliche il linguaggio è certamente diverso - ed è la fatica dell'incarnazione - ma i fondamenti sono i medesimi: la vita buona del Vangelo. Da qui parte una nuova evangelizzazione.
Proprio perché "sei di Cristo" non puoi non amare e operare concretamente per il "luogo" dove la provvidenza ti ha posto, cioè la tua terra, la tua cultura, la tua nazione. Senza retorica ma con grande senso di responsabilità e civiltà.
Questo perché tu che fai politica, che fai l'assessore comunale, il sindaco o lavori nelle forze dell'ordine, o insegni o fai la segretaria, o fai il commesso, o l'operaio o il dirigente, o fai il bancario, possa dare ragione della Speranza che è in te.
Se uno ti chiede a bruciapelo nel nome di chi fai questo e ti comporti così?
Tu possa rispondere immediatamente perché sono di Cristo, sono cristiano e cattolico e non potrei fare altrimenti.

Staff ZM e guidareferendum.it
 

Quando la coscienza diventa il termine assoluto di verità

Un aneddoto vero e illuminante.
Il "famoso", di allora Carlo Carretto disse, in un quotidiano largamente letto in Italia nella rossa Umbria (*), che aveva vegliato tutta la notte chiedendo al Signore come votare sulla questione del divorzio e che alla fine votò a favore del divorzio dichiarando "no" all'abrogazione.
Risposta di P. Ludovico Profili, nerboruto padre francescano dell'Eremo di Monteluco.. "Caro Carlo, quella notte faceva meglio a dormire!".

Quando la coscienza viene presa come termine ultimo e fondativo accade questo. La coscienza è invece ultimo elemento operativo ma non fondativo. Tale coscienza che fonda su se stessa il Vero è mostruosa e genera dei mostri.
La ragione dorme, l'ideologia trionfa, qualunque essa sia; sia di destra che di sinistra, clericale o laicale. Il fai da te impera ed elegge a proprio "idolo" il relativismo. Sempre a caccia della pace emotiva, della sensazione "new age", dello "star bene", della "misericordite", della "giustizia senza amore".
Cosa diversa il buon senso, che spesso ha l'occhio lungo e che ragiona nell'autenticità, del vero e del bello. E dà la pace autentica.
Infine la preghiera, anche personale, è sempre atto ecclesiale. Si vive "cum-ecclesia". Se dunque si prega in dissenso con la Parola di Dio, con la Tradizione e il Magistero, con una mancanza di sintonia con Pietro... tale preghiera è fallace, ed inganna.
Non importa quanto tu sia in alto o quanto tu sia dotto, rischi di precipitare e "avvoltolarti" nel fango del tuo io ferito.
E mendichi conferma delle tue malate intenzioni ed intuizioni cercando consenso. Qualche malato che ti viene dietro o ti cammina accanto lo trovi sempre ma è una risonanza isterica della superbia. Ed il Peccato Originale, poi, non è così distante nel tempo.
Pertanto come dice l'apostolo "Chi stia in piedi veda di non cadere" (1Cor. 10,12).

* Carretto scriveva sul quotidiano La Stampa del 7 maggio 1974 un articolo (che sembra venisse riprodotto dal PCI in un milione di copie) nel quale testualmente affermava: "Voto no …E Tu, Signore, per chi voti? Mi par di saperlo dalla pace che sento dentro di me". Poi Carretto ritratterà pubblicamente, anche se in maniera ambigua, da come si deduce leggendo l’intervento contenuto nella sua autobiografia (Cittadella editrice, 1992, pp. 337-340), il 3 aprile, giovedì santo del 1975, nella cattedrale di Foligno, davanti al vescovo mons. Siro Silvestri, ma intanto il danno, indubbiamente elevato, era stato prodotto. (fonte: http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&;file=article&sid=518)

Paul
 

Show generalista con "morale" relativista

Lo show generalista e "leggero" di Fiorello su Rai 1 è geniale. E' sicuramente un modo bello per far da contenitore al Varietà e nel contempo un modo per fare autentica televisione. Davanti allo scempio fatto da trasmissioni marcate Endemol o ai vari show è una boccata d'ossigeno.
Purché però non ci si avventuri nel campo di scelte etiche sensibili. Qui i piani si mischiano e si fa violenza veicolando spot ingannevoli come quello fatto da Fiorello sul preservativo.
Ingannevoli sia perché non è vero che il preservativo salva dall'AIDS (basti leggere le laicissime indicazioni ABC - abstinence, be faithfull, condom); ingannevoli perché tu, showman, stai usando il tuo ruolo pubblico, pagato con soldi pubblici, abusando deontologicamente del tuo ruolo.
Caro Fiorello, come nel passato hai fatto delle scelte sbagliate, nel delirio di onnipotenza - come tu stesso hai più volte onestamente affermato - così sei cascato di nuovo in questo delirio dando una pessima informazione che rivela un impianto etico relativista e diseducativo verso l'educazione alla sessualità e alla vera prevenzione; hai cosificato la vita affettiva e il dramma di una terribile malattia attorno ad un pezzetto di gomma.
Come "Morgano" e "Ariso" ti diciamo: per noi è no! Non fa ridere, non informa, non forma, depaupera il canone tv.
Nel delirio in fin dei conti ti sei omologato, ti sei messo nel carrozzone dei mediocri. Hai risposto a queste critiche su Twitter scrivendo: "non ho parole".
Si, forse sei stato sincero: non hai parole, non hai argomenti su cose così delicate.. pertanto l'altra sera hai perso un'occasione per stare zitto.
Parlando di preservativo... non ti sei preservato e hai fatto svanire tutta la sana leggerezza che il tuo bel show ha portato.

Paul
 

La pubblicità nell'etica che giustifica se stessa

Dite a Benetton e al suo "fotografo" di srotolare lo striscione del Papa che bacia l'Imam,
al Cairo;
vediamo la reazione!
 

La morte del tiranno

Siamo curiosi noi esseri umani. Spesso osanniamo, portiamo in alto un leader. Talvolta abbiamo quasi bisogno di essere "comandati" e sopportiamo anche una leadership monotematica, finché quel qualcuno abusa del suo potere e la dittatura diventa evidente, feroce e terroristica. Annichilisce le coscienze e la libertà collettiva ed individuale. Indubbiamente c'è stato un abuso da chi sta al potere. Ma, talvolta, questo qualcuno ce lo abbiamo messo noi, o direttamente, democraticamente parlando, o con il nostro continuo silenzio assenso dimenticando il bene comune e rispondendo al nostro bisogno di essere rassicurati. Le convenienze fanno dimenticare la correzione fraterna.
Il male della dittatura sta anzitutto nelle scelte del tiranno ma anche noi potremmo avere delle responsabilità. Non parlando quando avremmo potuto e illudendoci - e questa è la cosa peggiore - che egli non avrebbe "abusato" del suo potere.
Se dunque noi siamo migliori del tiranno, di qualunque tiranno, che senso ha ucciderlo? Vogliamo forse esorcizzare il fatto che anche noi abbiamo un fondo oscuro e che al suo posto saremmo stati tali e quali a lui? Vogliamo dunque con questo gesto celebrare la liturgia manichea per cui lui è il male e va distrutto e noi il bene?
Se veramente il nostro cuore fosse pulito, o meglio bisognoso di bene, un tiranno e un dittatore - a meno che non sia per legittima difesa sul campo - andrebbe processato.
Questo si tirerebbe fuori il meglio di noi. Questo parlerebbe un chiaro linguaggio per il bene comune. Questa sarebbe una parola chiara che direbbe che ciascuno di noi ha bisogno di essere salvato e a non ripiegarsi in quella zona oscura che porta nel cuore e che porta al delirio di onnipotenza e alla malvagità, tipica di ogni dittatore.
Davanti alla celebrazione massmediale di queste ore dell'evento della morte di Gheddafi si è persa una civile occasione di dimostrare realmente di essere migliori di quell'uomo impaurito e ferito; un dittatore si; un uomo che ha abusato e fatto molto del male si; un uomo che ha commesso crimini contro l'umanità, certamente; ma pur sempre un poveraccio, come ciascuno di noi.
Uccidendolo, ci si è comportati in maniera vile e debole come lui ha fatto, probabilmente, per tutta la vita.
Il "cuore dell'uomo è un abisso" che necessita di essere guarito. Saperlo è già un principio di guarigione, personale e collettiva.
Spesso i massmedia distraggono da questa verità e puntano alla vendibilità della sensazione.
Speriamo che il nuovo scenario apra ad una primavera e non ad una nuova dittatura che prende altri nomi, altri volti, altre strade, magari più truffaldine, con l'appannaggio della parola "democrazia".

Paul
 

Siamo indignati con gli "indignados"

Cita la Repubblica di oggi "Un gruppo di ragazzi incappucciati con felpa nera, caschi neri e bastoni, ha preso di mira e frantumato una statua della Vergine, in via Labicana. Sul selciato è rimasto il volto deturpato del gesso ridotto in mille pezzi" (foto e news © www.repubblica.it ).

La protesta pacifica è uno dei linguaggi ammessi dalla democrazia purché non distrugga e rompa i beni comuni e soprattutto non deturpi i simboli religiosi. Il rispetto disarmato e disarmante è uno dei principi fondanti la lotta non-violenta ed una sana e feconda civile protesta.
Quando poi dei black block in casa nostra, a Roma, se la prendono con una statua della Madonnina, significa che la misura dell'ignoranza è colma. Costoro sono tali e quali a  coloro che dicono di combattere, pienamente inseriti nel sistema, schiavi della loro miseria interiore, una malattia da curare, peggiori del sistema che essi combattono.
Chiunque abbia un poco di dignità in Italia, di qualunque colore partitico e di qualunque classe sociale, dovrebbe pronunciare parole chiare e forti che isolino questi violenti generatori di violenza.
Ci aspettiamo che il presidente della Repubblica deplori pubblicamente queste forme inique di linguaggio.

Staff ZM
 

Scelte senza senno e buon senso alla lunga creano costume

Si legge sul Corriere: "Cicciolina in pensione come ex parlamentare: tremila euro al mese", qui l'articolo

Questo insulto al buon senso è uno dei tanti regali del Partito Radicale e dei meccanismi malati che regolano la politica da oltre trent'anni. I radicali ne sono la forma più pittoresca, ma anche il cattocomunismo e il berlusconismo poi hanno regalato episodi diseducativi come il presente.
La scelta dell'immagine e della campagna simbolo, come principio, può anche funzionare - purché rispettosa -, per un periodo relativamente breve ma la gente, il popolo italiano, ha bisogno di risposte concrete, di affidabilità, di risposte serie e significative a lungo termine. Il sistema è malato e non da poco tempo. Pensare che si risani da sé senza salti e rotture è pura utopia. La politica è un servizio prezioso ma chi aiuta i politici ad essere persone serie, affidabili, amanti del bene comune? Chi aiuta i politici ad essere formati nei principi universali di sussidiarietà e di solidarietà?
Il relativismo etico è stato ed è il fondamento di ogni casta e privilegio e di ogni dis-valore e a-politica. Aggiungendo pornografia a pornografia. 

Paul